Ravello (Raviello in campano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Salerno in Campania.

Fa parte della costiera amalfitana (iscritta dal 1997 al patrimonio mondiale UNESCO), della quale costituisce un rinomato centro turistico e culturale. Conosciuta con l'appellativo di "Città della musica"http://www.costadiamalfi.info/ravello-la-citta-della-musica/, è sede del Ravello Festival che si tiene nei giardini di Villa Rufolo e nell'auditorium Oscar Niemeyer.

Geografia fisica Territorio Ravello è situata sul pianoro in cima ad una ripida rupe all'altitudine di 350 metri sul livello del mare tra la vallata del fiume Dragone e quella del fiume Rheginna Minor.

Sovrasta Maiori e Minori e offre una famosa vista panoramica sul Mar Tirreno e sul golfo di SalernoÈ tra i monti, affacciata al mare, oasi stupenda, Guido Piovene, Viaggio in Italia, Mondadori ed., Milano, 1957.

Classificazione sismica: zona 3 (sismicità bassa), Ordinanza PCM. 3274 del 20/03/2003.

Clima

Data la particolare orografia, Ravello è abbastanza ventilata nelle calde estati del Sud Italia. In epoca fascista fu pubblicizzata come "stazione di cura e soggiorno"; proprio queste caratteristiche la lanciarono turisticamente nella prima metà del XX secolo.

Storia

Ravello fu fondata nel V secolo come luogo di rifugio al riparo delle incursioni dei barbari che segnarono la caduta dell'Impero romano d'Occidente. Le tracce archeologiche, anche se molto limitate, fanno pensare peraltro ad una frequentazione già in epoca classica con qualche villa, come se ne contano sulla costiera.

Secondo la leggenda, vi immigrarono alcuni patrizi amalfitani in seguito ad uno scontro tra più fazioni della classe alta amalfitana, che sfociò quasi in una guerra civile. Un'altra tradizione riporta che la fondazione di Ravello, come per tutti gli altri centri della Costiera Amalfitana, risalga all’arrivo di un gruppo di nobili romani, giunti qui in seguito al naufragio della propria nave lungo le coste della Dalmazia, avvenuto mentre si recavano a Costantinopoli.

La storia di Ravello acquista maggiore consistenza documentaria a partire dalla creazione della Repubblica marinara di Amalfi il 1º settembre 839, quando tutto il territorio intorno al centro costiero si riunì in Ducato.

La cittadina crebbe in popolazione, prosperando con l'arte della lana e con il commercio verso il Mediterraneo e Bisanzio, e raggiunse il suo massimo splendore dal IX secolo, sotto la Repubblica marinara di Amalfi ed il Principato di Salerno.

La situazione mutò quando iniziò la semindipendenza del Ducato di Amalfi dal Regno Normanno (1073-1131), durante la quale i Normanni fornirono un continuo sostegno alle famiglie ravellesi più influenti per assicurarsi un maggior controllo sulla nobiltà amalfitana.

Proprio in questo periodo, al governo fu preposto uno stratigoto autonomo per la città di Ravello e per volere del normanno Ruggero, figlio di Roberto il Guiscardo, Ravello divenne sede vescovile nel 1086, direttamente dipendente dalla Santa Sede, ancora per contrastare la potente Amalfi.

Durante il periodo normanno, due episodi, entrambi dovuti all'attacco di Pisa, interessarono l'intero Ducato e costituirono un momento di crisi: nel 1135 quando i pisani furono tuttavia fermati dalla poderosa costruzione difensiva di Fratte sul monte Brusara e dall'arrivo delle forze di Ruggiero; nel 1137 quando invece, entrati nella città come alleati, di notte e a tradimento i pisani misero Ravello a ferro e fuoco.

L'epoca sveva (1194–1266) vide l'appoggio a Federico II delle maggiori famiglie locali (i Rogadeo, i Frezza, i Bove e i Rufolo), che ne riceverono incarichi prestigiosi presso la corte.

L'epoca angioina (1266-1398: infeudazione del Ducato amalfitano) registrò la crisi più dura per l’intero territorio: il ventennio segnato dalla guerra del Vespro, scoppiata nel 1282, influenzò negativamente l'economia del Ducato, basata soprattutto sui commerci marittimi. Da questo momento per Ravello ebbe inizio il declino economico e demografico: alcune famiglie locali trasferirono i loro interessi commerciali verso la Puglia e, soprattutto durante la prima parte del periodo dell'infeudazione, la città fu funestata da lotte interne e più tardi anche con la vicina Scala.

A partire dal XIV secolo molte delle famiglie più importanti si trasferirono definitivamente a Napoli e dintorni, dove continuarono ad esercitare i commerci e gli incarichi presso la corte aragonese, anche se nel 1400 i patrizi ravellesi erano ancora molto attivi. Esempio ne erano i Rufolo, banchieri del Regno di Napoli, all'epoca potentissimiVedi Ladislao di Durazzo, re di Napoli.

Il feudo amalfitano passò dalle mani dei Sanseverino fino a quelle dei Piccolomini di Siena nel 1583, ma non tutti gli abitanti lasciarono la natia Ravello. Nel 1583, infatti, anche numerosi nobili Ravellesi parteciparono al riscatto del territorio amalfitano dal dominio feudale pagando a Maria d'Avalos (vedova di Giovanni Piccolomini), che aveva messo in vendita il Ducato, i 216 ducati aurei richiesti: la popolazione della Costa acquistò il possesso facendo divenire questa parte del territorio demanio reale.

Gli storici locali tacciono sui periodi posteriori al riscatto del territorio da parte degli abitanti, quasi che si fosse esaurito il ruolo della cittadina nelle vicende storiche ma, nonostante la crisi determinata dall'allontanamento di molte famiglie da questi luoghi, essi continuarono a vivere e a partecipare alla storia dei secoli successivi.

Il decennio napoleonico produsse anche a Ravello ricadute positive e negative. Tra queste ultime, la riduzione dei siti religiosi e la soppressione di alcuni cenacoli monastici tra i più antichi e attivi del territorio; tra le positive, l'attuazione di opere pubbliche che, tuttavia, non progredivano per mancanza di fondi pubblici: le avrebbero poi completate, dopo il congresso di Vienna, le autorità monarchiche dei Borbone, che godevano di ricchissime finanze, ed anche le autorità municipali con il finanziamento dei nobili locali, rientrati dall'esilio. Dal Municipio furono ristrutturate le rovine della fontana pubblica, con l'acquedotto dell'Acqua Sambucana; dai Francesi furono eseguiti lavori all'alveo del fiume Dragone per ridurne l'impetuosità e proteggere la sottostante Atrani dalle piene; dai Borbone fu costruita la strada costiera da Vietri verso Amalfi, che aprì al territorio un nuovo momento di fortuna, permettendo che così venisse scoperto dai viaggiatori europei.

Le vicende che accompagnarono l'unificazione dell'Italia videro anche il territorio di Ravello, sebbene marginalmente, interessato dal fenomeno del brigantaggio. Si registrò la presenza di qualche oppositore al potere politico, soprattutto sulle montagne al confine con Scala.

Riscoperta da intellettuali ed artisti, Ravello riacquistò la sua importanza come luogo turistico culturalmente elitario, dedicato all'ozio creativo. Oltre i vari nobili locali, la vita di Ravello vide lo stabilirsi nella cittadina di aristocratici stranieri, come il filantropo sir Francis Neville Reid dalla Scozia, e la visita di artisti come Richard Wagner che a Ravello s'ispirò per il suo Parsifal.

Sul finire della seconda guerra mondiale, Ravello divenne addirittura sede della corte di re Vittorio Emanuele III, arrivato da Brindisi. Egli risiedeva in Villa Episcopio, ospite del Principe di Sangro, e girava abitualmente nel paese senza scorta con Benedetto Croce. Avvennero in questo luogo la firma del passaggio di luogotenenza da Vittorio Emanuele III al figlio Umberto il 12 aprile del 1944, poi notificata a Napoli, ed il giuramento del Governo provvisorio, con sede a Salerno, che traghettò l'Italia verso la repubblica.

Dal secondo dopoguerra Ravello è sede del Festival della musica classica, inaugurato inizialmente per onorare la presenza del re, e si è sviluppata come uno dei maggiori poli di attrattiva turistica della zona.

Simboli Lo stemma del comune è d'argento, a tre fasce di rosso. Il gonfalone è un drappo partito di rosso e d'azzurro riccamente ornato di ricami d'argento.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Per via della numerosa presenza nobiliare, nel Medioevo il territorio di Ravello raggiunse più di 100 tra chiese pubbliche e cappelle private; attualmente ne rimangono una trentina. Nella città vi sono tre basiliche, triabsidate, dell'XI secolo, insistenti su chiese più antiche. Per ordine della soprintendenza tutte e tre sono state spogliate, durante il Novecento, della loro veste barocca e mostrano oggi la loro antica natura romanico-amalfitana.

Duomo ed ex Cattedrale di Ravello di S.Maria Assunta. Inaugurato nel 1080, sede vescovile onoraria e sede di parrocchia; custodisce tra le altre reliquie l'ampolla miracolosa del sangue di san Pantaleone patrono, che presenta l'annuale fenomeno della liquefazione il 27 Luglio. Chiesa di San Giovanni del Toro: gemella a quella di Gradillo, era la chiesa dei nobili di Ravello. Chiesa di Santa Maria a Gradillo: gemella a quella del Toro, era la chiesa del popolo di Ravello. Chiesa di Santa Maria del Lacco: chiesa in stile barocco, sede di parrocchia, sita di fronte alla porta nord di Ravello. Chiesa di Sant'Agostino: originariamente costituita da tre diverse chiese, Sant'Elia, San Pantaleone e Sant'Adiutore, fu unita nel XV sec in un'unica struttura in tre navate dai Frati Agostiniani, che si erano intanto insediati nell'ex palazzo dei Rogadeo. Dopo secoli di rovina, la chiesa è stata ricostruita come Monumento ai Caduti. Chiesa di San Francesco: di costruzione gotica, ma rifatta nel XVIII secolo secondo lo stile barocco, annessa al vicino Convento francescano. Qui riposano i resti del Beato Bonaventura da Potenza, e pertanto la chiesa è oggetto di frequenti pellegrinaggi. Chiesa di Santa Chiara: Annessa al Monastero di Clausura delle Clarisse. Chiesa di Santa Maria dell'Ospedale: antichissimo eremo sito in una grotta, fu ampliata dalla famiglia Frezza per servire da cappella all'antistante Ospedale, che era un ospizio con una decina di posti per i poveri, i viandanti e i malati. Ivi era venerato un quadro di S.Michele Arcangelo oggi sito in Duomo. Appare in un dipinto di Escher. Chiesa di Sant'Andrea del Pendolo, di impianto basilicale, poi divenuta Villa Barluzzi. Chiesa della Santissima Annunziata: di impianto basilicale. Chiesa di Santa Maria delle Grazie: chiesa a pianta quadrangolare risalente all'XI secolo, in stile romanico, situata nella località Pendolo, esattamente sotto Villa Rufolo. Eremi di Santa Barbara Santuario dei Santi Cosma e Damiano: santuario storico di notevole devozione popolare ed oggetto di pellegrinaggi, risalente al XIV secolo, sito in frazione San Cosma. San Matteo, San Pietro e San Giovanni alla Costa, servono l'omonima frazione sita tra Ravello e Torello. Chiesa di Santa Maria della Pomice, sita in frazione Sambuco. Chiesa di San Michele Arcangelo a Torello. Chiesa di San Trifone, di impianto basilicale, era annessa all'omonimo monastero oggi scomparso e serve oggi da chiesa per il quartiere sorto intorno. Chiesa di San Martino, che attualmente delimita a nord il tessuto urbano di Ravello, serve oggi come chiesa del cimitero cittadino. Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Castiglione. Cappella di Santa Maria della Rotonda: chiesa barocca di origini bizantine, situata sulla strada tra Ravello e Minori, custodisce all'interno una pregevole tela del costaiolo maiorese Gaetano Capone del 1868; è arricchita da decorazioni tardo-barocche sulla volta dell'edificio e all'interno della sagrestia. Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Paradiso, sita in frazione Torello.

Palazzi e conventi I palazzi-fondaco delle antiche famiglie ravellesi nella maggior parte dei casi sono divenuti alberghi nell'ultimo secolo e mezzo.

La maggior parte è sita nel rione Toro, seguendo lo sviluppo dell'abitato da Piazza Fontana verso sud, fino a Piazza Duomo. Nell'ordine si susseguono: