Pizzino (in italiano ; ) è una frazione del comune di Taleggio che si trova nella omonima valle. Situata su un alto sperone roccioso che un tempo ospitava l'antico castello Guelfo dei Bellaviti, la suggestiva frazione domina tutta la vallata.
Conserva all'interno dei suoi confini la chiesa Parrocchiale di Sant'Ambrogio Dottore, fondata per la prima volta nel 1010 al cui interno è possibile ammirare le spoglie di Santa Vittoria Martire, i cui resti vennero recuperati nelle catacombe di San Callisto a Roma nel 1816.
Geografia fisica
Territorio Il territorio di Pizzino è compreso tra i torrenti Salzana a ovest e il torrente Valle Asinina a est che scende dal monte Venturosa a confine con il territorio di Cassiglio. È circondato a ovest dal Monte Zucco, a nord dalla Corna del Bruco, e infine a est dal Monte Cancervo.
Pizzino confina a nord con il territorio comunale di Moggio e Vedeseta, a ovest con la frazione di Olda, a sud con la frazione di Sottochiesa ed infine a est con San Giovanni Bianco.
Il paese è collegato alla Strada Provinciale 25 che sale dagli Orridi di Taleggio da una strada comunale carrozzabile. È presente una strada a pagamento che conduce agli alpeggi, ai Piani d'Alben e di Artavaggio, che è possibile imboccare all'inizio dell'abitato.
Pizzino dista 40 chilometri a nord da Bergamo e 85 chilometri a nord-est da Milano.
Clima Il clima è variabile e cambia in base al variare delle stagioni. Gli inverni sono generalmente freddi e umidi mentre le estati miti e soleggiate. Il mese più caldo è quello di luglio dove si possono raggiungere picchi di 25 gradi. Maggio risulta essere il mese più piovoso dell'anno caratterizzato da fenomeni temporaleschi di media intensità per brevi periodi di tempo.
Origini del nome Il toponimo deriva dalla amena posizione geografica della frazione, che si trova appunto su un piccolo Pizzo stretto tra il torrente della Madonna di Salzana e il Torrente Valle Asinina.
Storia Gli storici ipotizzano che Pizzino abbia avuto origine nell'età del bronzo, come confermato dai ritrovamenti di due frammenti di ceramica provenienti da una giara utilizzata per conservare alimenti ritrovata nel 2013 in seguito alla costruzione di una strada privata. Si ritiene che la popolazione iniziale provenisse dalla Valsassina, stabilendosi successivamente in modo permanente nei dintorni di Pizzino.
Durante l'età carolingia il territorio era sotto il possesso del Vescovo di Milano e più tardi l'arcivescovo Roberto Visconti cedette in feudo Pizzino e tutta la Val Taleggio a Bernabò e Galeazzo Visoconti.
Nel 1010 venne fondata la prima comunità cattolica in Valle Taleggio sotto giurisdizione del prevosto plebano della chiesa battesimale di San Pietro in Primaluna. La chiesa venne ampliata nel 1225 e ricostruita più volte nel corso dei secoli a causa dell'instabilità del terreno sottostante. Fino al 1494 rimase l'unica parrocchia presente in Valle. In seguito si scisse nelle odierne quattro comunità parrocchiali di Olda, Sottochiesa e Peghera, tuttora esistenti.
Durante il periodo medievale, Pizzino divenne un teatro di conflitto tra Guelfi e Ghibellini, con la presenza di resti di un castello medievale guelfo sulla Corna, smantellato durante la fine del XVIII secolo per la costruzione dell'odierno campanile, che fungeva da roccaforte durante le battaglie.
Agli inizi del 1400 la Repubblica di Venezia ingloba Pizzino secondo le divisioni tra le famiglie locali. Assieme alla Serenissima vengono accorpate Olda, Peghera e Sottochiesa. Numerosi furono gli accordi siglati tra i Visconti e la Repubblica di San Marco, tuttavia nel 1438, l'antico castello venne assediato dai ducali. Con la pace di Lodi del 1454 vengono confermati i confini fino all'arrivo dei Napoleonici nel nord Italia.
Nel 1566 San Carlo Borromeo, Poco dopo essere stato nominato Arcivescovo di Milano fece visita alle parrocchie della Val Taleggio, compresa anche quella di Sant'Ambrogio a Pizzino che divenne territorio della Serenissima da più di un secolo. Nel 1582, il cardinale con una sua delegazione ritornò ancora una volta in Val Taleggio, passando dal Santuario di Salzana e nel borgo rurale del Fraggio.
A partire dal 1600 ed accentuatosi nella meta del XVIII secolo è il fenomeno dell'emigrazione a Roma. Molti abitanti di Pizzino divennero osti e commercianti di vino, tanto da integrarsi nel tessuto sociale romano. Molti di loro, facevano ritorno in Valle portando con se le famiglie una volta raggiunta la vecchiaia. Numerose furono le donazioni effettuate in favore delle varie chiese di Pizzino i cui suppellettili, di fattura complessa e ricercata ancora oggi impreziosiscono la chiesa Parrocchiale, Il Santuario di Salzana e l'oratorio di San Francesco d'Assisi del Grasso.
Nel breve periodo all'inizio dell'era napoleonica, in ottemperanza al Decreto sull'amministrazione pubblica e sul comparto territoriale del Regno promulgato l'8 giugno 1805, la Val Taleggio venne unificata sotto un'unica guida amministrativa. Tuttavia questa unione non durò a lungo, infatti dal 1816 vengono riacquistate le rispettive autonomie territoriali. Durante questo periodo nasce il fenomeno dei Bergamini: allevatori di bovini originari della bassa milanese che, durante i mesi estivi portavano le loro mandrie nei pascoli più privilegiati. Durante lo stesso periodo il comune comune costruì appositamente abitazioni e Casere per la realizzazione dei formaggi ancora oggi visibili negli alpeggi in alta quota. Durante i mesi estivi erano 800 i capi di bestiame e scendevano a 40 durante i mesi invernali.
Nel 1844 gli abitanti di Pizzino, non contenti a causa della privatizzazione di fondi comunali destinati al pascolo del bestiame non utilizzati, chiesero l'autonomia rispetto al Comune di Taleggio, nonostante ciò il commissario distrettuale Benaglia, il 23 aprile dello stesso anno respinse la richiesta accusando gli abitanti di sfruttare eccessivamente i terreni comunali. Nel 1854 i comuni di Vedeseta e Taleggio prospettano la costruzione della strada carrozzabile per collegare Pizzino, tuttavia verrà completata solamente nel 1921.
All'inizio del XX secolo, prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, a Pizzino come in tutta la valle si assisti nuovamente ad un'altra ondata migratoria che decimò il numero di abitanti. Numerosi furono i Pizzinesi, che emigrando negli Stati Uniti a New York trovarono fortuna costituendo famiglia. Anche la Gran Bretagna divenne una meta privilegiata. Molti si riimpiegarono nell'attività di ristoratori o altri nelle imprese boschive facendo fortuna in Francia non facendo più ritorno.
Contestualmente allo scoppio del primo conflitto mondiale, nel 1916 tutto il territorio della Valle Brembana venne dichiarato zona di polizia militare. A Pizzino non fecero più ritorno 24 caduti, oggi ricordati presso il monumento davanti alla chiesa Parrocchiale e sulla facciata dell'oratorio di San Francesco d'Assisi al Grasso, consacrato appositamente per celebrarne la memoria e completato nel 1935.
Durante il ventennio fascista a Pizzino fiorirono diverse attività commerciali, tra cui la Trattoria Fratelli Cattaneo, aperta nel 1924 e la Trattoria Vitali nel 1925. Più tardi arriverà il Bar alimentari di Bruno Rinaldi con annesso il forno e il negozio di generi alimentari.
In seguito all'invasione dell'Italia, da parte dell'esercito tedesco, la Val Taleggio diventò terreno di transito per i prigionieri evasi dal carcere di Bergamo in transito verso la Svizzera. Nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 1943 in una notte di grande nevicata, soldati della Repubblica di Salò e tedeschi sorpresero a Cantiglio un primo nucleo di partigiani tra cui il francese Marcel Jabin, il sangiovannese Evaristo Galizzi e il genovese Giorgio Issel, quest'ultimo successivamente sepolto a Pizzino. Durante il rastrellamento venne bruciato il piccolo oratorio campestre dedicato a San Lucio edificato nel 1870.
Il 27 giugno del 1944 ebbe luogo un vero e proprio eccidio di massa che coinvolse circa 200 uomini di Pizzino. Negli Orridi avviene uno scontro impari tra il comandante Rino e i nazifascisti. Addirittura venne sparato un colpo di cannone in direzione di Pizzino. Numerosi furono gli edifici che vennero dati alle fiamme tra cui la canonica con il ricchissimo archivio parrocchiale andato perduto e le storiche osterie occupate dai partigiani.
Il 12 aprile 1945 avvenne un ultimo rastrellamento da parte della milizia forestale che si era accampata a San Pellegrino Terme. Vennero trucidati in una grotta vicino il santuario di Salzana i partigiani Virgilio Arnoldi di Sottochiesa e Giulio Bellaviti di Pizzino.
Nel dopoguerra si assistette al fenomeno dello spopolamento, causato dalle difficili condizioni economiche lasciate dalla guerra. Privilegiate furono la bassa lodigiana e cremonese, dove numerosi mandriani poterono continuare l'attività agricola precedentemente esercitata nelle malghe. Tale fenomeno si accentuò dopo il 1954, quando piogge intense devastarono completamente la strada che percorre gli orridi, di fatto interrompendo le comunicazioni con la Valle.
Negli anni '60 venne allargata la strada comunale che conduce a Pizzino. Sempre nello stesso periodo attraverso finanziamenti privati venne costruita la strada che ancora oggi conduce agli alpeggi, ai Piani d'Alben e ai Piani di Artavaggio
Nel 2010 Pizzino ha celebrato il millenario dalla prima fondazione della sua chiesa parrocchiale.
Monumenti e luoghi di interesse
Architetture religiose All'interno del territorio amministrato dalla Parrocchia di Sant'Ambrogio Dottore sono presenti ben 7 chiese, tra cui un santuario mariano. Gli edifici sono stati costruiti in un periodo di tempo che spazia dal XI al XX secolo. Tuttavia solo gli oratori di San Lorenzo Martire al Fraggio e quello di Sant'Antonio Abate a Staviglio conservano la struttura architettonica originale.
Chiesa Parrocchiale di Sant'Ambrogio Dottore
La chiesa ha una storia molto antica, è considerata la più antica della val Taleggio, ed era originariamente inserita nella diocesi di Milano.
La data 1010 è impressa in numeri romani su di una croce, che era un'antica chiave di volta, murata nel portico. Questo porterebbe alla considerazione che quella sia la data di fondazione, e quella conservata appartenga alla chiesa primitiva. Nel 1225 all'edificio fu aggiunta una nuova cappella. Risulta fosse indicata nell'elenco delle chiese tributarie di san Pietro di Primaluna. Aggregate alla chiesa vi erano quelle di San Giovanni Battista di Sottochiesa e dei Santi Pietro e Paolo di Olda che furono si divisero nel 1494.
Nel Settecento la chiesa si presentava ammalorata e la curia di Milano invitò la popolazione a innalzare un nuovo edificio, che fu iniziato in località più decentrata, nel 1714 con la posa della prima pietra dall'allora curato Pietro Bellaviti Buttoni il 12 settembre. La nuova chiesa era stata progettata dall'architetto svizzero Antonio Berregio o Berizzi. L'edificio fu aperto alle funzioni religione il 28 settembre 1721. L'arcivescovo di Milano Giuseppe Pozzobonelli il 18 giugno 1754, visitò e consacrò il nuovo edificio confermandone l'antica intitolazione.
Con la definizione dei nuovi confini diocesani, la chiesa fu trasferita dall'arcidiocesi di Milano a quella di Bergamo. Il passaggio durò il triennio tra il 1784 e il 1787. Le autorità civili nel 1784 ne autorizzarono il passaggio, toccò poi alla Sacra Congregazione Concistoriale. Il 13 novembre 1786 papa Pio VI ne confermò l'autorizzazione con la bolla pontificia e nel 1784 la pratica fu ufficializzata dalle autorità vescovili di Milano e Bergamo.
Nell'elenco dello Stato del clero la chiesa è indicata nel vicariato di Sottochiesa, retta da un parroco coadiuvato e sussidiare le chiese di Santa Maria, San Lorenzo Antonio abate e Rocco, di Santa Vittoria dove furono sigillate reliquie di antichi martiri cristiani recuperate nel 1816 dalle catacombe di San Callisto.