Il Collegio Castiglioni può essere considerato il più antico collegio universitario di Pavia, tenendo conto però di una grande differenza rispetto alle origini: oggi è un collegio femminile. Allora ospitava studenti sia ecclesiastici sia laici, di varie nazionalità europee.

Fondato nel 1429 con larghezza di mezzi dal cardinale Branda Castiglioni, il protettore di Masolino da Panicale, col nome di Collegio Sant'Agostino, ma noto come era volgarmente detto,vulgariter nuncupatum Collegium Castiglioneum Collegio Castiglioni, rimase aperto fino al 1803.

Oggi sorge al suo posto il Collegio Castiglioni Brugnatelli, collegio pubblico dell'EDISU (ente per il diritto allo studio dell'Università di Pavia). Esso mantiene il vecchio stemma già di Branda con il leone rampante che sostiene con la zampa destra un castello.

Il nuovo collegio non è più maschile ed è destinato a fornire la tranquillità necessaria e i migliori strumenti di studio a studentesse meritevoli per capacità e impegno, che vogliano raggiungere la laurea in qualunque facoltà presente all'Università di Pavia.

Il quadro storico e le motivazioni del fondatore nell'ambito di una cultura europea Fra Medioevo e Rinascimento numerosi collegi, prevalentemente di fondazione ecclesiastica, costellavano l'Europa centro-occidentale. Destinati ad accogliere un numero considerevole di alunni, ebbero rapporti vicendevoli più o meno diretti. Creati con larghi mezzi, erano organizzazioni complesse, che dovevano soddisfare varie esigenze, non ultime quelle economiche e si proponevano di unire lo studio come valiore etico alla vita civile. I fondatori, spesso grandi dignitari ecclesiastici (vedasi Egidio Albornoz a Bologna tra il 1365 e il 1367molte sono le analogie del Collegio di Spagna con il Collegio Castiglioni, per es. il numero di 24 studenti, la scelta di città dove fiorivano gli studi giuridici, lo stesso cardinale Branda, il papa Pio V e Carlo Borromeo (con l'aiuto dello zio Pio IV), fondatori durante la Controriforma rispettivamente del Collegio Ghislieri (1567) e del Collegio Borromeo (1561) a Pavia), per evitare errori, fecero tesoro dell'altrui esperienza, fatta sia in ambito conventuale sia universitario. Da qui le analogie fra le istituzioni ecclesiastiche e quelle laiche che influirono grandemente sulla società, la cultura, la formazione dei giovani nell'Europa del tempo.

Il cardinale Branda Castiglioni aveva compiuto a Pavia gli studi di diritto e vi aveva insegnato diritto canonico. Seguendo l'uso dell'epoca, fondò per l'appunto a Pavia un collegio, proponendosi, ad fidei dilatationem, eruditionem simplicium, illuminationem mentium et illustrationem intellectuuma diffusione della fede, istruzione delle persone semplici, illuminazione delle menti, illustrazione degli intelletti, di venire incontro alle necessità di alunni, laici ed ecclesiastici, capaci e bisognosi, che volessero proseguire gli studi in qualunque facoltà presente a Pavia, e cioè Arti, Teologia, Medicina, Diritto (utriusque iuris).

Lo studio universitario, nelle intenzioni del fondatore, doveva dare molti frutti di dottrina ad divini nominis laudem, ortodoxe fidei propagationem et reipublicae utilitatema gloria di Dio, diffusione della fede ortodossa e utilità pubblicacfr. statuti del '37. Esso contribuiva in effetti alla formazione della classe dirigente dell'epoca, in ambito sia laico sia ecclesiastico (teologia, diritto canonico e civile), in omaggio a un ideale di vita attivo, ispirato a criteri morali, come perseguiva Branda.

Anche nel Collegio Castiglioni numerosi furono gli studenti destinati a diventare persone importanti: valga per tutti l'esempio del futuro cardinale Domenico Toschi, o Tosco (Tuscus), che ne fu anche rettore pro tempore.

La fondazione del Collegio Il cardinale Branda non costruì un edificio appositoIl Collegio di Spagna aveva dato origine a una nuova e inedita tipologia architettonica per l'edificazione dei collegi., ma assegnò al collegio due case, donate nel 1419 alla famiglia Castiglioni da papa Martino V, nel luogo in cui ora sorge il Collegio Castiglioni Brugnatelli: una zona tranquilla, vicina all'Università e quindi adatta agli studi, nell'allora parrocchia della chiesa di Santa Maria alle Pertiche (Perticha nei documenti). Le case dovevano ospitare ventiquattro studenti, sei dei quali di provenienza non italiana. Questo sta a dimostrare il carattere di fondo unitario della cultura europea e della civiltà, quale si andava elaborando nell'Europa di allora anche, o forse soprattutto, per merito delle istituzioni ecclesiastiche e universitarie, visto che gli studenti provenivano da Francia, Spagna, Ungheria, oltre che dall'Italia settentrionale, data la collocazione geografica del Collegio.Negli statuti del '37 potevano presentare i candidati il Vescovo di Piacenza, gli abati e i capitoli dei monasteri benedettini di S. Celso fuori le mura di Milano e di S. Giovanni Evangelista di Parma, i capitoli delle chiese milanesi del Duomo, di S. Ambrogio, di S. Nazzaro, i capitoli delle chiese di Rouen, Liegi, Bayeux, Lisieux, Cartagena, Veszprém. Si trattava di località in cui Branda deteneva dei benefici (cfr. beneficio ecclesiastico): era ad esempio Vescovo di Piacenza

Branda dotò la nuova istituzione di un numero considerevole di rendite e di beni, da lui appositamente acquistati, o ereditati da qualche personaggio importante, oppure provenienti, per concessione del papa Martino V, dal convento di Sant'ApollinareIl Convento era infatti stato chiuso, ma venne riaperto in seguito per intervento del Pontefice Eugenio IV; cercò allora in tutti i modi di recuperare i beni che erano passati al Collegio di cui per l'appunto Branda era abate commendatarioNumerose case in Pavia e le proprietà (fra le 20000 e le 22000 pertiche di terreno) di Albaredo, esposti alle piene di Po e Ticino perché situati alla loro confluenza e corrosi dalle acque, Montalino presso Stradella, Siccomario, Voghera, Barona, Calignano, Sterzago, Cascina de' Mensi, Sommo e Marzano, Lirio. Su tutti i territori il Collegio godeva di diritti di carattere feudale concessi a Branda dall'imperatore Sigismondo il 6 gennaio 1434.

Nel 1429 il cardinale Castiglioni ottenne l'approvazione papale da Martino V e redasse i primi statuti, molto analitici (sessantasei articoli), riservando a sé stesso e al cardinal Giuliano Cesarinicollaboratore di Branda, di cui era nipote per parte di madre il potere di modificarli. Una prima modifica, sia pure ridotta, che accentuava gli elementi religiosi presenti negli statuti stessi, fu attuata già nel 1437, con la supervisione del nipote di Branda, Zanone Castiglioni (o Zenone), che fu vescovo di Lisieux1424-1432-si rifiutò nel 1431 di prendere parte al processo di Giovanna d'Arco; partecipò al Concilio di Basilea come inviato del re d'Inghilterra; il suo nome è legato all'Università di Caen e poi di Bayeux.

I privilegi Il collegio ottenne privilegi dai papi Martino V ed Eugenio IV, dall'imperatore Sigismondo e dal vescovo di Pavia, in particolare l'esenzione dalle tasse, anche quelle per la laurea dei collegiali. L'istituzione presso il collegio da parte di Branda (ut ipsum collegium fons scientiarum fieret irriguusaffinché il collegio stesso diventasse fertile fonte di scienza) di una cattedra di teologia, a imitazione di quella del Collegio di Spagna di Bologna, venne fortemente osteggiata dall'Università di Pavia. Sebbene patrocinato dalle autorità ecclesiastiche, probabilmente tale insegnamento non entrò mai in funzione proprio per l'opposizione dell'Università, che ne riceveva un danno di immagine.

L'autogoverno Secondo lo statuto, in analogia allo "Studium Generale" (e cioè all'Università), il Collegio era dotato di autogoverno: teniamo presente che gli studenti erano spesso uomini fatti e potevano avere anche più di trent'anni, soprattutto se studenti di teologia. Riuniti in assemblea eleggevano al loro interno il rettore e i tre consiglieri, che avevano il compito di amministrare la giustizia sui compagni e sui livellari del collegio. Con l'aiuto di un "negotiorum gestor" essi si occupavano anche di amministrare i beni mobili e immobili del collegio. Il controllo sull'operato del rettore pro tempore spettava al vescovo di Pavia e al patrono del Collegio, appartenente, per statuto, alla famiglia Castiglioni.

Le dotazioni e la cappella

Il cardinale, oltre che dei beni indispensabili alla sua esistenza, dotò la sua fondazione di un refettorio, di un giardino, di una ricca bibliotecasi era occupato anche della biblioteca di Sant' Apollinare che aveva arricchito; amava acquistare libri e procurarsene, tanto da essere una volta assediato in casa a Milano perché si era diffusa la voce che avesse trafugato un prezioso manoscritto e di una cappella, che fu poi tutta affrescata intorno al 1475 per la munificenza del pronipote del fondatore e suo omonimo, Branda Castiglioni, vescovo di Como. La cappella si trova alla destra dell'ingresso ed è facilmente individuabile dall'esterno per il finestrone rotondo che dà sulla strada a ovest ed è formata da un unico ambiente quadrato.

Durante il periodo in cui il palazzo fu di proprietà dei Brugnatelli, la cappella fu adibita a casa del custode e l'ambiente fu ribassato a un'altezza poco superiore a quella della porta d'ingresso.

Vi lavorarono pittori di gusto lombardo fra cui Bonifacio Bembo, che nel 1477 risulta aver alloggiato in case del Collegio o vicine al Collegio nella zona di Santa Maria in Perticanel '74 lavorava nella cappella del castello do Pavia e nel 76 nella chiesa di S. Giacomo di Pavia, con Zanetto Bugatto, Costantino da Vaprio e Giacomino Vismara, e forse vi lavorò lo stesso Vincenzo Foppaad esempio nel '68 collaborò col Bembo ad un'ancona della cappella del Castello di Pavia che sopravvisse fino al 1515. Essi allora a Pavia e a Milano erano al servizio della corte. Fecero certamente i disegni preparatori, se non per intero i dipinti, che sono comunque degni di nota.

L'interno e gli affreschi della cappella Il soffitto ha una volta a crociera. Sulle quattro vele, su sfondo rosso, sono dipinti degli oculi con i simboli degli evangelisti (l'aquila di San Giovanni in uno) e bei motivi naturalistici di frutti, fogliame e nodi sui costoloni e sulle vele. L'Angelo, simbolo di San Matteo, presenta qualche analogia, specie nell'abito, con la Vergine Annunciata del'affresco parietale della stessa cappella, facendo supporre la mano di Bonifacio Bembo.

Sulla parete Sud si trova l'Adorazione dei Magi, molto danneggiata nella parte inferiore e soprattutto nella rappresentazione della capanna, situata a destra in basso secondo l'iconografia consueta nel Quattrocento. Anche i colori dell'ampio paesaggio agreste e montuoso sono probabilmente più spenti che all'origine. In un paesaggio primaverile esce dalle mura di una città sullo sfondo di destra una lunga e movimentata cavalcata di nobili personaggi, rappresentata prospetticamente in ampie curve intorno al monte situato nel centro dell'affresco. A sinistra della capanna con i Magi in visita al BambinoBonifacio Bembo a Firenze aveva forse visto la cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli da poco affrescata nella cappella di Palazzo Medici Riccardi. Anche San Giuseppe, nell'affresco conservato in piccola parte, assomiglia ad uno dei pastori di Benozzo i due cavalieri in primo piano, ben evidenziati e distinguibili, hanno forse a che fare con la famiglia committente come in Benozzo Gozzoli in Palazzo Medici Riccardi a Firenze.

Nella parete Ovest, in un paesaggio agreste con le pecore, rimane una parte dellAnnuncio ai pastori, con bell'immagine di due personaggi in abito elegante in primo piano.