Il Regio corpo truppe coloniali d'Eritrea è stato un corpo coloniale del Regio Esercito italiano, dipendente dal Governatore della Colonia eritrea.

Storia Vicende organiche

La storia militare della Colonia eritrea iniziò nel 1885, tre anni dopo l'acquisto di Assab da parte del governo italiano, con lo sbarco a Massaua, il 5 febbraio, del Corpo speciale per l'Africa al comando del tenente colonnello Tancredi Saletta. Questo corpo, formato da personale nazionale, venne progressivamente rinforzato nel corso dell'anno. Il generale comandante fungeva anche da governatore della stazione commerciale, con il titolo di comandante superiore di Massaua prima e di comandante dell'Eritrea poi, fino alla fondazione ufficiale della Colonia eritrea nel 1890.

Il 30 aprile 1885 vennero arruolate nel Corpo speciale le prime truppe indigene: l'albanese Osman reclutò 100 irregolari basci-buzuk, che furono organizzati in un'Orda Interna, di guarnigione a Massaua con funzioni di gendarmeria e guardie carcerarie, ed un'Orda Esterna con compiti prettamente militari.

Dopo la battaglia di Dogali, il governo di Roma decise di rinforzare le truppe in colonia, sia con l'invio di nuovi reparti nazionali, organizzati in un corpo speciale per l'Africa ed un corpo di rinforzo, sia con l'arruolamento di basci-buzuk in tre orde: interna, esterna e mobile. Nel novembre 1887 il generale Alessandro Asinari di San Marzano riorganizzò il corpo di operazioni in colonia su quattro brigate e varie truppe di supporto. Le brigate erano basate su reggimenti di cacciatori d'Africa, truppe nazionali specializzate per l'impiego in colonia, e da fanteria d'Africa, reggimenti di formazione costituiti con militari tratti dai vari reparti, che venivano in colonia come volontari o per punizione. In totale operavano in colonia 16 450 effettivi nazionali e 1 900 basci-buzuk.

Sospese le operazioni contro gli etiopi in seguito al trattato di Uccialli, il Corpo di rinforzo rientrò in patria nel 1888, mentre le truppe in colonia in maggio furono impegnate sul confine settentrionale nella campagna contro i dervisci. Nello stesso anno i basci-buzuk vennero trasformati in àscari, ovvero in truppe regolari reclutate tra gli eritrei, ma anche tra yemeniti e sudanesi. Il 1º ottobre 1888 questi furono organizzati nei primi quattro battaglioni indigeni, ognuno su quattro compagnie, suddivise in mezze compagnie di quattro buluk. Il I Battaglione era di stanza a Saati, il II ad Archico, il III a Moncullo ed il IV a Massaua. Dopo la firma del trattato di Uccialli i battaglioni vennero riuniti in un Reggimento fanteria indigeni. Il 15 ottobre furono costituiti i primi due buluk di Zaptié, i carabinieri indigeni, inquadrati nella Compagnia carabinieri d'Africa. Il 29 ottobre venne costituito il primo reparto di artiglieria indigeno, la 2ª Batteria artiglieria da montagna indigeni, su tre sezioni da due cannoni 7 BR Ret. Mont..

Il 10 giugno 1889 i quattro battaglioni fanteria indigeni vennero riuniti in un Reggimento fanteria indigeni. Il 30 giugno venne sciolto definitivamente il Corpo dei Basci-buzuk, ad eccezione dell'Orda interna di presidio, ed il Reparto esploratori indigeni, costituito l'anno precedente, divenne prima Squadrone esploratori eritreo, poi, il 1º ottobre 1889, 1º Squadrone cavalleria eritrea "Asmara".

Il 3 settembre 1890 il Reggimento fanteria indigeni venne sciolto e venne costituito il 2º Squadrone cavalleria eritrea "Cheren" che per via della penna sul tarbush sarà conosciuto come "Penne di falco" e si coprirà di gloria a Cassala. Il 1º novembre venne inoltre costituita la 1ª Compagnia cannonieri indigeni, su tre sezioni da due pezzi, ed il 19 maggio 1891 la 2ª Batteria artiglieria da montagna indigeni.

L'11 giugno 1891, finalmente, le truppe coloniali nazionali e quelle indigene vennero riunite nel Regio corpo delle truppe d'Africa, denominazione che tenne fino alla guerra italo-turca, quando per distinguerlo da quello della Tripolitania e da quello della Cirenaica venne ridenominato Regio Corpo Truppe Coloniale d'Eritrea.

L'11 novembre 1892 il RCTC entrò ufficialmente a far parte del Regio Esercito italiano, con 4 600 effettivi nazionali e 4 400 ascari.

Nel gennaio 1894 venne sciolto il 1º Squadrone "Asmara", mentre il 9 marzo venne creata la Milizia mobile indigeni, con compiti presidiari, forte di 1 500 effettivi su sette compagnie (due ad Asmara, una a Cheren, una a Adi Ugri, una ad Agordat, una ad Archico, una a Saati).

A Massaua il 23 novembre 1894 venne istituita la Compagnia milizia volontaria di Massaua su 4 plotoni, per un totale di 320 nazionali, impiegati in compiti di polizia interni alla città.

Nel febbraio 1895 furono costituiti il V Battaglione indigeni ed il VI Battaglione indigeni, seguiti a novembre dal VII e VIII Battaglione indigeni.

Da notare che, quando venne ufficialmente costituita, nel 1908, la colonia della Somalia italiana con il proprio RCTC, per distinguere i "battaglioni indigeni" dei due corpi, essi assunsero rispettivamente la denominazione di "Battaglione indigeni eritrei" (o "Battaglione eritreo") e di "Battaglione arabo-somalo". Quando infine, dopo la conquista dell'Etiopia, venne proclamato l'Impero, tutti i battaglioni assunsero la denominazione di "Battaglione coloniale". In Libia, a partire dal 1937, anno dell'annessione della colonia al territorio metropolitano italiano e della relativa estensione della cittadinanza a tutti i libici, la denominazione usata per i reparti di fanteria diventò "Battaglione fanteria libico".

Il 9 dicembre 1895, con lo scatenarsi della guerra d'Abissinia, il Regio corpo truppe coloniali d'Africa venne riordinato e potenziato, con 30 battaglioni di fanteria tre nazionali e 27 indigeni, 5 battaglioni di bersaglieri d'Africa, uno di alpini d'Africa, due batterie d'artiglieria a tiro rapido, 9 batterie artiglieria da montagna indigeni, una compagnia mortai, genio e sussistenza.

Il 1º luglio 1896 a Cheren venne ricostituito il IV Battaglione indigeni "Ambessà", ovvero "leoni", in onore all'eroica resistenza del battaglione di Toselli sull'Amba Alagi. A dicembre venne costituito anche il 1º Nucleo meharisti, detto anche Plotone cammellieri, che però venne sciolto già nel maggio dell'anno successivo. Solo nel 1911 vennero costituiti definitivamente i meharisti Guardie di frontiera, organizzati in un reparto cammellato ed in bande di commissariato del bassopiano occidentale.

Nel gennaio 1919 il RCTC eritreo subì l'ultima grande riorganizzazione, su 5 zone militari, 8 battaglioni indigeni (ridotti a 6 nel 1920) ed una sezione mitragliatrici someggiata, uno squadrone cavalleria indigeni, tre batterie da montagna, due compagnie cannonieri, una compagnia costiera ed una del genio. L'organico venne fissato a 12 000 uomini.

Tale ordinamento ebbe tuttavia vita breve, in quanto nel 1922 furono ricostituiti 11 battaglioni da inviare in Libia per le operazioni anti-guerriglia. Alla fine delle operazioni, nel 1931, quattro battaglioni rimasero comunque di presidio tra Tripolitania e Cirenaica.

L'organico del battaglione nel 1931 si passò 4 compagnie su 2 mezze compagnie e una sezione mitraglieri a tre compagnie ed una sezione mitraglieri. Il 17 dicembre fu inoltre costituita una terza compagnia cannonieri.

Nel 1935, in occasione della guerra d'Etiopia, il RCTC d'Eritrea fornì un intero corpo d'armata su due divisioni eritree, artiglieria, genio e cavalleria indigeni.

Attività operativa Guerra d'Eritrea e rivolta Mahdista

Gli scontri di confine con l'Impero etiope, che si opponeva alla continua espansione italiana, cominciati con l'assedio di Saati, erano continui e culminarono nella battaglia di Dogali, nella quale una colonna del Corpo speciale, al comando del tenente colonnello Tommaso De Cristoforis, venne attaccata e decimata. Gli scontri continuarono fino al 1888, quando iniziarono i negoziati che avrebbero condotto, l'anno successivo, alla stipula del trattato di Uccialli.

Nel frattempo, la Guerra Mahdista che infuriava dal 1881 nel confinante Sudan tra Dervisci e anglo-egiziani, coinvolse anche l'Eritrea. Cacciati i reparti britannici ed egiziani, i ribelli mahdisti del Sudan iniziarono a cercare di aprirsi una via verso il Mar Rosso, penetrando nei confini colonia italiana. Il 27 giugno 1890 circa 2 000 dervisci, penetrati per una scorreria nel territorio del Beni Amer, vennero affrontati e sconfitti nella Prima battaglia di Agordat, presso il pozzo di Agordat, da due compagnie del I Battaglione indigeni.

Il Regio corpo truppe coloniali (RCTC) ebbe il battesimo del fuoco già cinque giorni dopo la sua costituzione. Il 16 giugno i mahdisti effettuarono un'incursione nella piana di Serobeti, a una giornata di marcia ad ovest di Agordat, territorio dei Barca, alleati dell'Italia e bacino di reclutamento di bande irregolari. Le forze italiane comandate dal capitano Stefano Hidalgo e dal tenente Michele Spreafico, che disponevano della 4ª Compagnia del I Battaglione indigeni e 200 irregolari (soli 300 uomini in tutto), nella Battaglia di Serobeti sbaragliarono il nemico che ne aveva ben 900, comandati dall'emiro Ibrahim Massamil.

Nel dicembre del 1893 12 000 Dervisci marciarono nuovamente su Cassala. L'11 dicembre il colonnello Giuseppe Arimondi ordinò che tutte le truppe del presidio di Cheren, due compagnie indigene del presidio di Asmara e la compagnia distaccata ad Az Teclesan, stessero pronte a partire. Mediante queste disposizioni, in meno di 3 giorni, si poterono riunire ad Agordat 7 compagnie di fanteria, i due squadroni, le due batterie, e le tre bande del Barca. Quando i mahdisti attaccarono il forte di Agordat (Seconda battaglia di Agordat), in tre ore furono messe in fuga dalle truppe di Arimondi, lasciando sul terreno oltre mille morti, tra i quali il loro comandante.

Nonostante la sconfitta ad Agordat, nel giugno 1894 i dervisci radunarono nuovamente intorno a Cassala circa 2 600 armati. Il 17 luglio il generale Oreste Baratieri, al comando di un Corpo d'operazione di 56 ufficiali, 41 nazionali di truppa, 16 jusbasci, 2 510 ascari, 146 cavalli, 248 muli e 183 cammelliEmilio Bellavita, La battaglia di Adua, Gherardo Casini Editore, 1930, ISBN 978-88-6410-026-5, pagina 160Angelo Del Boca, Gli italiani in Africa orientale. Vol. 1: Dall'unità alla marcia su Roma, Laterza, Bari 1976; Mondadori, Milano 1992, pag. 510., attaccò la città in mano ai dervisci (Battaglia di Cassala). Baratieri rinforzò con due compagnie (la 2ª e la 4ª compagnia del III Battaglione) il II Battaglione con l'ordine di attaccare, che così poté sorprendere e rovesciare il nemico e gettarsi nell'accampamento e nella città. L'abitato venne occupato; gli ultimi combattimenti vennero effettuati tra le costruzioni, poi i dervisci rimasti si ritirarono velocemente, inseguiti dallo Squadrone "Cheren". Fu l'ultimo importante scontro della Guerra Mahdista, anche se le scaramucce di frontiera proseguirono costantemente negli anni seguenti, come il 22 febbraio 1896, quando il II Battaglione indigeni sconfisse 5 000 dervisci a Gulasit, a 20 km da Cassala, e il 3 aprile 1896 quando il II, III, VI, VII ed VIII Battaglione indigeni attaccarono per tre giorni consecutivi i dervisci presso Tucruf. Le operazioni contro i dervisci sarebbero terminate completamente solo il 19 dicembre 1897, dopo scontri a Sciaglèet e Gùlsa, quando Cassala venne ceduta agli anglo-egiziani.