Il Panzer VI Tiger (P), abbreviazione del nome completo Panzerkampfwagen VI Tiger (P), altresì conosciuto con la designazione VK 4501(P), fu un carro armato pesante sviluppato durante la seconda guerra mondiale in Germania. Questo blindato rispondeva alla necessità per l'esercito tedesco di un carro in grado di controbattere efficacemente i T-34 sovietici e altre macchine pesanti messe in campo dall'Armata Rossa: il complesso disegno proposto dall'ingegnere Ferdinand Porsche, che faceva affidamento su motori elettrici, fu però bocciato durante i collaudi e soltanto cinque esemplari vennero prodotti. Il VK 4501(P) funse comunque da base per la creazione del semovente pesante Elefant e la preserie servì nelle scuole d'addestramento, eccezion fatta per un solo veicolo che fu inviato sul fronte orientale, dove rimase distrutto nell'estate 1944.
Storia Sviluppo Fin dal 1937 lo Stato maggiore generale tedesco aveva avviato le ricerche per un rimpiazzo del pur valido Panzer IV, da poco in servizio, con un modello più corazzato e meglio armato: stimolate dall'analisi dei Matilda britannici e dei Char B1 francesi incontrati durante la campagna di Francia della primavera 1940, le aziende incaricate costruirono alcuni mezzi sperimentali. Tuttavia, in genere, i lavori furono lenti poiché le specifiche inoltrate cambiarono più volte nel corso dei mesi.
Il 26 maggio 1941, nel corso di una riunione rivolta a selezionare una nuova serie di armamenti, Adolf Hitler richiese a Ferdinand Porsche e ai rappresentanti della Henschel & Sohn di fornire entro l'estate 1942 i progetti per un carro da 45 tonnellate e armato con la versione veicolare del FlaK 88 lungo 56 calibri; al nuovo Tigerprogramm si aggregò quasi subito la Krupp che si aggiudicò il contratto per la fornitura delle torrette e dell'armamento. Le ditte Porsche e Henschel basarono i rispettivi blindati su progetti già completati, ma rimasti allo stadio di prototipo oppure messi da parte. Nel luglio 1941 la prima azienda prese le mosse dal VK 3001(P), un candidato sostituto del Panzer IV ma mai entrato in produzione, e si rifece a molto del lavoro eseguito su un altro progetto di carro pesante attivo dall'autunno 1940. La Henschel prese spunto per lo più dal VK 3001(H) e dal VK 3601(H), ma per progredire speditamente e recuperare il tempo perduto nei confronti della Porsche, si decise di riutilizzare il possibile da tutti i veicoli sperimentali fino ad allora concepiti.
Sia il VK 4501(P) che il VK 4501(H),VK è l'abbreviazione di Versuchskonstruktion, ovvero "progetto sperimentale": le prime due cifre indicano il peso-limite nominale (45), le ultime due (01) il numero di modello che, in questo caso, era il primo del suo genere. Infine la lettera in parentesi è l'iniziale dell'azienda costruttrice. Cfr. 8º capoverso di designazioni provvisorie dei veicoli Porsche e Henschel rispettivamente, furono terminati in tempo e il 19 aprile 1942 giunsero via treno vicino Rastenburg, in Prussia Orientale: percorsero poi gli ultimi 11 chilometri che li separavano dalla cittadina accusando frequenti guasti. I due blindati furono presentati a Hitler alle 11:00 del 20 aprile (giorno del suo compleanno) dinanzi alla Wolfsschanze e qualche test preliminare dimostrò parecchie manchevolezze nel progetto Porsche, che non furono del tutto risolte quando a luglio presero avvio i collaudi veri e propri a Bad Berka, in Turingia. Le prove furono un disastro per il VK 4501(P): l'innovativo sistema di guida a due motori a benzina e due propulsori elettrici ausiliari, uno per ciascun cingolo, si rivelò oltremodo delicato, richiedeva una costante manutenzione e fu di scarsa praticità. La moderata potenza causò spesso l'impantanamento del carro su terreni molli, il quale dovette essere rimorchiato da veicoli dotati di paranco; inoltre la lunghezza di quasi 7 metri andò a detrimento di mobilità e manovrabilità. Il carro della Henschel terminò invece i test con un grande successo e in quello stesso luglio 1942 fu approvato dalla commissione militare. Nell'ottobre 1942 il verdetto divenne definitivo e il prototipo fu avviato alla produzione, divenendo il famoso e temuto Panzer VI Tiger I.
Produzione Escludendo il prototipo, il carro armato di Porsche venne fabbricato in soli cinque esemplari il cui numero di scafo era compreso tra 150001 e 150010. L'assemblaggio avvenne negli stabilimenti della Nibelungenwerke, che impiegò le parti corazzate fornite dalla Krupp. La produzione venne fermata nell'agosto 1942. In parallelo era iniziato l'allestimento di una preserie di 90 telai VK 4501(P) che fu completata nel settembre 1942. Infatti il dottor Porsche, stretto collaboratore di Hitler, aveva messo al lavoro la sua azienda su un primo lotto di Tiger (P) senza un ordinativo ufficiale perché aveva ritenuto certo che il Führer avrebbe preferito il suo progetto a quello della Henschel.
Questi dati sono in contrasto con una seconda fonte che riporta una produzione complessiva di dieci unità, scaglionata come segue: uno terminato nell'aprile 1942, uno a giugno, quattro ad agosto, tre a settembre e di nuovo uno a ottobre. Anche un'altra fonte conferma il completamento di dieci panzer, dei quali otto con una torretta niedriger Decke ("tetto basso") e i restanti con la hoher Decke ("tetto alto").
Impiego operativo I cinque carri armati pesanti della Porsche, ora denominati Panzer VI Tiger (P), furono affidati alla base militare di Döllersheim in Austria quali veicoli d'addestramento o di prova. Un singolo esemplare (numero di scafo 150003, di torretta 003) fu però adattato a carro comando mantenendo la dotazione di armi e prestò servizio attivo sul fronte orientale agli ordini del capitano Grillenberg e nei ranghi dello schwere Panzerjäger Abteilung 653, dipendente dall'esercito regolare. Il mezzo era stato equipaggiato con un motore Maybach HL 120 TRM da 12 cilindri ed erogante 300 hp a giri al minuto, la corazzatura anteriore era stata portata a uno spessore omogeneo di 100 mm inchiavardandovi piastre aggiuntive ed era stata applicata la pasta antimagnetica Zimmerit. Giunto al reparto nell'aprile 1944, ne fu registrata la perdita nel mese di luglio.
Caratteristiche Il Panzer VI Tiger (P) riprendeva molte componenti del suo diretto predecessore, lo sperimentale VK 3001(P), a partire dalla configurazione meccanica: poggiava su sei grandi ruote con sospensioni a barre di torsione longitudinali, non coadiuvate da rulli superiori. La ruota motrice dentata, a differenza di tutti i carri armati tedeschi del periodo, era imperniata in fondo al treno di rotolamento e quella di rinvio anteriore era anch'essa dentata. I cingoli usati era larghi 640 mm per meglio distribuire il peso del carro ed erano formati da 109 maglie; la superficie di contatto al suolo misurava 4,175 metri. Il sistema di propulsione era la parte più innovativa del progetto. Nel vano posteriore dello scafo si trovavano due motori Porsche Type 101/1, ognuno da 10 cilindri disposti a V ed erogante 310-320 hp a giri al minuto. Raffreddati ad aria, erano alimentati a benzina e ciascuno presentava una cilindrata di cm³: questi motori attivavano due generatori elettrici che fornivano la potenza per due motori elettrici, uno per ciascun cingolo. Tale configurazione si rivelò comunque controversa perché gli apparati Porsche erano inaffidabili, il sistema elettrico faceva largo uso del rame (un materiale strategico molto richiesto dall'industria bellica), era di moderata prestanza e se sotto sforzo tendeva a prendere fuoco. Con un peso di circa 60 tonnellate e una pressione sul terreno di 1,21 kg/cm², il Tiger (P) raggiungeva una velocità massima di 35 km/h e una di crociera pari a 20 km/h su strada, con un consumo di 4,95 litri di carburante per chilometro: poiché i serbatoi contenevano 520 litri, l'autonomia risultava essere di 105 chilometri. Su terreni non preparati o difficili le prestazioni scendevano a punte di appena 8–10 km/h e il raggio d'azione era ridotto a soli 48 chilometri, visto il consumo di 10,83 litri necessario per ogni chilometro percorso.
La grande mole del Tiger (P) era dovuta in buona parte alla massiccia corazzatura: spessa 25 mm per il fondo dello scafo, il tetto e la sommità della torre, misurava 60 mm su fianchi e retro dello scafo, 80 mm su fianchi e retro della sovrastruttura, 80 mm sul lato frontale dello scafo e 100 mm su quello della sovrastruttura. La torretta presentava corazze laterali e posteriori da 80 mm, mentre sulla faccia anteriore da 70 mm; il mantelletto però era spesso ben 145 mm. Una fonte si trova però in disaccordo: riporta una corazza da 100 mm per il frontale di sovrastruttura e torretta; da 80 mm per i fianchi di torretta e sovrastruttura (60 mm sullo scafo); di nuovo da 80 mm su retro di torretta e scafo. Le protezioni da 25 mm sono assegnate solo al tetto della torre mentre le coperture di sovrastruttura e scafo sono spesse 20 mm, così come il fondo. Il mantelletto infine misura tra i 100 e i 110 mm. Le corazzature comunque ingenti non si rifacevano all'innovativa corazzatura a piastre inclinate, che permetteva con minor peso di disporre di forti protezioni; accorgimento questo che aveva reso i T-34 sovietici degli avversari decisamente ostici. La difficoltà riscontrata nel fermare simili macchine, d'altronde, era all'origine della precisa richiesta del cannone da impiegare: il KwK 36 da 88 mm lungo 56 calibri, derivato con poche modifiche dal pezzo antiaereo FlaK 88 ma di grande efficacia anche contro veicoli blindati.Nel corso dell'operazione Barbarossa il FlaK 88 era l'unico cannone nell'inventario tedesco capace di trapassare le protezioni del T-34 e quelle (verticali) del KV-1 a distanze di combattimento medio-lunghe. Il suo valore come arma anticarro, inoltre, era già stata comprovato durante la campagna in Occidente del 1940 e sul fronte nordafricano. Cfr. 6º capoverso di Con un alzo compreso tra -8° e +15°, una gittata massima di metri e un rateo di fuoco massimo di dieci colpi al minuto, quest'arma poteva penetrare spessori ragguardevoli di acciaio a seconda del tipo di granata caricata come mostra la seguente tabella:
ProiettoTutte le lastre utilizzate nei test erano inclinate di 30° dalla verticale. Cfr. sezione finale di Tipo Peso Velocità alla volata 100 m 500 m m m m Panzergranate 39 APCBC-HE 10,20 chili 773 m/s 120 mm 110 mm 99 mm 91 mm 83 mm Panzergranate 40 APCR 7,30 chili 930 m/s 171 mm 156 mm 138 mm 123 mm 110 mm Granate 39 Hl HEAT 7,65 chili 600 m/s 90 mm 90 mm 90 mm 90 mm 90 mm
La dotazione offensiva era completata da una mitragliatrice MG 34 da 7,92 mm per la difesa contro la fanteria, installata in casamatta sulla destra della sovrastruttura. In totale si potevano trasportare fino a 80 granate per il cannone e cartucce per l'MG 34. Non è chiara la presenza o meno di una seconda mitragliatrice. L'equipaggio era composto da cinque membri: in torretta trovavano posto il comandante, il cannoniere e il caricatore; nello scafo sedevano il pilota a sinistra e il mitragliere a destra. Per le comunicazioni con mezzi amici era presente una radio FuG 5.
Versioni VK 4502(P) Dal 23 marzo 1942 Porsche attese allo sviluppo di un VK 4502(P) derivato dal VK 4501(P) e lo diversificò in due versioni principali: mantenne scafo, apparato motore e meccanica dell'originale Tiger (P) ma ridisegnò la torretta, riposizionandola sul frontale oppure sul retro dello scafo, spostando in questo secondo caso l'apparato motore al centro; l'armamento installabile fu ricercato nell'eccellente cannone KwK 43 da 88 mm e lungo 71 calibri (L/71). Un'altra sensibile differenza, che aveva ritardato la compilazione definitiva delle tavole al luglio 1942, fu rappresentata dalla riduzione delle protezioni frontali da 100 mm a 80 mm e dall'adozione della corazzatura inclinata, un requisito ormai fondamentale per i veicoli da combattimento assimilato dai tedeschi nel corso della guerra in Unione Sovietica.