La porta Beulé è una porta fortificata di età romana tardoantica (III secolo circa), disposta in asse con i Propilei sul margine occidentale dell'Acropoli di Atene. Il suo impianto sfruttava la grande scalinata monumentale in marmo realizzata in età imperiale, davanti ai Propilei; per la sua costruzione furono reimpiegati molti elementi del demolito Monumento coregico di Nicia.
La porta monumentale prese il nome dall'archeologo francese Charles Ernest Beulé, che la riportò alla luce nel 1852-1853.
Storia
Nel I secolo la pendice occidentale dell'Acropoli fu sistemata con una grande scalinata marmorea che occupava l'intera larghezza fra le due ali dei Propilei e conduceva al vestibolo centrale. In fase tardoantica, verso la fine del III secolo, sulla parte inferiore di tale scalinata fu costruita la porta, affiancata da due torri e collegata mediante muri sia ai Propilei sia al podio del tempio di Atena Nike.
Molti studiosi datano la costruzione della porta Beulé al periodo successivo al sacco eruliano (circa 280) o all'inizio del IV secolo.
Per la costruzione della porta furono reimpiegati molti elementi provenienti dal Monumento coregico di Nicia: le architravi e la trabeazione dorica dell'alzato conservano infatti la dedica coregica e tracce di policromia antica. L'epistilio iscritto e altri elementi della trabeazione furono smontati dal loro sito originario e rimontati nella fronte della porta. Il monumento di Nicia si trovava originariamente sul pendio meridionale dell'Acropoli, a ovest del Teatro di Dioniso, quasi in aderenza alla Stoà di Eumene; la sua rimozione e il reimpiego sono ascrivibili a un grande cantiere tardoantico che interessò anche l'accesso occidentale dell'Acropoli.
Un'iscrizione tardoantica (IG II^2 5, 13291) ricorda il benefattore che fece importanti interventi sulla porta: il magistrato romano Flavio Settimio Marcellino; l'iscrizione nomina «Fl(avius) Septimius Marcellinus» come «ὁ λαμπρότατος» («vir clarissimus») e agonothetes e ricorda che egli fece costruire «πυλῶνας τῇ πόλι» a proprie spese; la lettura OΛAM = ὁ λαμ[πρότατος] proposta da E. Sironen sostituisce l'ormai superata interpretazione ΦΛΑΜ = flamen e consente una datazione al secondo quarto del IV secolo. Marcellino è ricordato tra i principali evergeti ateniesi del IV secolo (insieme ad altri benefattori tardi); l'iscrizione non obbliga tuttavia a identificare il suo patrocinio con la costruzione ex novo della porta.
La porta rimase occultata in età ottomana da un bastione posto a cavallo dell'accesso.
Scavi archeologici e studi
Nel 1852-1853 l'archeologo francese Charles Ernest Beulé fece liberare l'area riportando in vista il varco e ne commemorò la scoperta con un'iscrizione moderna apposta accanto all'ingresso.
La porta fu riportata in luce durante le esplorazioni dell'accesso occidentale ai Propilei: gli scavi misero in evidenza la presenza dei due torrioni e delle cortine di raccordo, chiarendo che l'ingresso tardoantico si impostava sulla scalinata romana preesistente. La successiva letteratura archeologica e topografica ha riconosciuto nella porta Beulé uno dei casi più significativi di reimpiego architettonico sull'Acropoli, grazie alla identificazione dei blocchi iscritti del monumento di Nicia e alla loro documentazione grafica e fotografica.
Descrizione
La porta è impostata al piede della scalinata monumentale di età imperiale che conduce ai Propilei ed è costituita da due torrioni rettangolari collegati mediante cortine murarie alle terrazze superiori, compreso il bastione del Tempio di Atena Nike; l'asse dell'apertura è allineato con quello del passaggio centrale dei Propilei.
Il fronte misura 22 m, articolato in tre campate con due torri quadrangolari in pietra che sporgono di 5,20 m; il corpo centrale conserva un'altezza di 6,74 m e una larghezza di 7,20 m, mentre il vano d'accesso è alto 3,97 m, largo 1,89 m alla base e 1,73 m in sommità; la trabeazione dorica reimpiega un architrave in marmo pentelico, con fregio a triglifi in pietra poros e metope in marmo bianco.
L'apparato architettonico della fronte incorpora elementi del ordine dorico provenienti dal Monumento coregico di Nicia; l'architrave reimpiegato mostra la nota iscrizione dedicatoria di Nicia, che identifica in modo univoco la provenienza dei blocchi. L'alzato della fronte tardoantica mostra una composizione a trabeazione dorica con architrave iscritto e fregio a triglifi e metope, sormontata da cornice e attico; la disposizione degli elementi reimpiegati, ben leggibile in situ, riprende in parte l'ordine della facciata originaria del monumento coregico, come ricostruita dagli studi di dettaglio di inizio Novecento.
Note
Bibliografia
Voci correlate Monumento coregico di Nicia
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Acropoli di Atene Categoria:Scoperte archeologiche nel 1852