Per lingua franca o lingua ponte si intende una lingua usata come strumento di comunicazione tra persone di differente lingua madre.

Prende il nome dalla lingua franca mediterranea o sabir, lingua pidgin parlata nei porti del Mediterraneo tra l'epoca delle Crociate e il XIX secolo.

I primi studi I primi studi sulla lingua franca furono effettuati da Hugo Schuchardt. Il suo lavoro “Die Lingua Franca”, pubblicato nel 1909, analizzava testimonianze riguardanti una lingua cosiddetta “di emergenza” e “di mediazione”, in quanto il suo unico scopo era quello di far comunicare parlanti di lingue differenti. Queste testimonianze si riferivano ad una lingua romanza utilizzata nelle città portuali del Nord Africa nei primi secoli del 1000 d.C., e dunque a fini commerciali.

Per sua natura, non poteva che essere acquisita per lo più per via orale, ed essere caratterizzata da una grammatica semplice, lessico eterogeneo e vocabolario piuttosto ridotto. Non coprendo tutti i vocaboli esistenti, poteva difficilmente essere considerata una vera e propria lingua: non a caso, questa definizione di lingua franca di Schuchardt si lega meglio a ciò che - dalla metà del Novecento - è chiamata pidgin. La lingua franca mediterranea è oggi considerata essa stessa un pidgin (il termine stesso, in cinese, sta per "business".).

Tuttavia, la lingua franca mediterranea è solo uno dei primi esempi di utilizzo di fonte di comunicazione tra parlanti: oggi come oggi, per esempio, la lingua franca per eccellenza è l'inglese, che è sia L1 che LF.

Storia Storicamente, il ricorso ad una lingua franca è di antiche origini, presumendosi che possa essere insorto per soddisfare esigenze di natura commerciale. In seguito, all'utilizzo mercantile si sono affiancati quelli diplomatici e culturali. La lingua franca supplisce infatti alle costanti esigenze di riferimento a convenzioni linguistiche, anche (e talvolta soprattutto) terminologiche, che possano divenire comuni al di là delle provenienze.

L'uso di una lingua franca consente inoltre agli operatori interessati di poter evitare il ricorso alla mediazione dei traduttori ed allestire una comunicazione diretta.

Etimologia Sull'etimologia della locuzione, mutuata dal corrispettivo italiano, si ritiene probabile l'ipotesi che derivi da un modo di dire diffuso presso la diplomazia africana e levantina. L'aggettivo franco veniva impiegato dal mondo greco-bizantino (Phrankoi in greco) e arabo-islamico (Faranji in arabo) per designare l'insieme dei popoli dell'Europa Occidentale con cui entrarono in contatto durante il Medioevo (in particolare dopo la IV crociata). Dopo il 1204 appunto, quando in particolare l'espansionismo veneziano prendeva piede nel Mediterraneo orientale (e non solo) a scapito di Costantinopoli, i contatti e relazioni tra i vari popoli rivieraschi s'intensificarono nuovamente; di conseguenza, l'inevitabile plurilinguismo poneva le basi per il nascere di un nuovo mezzo di comunicazione, usato in primo luogo proprio dalle flotte militari e dai mercanti, marinai e legati franchi.

Lingue Si possono enumerare molte lingue utilizzate nel corso del tempo come lingua franca o interlingua. Una sommaria sintesi per aree continentali comprenderebbe: Africa: afrikaans, arabo, berbero, fanagalo, fula, hausa, krio, lingala, manding, sango, swahili, francese, wolof Asia: accadico, arabo, aramaico, azero, cinese, ebraico, hindi-urdu, malese-indonesiano, malayalam, nepalese, persiano, tagalog, tamil, telugu Europa: danese, inglese, francese, tedesco, greco, latino, italiano, basso tedesco, polacco, portoghese, russo, serbo-croato, spagnolo, yiddish Periodo precolombiano dell'America del Nord: chinook jargon, lingua mohawk, nahuatl, occaneechi Sud America: quechua, mapudungun, tupi Pidgin caraibico e creolo: creolo di Guinea-Bissau, tok pisin

In epoche passate, furono lingue franche, almeno per l'Europa occidentale ed alcune zone rivierasche del Mar Mediterraneo, il greco antico (per i commerci e le scienze), il latino (diffusosi con l'espansione dell'Impero romano), il ligure, di cui si sa che anche i mercanti stranieri facevano uso, un dialetto derivato soprattutto dal veneziano e parlato nel Medioevo in tutti i porti del Medio Oriente e il francese (a partire dal XVI secolo). Nell'Europa centro-orientale il tedesco costituì a lungo un'importante lingua franca (tanto da mantenervi tuttora il ruolo di seconda lingua straniera più studiata) così come il russo era insegnato come materia obbligatoria in tutte le scuole del blocco orientale durante gli anni del comunismo. In aree del Medio Oriente, l'aramaico fu lingua franca dell'Impero assiro, di quello persiano e delle aree circostanti.

Per i commerci e per alcune scienze l'inglese è di fatto la lingua franca prevalente nella maggior parte del mondo, così come l'arabo sta assumendo un ruolo analogo presso i paesi a maggioranza religiosa islamica. Segue il francese, che continua a essere utilizzato in alcuni ambiti culturali e in seno ad alcune organizzazioni internazionali e che costituisce la lingua franca delle comunicazioni interetniche in vaste zone del continente africano e nell'insieme dei Paesi francofoni in cui esso non costituisca la lingua madre predominante degli abitanti. Un'altra lingua franca a carattere sovranazionale è il russo, che viene utilizzato nelle comunicazioni tra tutti gli stati formatisi dalla scissione dell'Unione Sovietica.

Lingua franca nel passato: i motivi della diffusione Nel corso della storia, si sono avuti molti esempi di lingua franca. Ciò ha reso possibile identificare quali sono stati i contesti che ne hanno favorito la nascita: le conquiste militari, e dunque gli insediamenti forzati; il commercio internazionale, in cui è possibile distinguere due modalità di diffusione: diffusione dovuta alla migrazione e infiltrazione dei parlanti nativi in un territorio ospitante, in cui la loro lingua rimane utile al solo fine commerciale; diffusione che, dopo la migrazione, prosegue con l'assorbimento della lingua e il desiderio da parte degli ospitanti di riutilizzarla anche per comunicare con terzi; le missioni religiose. Inoltre, le lingue franche sono favorite da motivi diplomatici e culturali..

Il persiano, l'aramaico e la lingua araba La lingua persiana è un esempio importante di lingua franca divenuta tale grazie alle conquiste, sebbene abbia raggiunto questo status in un periodo successivo alla fondazione dell'impero. Inoltre, l'essere una lingua madre diffusa in stati multinazionali non l'ha resa automaticamente una lingua franca.

L'Elam, ovvero la parte di terra iraniana agli sbocchi di Tigri ed Eufrate, fu invasa dai persiani durante il primo millennio a.C. Gli elamiti offrivano servizi di scrittura ai persiani, ed in questo contesto non fu l'elamitico a evolversi in una lingua franca, in quanto i persiani si limitarono a sfruttare le capacità degli elamiti “bilingui”, senza sforzarsi di impararne il linguaggio.

L'impero persiano stava allargandosi sempre di più: alla fine del 522 a.C. aveva inglobato anche quello assiro-babilonese, l'Anatolia e la parte est dell'Iran. Mentre nelle zone meno civilizzate era più facile che il persiano si diffondesse da zero, è importante notare quanto questo fosse invece arduo nei territori più progrediti, dove era già diffusissimo l'aramaico. Questa lingua era usata come lingua franca per comunicazioni interlinguistiche e commerciali. Il motivo principale per cui l'aramaico assunse un ruolo importante come lingua di pubblica utilità nell'impero persiano era questo: era possibile dettare messaggi nella lingua del mittente e scriverli in lingua e alfabeto aramaici; la lettura sarebbe stata eseguita dall'araldo locale al destinatario nella lingua maggiormente compresa da quest'ultimo. Questo processo viene detto paraš in persiano. È possibile quindi affermare che l'aramaico è stata un'interlingua: una codifica compresa e conosciuta da tutti gli araldi e scribi dell'Impero.

Ecco quindi uno dei motivi per cui il persiano non diventò immediatamente una lingua franca, nonostante la sua potenza militare: la mancanza di una propria tradizione scritta lo rendeva inadatto all'amministrazione e coordinazione del territorio; quindi, pur essendo parlato dai conquistatori di un impero tanto vasto, rimase momentaneamente lingua d'élite.

La diffusione del persiano conobbe una breve interruzione a causa della conquista dell'Impero da parte di Alessandro Magno nel 332 a.C., anche se l'effettivo periodo di dominazione della lingua greca su quella persiana si verificò solo a partire dal suo diretto successore e si protrasse per pochi secoli. L'influenza della lingua greca nelle attività di governo iraniane è rimasta molto superficiale. Dopo il distacco dell'Iran dall'impero greco compiuto dai Parti, l'uso della lingua greca continuò solo nelle incisioni reali e soprattutto sulle monete (usanza ancor più longeva), per poi svanire del tutto.

Durante questo periodo, lungo qualche decina di secoli, fu proprio l'aramaico a subire un forte declino come lingua franca, mentre il persiano - che nel frattempo aveva conosciuto un'evoluzione in pahlavi - aumentò proporzionalmente la sua diffusione.

Con l'uccisione dell'ultimo sovrano sasanide Yazdgard III nel 651 d.C., l'impero collassò sotto l'invasione araba. Essa rappresentò una vera e propria apertura a un nuovo mondo, sebbene la rivoluzione linguistica non si scatenò subito. Lo scopo degli invasori era quella di promuovere la lingua araba come nuovo mezzo di comunicazione “ufficiale”, nonché come lingua di fede: ma questo processo si trascinò per generazioni, principalmente per due motivi. Per prima cosa, l'arabo non era mai stato altro che la lingua di una società tribale e dunque era naturale che l'amministrazione continuasse a essere condotta in pahlavi. L'ordine del Califfo di utilizzare l'arabo come lingua ufficiale arrivò nel 697 d.C., ma solo nel 742 d.C. tale regola venne effettivamente applicata. Inoltre, le prime generazioni di parlanti arabi non avevano provato a imporre attivamente la propria lingua, neanche per motivi di fede, in quanto avevano paura di un calo nelle entrate derivanti dalle tasse, da cui i credenti musulmani erano esenti. Ciononostante, l'arabo divenne un mezzo di comunicazione scritta ufficiale, religiosa e intellettuale di alto livello.

Gli effetti sul persiano, che continuò a mantenere comunque salde le sue radici, furono incredibilmente positivi. Prima di tutto, non c'era stata alcun tipo di resistenza politica al dominio arabo e l'élite religiosa svolgeva i suoi compiti in lingua araba. Questo causò un vero e proprio rinnovamento della lingua persiana (conosciuta poi come nuovo persiano), che si arricchì di termini arabi, mentre i nativi iraniani arricchivano il proprio vocabolario con termini di cui non avevano avuto bisogno fino ad allora, necessitando solo del lessico lavorativo. Ciononostante, nel lungo periodo l'arabo perse sempre più terreno - eccetto nell'utilizzo come lingua forbita e di scienza, in cui il persiano mancava proprio di vocaboli - a favore della lingua nativa, a dimostrazione del fatto che una lingua franca perde forza nel momento in cui non serve più al suo scopo.