La reggia di Caserta è una residenza reale, storicamente appartenuta ai Borbone delle Due Sicilie, ubicata a Caserta. Voluta da Carlo di Borbone, la posa della prima pietra, che diede l'avvio ai lavori di costruzione, si ebbe il 20 gennaio 1752, su progetto di Luigi Vanvitelli: a questo seguirono il figlio Carlo e altri architetti. La reggia venne conclusa nel 1845.

Assieme all'acquedotto Carolino e al belvedere di San Leucio, è stata inserita dall'UNESCO, nel 1997, nella lista dei patrimoni dell'umanità.. Costituisce, inoltre, uno dei musei statali italiani, a cui, nel 2016, è stata concessa l'autonomia speciale dal Ministero della cultura.

Nel 2023 la reggia di Caserta ha fatto registrare visitatori.

Storia

Il 15 maggio 1717 George Berkeley descrisse una villa, posta a circa mezzo miglio dall'abitato di Caserta, in condizioni di degrado e abbandono.:

Nel 1751 Carlo acquistò dalla famiglia Caetani di Sermoneta il feudo di Caserta, comprendente anche la villa, con l'idea di istituire in questo luogo il nuovo centro amministrativo del regno, in un luogo generalmente considerato sicuro, lontano dalle eruzioni del Vesuvio e dagli attacchi dei corsari barbareschi, come quello del 1742, operato dai britannici., adeguandosi allo stesso tempo ai canoni dell'urbanistica illuministica già presente in centri come Vienna o Parigi.: il nuovo palazzo avrebbe dovuto essere completamente autosufficiente, con accanto un nucleo urbano produttivo. Già prima dell'acquisto dell'appezzamento nel 1750., il re aveva scelto Luigi Vanvitelli come architetto, dopo aver avuto il permesso da papa Benedetto XIV, dato che questo era impegnato nel restauro della basilica della Santa Casa di Loreto: il progetto della reggia, con annesso giardino, giunse a Napoli il 22 novembre 1751. Il giorno del trentaseiesimo compleanno del re, il 20 gennaio 1752, iniziarono i lavori, con la cerimonia della prima pietra, alla presenza del Nunzio pontificio. Vanvitelli, che a sua volta pose una seconda pietra con la scritta:

ricorda nei suoi scritti la cerimonia:

Nel cantiere della reggia furono utilizzati operai e schiavi: nel 1760 si contavano oltre duemila uomini.. Tutti i prodotti adoperati nella costruzione furono prelevati o prodotti nelle zone circostanti, come il tufo da San Nicola la Strada, la calce da San Leucio, il marmo grigio da Mondragone, la pozzolana da Bacoli e il travertino da Bellona: fanno eccezione il marmo bianco di Carrara e il ferro di Follonica..

Fino al momento in cui il re lasciò Napoli per ritornare in Spagna, nel 1759, e a cui succedette Ferdinando IV, i lavori procedettero celermente, per poi subire un rallentamento: nel 1764 si arrestarono per un'epidemia di colera e una carestia, stessi eventi che si verificarono anche l'anno successivo.. Nel 1773 morì Luigi Vanvitelli e la costruzione non era ancora terminata: il prosieguo dell'opera venne affidato al figlio Carlo. Nonostante fosse incompleta, la reggia cominciò a essere abitata dal 1789: Giuseppe Maria Galanti, nello stesso anno, affermò che i lavori fossero già costati sette milioni di ducati e che nel cantiere fossero impegnate oltre duemila persone.. Con la proclamazione della Repubblica Napoletana nel 1799, la reggia, così come le altre proprietà della Corona, vennero espropriate: pur non subendo gravi danni, venne depredato il mobilio, recuperato poi a seguito della Restaurazione. L'opera di costruzione continuò anche durante il decennio francese, come si legge in uno scritto di Stendhal:

Carlo Vanvitelli morì nel 1821 e gli succedettero altri architetti: la reggia venne completata nel 1845; rispetto al disegno originario, per le sopraggiunte difficoltà economiche, vennero eliminate dal progetto le torri angolari., la cupola centrale e gli alloggiamenti per le guardie che dovevano racchiudere la piazza antistante.

Nella reggia, il 22 maggio 1859, morì Ferdinando II delle Due Sicilie. L'anno successivo, precisamente il 21 ottobre 1860, dal palazzo, Giuseppe Garibaldi scrisse al re Vittorio Emanuele II di Savoia per consegnargli la provincia della Terra di Lavoro.

Nel 1919 l'intero complesso passò da bene reale al demanio statale. Subì diversi danni durante la seconda guerra mondiale; nell'ottobre 1943 divenne quartier generale degli alleati, mentre il 27 aprile 1945 la Germania nazista vi firmò la resa incondizionata alle forze anglo-americane in Italia, sancendo la fine del conflitto nella penisola. Nel 1997 il complesso della reggia di Caserta venne dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità.

Descrizione Palazzo reale

La reggia di Caserta è ubicata presso l'estremità occidentale di Caserta, città che deve il suo sviluppo al complesso reale: infatti, l'antico centro di Caserta è da ritrovare in quella che è stata poi denominata Casertavecchia, mentre l'odierna città era, prima della costruzione della reggia, un villaggio denominato La Torre, nome derivante da una torre degli Acquaviva d'Aragona.

La piazza antistante ha una forma ellittica e ospitava le parate militari: secondo il progetto, ai lati, dovevano sorgere gli alloggiamenti per le guardie reali, poi non realizzate. Nel 1789 Giuseppe Maria Galanti, visitando il palazzo non ancora completato, scriveva:

Nella piazza doveva giungere un viale, lungo circa quindici chilometri, che collegava il palazzo direttamente a Napoli, anch'esso parzialmente realizzato.

Il palazzo reale ha una superficie di metri quadrati: la sua lunghezza è di 247 metri, una larghezza di 190 e un'altezza di 41; ha forma rettangolare con quattro cortili interni con angoli smussati di 45 gradi, ognuno con una lunghezza di 74 metri per una larghezza di 52; nel punto d'incontro tra i due bracci, dove, nel progetto originario, doveva sorgere una cupola, si trova una lanterna. I piani, distribuiti su una superficie di circa metri quadrati, sono cinque: terreno, mezzanino, piano nobile, secondo piano e attico, oltre a un piano sotterraneo, illuminato tramite feritoie, che ospitava cantine, cucine e officine. Internamente sono dislocate 1 200 stanze, 34 scale, mentre le finestre sono 1 742.

Nei sotterranei del palazzo è ospitato il Museo dell'Opera e del Territorio..

Facciata La facciata è realizzata in laterizi, travertino di Santo Iorio e marmi provenienti da Carrara, dalla Sicilia e dall'Italia meridionale: in particolare, il piano terra e il primo piano hanno un basamento in bugnato, il piano nobile e il secondo sono caratterizzati da semicolonne e lesene, le finestre dell'ultimo piano sono collocate all'interno di una trabeazione, mentre il cornicione è protetto da una balaustra. Lo stesso schema lo si ritrova nella facciata interna, con l'aggiunta di paraste intorno alle finestre del primo e secondo piano. Nel progetto originario erano previste, ai quattro angoli della facciata, quattro torri, poi mai realizzate, che avrebbero fatto somigliare il palazzo di Caserta al monastero dell'Escorial. A conferma di questo Galanti scriveva:

Le finestre della facciata principale sono 245 e tre ingressi: l'ingresso principale è caratterizzato, ai lati, da quattro basi, che avrebbero dovuto ospitare quattro statue mai eseguite raffiguranti Magnificenza, Giustizia, Clemenza e Pace, così come quella di Carlo III che avrebbe dovuto essere alloggiata nella nicchia sovrastante il portone principale, il quale risulta inquadrato in colonne binate, reca un'epigrafe con le date di costruzione della reggia e commemora la memoria di Carlo e Ferdinando IV.

Vestibolo inferiore Superato il portone d'ingresso centrale ci si immette nella Galleria interna, chiamata anche Cannocchiale, in quanto consente una vista prospettica sul parco con le fontane, fino alla cascata artificiale del monte Briano; la galleria ha tre navate: quella centrale era utilizzata per le carrozze, mentre le due laterali per i pedoni..

Al centro della galleria è il vestibolo inferiore: ha pianta ottagonale e permette di avere una visuale su tutti e quattro i cortili; da uno dei cortili, sul lato occidentale, si accede al teatrino di corte, unica parte della reggia interamente completata, anche nelle decorazioni, da Luigi Vanvitelli. In una nicchia del lato sinistro del vestibolo è posta una statua in marmo raffigurante Ercole a riposo, dell'altezza di tre metri, in origine attribuita ad Andrea Violani, per poi scoprire essere proveniente dalle terme di Caracalla e arrivata a Napoli insieme al resto della collezione Farnese nel 1766; le altre statue che adornano il vestibolo sono Venere e Germanico di Andrea Violani e Apollo e Antinoo di Pietro Solari..

Teatrino di corte

Costruito in circa dieci anni, il teatrino di corte venne inaugurato nel 1769, diventando l'unico ambiente della reggia ad essere stato completamente ultimato, anche nelle decorazioni, da Luigi Vanvitelli. Ha una forma a ferro di cavallo con cinque ordini di palchetti; la volta presenta un affresco di Crescenzo Gamba, Apollo che calpesta il pitone, mentre il palcoscenico ha sfondo mobile in modo tale da potersi aprire direttamente sul parco..

Scalone

Sul lato destro del vestibolo si apre lo scalone che conduce all'interno del palazzo: formato da un totale di centosedici gradini in marmo bianco di Carrara, lo scalone è composto da una rampa centrale che termina su un pianerottolo, da cui si dipartono altre due rampe parallele che giungono al vestibolo superiore. L'intero ambiente è decorato alle pareti con marmi colorati, con l'aggiunta di colonne in marmo di Billiemi, e l'illuminazione è consentita tramite ventiquattro finestre.. La rampa centrale termina con due Leoni, realizzati da Paolo Persico e Tommaso Solari, che stanno a simboleggiare la forza delle armi e della ragione.

La parete di fondo è contraddistinta da tre nicchie che ospitano tre statue in gesso, che in origine dovevano essere in marmo, raffiguranti al centro Maestà Regia, nella figura di Carlo di Borbone con in una mano uno scettro che reca sulla punta un occhio aperto a simboleggiare la conoscenza del re su ciò che comanda, a sinistra Merito, un giovane con in testa una corona d'alloro e spada nel fodero, e a sinistra Verità, una donna con in mano un sole splendente: le sculture sono rispettivamente opera di Tommaso Solari, Andrea Violani e Gaetano Salomone.. La volta è affrescata con Reggia di Apollo, di Girolamo Starace Franchis, contornata da medaglioni che raffigurano le Stagioni, mentre l'illuminazione è data da quattro finestroni.. Sulla scala Domenico Bartolini nel 1827 scriveva:

Vestibolo superiore Il vestibolo superiore, replica di quello sottostante, è anch'esso a pianta ottagonale, con ventiquattro colonne: queste sono ripartite in otto colonne centrali di forma trapezoidale in brecciolina rossa che sorreggono la volta e sedici colonne in ordine ionico in brecciolina gialla del Gargano. In epoca borbonica, al di sopra della volta del vestibolo, sedeva l'orchestra, che con la sua musica accoglieva gli ospiti al palazzo.

Dal vestibolo superiore si ha accesso sia alla cappella Palatina, la quale è stata consacrata il 25 dicembre 1784 e conserva sull'altare maggiore una tela raffigurante l'Immacolata Concezione, opera di Giuseppe Bonito, sia agli appartamenti reali.

Le sale degli appartamenti reali, situate sul piano nobile, furono decorate tra il XVIII e il XIX secolo: in particolare, quelle abbellite nel XVIII secolo presentano una decorazione in rococò, mentre quelle del XIX secolo in stile Impero.