La grande offensiva austro-tedesca dell'ottobre 1917 durante la prima guerra mondiale sfociata nella battaglia di Caporetto venne preceduta da molte settimane di accurata pianificazione da parte degli stati maggiori e da complesse procedure di rafforzamento e riorganizzazione delle forze assegnate al teatro d'operazioni. Contemporaneamente all'interno degli alti comandi dell'esercito italiano si verificarono numerosi contrasti tra i generali riguardo alla pianificazione strategica e alle decisioni tattiche che favorirono la riuscita dell'offensiva austro-tedesca.

Decisioni dei comandi tedeschi e austro-ungarici

Dopo la fine della aspra e sanguinosa Undicesima battaglia dell'Isonzo, la situazione delle forze austro-ungariche sul fronte italiano era diventata veramente critica; nonostante l'ostinata ed abile resistenza, le truppe al comando del generale Svetozar Borojević avevano subito forti perdite a causa degli ostinati attacchi dell'esercito italiano e avevano rischiato di subire una sconfitta strategica decisiva. Nella fase più critica della battaglia, il comando austro-ungarico aveva preso in considerazione l'eventualità di una ritirata strategica oltre il vallone di Chiapovano, abbandonando l'intero altopiano della Bainsizza, con la conseguenza di rendere precario l'intero schieramento sull'Isonzo a copertura di Trieste e Lubiana..

Solo grazie alla capacità e alla determinazione dei comandi e delle truppe austro-ungariche, al logoramento dei reparti italiani ed alle loro serie difficoltà logistiche, alla fine di agosto 1917 l'offensiva italiana era stata fermata senza cedere la cresta orientale dell'altopiano della Bainsizza, senza ripiegare sul vallone di Chiapovano e mantenendo il possesso dell'importante testa di ponte di Tolmino e del monte San Gabriele. Nel periodo tra maggio e settembre 1917 l'esercito italiano ebbe 400.000 soldati morti, feriti e dispersi, ma anche l'esercito austro-ungarico uscì fortemente indebolito dai violenti e prolungati scontri perdendo circa 230.000-240.000 soldati..

Ancor prima della fine dell'Undicesima battaglia dell'Isonzo, l'alto comando austriaco si era fortemente preoccupato per la situazione sul fronte giulio di cui si temeva un cedimento strategico in caso di nuove offensive italiane; alcuni alti ufficiali ritennero che non fosse più possibile rimanere sulla difensiva e che fosse invece indispensabile sferrare un'offensiva per guadagnare terreno ed anticipare nuove minacce del nemico. A causa della debolezza dell'esercito austro-ungarico si considerò indispensabile per assicurare il successo di una simile offensiva il concorso di truppe e artiglieria dell'alleata Germania e fin dall'inizio di agosto il generale August von Cramon, ufficiale di collegamento tedesco tra il Gran Quartier Generale austro-ungarico (Armeeoberkommando) e quello tedesco a Bad Kreuznach (Oberste Heeresleitung), propose per la prima volta ai generali alleati i piani di attacco contro l'Italia con l'apporto di rinforzi dell'esercito tedesco..

Nell'Alto Comando Tedesco di Bad Kreuznach in un primo tempo si accolse con scetticismo queste proposte; in particolare il generale Erich Ludendorff, principale responsabile della condotta strategica della guerra, manifestò una chiara contrarietà ad offensive sul fronte italiano da lui considerate di limitata utilità e contrastanti con i suoi grandiosi piani operativi. Il generale preferiva nettamente non disperdere le forze dell'esercito tedesco e organizzare un'ambiziosa offensiva in Moldavia da cui si attendeva il crollo della Romania ed un ulteriore indebolimento della Russia, già minata dalla situazione rivoluzionaria interna. Il generale Ludendorff riteneva in questo modo di poter recuperare molte divisioni impegnate sul fronte orientale per sferrare nella primavera 1918 un'offensiva decisiva sul fronte occidentale.. Il suo principale collaboratore, il colonnello Georg Wetzell, capo dell'ufficio operazione, considerava invece con favore il concorso di reparti tedeschi in un'offensiva sul fronte italiano; un crollo dell'Italia avrebbe rafforzato la situazione globale degli Imperi Centrali e costretto gli anglo-francesi ad inviare molte forze per organizzare un nuovo fronte sud-occidentale..

I generali austriaci avevano elaborato una serie di piani operativi per l'eventuale offensiva sul fronte italiano. Il feldmaresciallo Franz Conrad von Hötzendorf, ex capo di stato maggiore generale dell'esercito austro-ungarico, aveva proposto un grande progetto strategico che prevedeva una doppia offensiva dal Trentino e dal fronte giulio con 42 divisioni; per portare a termine questo piano, che avrebbe potuto provocare l'uscita dell'Italia dalla guerra, sarebbe stato necessario il concorso di almeno 12 divisioni tedesche. Questo ambizioso progetto venne però criticato da altri generali austriaci; le forze disponibili non sembravano sufficienti, l'Italia sarebbe in ogni caso rimasta in guerra con il sostegno degli alleati occidentali; inoltre si prevedeva che i tedeschi si sarebbero opposti e avrebbero rifiutato un concorso di truppe così ingente. Il generale Borojevic invece propose un piano più limitato con un attacco concentrato sull'alto Isonzo, per sfruttare l'importante testa di ponte di Tolmino, a ovest del fiume, minacciare le retrovie del nemico sul basso Isonzo e costringerlo a ripiegare sulla linea di confine..

Il 26 agosto il generale Arthur Arz von Straussenburg, capo di stato maggiore generale austro-ungarico, presentò questo piano all'imperatore Carlo ottenendo la sua approvazione e il 29 agosto 1917 il generale Johann Freiherr von Waldstätten, primo aiutante di campo del generale Arz, si recò al quartier generale tedesco di Bad Kreuznach per illustrare il progetto e richiedere formalmente l'aiuto dell'alleato.. L'inviato austriaco illustrò la precaria situazione sul fronte italiano e descrisse in termini ottimistici le possibilità di un'offensiva limitata a partire dalla testa di ponte di Tolmino verso Cividale del Friuli per aggirare da nord le posizioni nemiche sul basso Isonzo; lo stato maggiore austro-ungarico riteneva che sarebbero state necessarie per questa offensiva 13 divisioni di cui otto divisioni con artiglieria pesante sarebbero state fornite dalla Germania. Il generale Ludendorff si mostrò subito decisamente contrario a questo piano; egli riteneva dubbio che un attacco in un settore così ristretto avrebbe potuto avere successo e considerava molto rischioso dirottare divisioni tedesche sul fronte italiano mentre nelle Fiandre continuavano gli ostinati attacchi britannici.. Il generale, invece, rimaneva favorevole ad organizzare una nuova offensiva sul fronte orientale per conquistare la Moldavia. Il feldmaresciallo Paul von Hindenburg, capo di stato maggiore generale, si dimostrò meno ostile alle proposte presentate dal generale von Waldstätten; egli per il momento decise di inviare un alto ufficiale qualificato sul posto per una valutazione diretta della situazione prima di prendere una decisione..

Tra il 2 e il 6 settembre 1917 il generale Konrad Krafft von Dellmensingen, capo di stato maggiore di un gruppo d'armate sul fronte occidentale ed esperto di guerra di montagna, essendo stato al comando in precedenza dell'Alpenkorps tedesco, si recò sul fronte italiano ed esaminò accuratamente le posizioni e le caratteristiche geofisiche del terreno. Il generale ritenne corrette le valutazioni strategiche del generale von Waldstätten, ma descrisse nel suo rapporto finale le grandi difficoltà geofisiche dell'aspro territorio montuoso ed i grandi vantaggi tattici degli italiani. Egli concluse che un'offensiva nel settore di Tolmino presentava notevoli rischi ed era un'impresa "ai limiti del possibile", tuttavia egli aveva piena fiducia nelle maggiori capacità e nell'aggressività delle truppe tedesche che riteneva nettamente superiori ai soldati italiani ed in grado di vincere nonostante le difficoltà. Il generale quindi espresse parere favorevole al piano di attacco..

Nella conferenza decisiva al quartier generale tedesco, il generale Krafft von Dellmensingen presentò il suo rapporto definitivo che impressionò gli alti ufficiali; alla fine il generale Ludendorff, pur conservando alcuni dubbi, si convinse e diede la sua approvazione all'offensiva con le parole "Io penso che l'impresa sia molto difficile e molto rischiosa...ma, in nome di Dio, noi vogliamo farcela!".. Egli tuttavia richiese l'immediata sospensione dell'attacco in caso di mancato sfondamento iniziale. Il feldmaresciallo von Hindenburg invece mostrò la sua consueta tranquilla sicurezza, approvando il piano d'attacco ed esprimendo la sua piena fiducia nel successo.. Si diede quindi subito inizio ai preparativi per l'offensiva sull'alto Isonzo denominata in codice Waffentreu, "fedeltà d'armi", per sottolineare la stretta alleanza dei popoli germanici contro l'infido ex-alleato della Triplice Alleanza, das treulose Italien..

L'alto comando italiano Il generale Luigi Cadorna, capo di stato maggiore generale del Regio Esercito, aveva previsto inizialmente, in una direttiva diramata il 10 settembre 1917, di sferrare, nonostante il risultato deludente dell'Undicesima battaglia dell'Isonzo, un'ulteriore offensiva sull'altopiano carsico. Tuttavia, le notizie di movimenti di truppe nemiche, la segnalata presenza di reparti tedeschi dell'Alpenkorps in Trentino, le insufficienze di munizioni ed effettivi dell'esercito e soprattutto le notizie provenienti dal fronte orientale che facevano temere un crollo della Russia e quindi il disimpegno di ingenti forze degli Imperi Centrali, indussero il generale a mutare completamente le sue decisioni ed a divulgare una nuova direttiva il 18 settembre..

In questo documento il generale Cadorna affermava di "ritenere probabile" che il nemico avrebbe sferrato "prossimamente un serio attacco"; egli quindi aveva deciso di abbandonare i nuovi progetti offensivi e di organizzare le forze per "la difesa ad oltranza" delle posizioni raggiunte. A questo scopo il generale richiedeva ai suoi subordinati di predisporre le adeguate misure difensive per respingere il temuto attacco. Nel documento non era precisato il periodo in cui era atteso l'attacco nemico e sembra che il generale Cadorna temesse soprattutto un'offensiva decisiva nella primavera 1918 anche se da alcune lettere e da comunicazioni inviate agli alleati egli prendeva in considerazione la possibilità di attacchi "già in questo scorcio di stagione operativa".. Gli alleati occidentali accolsero negativamente queste decisioni dell'alto comando italiano e il generale britannico William Robertson, capo di stato maggiore Imperiale, il 24 settembre mostrò vivo disappunto in una lettera inviata al generale Cadorna in cui richiedeva anche la restituzione delle 16 batterie di artiglieria britannica inviate sul fronte italiano per scopi offensivi. Il comandante in capo italiano replicò seccamente il giorno dopo evidenziando la sua totale responsabilità, di fronte al Re e al Governo italiano, "nel giudicare della situazione su questo fronte"..