La Maestà Kress è un'opera a tempera e oro su tavola (34,3x24,4 cm) attribuita alla scuola di Cimabue, databile attorno al 1280 e conservata nella National Gallery of Art di Washington.
Storia Il piccolo dipinto è ricordato da Carlo Lasinio nella sagrestia della chiesa di San Francesco a Pisa, la stessa da dove proviene la grande Maestà del Louvre. Passò per alcune collezioni private, finché nel 1935 fu in possesso di Alessandro Contini Bonacossi, che la vendette nel '48 alla Fondazione Kress, confluendo nel museo statunitense nel '52.
L'attribuzione a Cimabue è sempre stata problematica, anche per la sostanziale inesistenza di opere di piccolo formato sicuramente ascrivibili all'artista. Favorevoli all'autografia furono Longhi (1948), Suida (1956) e Bologna (1960), mentre contrari furono Garrison (1949) e Brandi (1951), che parlarono di un artista fiorentino, mentre Samek Ludovici (1956) e Carli (1958) la ascrissero alla cerchia dell'artista. Le uniche opere di paragone sono la Maestà con due angeli e la Flagellazione, rispettivamente a Londra e a New York, che però dimostrano evidenti differenze stilistiche.
Descrizione e stile La Madonna col Bambino è raffigurata in modo tradizionale, con vesti bizantine, su un alto trono, coperto da un prezioso cuscino di colore rosso. Alle sue spalle, due angeli reggono un ampio e prezioso drappo aperto a ventaglio, che funge da coprischienale; i due angeli, forse gli arcangeli Gabriele e Michele (con croce bianca sul petto), spuntano simmetricamente ai lati della pala, nella parte superiore.
Il drappo è adornato con un decoro floreale e con ottagoni formati da croci bianche in campo nero, forse un richiamo alla croce bianca ottagona, il simbolo dell'Ordine di Malta, che era presente con una propria sede a Pisa fin dall'anno 1100. In basso stanno due piccoli santi, San Giovanni Battista (col cartiglio) che riporta l'inizio della frase "Ecce Agnus Dei qui (tollit peccata mundi)", e Pietro (con le piccole chiavi d'oro).
San Giovani Battista era il santo patrono dell'Ordine di Malta e San Pietro è un richiamo al Papa, capo spirituale dell'Ordine, per cui la pala potrebbe essere stata commissionata per la devozione dei cavalieri melitensi pisani. I due santi si sporgono simmetricamente dal trono e guardano in alto come i profeti nella Maestà di Santa Trinita. Il Bambino benedice con la mano destra, rivolto verso San Giovanni Battista, mentre nella sinistra tiene un cartiglio. La posa è simile a quella del suo omologo nella Maestà del Louvre, sebbene le gambe appaiano più vivaci, capaci di scavalcare anche il polso materno, avvicinato per carezzargli il piedino.
Simile ad opere come la Maestà di Santa Maria dei Servi, mostra dei caratteri bizantini piuttosto accentuati, sebbene i volti appuntiti mostrino una certa vivacità lontana dalla composta classicità cimabuesca. Come accennato ciò potrebbe essere una conseguenza del formato piccolo e dell'adozione di uno stile più da miniaturista, rispetto alle grandi pale monumentali che si è soliti avvicinare al nome dell'artista.
Bibliografia Enio Sindona, Cimabue e il momento figurativo pregiottesco, Rizzoli Editore, Milano, 1975.
Voci correlate Maestà di Santa Maria dei Servi Maestà del Louvre Maestà di Santa Trinita
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