Alberto Scotti, detto Alberto Scoto o Alberto I Magno (probabilmente Piacenza, metà del XIII secolo – Crema, gennaio 1318), è stato un mercante, banchiere e uomo politico italiano. Appartenente alla famiglia Scotti, fu una delle principali figure politiche della Piacenza comunale tra la fine del Duecento e l'inizio del Trecento. Fu signore di Piacenza a più riprese dal 1290 al 1313 e, nel 1302, assunse per breve tempo anche la signoria di Milano.
Origini e attività mercantile
Alberto nacque probabilmente nel territorio piacentino intorno alla metà del XIII secolo. La tradizione storiografica ha fissato la nascita al 1252, ma tale data non è certa: una cronaca coeva lo descrive infatti come ottuagenario nel 1313, circostanza che porterebbe a una data di nascita più antica. Era figlio di Giovanni Scotti e di Mabilia Fontana.
Gli Scotti appartenevano alle principali famiglie mercantili di Piacenza e avevano costruito una considerevole fortuna attraverso le attività commerciali e finanziarie. La famiglia disponeva di una compagnia mercantile attiva anche fuori dall'Italia, con rapporti commerciali in Francia, Inghilterra e Genova. Alberto ne faceva parte almeno dal 1282 e ne assunse progressivamente la direzione entro il 1290.
La sua ascesa politica si inserì quindi nella tradizione di partecipazione degli Scotti alla vita politica del Comune e nel loro rapporto con il movimento popolare piacentino. Già nella seconda metà del XII secolo membri della famiglia ricoprivano importanti incarichi cittadini; nel XIII secolo gli Scotti si affermarono come uno dei principali gruppi mercantili e politici della città.
La signoria di Piacenza
Nel giugno del 1290 Alberto Scotti assunse il controllo politico di Piacenza grazie a un'iniziativa del Popolo, fortemente caratterizzata dall'opposizione ai magnati. Gli furono attribuiti i titoli di «anziano, protettore e difensore del comune, della società dei mercanti e dei paratici e di tutto il Popolo».
La sua presa del potere fu accompagnata dall'allontanamento di alcuni dei principali esponenti dell'aristocrazia cittadina. Nel 1291 fu bandito dalla città Alberto Fontana, che apparteneva a una delle principali famiglie rivali degli Scotti e che era anche legato ad Alberto da rapporti familiari.
Alberto perseguì contemporaneamente una politica di consolidamento territoriale e di rafforzamento del patrimonio della propria famiglia. Nel 1290 promosse la fondazione del borgo nuovo di Castel San Giovanni, destinato a rafforzare il controllo piacentino del territorio occidentale e dell'area di confine con il Pavese.
A Castell'Arquato la signoria di Alberto contribuì inoltre alla trasformazione politica e monumentale del borgo. Durante il suo dominio furono realizzati importanti edifici pubblici, tra cui il nucleo del futuro Palazzo del Duca, destinato originariamente a funzioni giudiziarie.
Nel 1299 Alberto ricevette dal Comune di Piacenza l'investitura di Fombio, impegnandosi a bonificare il territorio e a costruirvi una fortificazione. Gli Scotti disponevano inoltre di numerosi beni e fortificazioni nel territorio piacentino, tra cui Gravago, Casaliggio, Santimento, Varsi e Zavattarello.
Il rapporto fra gli interessi personali di Alberto e le funzioni pubbliche da lui esercitate rimase particolarmente stretto. In diversi casi beni e castelli appartenenti al patrimonio degli Scotti furono coinvolti nelle politiche di controllo territoriale del Comune, rendendo difficile distinguere nettamente l'amministrazione pubblica dagli interessi patrimoniali della famiglia.
Il conflitto con i Visconti e la signoria di Milano
Alla fine del XIII secolo Alberto Scotti fu inizialmente alleato di Matteo I Visconti, ma i rapporti tra i due si deteriorarono progressivamente. Nel 1302 Alberto divenne il principale esponente della lega guelfa costituita contro i Visconti e guidò personalmente l'esercito alleato verso Milano.
Nel luglio 1302, dopo la vittoria della lega e l'allontanamento temporaneo dei Visconti, Alberto fu nominato signore di Milano. Il suo dominio sulla città ebbe tuttavia carattere prevalentemente politico e durò per un periodo molto breve. Egli nominò podestà di Milano un proprio consanguineo, Bernardo Scotti, mentre a Piacenza continuò a consolidare il proprio potere.
Nel 1303 Alberto cercò di rafforzare la trasmissione dinastica della signoria piacentina associando il figlio Francesco all'esercizio del potere. L'esperimento non ebbe tuttavia successo duraturo.
Le guerre e le successive signorie
Nel 1304 una rivolta sostenuta dai magnati e dalla lega guelfa pose fine alla prima lunga fase della signoria di Alberto. Gli Scotti furono espulsi da Piacenza e le loro case cittadine vennero confiscate e distrutte. Alberto, il figlio Francesco e il genero Pietro Mancassola trovarono inizialmente rifugio a Parma, mentre altri membri della famiglia si rifugiarono nel castello di Zavattarello.
Durante l'esilio Alberto tentò di mantenere il controllo delle proprie roccaforti territoriali. Nell'ottobre del 1306 tentò senza successo di impadronirsi di Vigoleno, ma l'intervento delle forze piacentine e parmensi fece fallire l'operazione.
Il 24 luglio 1307 Alberto riuscì a rientrare a Piacenza e a riprendere il potere, ma la nuova signoria ebbe breve durata. Nel dicembre dello stesso anno subì una grave sconfitta presso Pigazzano contro i fuoriusciti ghibellini guidati dai Landi, dai Pallavicino e dai Cario.
Nel maggio del 1309 Alberto tornò nuovamente al potere a Piacenza attraverso un colpo di mano contro i Della Torre. Rimase signore della città fino all'agosto del 1310, quando una nuova crisi politica lo costrinse a lasciare Piacenza e a ritirarsi a Castell'Arquato.
Dopo un ulteriore periodo di lotte, nel 1312 Alberto tornò ancora una volta al governo della città, sostenuto anche dal figlio Francesco. La sua ultima fase di potere fu tuttavia di breve durata.
Nel maggio 1313 Galeazzo I Visconti fu nominato vicario imperiale a Piacenza e, nel luglio dello stesso anno, Alberto e il figlio Francesco furono arrestati. Secondo gli Annales Mediolanenses Alberto fu condotto a Milano; altre fonti lo ricordano tuttavia successivamente a Fombio e a Castell'Arquato, segno che la sua sorte immediata dopo l'arresto rimane in parte controversa.
La cattura e la morte
Nell'aprile del 1317 Galeazzo Visconti conquistò Castell'Arquato e Alberto Scotti fu catturato. Venne quindi confinato a Crema, dove il 21 settembre 1317 dettò il proprio testamento.
Il testamento costituisce una delle principali fonti per la ricostruzione del suo patrimonio e della sua discendenza. Alberto vi indicò come eredi i figli Francesco e Giacomo, oltre ai figli maschi dei figli premorti Pietro e Nicola, alle figlie Mabellina e Giovanna e alle nipoti. Fra i beni lasciati figuravano numerose proprietà fondiarie e fortificazioni, tra cui beni a Croara, Zavattarello, Valverde, Ruino e il castello di Fombio.
Alberto Scotti morì a Crema nel gennaio 1318; le fonti cronachistiche riportano date differenti per il giorno della morte, indicando il 13 o il 22 gennaio.
Discendenza e successione familiare
Alberto ebbe numerosi figli. Tra questi, Francesco assunse un ruolo politico di primo piano e nel 1335 tornò a esercitare la signoria su Piacenza, che mantenne fino al 1336, quando dovette cederla ad Azzone Visconti.
Gli altri figli e i loro discendenti contribuirono alla successiva articolazione della famiglia Scotti in diversi rami territoriali. La documentazione conservata presso l'Archivio di Stato di Piacenza permette di seguire, nei secoli successivi, i rami di Vigoleno, Sarmato, Fombio, Vicomarino, Agazzano e Castel San Giovanni.
La tradizione genealogica successiva ricondusse a questa discendenza anche i rami che assunsero successivamente la denominazione di Scotti Douglas. Tale denominazione, tuttavia, non va proiettata automaticamente sullo stesso Alberto Scotti, vissuto tra XIII e XIV secolo, poiché l'uso dei titoli e delle denominazioni dei diversi rami della famiglia si sviluppò nei secoli successivi.
Alberto Scotti e il patrimonio degli Scotti
La figura di Alberto rappresenta uno dei momenti decisivi dell'ascesa politica e patrimoniale degli Scotti nel territorio piacentino. La famiglia, originariamente legata al mondo mercantile e finanziario, durante la sua generazione consolidò un vasto patrimonio di terre, castelli e diritti signorili.
La documentazione medievale mostra inoltre come Alberto e i suoi consanguinei controllassero o amministrassero numerose fortificazioni del contado. Fra queste figuravano Gravago, Casaliggio, Fombio, Santimento, Varsi, Zavattarello e altre località del Piacentino e dell'Oltrepò.
La sua esperienza politica costituisce pertanto uno dei passaggi più importanti nella trasformazione degli Scotti da famiglia mercantile e finanziaria a grande casato signorile e territoriale del Piacentino.
Note
Bibliografia
Voci correlate
Scotti (famiglia) Signoria di Piacenza Piacenza Castel San Giovanni Castell'Arquato Fombio Vigoleno Zavattarello Galeazzo I Visconti Matteo I Visconti
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