Il teatro comunale Angelo Masini è il principale teatro di Faenza. Progettato da Giuseppe Pistocchi e decorato da Felice Giani, con apparati scultorei e bassorilievi di Antonio Trentanove, costituisce uno dei più significativi esempi di architettura teatrale neoclassica in Italia.

Storia Nella seconda metà del XVIII secolo le rappresentazioni teatrali a Faenza si tenevano in una sala del quattrocentesco Palazzo del podestà. Essendo ormai andata in rovina la struttura lignea adibita a teatro, si decise la costruzione di un nuovo edificio. Fu individuata un'area retrostante il palazzo comunale.

Nel 1780 ebbe così inizio la costruzione del nuovo Teatro, su progetto di Giuseppe Pistocchi, che venne inaugurato nel 1788 con l'opera Caio Ostilio composta da Giuseppe Giordani su libretto di Eustachio Manfredi, che fu replicata trenta volte dal 12 maggio all'inizio di luglio 1788, alternata a due balletti, .. Sentiti poi i pareri dell'architetto Filippo Antolini e di Antonio Argnani, nel 1826 venne ripulito e restaurato. Subì in seguito un nuovo restauro a cura dell'ingegner Achille Ubaldini.

Dal 1903 è intitolato al celebre tenore Angelo Masini.

Negli anni 1984-1990 il Teatro è rimasto chiuso per lavori di ristrutturazione (tra cui l'adeguamento della sala alle normative in materia di sicurezza) che lo hanno riportato all'aspetto originario. I lavori sono stati svolti per conto del comune di Faenza sotto la coordinazione di Luigi Antonio Mazzoni - faentino di nascita e figura di riferimento nell'ambito teatrale in Emilia-Romagna, nonché Presidente nazionale UILT (Unione Italiana Libero Teatro) dal 2008 -, il quale continuò a dirigere l'attività del teatro Masini per i successivi quattro anni. Descrizione Con una capienza di 500 posti, il teatro è dotato di un palco di 20,5 m di larghezza e 11,5 metri di profondità.

Progettato da Giuseppe Pistocchi e realizzato tra il 1780 e il 1787, l’edificio presenta una pianta a ferro di cavallo che definisce l’invaso della sala secondo criteri acustici e visivi consolidati, con un’articolazione verticale su platea, quattro ordini di palchi e loggione. L’intero spazio è scandito da un ordine architettonico gigante che unifica visivamente i livelli attraverso colonne e pilastri, contribuendo a una percezione di continuità e slancio verticale.

Sala e palchi La sala è organizzata secondo una struttura gerarchica tipica del teatro settecentesco, con quattro ordini sovrapposti di palchi distinti ma coerenti nel disegno complessivo; al centro del secondo ordine si colloca il cosiddetto palco d'onore (o “del Principe”), caratterizzato da uno sviluppo in altezza doppio rispetto agli altri, che ne sottolinea il ruolo rappresentativo. Il loggione superiore, originariamente destinato ai ceti popolari, completa il sistema distributivo. L’apparato decorativo è particolarmente raffinato: i parapetti del secondo ordine presentano metope in bassorilievo in terracotta dorata con soggetti mitologici e di storia romana, mentre l’ordine superiore è arricchito da statue di divinità olimpiche e Muse. L’insieme decorativo, in larga parte realizzato da Antonio Trentanove, integra stucchi policromi e dorature, con una gamma cromatica che comprende tonalità di rosa antico, azzurro e oro, restituendo una forte unità visiva tra architettura e scultura.

Copertura e palcoscenico La copertura della sala è costituita da un soffitto decorato con un rosone centrale attorno al quale si dispongono figure allegoriche, secondo una composizione radiale che enfatizza l’asse verticale dello spazio e contribuisce alla chiusura scenografica dell’invaso. Il palcoscenico, di dimensioni considerevoli (circa 20 × 11 metri), conserva in larga misura la struttura lignea originaria, inclusi graticcia, ballatoi e sistemi di movimentazione scenica storici, rendendo il teatro uno dei rari esempi in cui la macchina teatrale sette-ottocentesca è giunta fino a oggi in condizioni sostanzialmente integre.

Ridotto e Galleria dei Cento Pacifici L’accesso avviene attraverso un portico che introduce al foyer e agli ambienti di relazione, tra cui il Ridotto, destinato alla socialità e alle attività collaterali alla rappresentazione. Il vicino Palazzo Manfredi è collegato al teatro tramite la celebre Galleria dei Cento Pacifici, annessa al Ridotto. Venne progettata da Giuseppe Pistocchi nel 1785-86 e decorata integralmente, pareti e volta, da Felice Giani, con la collaborazione del quadraturista bolognese Serafino Barozzi e del riminese Antonio Trentanove per le grandi statue in trompe l'oeil.

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Note

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Teatro all'italiana Architettura neoclassica in Italia

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