Nel 1905 partecipò alla rivoluzione poi soffocata nel sangue; il fallimento dei rivoluzionari lo costrinse a rifugiarsi negli USA per poi rimpatriare nel 1913. Fondatore del Partito lettone dei contadini, fu primo ministro della Lettonia dal 1918 (indipendenza) al 1934. Nel 1936 divenne presidente della Lettonia, ma nel 1940 fu arrestato dai Russi e la Lettonia venne annessa all'Unione Sovietica. Deportato in Turkmenistan, lì morì dimenticato da tutti in una prigione russa nel 1942.
Biografia Infanzia e giovinezza Kārlis Ulmanis nacque il 4 settembre 1877, in una fattoria sita presso la cittadina di Bērze. Karlis era il terzogenito di una ricca famiglia di proprietari terrieri. A 9 anni iniziò a studiare con il padrino nella scuola elementare parrocchiale della sua città natale. Successivamente frequentò il liceo a Jelgava, senza concludere il ciclo di studi, e abbandonando la scuola nel 1896.
L'anno seguente si trasferì nella Prussia orientale, dove frequentò un corso di agraria con specializzazione in produzioni casearie. Il suo percorso di studi non fu mai completo, tanto che fra il 1902 ed il 1903, il giovane tentò due volte di conseguire il titolo di agronomo, studiando prima presso il Politecnico federale di Zurigo, e un anno dopo presso l'Università di Lipsia. A rendere più complicata la situazione era anche il fatto che i programmi di istruzione superiore da lui frequentati erano considerati semplici corsi accademici più che vere e proprie lauree. Inoltre lo stesso Ulmanis era incostante nel suo percorso. Per questi motivi, dopo aver terminato il corso a Lipsia, pur non avendone i requisiti, si appropriò illegalmente del titolo di agronomo.
Le prime esperienze politiche Subito dopo aver terminato il corso a Lipsia, nell'estate del 1905, Ulmanis tenne corsi pratici per la popolazione contadina, insegnando tecniche per l’allevamento di suini e la produzione di formaggio, e fu giornalista in Livonia, per il giornale Lauksaimnieks. Fu politicamente attivo durante la Rivoluzione russa del 1905. Il suo primo atto politico fu la pubblicazione di un articolo in cui esprimeva l'idea secondo la quale nelle scuole lettoni andava insegnato in lingua lettone anziché russo. La pubblicazione gli portò conseguenze negative: nel 1906 fu incarcerato a Pskov, e fu rilasciato sei mesi dopo. Mentre le autorità procedevano con le indagini, Ulmanis si trasferì dapprima nella fattoria del fratello per aiutarlo nei campi e poi, nel 1907, si rifugiò a Lipsia, dove lavorò in una scuola invernale di agricoltura. Dopo questo periodo, per evitare l'arresto da parte delle autorità russe, fuggì verso gli Stati Uniti. Durante il suo esilio, inizialmente Ulmanis si trasferì in Nebraska, dove lavorò come operaio in una ditta casearia. Il risultato del duro lavoro lo condusse ben presto all'esaurimento fisico e alla malattia. Dopo un periodo di degenza in ospedale, Ulmanis scelse di intraprendere la carriera accademica presso l'Università del Nebraska-Lincoln, dove conseguì una laurea triennale in agricoltura nel 1909 e insegnò in corsi invernali di agricoltura.
In questo periodo, Ulmanis scoprì di possedere un certo ascendente sulla gente, e di essere capace di persuadere le persone della bontà delle sue ragioni. Ad esempio, grazie a queste capacità, riuscì ad ottenere un prestito di 1500 dollari (una cifra notevole per l'epoca) con cui acquistò un caseificio a Houston, in Texas, che però andò in bancarotta due anni dopo. Ulmanis, tramite alcune mosse finanziarie e politiche, e a seguito di un'amnistia concessa dal governo russo a tutti coloro che erano stati accusati di reati connessi alla Rivoluzione del 1905, nel 1913, poté ritornare in Lettonia.
Gli inizi della carriera politica Ritornato in patria, Ulmanis si recò nella città di Valmiera, dove iniziò a lavorare come agronomo presso l'Associazione dei Contadini Baltici. Nel 1915 ottenne l’incarico di istruttore presso l'Associazione Agraria di Riga. Grazie a ciò ottenne rapidamente popolarità fra i membri della comunità agricola. Inoltre, nello stesso periodo, lavorò come editore per il giornale Zeme (Terra, in lettone).
In quel periodo in Europa infuriava la Prima Guerra Mondiale, e i flussi di rifugiati in fuga dal conflitto gli offrirono nuove opportunità per rendere servizio alla comunità. Circa 400.000 persone abbandonarono le proprie case, portando con sé milioni di animali da allevamento, per metterli in salvo dalla guerra. Per sostenere questi rifugiati, i rappresentanti delle società lettoni per i rifugiati crearono una rete di comitati di requisizione e riacquisto del bestiame e dei prodotti agricoli dei profughi. Ulmanis era strettamente coinvolto in queste iniziative, tanto che era stato nominato direttore della sede ministeriale presso il Comitato di Soccorso per i rifugiati di Valmiera, ed era quindi responsabile di un servizio con cui poteva dare lavoro a molte persone. Poco dopo, l'Associazione Agraria di Riga istituì il Comitato di Soccorso per i rifugiati Baltico, eleggendo Ulmanis all'interno del suo consiglio. In tal modo, Ulmanis acquisì l’esperienza come politico alle prime armi. Furono proprio la guerra e la conseguente Rivoluzione russa del 1917 che spianarono la strada dell’uomo verso incarichi politici di maggior prestigio. La sua biografia personale era perfetta per lanciarlo nel mondo della politica: le origini benestanti, i titoli di studio conseguiti all'estero, l'attivismo politico durante la rivoluzione russa e il suol ruolo all'interno delle reti a supporto ai rifugiati furono la carta d'identità che presentò al mondo nei turbolenti anni successivi.
Durante il periodo della rivoluzione, Ulmanis fondò l'Unione degli Agricoltori della Lettonia (LZS) per rivendicare l'indipendenza lettone. Quando, con altri nazionalisti, nel 1918 formò il Consiglio nazionale lettone per proclamare l'indipendenza dalla Russia, fu subito riconosciuto come capo del governo di transizione. Il 18 novembre 1918, il Comitato nazionale proclamò l'indipendenza lettone e Ulmanis divenne Primo ministro del governo provvisorio. Lo stesso giorno, il suo gabinetto rilasciò una dichiarazione sui principi politici del nuovo Stato, che includevano l'integrità territoriale e la democrazia.
La carriera politica nella Lettonia indipendente Il nuovo Stato dovette subito lottare per la sua sopravvivenza, durante il periodo caotico che seguì la fine della Prima Guerra Mondiale, quando la nuova nazione fu costretta a combattere per restare indipendente, di fronte alle minacce, alle pressioni, e alle azioni militari dell'Armata Rossa, dei nativi comunisti lettoni, e delle forze tedesche. Il 3 gennaio 1919, truppe bolsceviche, aiutate dai Fucilieri Lettoni Rossi, conquistarono Riga, così come la quasi totalità del territorio lettone. Ulmanis ed il suo governo fuggirono a Liepāja, dove controllavano una piccola area. I bolscevichi, guidati dal comandante Pēteris Stučka, dichiararono l'annessione dei territori conquistati all'Unione Sovietica. Tuttavia, grazie ad alcune defezioni tra i Fucilieri, la presenza di truppe estoni nel nord del Paese, e di volontari tedeschi in tutta la Lettonia, il neostato lettone sopravvisse. Agli inizi del febbraio 1919, il generale tedesco Rüdiger von Goltz raggiunse Liepaja per assumere il controllo di un corpo di soldati. Il generale impedì il reclutamento nell'esercito lettone, e il suo piano era quello di utilizzare la Lettonia come trampolino di lancio per ripristinare l'impero tedesco, che avrebbe incluso l'area del Baltico. I tedeschi stabilirono un governo fantoccio guidato da Andrievs Niedra, ma i loro tentativi di far cadere Ulmanis fallirono, in quanto quest'ultimo aveva trovato rifugio presso una nave battente bandiera lettone sotto la protezione inglese. L'esercito lettone, sostenuto dagli estoni e dalla Triplice intesa, riuscì a riconquistare Riga il 23 maggio 1919. L'8 luglio il governo di Ulmanis rientrò a Riga dove intraprese iniziative diplomatiche affinché la Lettonia fosse internazionalmente riconosciuta.
Nell'ottobre 1919, durante una battaglia contro l'armata di russi bianchi guidata da Pavel Bermondt-Avalov, Ulmanis fu lievemente ferito. Tuttavia, con un esercito lettone formato dal Generale Jānis Balodis e sostenuto in alcune occasioni dalle forze navali francesi e inglesi e truppe polacche, il nuovo governo riuscì a rimanere saldo di fronte alle minacce. Alla fine di novembre, i tedeschi furono respinti, e presto l'intero territorio lettone fu posto sotto il controllo governativo. L'11 agosto 1920, Ulmanis ratificò un trattato di non aggressione con l'Unione Sovietica, che riconobbe l'indipendenza lettone. Un'assemblea costituente fece diventare la Lettonia una democrazia parlamentare nel 1920.
Dopo l'indipendenza, rimase al potere fino al giugno del 1921, e successivamente continuò a prendere parte nella politica lettone e fu eletto in ogni elezione, ricoprendo l'incarico di primo ministro dal dicembre 1925 al maggio 1926 e dal marzo 1931 al dicembre 1932, e molte volte ricoprì anche l'incarico di ministro degli esteri, della guerra, del welfare e dell'agricoltura. Ulmanis si cimentò anche nel mondo degli affari, fondando la Banca Lettone dei Contadini, progetto che si rivelò di breve durata. Tuttavia, con il passare degli anni la sua immagine politica svanì, e iniziò un momento di grande tensione. Alcuni lo accusavano di corruzione, altri facevano notare che Ulmanis era troppo amichevole con i leader dei partiti rappresentanti minoranze nazionali, specialmente con Mordehai Dubin, leader del partito ebreo ortodosso. Le ultime elezioni mostrarono la concreta e terribile possibilità che Ulmanis non sarebbe mai stato rieletto nelle elezioni future.
L'ultimo mandato democratico L'opposizione contro il sistema democratico cominciò a mostrarsi verso la fine degli anni Venti. Le prime proteste riguardavano semplicemente discussioni in cui si esprimeva l'idea di cambiare la Costituzione (Satversme) o la legge elettorale. Tuttavia, i partiti in testa all'epoca, soprattutto l'Unione dei Contadini, scoprirono che modificare la legge elettorale li avrebbe solamente danneggiati. Quindi, nei primi anni Trenta, iniziarono ad apparire proposte per cambiare la costituzione. Le proposte erano basate su un unico filo conduttore: rendere la carica del presidente eleggibile dal popolo e non dai parlamentari e ampliarne i poteri. L'idea che una forte personalità potesse rimpiazzare un parlamento di cento uomini era più forte che mai. Il partito di destra dell'Unione Nazionale e il blocco parlamentare favorevole a Ulmanis supportarono questa proposta.
Il 24 ottobre 1933, una frazione dell'LZS propose un cambiamento radicale nella Satversme. Secondo questa proposta, il numero di parlamentari avrebbe dovuto essere dimezzato, l'età minima per votare alzata a 21 anni, ed il presidente avrebbe dovuto essere eletto dal popolo per cinque anni. I poteri del presidente gli avrebbero permesso di sciogliere il parlamento, rimuovere ministri e sopprimere libertà civili e politiche. La proposta non fu respinta, ma come era da prassi, fu inviata ad una commissione parlamentare per essere esaminata. Questa pratica avrebbe richiesto mesi, e questo era ciò di cui Ulmanis aveva bisogno. Da tempo stava infatti ordendo un colpo di stato contro le istituzioni democratiche del paese, e lunghe discussioni per distogliere l'attenzione erano ciò che gli serviva per guadagnare tempo.