Il tirannicidio è l'uccisione o l'assassinio di un tiranno, compiuta di solito per il bene comune o per vendetta per un grave torto subito. Il termine "tirannicida" indica chi uccide un tiranno: ad esempio, gli antichi greci Armodio e Aristogitone sono chiamati per antonomasia "i tirannicidi".Webb, E. Kent (October 18, 1997). "The Athenian Tyrannicides: Icons of a Democratic Society". University of Washington. Retrieved 2008-10-30.

Il termine in senso stretto non si applica ai tiranni uccisi in battaglia o uccisi da un nemico in un conflitto armato. Raramente è applicata quando un tiranno viene ucciso da una persona che agisce per motivi egoistici, come ad esempio per prendere il potere per sé stessi, o per l'uccisione di un ex tiranno. A volte, il termine si limita alle uccisioni effettuate da persone che sono effettivamente stati soggetti al tiranno e al suo potere."Tyrannicide". Catholic Encyclopedia. New York: Robert Appleton Company. 1913.Beres, Louis Rene (1990-1991), Assassinating Saddam: A Post-War View from International Law 19, Denv. J. Int'l L. & Pol'y, p. 613 Mohamed, Feisal G. (May 11, 2013). "In Syria and Beyond, the Tyrant as Target". The New York Times. Retrieved May 16, 2013.

Teorie politiche

Il tirannicidio può essere anche una teoria politica ed etica, e come tale risale all'antichità. La resistenza al tiranno, talvolta culminante nella sua uccisione, si trova già in Sofocle e in generale nella tragedia greca (Antigone, Agamennone, Le Coefore, Elettra). Il supporto per il tirannicidio può essere trovato poi nelle Vite parallele di Plutarco, in Cicerone (ad esempio nel De officiis), in Seneca. Platone, nel Politico, descrive un tiranno violento come l'opposto di un buono e "vero re", mentre Aristotele, nella Politica, lo vede come il contrario di tutte le altre forme benefiche di governo; Aristotele descrisse il tirannicidio soprattutto come un atto compiuto da chi desidera ottenere personalmente la morte del tiranno, mentre quelli che agiscono senza speranza di guadagno personale, vengono considerati rari. Quasi tutte le filosofie antiche giustificano quindi il tirannicidio, dal platonismo allo stoicismo.Goebel, Julius Ludwig (1915). The recognition policy of the United States. Columbia University. pp. 24–29. Retrieved October 30, 2008. Plutarco cita dei provvedimenti adottati da Publicola, collega di Lucio Giunio Bruto che aveva deposto Tarquinio il Superbo, per contrastare l'ascesa della monarchia, teorizzando la giustezza del regicidio e del tirannicidio, in quanto si trattava di anticipare un giusto processo pubblico dalla conclusione inevitabile sotto una Repubblica: l'adfectatio regni ("aspirazione a regnare") andava fermata, così come era giusto eliminare un re, sia legalmente che illegalmente, sempre che dopo l'atto fossero state portate le prove della colpevolezza dell'aspirante tiranno o di un suo sostenitore. Chiunque fosse sospetto di voler essere re era dichiarato dalle leggi di Publicola homo sacer ("esecrato", o "consacrato agli dei", ossia sacrificabile): poteva essere ucciso impunemente da qualsiasi cittadino romano.

Cicerone fece ad esempio condannare sommariamente diversi cospiratori con Catilina, ma fu in seguito esiliato brevemente per ciò. Bruto e Cassio e gli altri cesaricidi affermarono di aver ucciso legittimamente e legalmente Cesare in ossequio alle tradizioni legali repubblicane, poiché "voleva farsi re" in maniera palese. Nessuno dei cesaricidi, pur se uccisi o morti dopo pochi anni in quanto sconfitti da Ottaviano Augusto e Marco Antonio, cesariani, fu processato per omicidio. Lo stesso Cicerone approvò la congiura e sosteneva la liceità del tirannicidio:

Diversi filosofi e teologi cristiani hanno anche scritto sul tirannicidio. Manegoldo di Lautenbach, teologo tedesco medievale, argomenta che:

Nel commento di Tommaso d'Aquino alle Sentenze di Pietro Lombardo nel De regno ad regem Cypri e nella Summa theologiaeSumma Theologica II-II, q. 42, a. 2, Tommaso difende non solo la disobbedienza ad un'autorità ingiusta, utilizzando come esempio i martiri cristiani nell'impero romano, ma anche "colui che libera il suo paese uccidendo un tiranno", facendo riferimento alla deposizione di Tarquinio il Superbo e all'assassinio di Domiziano.Commentary on the Sentences of Peter Lombard, trans. J.G. Dawson (Oxford, 1959), 44, 2 in O'Donovan, p. 329-30.

I monarcomachi, in particolare, hanno sviluppato una teoria del tirannicidio, ad esempio Juan de Mariana affermò che "i filosofi e teologi sono d'accordo, il principe che afferra lo stato con la forza e con le sue braccia, e senza alcun diritto legale, senza la pubblica approvazione civica, può essere ucciso da chiunque e privato della vita."

La casistica gesuita sviluppò una teoria simileFülöp-Miller, René (1997). Power and Secret of the Jesuits. Kessinger Publishing. pp. 313–318. ISBN 0-7661-0056-1. Retrieved October 30, 2008., criticata da Blaise Pascal ne Le provinciali. Prima di loro, il filosofo scolastico Giovanni di Salisbury legittimò anche lui il tirannicidio, in condizioni specifiche. La sua teoria era derivata dalla sua idea di Stato come un organismo politico in cui tutti i membri collaborano attivamente alla realizzazione del programma di utilità comune e la giustizia.A Duty to Kill: John of Salisbury's Theory of Tyrannicide 50, Cambridge University Press, 1988, pp. 365–389, Egli scrisse che quando il principe di questo corpo politico si comporta tirannicamente, non rispettando le sue responsabilità, le altre parti e gli organi dello stato sono vincolati da loro dovere, per il benessere pubblico e per Dio, a correggere e, in ultima analisi, a uccidere il tiranno.Ganns, H. G. "The Jesuits and Tyrannicide," The American Catholic Quarterly Review, Vol. XXVII, 1902. Giovanni, nel Policraticusil Policraticus fu scritto prima della morte di Becket e l'intento non fu quello di vendicarlo, bensì di ammonire lui ed il sovrano (Enrico II) dai rischi della loro condotta. (1159) sostiene, seppur in maniera ambigua e non senza ripensamenti, la legittimità della ribellione contro gli abusi del monarca:

Nel 1408 il teologo Jean Petit usò esempi biblici (la caduta di Saul o l'episodio di Giuditta e Oloferne) per giustificare il tirannicidio, dopo l'assassinio di Luigi di Valois-Orléans da parte di Giovanni di Borgogna. La tesi di Petit è stata ampiamente discussa e anche condannata dalla chiesa. John Ponet nel 1556, sostenne che le persone sono custodi della legge naturale e divina, e che se i governatori e i re violano la loro fiducia, avocando a sé tutti i poteri, e se non lasciano spontaneamente la posizione, devono essere assassinati. John Milton, nel 1649 (lo stesso anno della decapitazione del re Carlo I d'Inghilterra su ordine di Oliver Cromwell), descrisse la storia del tirannicidio, e una difesa di esso al momento opportuno.Luxon, Thomas H., ed. (March 2008). "Milton: The Tenure of Kings and Magistrates". The Milton Reading Room. Dartmouth College

L'illuminista Benjamin Franklin, per il Gran Sigillo degli Stati Uniti, propose di includere la frase "La ribellione ai tiranni è obbedienza a Dio". Il giurista e scrittore Montesquieu riteneva anche lui lecito il tirannicidio e definì l'assassinio di Cesare come «un'azione divina» in quanto Bruto «libera dalla tirannide» anche se «non ripristina la libertà».Montesquieu, Considerazioni sulle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza Secondo i contrattualisti come John Locke e Rousseau, il tiranno è colui che rompe il contratto sociale.

Giuseppe Mazzini giustificò il tirannicidio, se attuato con precisi scopi e contro un tiranno responsabile di opprimere i popoli.

David George, uno studioso dell'Università di Cambridge, ha anche sostenuto che il terrorismo moderno è esso stesso una forma di tirannia, e il tirannicidio è invece una negazione di essa.Distinguishing Classical Tyrannicide from Modern Terrorism 50, Cambridge University Press, 1988, pp. 390–419,

Nick Roberts, un esponente britannico della scuola di pensiero libertariana, sostiene anche la possibilità che il tirannicidio sia lecito anche contro un politico democratico, se viola i diritti individuali: «l'assassinio di un leader colpisce solo, volontariamente, i tiranni. Lascia vivere gli innocenti. Se i governanti scelgono di governare e di andare in guerra, le loro vite perdono valore, perché agiscono in maniera coercitiva nei confronti dei loro sudditi e di coloro che sono destinati a essere conquistati. Come libertario, sostenitore dei diritti naturali, io non ritengo che gli Hitler, i Kennedy, i Gheddafi o gli Attila abbiano diritto alla misericordia. Coloro che pianificano e ordinano la morte di milioni di persone meritano di morire. Dopo tutto, chi altro ha la colpa?»Nick Roberts (1989), In Praise of Jackals: Assassination and Moral Defence Policy , Libertarian Alliance,

Abraham Lincoln credeva che l'assassinio di un leader fosse moralmente giustificato quando un popolo ha sofferto sotto un tiranno per un lungo periodo di tempo e ha esaurito tutti i mezzi legali e pacifici di estromissione.Johnson, Boyd M. III (1992), Executive Order 12,333: The Permissibility of an American Assassination of a Foreign Leader 25, Cornell Int'l L. J., p. 401

Storia

Nel corso della storia, molti leader sono morti con il pretesto del tirannicidio. Ipparco, uno degli ultimi capi greci ad usare il titolo di "tiranno", fu assassinato nel 514 a.C. da Armodio e Aristogitone, i tirannicidi originali. Da allora "tiranno" è un termine dispregiativo, anche se manca un criterio oggettivi.Law, Randall David (2009). Terrorism: a history (illustrated ed.). Polity. p. 18. ISBN 978-0-7456-4038-9. Molti sovrani e capi di stato sono stati considerati come tali dai loro nemici, ma non dai loro seguaci e sostenitori. Per esempio, quando John Wilkes Booth assassinò Abraham Lincoln nel 1865, affermò di considerare Lincoln un tiranno, paragonandosi a Marco Giunio Bruto, che pugnalò il dittatore romano Giulio Cesare nel 44 a.C.Booth, John Wilkes (2000). Right Or Wrong, God Judge Me: The Writings of John Wilkes Booth. University of Illinois Press. ISBN 0-252-06967-6.

Spesso i tirannicidi ebbero risultati deludenti nel raggiungere il loro risultato previsto. La morte di Cesare, per esempio, non è riuscita a riportare in auge il potere repubblicano, e invece pose le basi per l'Impero romano, ma spesso i tirannicidi era comunque galvanizzati e soddisfatti dopo aver compiuto l'atto, sentendo di aver fatto il proprio dovere. Molti degli imperatori successori di Cesare sono stati uccisi per le loro azioni tiranniche, tra cui Caligola, che venne accoltellato nel 41 da Cassio Cherea e altri Pretoriani, e Domiziano, pugnalato in una congiura nel 96 dall'ex intendente di Flavia DomitillaSvetonio, Vita di Domiziano, 17 (una delle vittime delle sue repressioni), il procuratore Stefano. Molti attentati alla vita di Commodo verso la fine del secondo secolo sono falliti, compreso quello istigato dalla propria sorella Lucilla, ma alla fine cadde vittima dei suoi stessi eccessi, colpito da una congiura e strangolato dal suo maestro gladiatore, Narcisso.Cassio Dione, Historia romana Dopo la caduta dell'Impero Romano, i tirannicidi continuarono nell'impero bizantino, quando l'imperatore Andronico I Comneno, fu legato ad una colonna, picchiato, strangolato e smembrato dopo la morte dalla folla nel 1185.Montefiore, Simon Sebag (October 26, 2011). "Dictators Get the Deaths They Deserve". The New York Times. Retrieved October 31, 2011.Graubard, Stephen Richards (1999). A new Europe for the old? 126. Transaction Publishers. ISBN 0-7658-0465-4.

Nel 1537 Lorenzino de' Medici assassinò suo cugino Alessandro de' Medici, duca di Firenze giustificandosi poi in uno scritto di apologia: