Il referendum sull'indipendenza della Scozia del 2014 si è svolto il 18 settembre per decidere se la Scozia dovesse diventare o meno uno Stato indipendente, attraverso una separazione dal Regno Unito. Il referendum ha visto la vittoria del "No" con il 55,30%.

Contesto storico Formazione della Scozia e del Regno Unito

La nazione scozzese, così come è conosciuta oggi, si è formata nel corso del Medioevo. Il Regno di Scozia ha combattuto una serie di guerre di indipendenza contro il Regno d'Inghilterra tra il XIII e il XIV secolo. Le due monarchie furono in unione personale a partire dal 1603, quando Giacomo VI di Scozia divenne anche Giacomo I d'Inghilterra.

Le due nazioni vennero unite sotto un unico governo quando Oliver Cromwell fu dichiarato Lord Protettore del Commonwealth nel 1653, ma questo fu sciolto quando la monarchia venne restaurata nel 1660. I regni di Scozia e Inghilterra furono successivamente uniti per formare il Regno di Gran Bretagna con l'Atto di Unione del 1707. Nel 1800, con un altro Atto di Unione, il Regno di Gran Bretagna venne a sua volta unito con il Regno d'Irlanda a partire dal 1º gennaio 1801 per formare il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda.

La maggior parte dell'Irlanda ha lasciato l'Unione nel 1922, andando a formare lo Stato Libero Irlandese (poi divenuto Repubblica d'Irlanda); così, il nome completo dello Stato sovrano britannico oggi è quello di Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord.

Devolution Il Partito laburista si impegnò per la home rule a favore della Scozia durante gli anni venti, ma il tema venne abbandonato dal suo programma negli anni successivi. Il Partito nazionale scozzese (Scottish national party, SNP) venne costituito nel 1934, ma fino agli anni sessanta non ottenne notevoli successi elettorali. Un documento che chiedeva l'autogoverno per la Scozia, lo Scottish Covenant, venne firmato da 2 milioni di persone (su una popolazione di 5 milioni) alla fine degli anni quaranta.

La home rule, diventata successivamente nota come devoluzione scozzese, non diventò una seria proposta che alla fine degli anni settanta, quando il governo del laburista James Callaghan subì la pressione elettorale dello SNP.

Lo Scotland Act del 1978 creò un'assemblea scozzese dotata di poteri devoluti dal centro, sospendendo l'entrata in vigore della legge all'approvazione del progetto mediante un referendum. Nella consultazione tenutasi l'anno successivo, una risicata maggioranza di voti venne espressa a favore della proposta, ma la normativa venne abrogata poiché non venne raggiunto un numero di voti favorevoli superiore al 40% degli aventi diritto come richiedeva la legge. Nessuna ulteriore riforma costituzionale venne proposta fino a quando i laburisti tornarono al governo nel 1997. Un secondo referendum sulla devolution si svolse nel 1997. Una netta maggioranza votò a favore sia della creazione di un Parlamento scozzese sia della proposta che il Parlamento fosse dotato del potere di variare l'aliquota base dell'imposta sul reddito personale. Lo Scotland Act del 1998 stabilì la creazione del Parlamento scozzese, che venne eletto per la prima volta il 6 maggio 1999, con il potere di legiferare all'interno della Scozia sulle materie non riservate al potere centrale.

Lo SNP al governo della Scozia e l'accordo per il referendum

L'impegno per indire un referendum sull'indipendenza della Scozia nel 2010 faceva parte del programma elettorale dello SNP per le elezioni parlamentari scozzesi del 2007. In quella tornata elettorale, il partito divenne il più rappresentato nel Parlamento scozzese e poté formare un governo di minoranza guidato dal leader Alex Salmond.

Al termine di un processo iniziato nell'agosto del 2007, quando venne lanciata una conversazione nazionale sul futuro della Scozia, il 25 febbraio 2010 il governo scozzese presentò una proposta, denominata Scotland's Future: Draft Referendum (Scotland) Bill Consultation, contenente un documento di consultazione e la bozza di un disegno di legge per il referendum.

Il disegno di legge proponeva di sottoporre a consultazione popolare due quesiti, con il primo proposto in due versioni. Per il primo quesito, la prima versione proponeva la piena devoluzione per la Scozia, con il Parlamento scozzese responsabile di "tutte le leggi, le imposte e le tasse in Scozia", ad eccezione degli "affari di difesa ed esteri, della regolamentazione finanziaria, della politica monetaria e della moneta" che sarebbero rimasti di competenza del governo britannico; la seconda versione prospettava una riforma fiscale sul modello di quella elaborata dalla commissione del Parlamento scozzese sulla devoluzione, con il riconoscimento di responsabilità e poteri aggiuntivi alla Scozia in materia di tassazione. Il secondo quesito, infine, proponeva di estendere i poteri del Parlamento scozzese per consentire il raggiungimento dell'indipendenza della Scozia.

Nel Parlamento scozzese, tuttavia, solo 50 membri (47 dello SNP, 2 verdi e una indipendente) su 129 appoggiavano la proposta. Il governo scozzese dovette ritirare il disegno di legge, non avendo ottenuto il sostegno dell'opposizione.

Il Partito Nazionale Scozzese ribadì il suo impegno per il referendum nel programma per le elezioni parlamentari scozzesi del 2011. Pochi giorni prima delle elezioni, Salmond dichiarò che la normativa per il referendum sarebbe stata presentata nella "seconda metà della legislatura", quando il Parlamento scozzese sarebbe stato dotato di maggiori poteri dopo l'approvazione di un disegno di legge sulla Scozia allora in discussione nel Parlamento britannico. Lo SNP ottenne la maggioranza assoluta alle elezioni, con 69 seggi su 129, guadagnando così un mandato per tenere un referendum sull'indipendenza.

Nel gennaio 2012, il governo del Regno Unito ha offerto una legislazione per fornire il Parlamento scozzese dei poteri di indire un referendum, purché questo fosse "giusto, legale e decisivo". Mentre il governo britannico lavorava sui dettagli legali della consultazione, compresa la tempistica del voto, Salmond annunciò l'intenzione di tenere il referendum nell'autunno del 2014. I negoziati tra i due governi proseguirono fino all'ottobre 2012, quando venne sottoscritto l'accordo di Edimburgo. La legge sull'elettorato attivo nel referendum, lo Scottish Independence Referendum (Franchise) Act 2013, venne approvato dal Parlamento scozzese il 27 giugno 2013 e ricevette il royal assent il 7 agosto 2013. Il 15 novembre 2013, il governo scozzese pubblicò un libro bianco di 670 pagine, dal titolo Scotland's Future, che delineava le modalità attraverso le quali la Scozia sarebbe potuta diventare un paese indipendente.

Legalità

La consultazione del 2014 è stata quindi frutto di un accordo tra il governo del Regno Unito e il governo scozzese, il cosiddetto Accordo di Edimburgo, firmato il 15 ottobre 2012 dal primo ministro britannico David Cameron, dal segretario di Stato per la Scozia Michael Moore, dal primo ministro scozzese Alex Salmond e dalla vice-primo ministro scozzese Nicola Sturgeon.

Lo Scottish Independence Referendum Bill, il disegno di legge per stabilire le modalità di svolgimento del referendum, venne presentato il 21 marzo 2013 e approvato dal Parlamento scozzese il successivo 24 novembre. Il 17 dicembre 2013 ha ricevuto l'assenso reale.

Si era dibattuto a lungo sul potere del Parlamento scozzese di legiferare su un referendum relativo all'indipendenza, materia che la costituzione britannica riserva al Parlamento del Regno Unito. Il governo scozzese ha sostenuto nel 2010 di avere il potere per legiferare in materia, trattandosi allora di un "referendum consultivo sull'estensione dei poteri del Parlamento scozzese" che non avrebbe avuto "nessun effetto legale sull'Unione". Lord Wallace ha sostenuto nel gennaio 2012 che un referendum concernente la costituzione sarebbe al di fuori del potere legislativo del Parlamento di Edimburgo e che i privati avrebbero potuto impugnare il progetto di legge del Parlamento scozzese.

L'accordo di Edimburgo, firmato dal governo britannico e da quello scozzese, ha permesso un trasferimento temporaneo dell'autorità legale dal potere centrale alle autorità scozzesi. Conformemente all'accordo, infatti, il governo britannico elaborò un Order in Council che garantiva al Parlamento scozzese il potere necessario per tenere un referendum sull'indipendenza entro il 31 gennaio 2014. Il decreto è stato successivamente approvato con risoluzioni di entrambe le Camere del Parlamento britannico, e con il titolo The Scotland Act 1998 (Modification of Schedule 5) Order 2013 è stato approvato dalla Regina, seguendo il consiglio dei suoi ministri, in una riunione del Consiglio privato del 12 febbraio 2013.

La posizione della Regina La posizione ufficiale della monarchia è stata conforme alla tradizionale neutralità della Corona sugli affari politici del Regno Unito. Tuttavia, proprio alla vigilia del referendum la regina Elisabetta II, in una conversazione privata tenutasi in presenza della stampa che si assiepava all'uscita dalla cappella del castello di Balmoral, dichiarò che si augurava che la gente "pensasse con molta attenzione al suo futuro".

Quesito referendario e norme elettorali Il quesito posto dal referendum, così come raccomandato dalla commissione elettorale britannica, è stato:

Gli elettori potevano votare solo Sì o No. Per essere approvata, la proposta di indipendenza doveva ottenere la maggioranza semplice. Con alcune eccezioni, potevano votare i residenti in Scozia che avevano compiuto i 16 anni.

Gli iscritti alle liste elettorali hanno raggiunto la cifra di 4.285.323 elettori, pari a circa il 97% degli aventi diritto, che rappresenta l'elettorato attivo più ampio che ci sia mai stato in Scozia.

Soggetti e tematiche politiche Yes Scotland è stato il principale gruppo a sostegno dell'indipendenza, mentre Better Together è stato il principale gruppo che sosteneva il No al referendum. Molti altri partiti politici, organizzazioni, imprese, giornali e personalità di spicco sono stati coinvolti nella campagna elettorale.

Alcuni dei temi dibattuti in relazione al referendum sono stati: la solidità economica della Scozia, la difesa nazionale, il mantenimento di rapporti con il Regno Unito e l'adesione alle organizzazioni internazionali, in particolare l'Unione europea e la NATO. Secondo il progetto di Salmond, se la maggioranza dei votanti si fosse pronunciata a favore dell'indipendenza, la Scozia sarebbe diventata uno Stato indipendente, ma reame del Commonwealth delle Nazioni, come il Canada e l'Australia. L'eventuale vittoria degli indipendentisti avrebbe sancito la fine, dopo 307 anni, dell'Atto di Unione.

Processo elettorale Data ed elettorato Il governo scozzese ha annunciato il 21 marzo 2013 che il referendum si sarebbe tenuto il 18 settembre 2014. Avevano diritto all'elettorato attivo nel referendum: i cittadini britannici residenti in Scozia; i cittadini dei paesi del Commonwealth residenti in Scozia; i cittadini dei paesi dell'Unione europea residenti in Scozia; i membri della Camera dei lord residenti in Scozia; il personale delle forze armate britanniche o del governo britannico (in servizio nel Regno Unito o all'estero) residente in Scozia.

Il termine per l'iscrizione alle liste elettorali è stato fissato al 2 settembre 2014. I detenuti condannati non poterono votare al referendum. La Corte europea dei diritti dell'uomo in passato aveva stabilito che questa restrizione è illegale, ma Lord Glennie, senatore del collegio di giustizia della Corte di sessione, ha sostenuto che il giudizio della Cedu debba applicarsi solo ai casi di elezioni parlamentari. Gli appelli contro la sua decisione sono stati rigettati sia dalla Court of Session che dalla Corte suprema del Regno Unito.