La XII Triennale di Milano si tenne nel 1960 e fu la prima Triennale che seguì il modello della mostra tematica.https://issuu.com/giuliaciliberto/docs/giulia_ciliberto_triennale_high pag.85 Era dedicata ai due grandi temi della casa e della scuola, negli anni in cui prendeva il via in Italia il dibattito sulla riforma del sistema scolastico nazionale.

Percorso nel Parco Sempione Curatori: arch. Gae Aulenti, arch. Luigi Caccia Dominioni

L'ingresso avviene attraverso un percorso nel Parco Sempione, curato da Gae Aulenti, Luigi Caccia Dominioni e altri, in cui sono inserite le opere di diversi scultori, tra cui Enrico Bertagnin, Pietro De Laurentiis, Carlo Ramous e Francesco Somaini. Una scalinata porta alla sala d'ingresso.

Piano Terra Sala d'Ingresso Progettista: arch. Ettore Sottsass jr.

Il progetto di Sottsass prevede di modificare la sala d'ingresso della Triennale da un ambiente di rappresentanza in una zona di attesa e soggiorno. Per fare ciò è stato abbassato il soffitto fino a portarlo a un'altezza di 2,50 metri e sono state modificate le aperture posizionando dei pannelli in obece. Per suddividere gli spazi, senza tuttavia modificare la continuità dell'ambiente, sono stati ingrossati i pilastri e sono state create delle pareti in legno sulle quali vengono posizionate le opere d'arte. In questo modo si vengono a creare delle zone per il soggiorno, per la conversazione e per il riposo e per favorire queste funzioni sono stati collocati diversi divani ed elementi d'arredo. Per caratterizzare l'ambiente sono stati utilizzati vari materiali: il soffitto è costituito di piastrelle di gesso, le pareti sono rivestite di ceramica di Montelupo o viene lasciato a vista il legno di obece, il pavimento è in un materiale vetroso bianco e su di esso sono presenti dei motivi geometrici che danno indicazioni sul percorso e sulla disposizione dell'esposizione. Le opere d'arte diventano parte integrante della struttura architettonica e gli artisti sono stati scelti proprio per la loro sensibilità a tale questione e sono:Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Enrico Castellani, D'Angelo, Mario Deluigi, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Nino Franchina, Quinto Ghermandi, Piero Manzoni, Giò Pomodoro, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Rotella, Giulio Turcato. Ci sono anche le ceramiche di Valentini, i vetri di Vianello e Poli e lo stesso Sottsass ha realizzato un pannello in ceramica. Nell'ingresso si trovano anche gli Uffici della direzione della mostra e l'Ufficio Stampa della XII Triennale. Tra l'ingresso e il Salone d'Onore si trova un ambiente nel quale è stata collocata la banca progettata dell'architetto Zavanella.

Salone d'Onore

Progettisti: arch. Enrico Peressutti, arch. Ernesto Nathan Rogers

Nel Salone d'Onore i progettisti hanno realizzato una soluzione in grado di svolgere nello stesso tempo due diverse funzioni: contenere una mostra permanente di piatti e posaterie e permettere lo svolgimento di riunioni. Per fare ciò hanno creato due vani comunicanti: il primo ha forma circolare mentre il secondo è ellittico. Lungo il perimetro della sala sono stati collocati gli oggetti dell'esposizione: i piatti sono appesi alle pareti mentre i pezzi più preziosi dell'argenteria sono posti in orizzontale e protetti da lastre di cristallo. Tutta l'apparecchiatura per l'esposizione è composta da fogli di compensato di castagno lucidato a cera e per l'illuminazione sono state utilizzate delle lampade a bulbo semi-visibili che proiettano la luce in alto e in basso. Per permettere lo svolgimento delle riunioni, il pavimento è a livelli diversi e forma dei gradoni concentrici sui quali sono collocate le poltrone. Per valorizzare gli oggetti esposti sono stati utilizzati dei colori scuri: le poltrone sono grigio talpa, il pavimento in moquette è grigio chiaro, le pareti di fianco agli ingressi sono viola e anche il soffitto, dipinto da Arturo Carmassi, riprende le gradazioni di colore dell'allestimento.

Mostra storica del piatto e della posata Progettisti: arch. Mario Cereghini, Tullio Mazzotti, Alessandro Orsi, dott. Gilda Rosa Ordinamento critico: Alessandro Orsi con la collaborazione della dott. Gilda Rosa Sistemazione: Alessandro Orsi

La Mostra Storica del Piatto e della Posata contiene una serie di oggetti risalenti dal XVI al XVIII secolo. Gli ordinatori hanno cercato di stabilire un filo logico nella disposizione degli elementi in modo che dai primi servizi da tavola del Rinascimento si arrivasse fino ai servizi completi del XVIII secolo; il materiale risalente al periodo più antico è piuttosto scarso, mentre gli oggetti più “moderni” sono molto più numerosi, soprattutto per quanto riguarda la produzione locale. All'inizio dell'esposizione si trovano le opere più rare, provenienti dalle botteghe dell'Italia Centrale, realizzate in maiolica smaltata di blu, verde e giallo. A queste si susseguono i piatti di Montelupo, di Castelli e di Savona, ricche di decorazioni. Si trovano poi prodotti del XVIII secolo realizzati nelle fabbriche di tutta Italia: in Veneto c'erano le manifatture Cozzi, Nove di Bassano e Angarano, in Toscana era presenta l'azienda Ginori di Doccia, a Faenza c'era la Ferniani ed è esposto un servizio completo realizzato a Pesaro. Chiudono la rassegna gli oggetti realizzati nelle manifatture di Lodi e di Milano. Per completare la mostra del piatto si è fatta anche una breve rassegna di posate che comprende sia gli elementi da “tavola” che quelli da “caccia”, talvolta completi di astucci e foderi originali. Sono realizzate in metalli diversi, ricchi di decorazioni nelle impugnature che spesso sono costituite di materiali preziosi come avorio, argento dorato o ceramica decorata e dimostrano la grande perizia degli artigiani italiani.

Padiglioni Stranieri

Sezione della Cecoslovacchia

Commissario generale: dott. Miroslav Micko

Ordinamento: pittore Jan Kotik

Allestimento: ing. arch. Ivan Sova

La sezione della Cecoslovacchia era situata al piano terra, nell'angolo rivolto a nord fra la sezione del Giappone e quella del Belgio. Aderendo al programma comune previsto per la XII Triennale (casa e scuola), la Cecoslovacchia presentava una rassegna dedicata alla casa, volta a documentare le iniziative e gli sforzi del Paese, al fine di raggiungere una superiore cultura dell'abitazione nazionale. Per ragioni di spazio l'esposizione era dedicata solamente all'interno dell'abitazione per concentrarsi, anziché sui mobili, sugli oggetti complementari, provenienti da vari rami dell'arte applicata, come il vetro, la porcellana e i tessuti. L'allestimento era infatti semplice, senza compiacimenti, volto a valorizzare i prodotti e a sottolineare gli sforzi compiuti dal Paese. Gli oggetti esposti erano fabbricati in serie e dedicati ad una larga cerchia di consumatori: alla base dell'esposizione stava la volontà di rendere sempre più fertile e piena la collaborazione fra artisti e industrie.Dal discorso introduttivo del commissario generale della sezione Cecoslovacca dott. Miroslav Micko, Esposizione Cecoslovacca XII Triennale 1960. I pezzi unici, nonostante di maggior livello qualitativo, potevano soddisfare solo le esigenze individuali e non avevano che una funzione accompagnatrice. Una tale dichiarazione non voleva in alcun modo svalutare i pezzi di artigianato, ma si intendeva mostrate il livello generale della cultura materiale, determinata dalle arti figurative industriali, che danno forma agli oggetti di uso quotidiano e imprimono un carattere all'ambiente in cui si vive. In linea con la struttura della società socialista della Cecoslovacchia del periodo, gli sforzi erano volti alla razionalizzazione dei metodi di produzione e soprattutto ad una radicale standardizzazione, al fine di far fronte ai problemi sociali ed economici del Paese nel miglior modo possibile. Una pianificazione in grande stile era l'idea del commissario generale dell'esposizione dott. Miroslav Míčko, senza tralasciare, però, irregolarità e variabilità, per rendere la vita dell'individuo più piacevole.

Di maggior interesse all'interno dell'esposizione era l'industria tessile: attivissima prima della guerra, era però tributaria di altri Paesi nel gusto del disegno e nella lavorazione. Si cercò allora di rinnovare su basi più originali tutto il repertorio decorativo dei tessuti, grazie al contributo dei giovani artisti usciti dalla Scuola Superiore di Arti e Mestieri di Praga.

Sezione del Giappone Commissario: arch. Junzo Sakakura

Allestimento: arch. Junzo Sakakura

Collaboratori all'allestimento: arch.tti D. Chon, N. Kitamura, N. Kurokawa; designer S. Yanagi.

Per la XII triennale il Giappone propose le sue soluzioni per risolvere i problemi che da questi due ambiti ne derivano.

L'ambiente era delimitato da pannelli fotografici con immagini di vegetazione tipicamente giapponese, dove le nuove generazioni crescevano e venivano educate. Lo spazio era diviso in un soggiorno tipicamente tradizionale, un soggiorno-pranzo in stile occidentale e una stanza per bambini. Su un altro ripiano si trovava, invece, una pedana riferita alla scuola giapponese sulla quale erano esposti oggetti dedicati alla scuola.

Esposto all'interno del padiglione, c'era anche un modellino di un nuovo progetto di casa-scuola sulla collina Toyama. Essa comprendeva un grande palazzo per 1500 alloggi e le scuole per il ciclo educativo dal giardino dell'infanzia alla scuola secondaria. Si trattava della più grande abitazione collettiva mai vista nel Giappone"Catalogo della XII Triennale, le scuole erano adattabili alle diverse esigenze derivanti dalle variazioni quantitative degli abitanti dell'edificio.

Una parte dell'esposizione era indipendente dal tema della scuola e delle casa, ma presentava una serie di idee innovative, in particolare nel campo dell'industrial design nei riguardi della cinefoto-ottica e dell'elettronica. Sono pezzi che dimostrano la perfezione tecnica e di forma a cui si è potuto giungere grazie all'affermarsi nel mondo interno della collaborazione attiva tra designers e produttori. L'inconfondibile linearità di stile con cui tutto questo è presentato, fa sì che la partecipazione del Giappone alla Triennale fosse un motivo di attrazione e richiamo per il visitatore: sia esso tecnico, artista o anche solo interessato alla produzione.

Sezione della Polonia

Commissario: prof. Oskar Hansen

Vice commissario: Jolanta Owidzka

Allestimento: prof. Oskar Hansen

In Polonia per quanto riguardava i problemi legati alla casa ed alla scuola interveniva lo Stato dava maggior importanza al progresso tecnico e all'industrializzazione per cercare di costruire al meglio ed il più rapidamente possibile, basandosi su un'efficiente organizzazione. Costruire più velocemente voleva dire avere più possibilità di debellare la mancanza di abitazioni e tener testa allo sviluppo demografico. L'industrializzazione comportava lo studio accurato e la pianificazione di soluzioni per gli elementi edilizi.

La Polonia, alla mostra, portò esempi di opere di diversa qualità e caratteri rispondenti ai diversi sentimenti, preferenze e necessità: un repertorio di oggetti di arredamento, ad esempio le sedie in vimini e ferro, la ceramica sviluppata in forme spontanee, tessuti, come i tovagliati per la casa e per la scuola di realizzazione semplice ma di buona qualità artigianale. Dalle documentazioni si evinceva la ricerca di soluzioni ai problemi dell'individuo combinando i sistemi tradizionali di costruzione con degli elementi prefabbricati.

L'aver portato numerosi esempi di prodotti polacchi aveva fatto sì che l'allestimento non avesse un tema particolare. Tre tipi di scuole erano documentati: in un villaggio, in una piccola città e nel centro di una grande città.

Sezione del Messico

Commissario: arch. Oscar Urrutia

Allestimento: arch. J. Salazar Portillo