LOperazione Catapult (in inglese Operation Catapult) fu una controversa operazione navale lanciata dalla Royal Navy britannica tra il 2-8 luglio 1940. Il suo obiettivo primario era quello di neutralizzare la flotta francese (la Marine nationale) per evitare che, a seguito della resa della Francia, le sue moderne navi da guerra cadessero sotto il controllo della Germania nazista o dell'Italia fascista.

Il governo francese, all'epoca presieduto da Paul Reynaud (con l'incarico di Presidente del Consiglio, Ministro degli Affari Esteri e della Guerra) e composto tra gli altri da Philippe Pétain, vicepresidente del Consiglio, e dall'ammiraglio François Darlan, capo di Stato Maggiore della Marina, si trovava in una posizione diplomatica complessa. Nonostante i vertici di Parigi fossero convinti dell'imminente collasso militare del Regno Unito, l'esecutivo sperava di poter negoziare le clausole dell'armistizio con la Germania garantendo il mantenimento della flotta francese all'interno dei porti della "zona franca" o dislocandola nei territori dell'Impero coloniale.

L'atteggiamento francese suscitò gravi preoccupazioni a Londra. Il Gabinetto di Guerra britannico era convinto che la Germania nazista avrebbe, in un secondo momento, requisito e impiegato il naviglio francese per potenziare la propria flotta in vista di un'invasione delle isole britanniche. Il timore principale risiedeva nella possibilità che i delegati francesi venissero «superati in astuzia da un Hitler volubile». L'operazione, denominata in codice Catapult, fu innescata il 2 luglio 1940 per ordine diretto del Primo Ministro Winston ChurchillLe relazioni franco-britanniche nel 1940, Documenti storici.Innesco dell'operazione: 2 luglio 1940.. Essa mirava a neutralizzare preventivamente le forze d'alto mare francesi, impedendo che potessero cadere sotto il controllo della Kriegsmarine o della Regia Marina italiana. L'obiettivo strategico era categorico: la cattura o la distruzione delle unità navali francesi in qualunque porto fossero stazionate.

Sfondo La sconfitta francese nella Campagna di Francia Nel mese di giugno 1940, la Francia si trovò segnata da diversi eventi militari di primaria importanza: l'evacuazione di Dunkerque, la sconfitta totale dell'esercito francese al termine della Campagna di Francia che vide il cedimento di tutti i fronti fino alla linea della Loira e la successiva firma dell'armistizio del 22 giugno 1940. Durante l'intero conflitto, il governo francese aveva tentato ripetutamente di rassicurare l'alleato britannico in merito al destino della propria marina da guerra, garantendo che il naviglio non sarebbe caduto sotto il controllo delle forze dell'Asse.

Promesse francesi per proteggere la flotta L'11 giugno 1940, durante il vertice interalleato di Briare, l'ammiraglio François Darlan, capo della Marine nationale, prese parte alle discussioni sul destino bellico della Francia. Di fronte alle preoccupazioni espresse da Winston Churchill circa il futuro della flotta francese (all'epoca una forza moderna e la seconda più potente d'Europa dopo la Royal Navy), Darlan assicurò che nessuna unità sarebbe mai caduta in mano tedescaPhilippe Masson, Histoire de la marine, p. 407, 1983.. Tuttavia, tale promessa verbale non fu ritenuta sufficiente dal governo britannico; nonostante il successivo invio di numerosi telegrammi da parte di Londra nelle settimane a venire. L'ex ambasciatore Léon Noël confermò l'inerzia del governo francese, dichiarando che tra il 17 e il 25 giugno 1940 l'esecutivo guidato da Pétain non adottò alcuna precauzione reale per mettere in sicurezza la flotta. Già il 14 giugno, Darlan si era opposto al trasferimento della flotta da Tolone a Bordeaux, manovra richiesta da Paul Reynaud (Presidente del Consiglio e sostenitore della continuazione del conflitto) per facilitare l'evacuazione delle truppe verso il Nord Africa francese. Parallelamente, Reynaud tentò invano di convincere il generale Maxime Weygand, comandante in capo dell'esercito, a firmare la capitolazione delle forze restanti in Francia per permettere il trasferimento della flotta e dell'aeronautica nelle colonie e proseguire la guerra da lì. Il 16 giugno, il governo britannico inviò due telegrammi a Reynaud chiedendo formalmente alla Francia di dirigere le proprie navi da guerra verso i porti britannici come precondizione per l'avvio dei negoziati di armistizio. Tale richiesta, che metteva in dubbio le precedenti rassicurazioni di Darlan, suscitò l'indignazione di Reynaud. Churchill, comprendendo la delicatezza politica del momento, ordinò il ritiro dei dispacci. Per rassicurare l'alleato, Darlan emanò comunque un ordine categorico a tutti i comandanti di vascello, stabilendo che: nessuna unità francese dovesse cadere intatta nelle mani di tedeschi o italiani; in caso di tentativo di cattura, le navi avrebbero dovuto fare rotta verso porti britannici, verso le Antille francesi o, in ultima istanza, autoaffondarsi. Le dimissioni di Paul Reynaud, rassegnate il 16 giugno a causa del rifiuto di Weygand di accettare la capitolazione militare, portarono alla nomina del maresciallo Pétain con l'incarico di richiedere l'armistizio al Terzo Reich. Nonostante il cambio di governo, Reynaud, il Presidente della Repubblica Albert Lebrun e il Presidente della Camera Édouard Herriot confidarono in un rapido fallimento dei negoziati di Pétain con Adolf Hitler, ipotizzando un loro imminente ritorno al potere per gestire la crisi.

Pétain al potere Il 17 giugno 1940, il maresciallo Philippe Pétain rivolse un appello alle forze francesi affinché cessassero i combattimenti. Tuttavia, il giorno seguente a Bordeaux, Pétain e l'ammiraglio François Darlan concordarono ufficialmente di respingere qualsiasi clausola di armistizio che prevedesse la consegna della flotta alla Germania. Per dare prova di buona fede nei confronti del Regno Unito, il governo francese ordinò il trasferimento di ottanta unità navali verso i porti d'oltremare di Mers-el-Kébir, Casablanca e Dakar; tra queste figuravano la moderna corazzata Richelieu, la Jean Bart (ancora incompleta) e gli incrociatori da battaglia Strasbourg e Dunkerque. Contemporaneamente, per evitare che cadessero in mano nemica, circa cento navi obsolete o impossibilitate a prendere il mare furono autoaffondate nei porti della costa atlantica, tra cui Cherbourg, Brest, Lorient e Saint-Nazaire. Inizialmente, l'ammiraglio Darlan si oppose all'ordine di cessate il fuoco impartito da Pétain il 17 giugno, manifestando l'intenzione della marina di proseguire le ostilità. Questa temporanea resistenza permise il completamento dell'evacuazione delle riserve auree della Banca di Francia: tre unità navali riuscirono a salpare da Brest trasportando 1.100 tonnellate d'oro verso il Senegal, mettendole in sicurezza. Solo a seguito del definitivo collasso militare francese, Darlan mutò la propria posizione, fornendo il proprio sostegno alla richiesta di armistizioSulla cronologia della resa e il trasferimento delle riserve auree, cfr. i documenti ufficiali della Marina francese del giugno 1940.

L'armistizio Il 22 giugno 1940 venne firmato l'armistizio nella radura di Rethondes. Il rifiuto francese di trasferire il naviglio militare nel Regno Unito prima della firma portò a un rapido deterioramento delle relazioni diplomatiche tra i due alleati, culminato con la partenza dell'ambasciatore britannico tra il 22 e il 23 giugno L'armistizio di Compiègne e le sue clausole - Treccani. Sebbene la maggior parte delle basi navali francesi si trovasse nella zona occupata, Adolf Hitler non pretese l'immediata consegna della flotta, limitandosi a chiederne l'immobilizzazione e la smilitarizzazione nei porti di appartenenza. L'ammiraglio Darlan reiterò ai britannici la promessa di procedere all'autoaffondamento qualora i tedeschi avessero violato i patti; tuttavia, convinto che la Gran Bretagna sarebbe stata presto sconfitta, Darlan proibì categoricamente alle navi francesi di unirsi a qualsiasi forza straniera, fosse essa tedesca o britannica. L'accordo di armistizio rappresentava una violazione dell'impegno interalleato che proibiva paci separate. Winston Churchill aveva inizialmente manifestato comprensione per la posizione della Francia, dichiarandosi disposto ad accettare un armistizio separato a condizione che la flotta venisse messa al sicuro unendosi alle forze britanniche o statunitensi, oppure venisse distrutta. Scegliendo di rifugiarsi nei porti del Nord Africa francese, la marina aggirò le opzioni poste da Londra. Tale decisione alimentò i timori britannici che il naviglio potesse essere impiegato contro gli Alleati, timori che si concretizzarono successivamente nei combattimenti a Dakar, in Gabon, in Siria, in Madagascar e durante l'Operazione Torch.

Reazione dei britannici L'ambasciatore britannico apprese solo dopo la firma ufficiale che le clausole armistiziali imponevano il disarmo delle navi francesi nei rispettivi porti di stazionamento in tempo di pace, sotto il controllo delle commissioni tedesca e italiana. Come evidenziato dallo storico Max Lagarrigue, tale condizione poneva i tre principali porti navali di Cherbourg, Brest e Lorient — tutti situati nella zona di occupazione — alla mercé di un colpo di mano della Wehrmacht, lasciando la sola Tolone in zona libera. La Gran Bretagna, in quel momento critico del conflitto, non poteva rischiare di perdere il primato navale mondiale. Tuttavia, il governo britannico non era stato informato del fatto che le strutture portuali sull'Atlantico e sulla Manica erano già state sistematicamente sabotate dai marinai francesi prima dell'arrivo delle truppe tedesche. Inoltre, il 24 giugno 1940, l'ammiraglio François Darlan aveva impartito un ordine segreto a tutto lo stato maggiore: le navi dovevano essere affondate in caso di tentata cattura da parte dei tedeschi. Darlan specificò che, qualora fosse stato costretto in futuro a emanare ordini contrari, questi avrebbero dovuto essere ignorati in favore della disposizione dell'autoaffondamento. Nonostante tali rassicurazioni interne, circa un anno dopo, lo stesso Darlan avrebbe firmato accordi per la consegna di equipaggiamento militare alla Germania sotto la protezione della flotta francese sui successivi accordi di collaborazione. Di fronte al concreto pericolo che la flotta cadesse sotto il controllo del Terzo Reich e con il Regno Unito isolato, Winston Churchill e l'ammiraglio Dudley Pound autorizzarono il 27 giugno loperazione Catapult. L'obiettivo era la cattura o la neutralizzazione della flotta francese in tutti i porti, con particolare attenzione alla base di Mers-el-Kébir. L'operazione fu accolta con forte riluttanza dai vertici e dagli equipaggi della Royal Navy, che consideravano l'attacco agli ex alleati come un vero e proprio atto fratricida.

Le Fasi dell'operazione Nei porti del Regno Unito Il 2 luglio 1940 ebbe inizio lOperazione Catapult. All'alba del giorno successivo, le autorità britanniche procedettero al sequestro forzato delle unità navali francesi rifugiatesi nei porti del Regno Unito. Nei porti di Plymouth e Portsmouth, l'azione fu condotta anche attraverso lo stratagemma: alcuni ufficiali britannici invitarono le controparti francesi a bordo delle proprie navi per un brindisi amichevole, facilitando così la cattura incruenta delle imbarcazioni. Nello specifico, presso il porto di Portsmouth venne requisita la corazzata Courbet. Nel porto di Plymouth, prima dell'alba del 3 luglio 1940, furono poste sotto sequestro le seguenti unità: la corazzata Paris (22.000 tonnellate); il cacciatorpediniere Le Triomphant (2.800 tonnellate); la torpediniera Mistral (1.500 tonnellate); l'incrociatore sottomarino Surcouf, all'epoca il più grande sommergibile al mondo; la nave cargo Poulmic.