Il tomismo è il pensiero filosofico di san Tommaso d'Aquino, da molti considerato il più significativo dell'età medievale.
Secondo Tommaso: «sebbene la verità della fede cristiana superi la capacità della ragione, tuttavia i princìpi naturali della ragione non possono essere in contrasto con codesta verità.»Tommaso d'Aquino, Summa contra gentiles, libro I, cap. 7
Motto Da un passo della Summa Theologiae che ispirò l'insegnamento di Tommaso, l'Ordine domenicano derivò il celebre motto contemplari et contemplata aliis tradere, contemplare e trasmettere agli altri ciò che si è contemplato.
San Tommaso: allora ed ora San Tommaso d'Aquino fu uno dei pensatori più eminenti della filosofia scolastica, che verso la metà del XIII secolo raggiunse il suo apogeo. Egli indirizzò diversi aspetti della filosofia del tempo: la questione del rapporto tra fede e ragione, le tesi sull'anima (in contrapposizione ad Averroè), le questioni sull'autorità della religione e della teologia, che subordina ogni campo della conoscenza. Tali punti fermi del suo pensiero furono difesi da diversi suoi seguaci successivi, tra i quali Reginaldo da Piperno, Tolomeo da Lucca, Giovanni di Napoli, il domenicano francese Giovanni Capreolus, Antonino di Firenze e nel XIX secolo Serafino Sordi. Infine però, con la lenta dissoluzione della Scolastica, si ebbe parallelamente anche la dissoluzione del Tomismo.
Ancora nel XXI secolo il pensiero di Tommaso d'Aquino trova ampio consenso anche in ambienti non cattolici (studiosi protestanti statunitensi, ad esempio, che lo ritengono uno dei più brillanti e influenti teologi della storia della Chiesa e imprescindibile per contestualizzare la Riforma) e , grazie al suo metodo di lavoro, fortemente razionale ed aperto a fonti e contributi di ogni genere (come nella Summa contra gentiles): la sua indagine intellettuale procede dalla Bibbia agli autori pagani (come Aristotele), dagli ebrei (come la Guida dei perplessi di Maimonide) ai musulmani (come Avicenna), senza alcun pregiudizio, ma tenendo sempre il suo centro nella Rivelazione cristiana.
La sua ricerca culmina nella Summa Theologiae (cioè "Somma di teologia"), in cui tratta in maniera sistematica il rapporto fede-ragione ed altre grandi questioni teologiche. Secondo Étienne Gilson, Cornelio Fabro, Joseph de Finance, Mieczyslaw Albert Krapiec e Réginald Garrigou-Lagrange, Tommaso d'Aquino rappresentò il vertice della "filosofia dell'essere", una tradizione metafisica che è un bene da preservare.
Il metodo della metafisica La metafisica studia la realtà tutta secondo l'orizzonte più ampio possibile e non si occupa delle singole determinazioni del reale, che sono oggetto delle scienze particolari, ma la studia in quanto tale.
La realtà colta nella sua assolutezza ci rivela la sua struttura e i suoi principi che sono così evidenti da abbagliarci, tanto che se è impossibile coglierne in modo completo la verità, è altrettanto impossibile non coglierla in modo assoluto.
Ecco perché lo studio della metafisica è facile e difficile allo stesso tempo. Facile perché i principi di cui tratta sono ovvi e di per sé noti a tutti tanto da essere impliciti in ogni discorso umano. Difficile perché, per quanto siano ovvi, questi principi non sono banali e non li si coglie mai in tutta la loro profondità.
I princìpi della metafisica La verità dei princìpi non si afferma da sola, ed è sempre colta in modo umano, ossia imperfetto; per questo al filosofo è chiesta un'umile disposizione d'animo per accoglierla. Per cogliere questa verità nascosta non si può partire da princìpi, perché sono proprio quelli che si stanno indagando, ma si deve fare un'analisi fenomenologica della realtà e dell'esperienza dell'uomo per far emergere il non detto del detto, ossia ciò che necessariamente si deve ammettere, anche solo implicitamente, perché quello che si dice sia un dire sensato.
Così come un illetterato può parlare correttamente la sua lingua pur non conoscendo le regole della grammatica, e solo studiando la sintassi si rende conto delle regole che ordinano il suo parlare; regole che peraltro anche ignorandole venivano da lui usate anche prima di conoscerle. Così tutti gli uomini nel loro pensiero e nel loro parlare usano correttamente i principi della metafisica, almeno implicitamente, e il compito del filosofo è condurre alla luce della ragione questi principi.
Il punto di forza della filosofia aristotelico-tomista è l'autoevidenza dei principi innati innati della ragione la cui negazione implica una loro affermazione implicita.
Il metodo elenctico È da questa osservazione che nasce il famoso metodo confutativo (o elentico), che confronta diverse tesi poste nell'agone della dialettica per scartare quelle che si mostrano contraddittorie, o quelle che risultano estranee all'esperienza.
I percorsi per invalidare una tesi metafisica sono, infatti, due: nel primo si mostra l'intrinseca contraddittorietà di quegli assunti che implicano la negazione e l'affermazione della stessa cosa nel medesimo tempo e sotto il medesimo aspetto; nel secondo si evidenzia l'insostenibilità di tesi che non hanno riscontro nell'esperienza comune e che quindi, non rientrando nell'indagine razionale, sono catalogabili come opinione o fede.
Il metodo confutativo procede per negazioni: scartando le dottrine contraddittorie e insostenibili fa emergere, come una statua da un blocco di marmo, la verità, e perché la figura che viene a mano a mano emergendo sia ben definita, bisogna ricercare tutte le tesi possibili per vagliarle e ottenere, per negazione, una verità sempre più profonda.
In questa incessante ricerca non esiste un oggetto d'indagine perché chi ricerca si ritrova a studiare anche sé stesso, il suo pensiero e il suo linguaggio. È più corretto dire allora che la metafisica abbia un tema, un tema che è come un orizzonte unico e ampio fino a comprendere tutto, la realtà e chi la indaga.
In proposito è bene ricordare che non è possibile separare acriticamente l'oggetto dal soggetto conoscente giacché: per cui l'oggettività della cosa conosciuta, l'oggettività dell'oggetto, si risolve tutta nell'essere conosciuto, ossia nell'esser presente, mentre la soggettività del soggetto si risolve tutta nella presenza dell'oggetto. Soggetto e oggetto sono due concetti distinti ma non separabili, in quanto l'uno è tale grazie alla presenza dell'altro.
Tommaso adottò un metodo detto risolutivo-compositivo. Si trattava di un metodo circolare che prevedeva una fase ascendente (detta resolutio) dagli enti allEsse ipsum subsistens, propria delle Cinque Vie, e una seconda fase discendente, che muoveva da Dio agli enti particolari. Diversamente dai Neoplatonici, il circolo partiva dalla fase ascendente, che in Tommaso non possedeva un carattere esegetico-morale, ma solo speculativo.Tommaso d'Aquino, In Boetii De Trinitate, q. 6, a. 1, ad 3. Citato in Battista Mondin, Ontologia e metafisica, ESD, 2022, p. 135
L'essere, il pensiero e il linguaggio L'essere, il pensiero e il linguaggio sono i poli del tema della metafisica, sono diversi modi di un'unica realtà, e questo non perché si stabilisce arbitrariamente che il pensiero dell'uomo sia rivelatore della realtà, bensì perché non è possibile che sia altrimenti. Il pensiero è sempre pensiero dell'essere, e l'essere è sempre colto nel pensiero. Ipotizzare una dimensione alternativa, come per esempio l'esistenza di una realtà che fugga di per sé la nostra conoscenza, è agli occhi del filosofo una tesi acritica e insostenibile in sede filosofica, essa può al massimo essere considerata come opinione o fede.
L'unità intenzionale di essere e pensiero è l'esperienza stessa, intesa come insieme di conoscenze, sentimenti, cultura, vita e storia. L'esperienza è per questo un tema onnicomprensivo, circoscrivente e non circoscritto, tale da escludere assolutamente che ci si possa porre al di fuori di essa.
Nello studio della metafisica non esiste un inizio privilegiato, proprio perché essa non ha un oggetto isolato di indagine, ma un tema (e come tale non è possibile vederlo dal di fuori), non è possibile partire da principi e dedurre conclusioni, come si usa invece fare con le scienze esatte. Ogni esperienza non si presenta mai in modo di per sé concluso, ma la si coglie solo nel suo riferimento organico con tutte le altre esperienze.
L'identità di una singola cosa la si vede nella differenza dalle altre e la differenza tra le cose la si vede nell'identità dei singoli; identità e differenza s'intendono solo dialetticamente e si semantizzano reciprocamente (Tommaso d'Aquino in Met. X, l.4 nn.33-34). Tutte le singole cose si relazionano a tutto, ogni entità viene intesa nella relazione con tutte le altre e all'uomo non è possibile esaurire la verità su una cosa, perché questa coinvolge il tutto. Se, per esempio, si volesse capire tutta la verità della Divina Commedia, non ci si potrebbe esimere dallo studiare l'autore e il suo pensiero, e così ancora si dovrebbe studiare il suo tempo e la mentalità della sua gente. Quindi si dovrebbe recuperare tutta la storia precedente per capire come è potuto nascere un tale poeta, e la storia successiva per vedere come ha influenzato la società, e così ogni nuovo elemento ne richiede un altro, in una continua correlazione.
Il senso d'essere dell'ens è quello stabilito dall'ontologia medioevale, che intende lens come ens creatum, al di là del quale sta solo lens infinitum, il solo increatum, cioè Dio.
La logica tomista Gli elementi della logica tomista, ripresa da quella aristotelica sono: genere e specie, universale e particolare, le categorie, le definizioni e i predicabili; quindi l’enunciato, il sillogismo, la dimostrazione e l'induzione.
Secondo Tommaso d'Aquino, ai cinque sensi esterni corporei (distinti in sensi superiori ed inferiori) e al "senso comune", si aggiungono poi i sensi interni: memoria, fantasia (chiamata anche "immaginazione"), e la "cogitativa", che è facoltà sensibile (detta "aestimativa" negli animali) che coglie da molti diversi ricordi un qualcosa di comune, il phantasma ("il fantasma"). Tale atto di cogliere è detto esperimento (experimentum) ed è il pensare "Callia-uomo" e "Aristotele-uomo". Dall'esperimento l'intelletto attivo opera l'astrazione del concetto di "uomo" (simplex apprehensio); rivolgendosi di nuovo ai dati empirici (conversio ad phantasmata) formula giudizi come "Aristotele è un uomo", "Callia è un uomo". L'induzione parte da questi giudizi per formulare proposizioni universali (come "Ogni uomo è un animale razionale") principi e dimostrazioni sillogiastiche. Esperimento, astrazione ed induzione sono processi distinti.
Il magister offre all'allievo aiuti e strumenti intellettuali. In secondo luogo, gli mostra la derivazione delle conclusione a partire dai principi primi, che l'alunno potrebbe non essere in grado di raggiungere con la sola propria forza dialettica (ST I,117,1, r.).
Un sistema filosofico L'uomo è finito ed è una tessera del puzzle della realtà che tenta di comporre: per questi motivi, non è in grado di esaurire tutte le possibili relazioni della realtà. Anche qualora vi riuscisse, non saprebbe rispondere alla domanda di fondo: perché questo disegno e non un altro? Perché questa realtà e non un'altra? Che cosa giustifica questa realtà, che cosa le dà ragione di essere, se non può darsela da sola in modo esaustivo?
Queste domande arrivano per ultime nell'indagine filosofica, ma sono di per sé le prime, in quanto riguardano il fondamento stesso della realtà. Dallo studio della realtà (in senso generico, la fisica), si arriva allo studio del suo fondamento che sta oltre la realtà: la metafisica.