Lestensione della vita, anche detta allungamento della speranza di vita, incremento della speranza di vita, allungamento della vita e medicina anti-età (in inglese e in parte della letteratura scientifica internazionale a tema è nota ad esempio come lifespan increase, lifespan extension, life extension e longevity increase), è un filone di ricerca scientifica che mira a comprendere i processi implicati nell'invecchiamento (ad esempio senescenza cellulare) e dunque di utilizzare queste conoscenze per allungare laspettativa di vita di un essere umano di alcuni anni rispetto a quella prevista. in tal modo, si contrasta la perdita della longevità e rallenta la vecchiaia.
Il filone di ricerca sull'estensione della vita si lega strettamente ad un altro filone analogo, cioè quello sull'aumento della qualità della vita (e.g., neuroprotezione) siccome una vita lunga ma di pessima qualità non è desiderabile e siccome un'alta qualità della vita (e.g., in cui le patologie croniche e più letali sono prevenute o tenute sotto controllo) si lega alla longevità. Contemporaneamente, il filone può essere associato ad un altro filone di studi analogo, cioè quello sulle zone blu, e alla ricerca sulla correlazione tra aspettativa di vita e alcune malattie particolari (e.g., malattie croniche e/o legate all'invecchiamento).
L'estensione della vita, infine, si affianca al dibattito sulla bioetica dell'immortalità (intesa come ipotetico limite estremo dell'estensione della vita), sull'effettiva desiderabilità dell'immortalità, sulla tanatofobia, sulla modifica genetica di Homo Sapiens, sulle ossessioni salutiste che possono derivare dalla ricerca sull'estensione della vita (e.g., disturbi alimentari come l'ortoressia) e su una serie di truffe che possono derivare da mosse su marketing su presunti prodotti anti-età. Alcuni di questi dibattiti possono anche avere uno sfondo religioso e toccare discipline come la filosofia, l'economia, la psicologia, l'antropologia e scienze politiche (e.g., il dibattito sulla società transumanista), il marketing e altre discipline. Una finestra su questi dibattiti è anche offerta dai sondaggi alla popolazione. Ad esempio, un sondaggio statunitense del 2013 ha rilevato che solo il 38% degli americani vuole trattamenti di estensione della vita e il 56% li rifiuterebbe; inoltre, il 68% crede che la maggior parte delle persone lo vorrebbero e solo il 4% considera ideale un'aspettativa di vita maggiore di 120 anni.
In Italia, secondo il rapporto ISTAT 2025, la speranza di vita al 2024 è pari a 85,5 anni per le donne e 81,4 anni per gli uomini, con una media di 83,4 anni.
Presentazione La ricerca sull'estensione della vita avviene attraverso esperimenti sullo stile di vita (e.g., esercizio fisico, qualità del sonno e dieta) e su farmaci e terapie. Questi esperimenti vengono spesso condotti su animali da laboratorio (e.g., topi e ratti) che hanno una fisiologia non identica a quella di Homo Sapiens. Pertanto, i risultati non sono direttamente e immediatamente trasferibili all'Uomo. Solo una serie di esperimenti su soggetti umani con gruppo di controllo e doppio cieco possono confermare la validità dei risultati sull'Uomo; inoltre, questi esperimenti non devono avere risultati contraddittori tra loro.
Altre ricerche si basano sull'osservazione dello stile di vita o di particolari indicatori delle persone longeve (e.g., i centenari e ultracentenari); un esempio di indicatore è la tipologia di flora batterica intestinale degli ultracentenari. Altri studi non si limitano a raggruppare e osservare le persone longeve, ma osservano lo stile di vita e particolari indicatori all'interno delle zone blu, cioè delle zone geografiche sulla Terra in cui si concentrano le persone longeve.
L'estensione della vita si differenzia a livello di definizione dal semplice apparire giovani e dunque dall'applicazione di cosmetici (e.g., creme anti-età al collagene, creme umettanti, sieri con retinoidi o vitamine o oli essenziali, scrub o peeling chimico, crema solare, trucco facciale, uso del roller di giada o del dermaroller, terapie laser, rallentamento della canizie o calvizie). In generale, le promesse dell'industria cosmetica di rallentare l'invecchiamento attraverso la sola cura della pelle sono delle affermazioni problematiche siccome al massimo si rallenta l'invecchiamento e indebolimento della sola pelle. Tuttavia, l'adozione di uno stile di vita improntato alla longevità si può unire a pratiche per aumentare la propria qualità della vita e il mantenimento di pelle giovane e sana, come ad esempio uno stile di vita ad hoc unito all'applicazione topicale di prodotti di skincare.
Storia La prima ricerca sulla longevità risale agli aforismi di Ippocrate. Il primo trattato sulla longevità risale al periodo greco classico ed è un paio di trattati minori appartenenti ai Parva naturalia di Aristotele, "De longitudine et brevitate vitae" e "De iuventute et senectute". Alcuni dei primi rimedi per ottenere la longevità si basavano sulla pseudoscienza; per esempio, il primo imperatore cinese, l'imperatore Qin, si suicidò accidentalmente dopo avere bevuto un filtro a base di mercurio che credeva che gli avrebbe dato l'immortalità.
Il primo trattato dell'epoca moderna sulla longevità diviso in 4 capitoli è "Come vivere cento anni. Discorsi della vita sobria" di Alvise Corner (o "Luigi Cornaro"), un nobile padovano che migliorò le proprie scarse condizioni di salute con una restrizione calorica e morì ultraottantenne (la sua età esatta non è conosciuta).
Gli studi sulla scienza della longevità moderna e contemporanea sono iniziati nell'Ottocento. Uno dei grandi traguardi è stato raggiunto nel 1985 con la scoperta della telomerasi da parte di Elizabeth Blackburn e Carol Greider, che hanno vinto il Premio Nobel per la medicina nel 2009 insieme a Jack Szostak. Due anni prima, nel 2007, è stato pubblicato uno dei manifesti dell'estensione della vita, "Ending Aging" di Aubrey de Grey e Michael Rae. Nel giugno 2013 è stato pubblicato "The Hallmarks of Aging", un articolo fondamentale che guida parte della ricerca moderna sull'estensione della vita e invecchiamento siccome individua alcuni biomarcatori/indicatori dell'invecchiamento su cui le cure possono agire; l'articolo è di Carlos López-Otín, Maria A. Blasco, Linda Partridge, Manuel Serrano e Guido Kroemer.
Gli studi sull'estensione della vita sono tuttora in corso e si stanno estendendo all'uso dell'intelligenza artificiale (e.g., Precious3GPT).
Esperimenti, osservazioni e scoperte Attività fisica L'attività fisica, secondo una larga fetta di studi, aumenta la longevità. Secondo una review di Reimers et al. (2012), l'attività motoria riduce molti fattori di mortalità, tra cui l'ipertensione arteriosa, il diabete mellito di tipo 2, la dislipidemia, l'obesità, le coronaropatie, l'infarto, le malattie polmonari ostruttive e vari tipi di cancro (cancro al colon, seno e probabilmente anche endometriale, polmonare e pancreatico). Tutte le cause di mortalità sono decresciute del 20-35% in paragone ai soggetti sedentari. L'attività fisica regolare, secondo un'altra review di 8 studi, aumenta l'aspettativa di vita di 0,43-6,9 anni; la media per gli uomini è 2,9 ± 1,3 anni, mentre per le donne è 3,9 ± 1,8 anni. L'attività fisica regolare si può svolgere anche durante il tempo libero, per cui non è necessario essere professionisti. Di contro, la sedentarietà è uno dei maggiori fattori di rischio indipendenti che causano il 10% dei morti in tutta Europa. Questa review di 8 studi nel dettaglio ha indicato un aumento della longevità in media di 3,7 anni sia per uomini che per donne; gli uomini e donne che hanno che hanno praticato attività fisica professionale hanno visto un aumento di 3,4 e 1,9 anni, mentre gli uomini e donne che hanno praticato attività fisica nel tempo libero hanno visto un aumento di 4,7 e 3,9 anni; tuttavia, queste statistiche si basano su un numero piccolo di studi con quantità di attività fisica eterogenee, per cui è difficile trovare una forte correlazione statistica tra attività fisica e incremento della durata della vita. Un'altra review di 11 studi svolti su ex-atleti in particolare indica come gli atleti che praticavano attività fisica di tipo aerobico e di sforzo (aerobic endurance) avevano un'aspettativa di vita più alta di 4,3-8 anni, mentre l'osservazione di altri tipi di atleti ha dato risultati contrastanti tra cui quello di un incremento della vita più basso (circa 5 anni).
Le stime indicate da tutti questi studi possono essere più alte se in più chi pratica sport ha altre abitudini salutiste: ad esempio, i soggetti non fumatori e normopeso che sono in forma grazie allo sport vivono 8,6-14,6 anni in più dei soggetti fumatori e sovrappeso come gruppo di controllo, con una media di 12 anni di longevità in più. Secondo un altro studio, i soggetti che non hanno mai fumato in vita loro, che seguono una dieta salutare (che include un consumo solo moderato di alcol) e che praticano attività fisica vivono 11,1 anni in più.
Secondo uno studio del centro di ricerca biomedica di Leicester (NIHR), gli uomini e donne affetti da due o più patologie croniche possono vivere rispettivamente 6,3 anni e 7,6 anni in più della media se praticano attività fisica coniugata a una dieta sana. Nello studio, alcuni esempi di malattie croniche sono l'ipertensione, diabete, depressione e cancro. Lo studio ha anche scoperto che il fattore che ha diminuito maggiormente la longevità sui soggetti deceduti prima della fine dello studio era il fumo.
Secondo un altro studio, l'attività fisica moderata (i.e., camminare, esercizi a bassa intensità, sollevamento pesi) diminuisce il rischio di morte da malattia cardiovascolare se essa è svolta per 300-599 minuti a settimana, cioè 5-10 ore a settimana (poco oltre 40-80 minuti al giorno). Per la precisione, il rischio di morte per malattia cardiovascolare si è abbassato del 28-38%, mentre la mortalità legata a qualunque causa è diminuita del 26-31%. L'attività fisica intensa (i.e., corsa, ciclismo, nuoto) invece abbassa il rischio di morte per malattia cardiovascolare del 27-33% e quello di morte per qualunque causa del 19%; l'attività fisica intensa veniva svolta per 150-299 minuti a settimana (2,5-5 ore circa, cioè poco oltre 20-40 minuti al giorno circa). Ma l'attività fisica moderata e intensa, se combinata insieme, porta alla maggiore riduzione del rischio di morte per malattie cardiovascolari, pari al 35-42%; la combinazione è 75-300 minuti (1,25-5 ore) a settimana di attività fisica intensa e 150-600 minuti (2,5-10) di attività fisica moderata affiancata. Tutti i risultati sono identici tra soggetti giovani e anziani, per cui i giovani e anziani che fanno attività fisica moderata invece che intensa non sono penalizzati; inoltre, lo studio suggerisce che lo sport ad l'alta intensità non provoca danni.
Secondo uno studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine (BJSM), l'attività fisica aumenta la longevità di 5,3 anni negli statunitensi di almeno 40 anni. I risultati sono stati raccolti attraverso un accelerometro, cioè una tecnologia indossabile, indossato per almeno 10 ore al giorno quasi ogni giorno dai partecipanti.