L'identità sessuale dai Greci a Freud è un saggio storico scritto da Thomas Laqueur nel 1990, che indaga sulle diverse rappresentazioni dei generi sessuali dagli antichi Greci in poi.
Il linguaggio e la carne (introduzione) Questo saggio ha per oggetto il contrasto millenario tra Corpo e Genere, vale a dire tra corpo e cultura. Prima del 1750 essere uomo o donna significava, ancora prima di avere un corpo, possedere un ruolo sociale. Nella seconda metà del Settecento - e solo allora - si giunge a concepire la possibilità che "la maggioranza delle donne non sia un granché turbata dai sentimenti sessuali": la presenza/assenza dell'orgasmo divenne cioè un contrassegno biologico della differenza sessuale. Fino ad allora la differenza sessuale era considerata come un'omologia di organi, che gli uomini presentavano al di fuori e le donne al di dentro. Ma nel tardo Settecento questo modello unidimensionale cede il passo ad un radicale dimorfismo; un secolo dopo questa differenza radicale arriverà fino al livello dei componenti elementari microscopici. La scienza non è affatto sintonizzata con l'evoluzione culturale: proprio all'apice della concezione dimorfistica (1850), la biologia andava nel senso opposto, riformulando l'isoformismo sessuale a livello embriologico, con la scoperta che pene e clitoride hanno la stessa origine nel feto. ("Da sola l'epistemologia non produce due sessi opposti. Perché ciò avvenga occorrono talune circostanze politiche"). Secondo Michel Foucault, la sessualità non è una qualità intrinseca della carne, e neppure un impulso biologico. Essa è "una maniera di modellare l'io nell'esperienza della carne", e si costituisce a partire da certe forme di comportamento. La sessualità è una sorta di opera d'arte. Le teorie della differenza sessuale hanno influenzato il corso del processo scientifico e l'interpretazione di particolari risultati sperimentali. La biologia - come la letteratura - non riproduce la realtà, ma la costruisce. Perciò occorre coinvolgere esplicitamente la biologia nei dilemmi interpretativi della letteratura. In questo consisterebbe la lezione dello strutturalismo: gli esseri umani impongono il loro senso dell'opposizione (bianco/nero, acceso/spento, maschio/femmina) ad un mondo fatto di gradazioni continue di differenze e somiglianze.
Il destino è l'anatomia L'ossimorico corpo monosessuale, dove i confini tra maschio e femmina sono politici: differenza e desiderio sono modellati più dalla retorica che dalla biologia. Secondo Galeno "Tutte le parti che hanno gli uomini le hanno anche le donne (all'interno)"; i genitali femminili sono la versione imperfetta dei maschili, come gli occhi ciechi della talpa sono la versione imperfetta dei nostri occhi. Aristotele, benché convinto dell'esistenza di due sessi come filosofo-naturalista, è persuaso dell'immaterialità del carattere mascolino, e si adopera dunque a demolire le distinzioni organiche tra i sessi. Gli organi sessuali fisici sono considerati perciò contrassegni contingenti; la verità naturale del sesso mascolino o femminino era l'opposizione attivo/passivo; non c'è nessun tentativo di fondare i ruoli sociali sulla natura. La paternità, non il pene, caratterizza l'uomo. Per Kaulos si può intendere sia il pene che la vagina che il clitoride: la confusione terminologica deriva da una mancata esigenza, da parte degli studiosi, di sviluppare un preciso vocabolario anatomico. Fino a tutto il Medioevo i fluidi corporei e gli organi sono ritenuti tutti in comunicazione tra loro: lo sperma, ad esempio, è sangue raffinato (la schiuma del sangue) che passa nel cervello e poi attraverso midollo, reni, testicoli, giunge al pene. Questo sangue, le donne, meno calde degli uomini (prive cioè del calore necessario a farlo schiumare), lo perdevano o con le mestruazioni o lo raffinavano in maniera meno imperfetta, sotto forma di nutrimento per il feto o di latte (Isidoro di Siviglia). Secondo Aristotele anche gli uomini, se munti regolarmente, produrrebbero latte. I fluidi riproduttivi (seme maschile e femminile, sangue, latte) erano distinti non morfologicamente, ma gerarchicamente: non in un rapporto di opposizione, ma di contiguità. Per Aristotele solo l'uomo produce un seme; per Galeno esiste un seme maschile ed uno femminile; per Ippocrate il seme maschile (forte) o femminile (debole) può essere prodotto sia dal maschio che dalla femmina: è la maggior quantità di seme forte o debole ottenuto con le due emissioni a determinare il sesso del nascituro, in una "battaglia dinanzi all'utero". L'idea galenica e poi ippocratica che anche la femmina produca seme può provocare un dubbio inquietante: che bisogno ha dunque la donna dell'uomo per generare? E se l'uomo fosse un semplice strumento per scaldare e rimescolare il seme della donna? Credere all'importanza del maschio nella riproduzione è necessario, ma difficile: così come nel caso dell'invisibile Dio ebraico (vedi Freud, L'uomo Mosè e la religione monoteista) occorre prestare fede ad una deduzione, contro l'evidenza materiale dei sensi. Per gli Antichi la libido non aveva sesso. Causa della libido è il seme, che produce smania nella parte del corpo predisposta. Galeno non spiega chiaramente se l'utero abbia un'erezione o no. Aristotele, per proteggere la differenza filosofica tra causa efficiente (maschile) e materiale (femminile) arriva a postulare la possibilità di un concepimento senza orgasmo femminile. Del resto anche nel maschio il piacere è dovuto allo sfregamento, non all'emissione. L'orgasmo è comune ad entrambi i sessi, ma è gerarchicamente ordinato. Le esigenze della cultura: nel mondo monosessuale era spesso difficile marcare le differenze. Nella favola degli ermafroditi (Simposio di Platone) il sesso sembra un aspetto secondario. L'omosessualità è tollerata finché non lede lo status. Lo schiavo non ha sesso. Per Aristotele "sperma" è sineddoche per 'cittadino'. In Isidoro di Siviglia: solo gli uomini hanno sperma (solo loro danno ai discendenti i diritti ereditari), oppure solo le donne (nel caso di figli illegittimi sono loro a conferire i diritti), oppure entrambi (chi dà al figlio le proprie sembianze). Si vede qui come a definire il figlio l'aspetto culturale (il diritto ereditario) e naturale (le sembianze) costituissero un tutto unico. Il modello monosessuale passerà senza grandi distorsioni attraverso Sant'Agostino e gli altri Padri della Chiesa, lungo tutto il medioevo cristiano (anche se si accentua il carattere irrazionale del sesso, conseguenza forse dalla caduta di Adamo).
Nuova scienza, una sola carne Nel Cinquecento si fa strada "una scienza nuova e di impronta deliberatamente revisionista" (alcuni studiosi all'inizio del secolo sostengono di avere "scoperto" la clitoride), che tuttavia non modifica il modello monosessuale, ma lo rafforza, proclamando con vigore che la Verità e il progresso non stavano nei libri, ma nel corpo aperto o appropriatamente esibito. I frontespizi e le altre illustrazioni delle opere di anatomia inizieranno e continueranno ad invocare innanzi tutto l'autorità di un corpo teatralmente aperto e scoperchiato. Credere è vedere: le rappresentazioni di Andrea Vesalio del pene/vagina (con un lieve sforzo di immaginazione è possibile vedere la vagina nel disegno del pene, tanto è marcata l'omologia) non sono né il risultato di determinate convinzioni rappresentative, né il frutto di un errore, ma il risultato di una concezione del mondo. "Era l'ideologia, e non la precisione delle osservazioni, a determinare in quale modo [gli organi] venivano visti, quali differenze contavano e quali no". Anche chi (H. Crooke) cerca prove contro la somiglianza degli organi maschili e femminili, ne trova di marginali rispetto alla nostra moderna prospettiva. Bartholin critica gli isomorfismi ma resta nel modello monosessuale, J. Duval obietta che un utero rovesciato è meno simile ad un pene che ad una bottiglia: ma la bottiglia ha la stessa forma della "braghetta" che compare, con chiara allusione sessuale, in François Rabelais (Pantagruel) ed in un ritratto del Pontormo. Il linguaggio della differenza e dell'identità: "Un linguaggio che distinguesse gli organi maschili dagli organi femminili non esisteva e non occorreva che esistesse". Come sostiene Thomas Kuhn, "è impossibile tradurre l'uno nell'altro i linguaggi di due teorie separate da una rivoluzione": allo stesso modo è impossibile tradurre i fumosi e ambivalenti termini rinascimentali nei nostri. "Fu probabilmente la politica del genere nel mondo reale a produrre nei testi l'insistente reiterazione dell'idea che in realtà non esistevano donne affatto." La verità del modello monosessuale. In un mondo in cui lo spreco di seme era cosa grave, nessuno presta attenzione alle prove che smentiscono la necessità dell'orgasmo femminile al fine della procreazione. L'antica idea della fungibilità dei fluidi (dal cervello al pene) trova persino il sostegno della scoperta di Vesalio della vena renale sinistra, dalla quale partono le vene ovariche, che avrebbe dovuto invece smentire la nozione di Galeno. Mentre la scoperta (di Leonardo da Vinci) che i vasi epigastrici non partono dall'utero e dalle vie vascolari reali viene semplicemente ignorata. La 'cronaca' che forniva esempi a questi anatomisti, parlava di uomini che allattavano, o di donne che in Brasile non erano soggette a mestruazioni perché perdevano il sangue da appositi tagli nei ginocchi, mentre per gli uomini era comunque opportuno un salasso in primavera… "Le componenti verificabili del modello dell'unica carne erano dunque sorrette da un'intera tradizione clinica." Corpi e metafore. Ma esiste anche una retorica della differenza, alternativa all'anatomia degli isomorfismi, che proclama le verità uniche del corpo femminile. Anche questa maniera di parlare, a ben vedere, dispone comunque la verità sessuale lungo un asse verticale, gerarchico. "In nessuno dei due la collocazione dei sessi entro la grande catena dell'essere è puramente metaforica, ma nemmeno ha una fase puramente corporea [...] il discorso dell'unica carne [...] sembra considerare gli organi, e le qualità dei corpi in generale come elementi in una serie di significati…" Ad esempio lutero vagante, credenza folklorica, rimane all'ordine del giorno nell'anatomia ufficiale fino al Secolo XVIII, quando ormai da secoli l'anatomia di Vesalio ne aveva reso assurdo il senso letterale. E cos'erano gli umori (sangue, bile, flegma…)? Né attributi corporei né mere metafore.
La rappresentazione del sesso La natura del sesso è il risultato non della biologia, ma dei bisogni che noi portiamo nel parlarne. Nulla di specificatamente corporeo è peculiare a ciascun sesso. Il doppio significato medievale-rinascimentale della parola cosmos (microcosmo, il corpo; macrocosmo, l'universo): la nuova scienza, 'autonoma' dalle autorità del passato, era in realtà ben radicata in questa tradizione metaforica. (Ad esempio le specie vegetali del genere Orchis eccitavano l'appetito venereo "in virtù della loro somiglianza coi testicoli". J. Tanner: "Nell'uomo, come in un cannocchiale, può essere vista Madre Terra". L'uomo è una mappa-epitome dell'universo. Le mestruazioni sono chiamate "fiori" della donna, la biologia funge da immagine, da cassa di risonanza della poesia. È un modello grottesco del corpo umano (carnevalesco, direbbe Michail Bachtin), cosmico, universale, sociale, i cui avvenimenti essenziali sono le espulsioni, attraverso pene(/vagina) e intestino.
La rappresentazione dell'unico sesso in un mondo bisessuale