Biografia
Giovanni Francesco (o Gianfrancesco) Sagredo nacque a Venezia da Niccolò e Cecilia Tiepolo il 19 giugno del 1571. Conobbe Galilei probabilmente a Venezia, dove lo scienziato spesso si recava provenendo da Padova. I due forse s'incontrarono nel circolo di intellettuali (il "ridotto Morosini") presso il palazzo sul Canal Grande dei fratelli Morosini Andrea Morosini in Dizionario Biografico – Treccani o forse Sagredo aveva conosciuto Galilei seguendone le lezioni private.
Portato per la ricerca scientifica, Sagredo studiò ottica, termometria e, in particolare, ebbe grande interesse per i fenomeni legati al magnetismo. Galilei gli aveva mandato delle calamite armateErano calamite rivestite con fasce di ferro disposte in modo tale da accrescere l'attrazione., usate da lui stesso nei propri intensi studi sui magneti (1600-1609) che affascinavano Sagredo, tanto che riferiva in una lettera a Galilei di voler scrivere a William Gilbert (1544-1603), autore del De Magnete (Londra, 1600), per «avere la sua amicitia» Atti e memorie dell'Accademia galileiana di scienze lettere ed arti in Padova, Volume 120, Parte 3, p.29, l'Accademia, 2007. Galilei stesso si attivò affinché il Granduca di Toscana Ferdinando I (1549-1609) acquistasse per una notevole somma di denaro una potente calamita per gli esperimenti di Sagredo.
Sagredo intervenne spesso a favore di Galileo: lo raccomandò ai Riformatori dello Studio di Padova affinché gli aumentassero lo stipendio, garantì i prestiti che aveva chiesto per la dote delle sorelle e l'ospitò nei suoi possedimenti in Cadore e nel suo palazzo veneziano per assistere a feste e regate e lo invitò a soggiornare nella città fortificata di Palmanova, dove aveva l'incarico di tesoriere (1605-1607).
Dopo essere rientrato dalla Siria, dove era stato inviato come console dal governo veneziano, seppe che Galilei era andato a Firenze come Primario Matematico e Filosofo del Granduca di Toscana. Sagredo, mosso da tristi presentimenti, il 13 agosto 1611 scrisse all'amico che era rimasto molto dispiaciuto che avesse rinunciato alla protezione della repubblica veneziana trasferendosi a Firenze e lo avvertiva di stare attento al «tempestoso mare della Corte» fiorentina e ai «furiosi venti della emulatione» Boris G. Kuznecov, Galileo, Edizioni Dedalo, 1979 p.163
Anche se lontani, i due amici continuarono a frequentarsi per corrispondenza discutendo di fisica, di morale, dandosi reciproci consigli e inviandosi doni sino al 1620, quando Sagredo morì.
Il grande affetto di Galilei per l'amico, che chiama «il mio Idolo», è dimostrato dall'aver attribuito, con il permesso del fratello del nobile veneziano, il nome di "Sagredo" all'acuto interlocutore delle sue più importanti opere: il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (Firenze, 1632)«Molti anni fa mi si poteva incontrare nella splendida città di Venezia a discutere con signor Giovanni Francesco Sagredo, un nobile di grande acume.» (In G. Galilei, Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo) e i Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attinenti alla meccanica e ai moti locali (Leida, 1638).
Giovanni Francesco Sagredo nella letteratura Giovanni Francesco Sagredo figura anche come personaggio nel testo teatrale Vita di Galileo di Bertolt Brecht.
Note
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