Problematiche riguardanti la campagna elettorale La data delle elezioni Nel mese di luglio 2005, il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un incontro con il presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi solleva la questione dell'opportunità di anticipare di un mese le elezioni politiche rispetto alla scadenza naturale della legislatura, ossia di indirle per la prima metà di aprile 2006, allo scopo di evitare un'eccessiva sovrapposizione di appuntamenti elettorali essendo previsto nella primavera 2006 anche un turno di elezioni amministrative e l'elezione stessa del nuovo presidente della Repubblica. Il mandato di Ciampi scade, infatti, a maggio 2006.

In un primo momento Berlusconi sembra propenso a rifiutare questa proposta ma il 18 ottobre 2005, annuncia che le elezioni si terranno il 9 aprile e il 10 aprile 2006, mentre la tornata delle amministrative si svolgerà come previsto nel mese di maggio. La data delle elezioni è stata nuovamente messa in discussione a meno di una settimana dalla data prevista per lo scioglimento delle Camere (gennaio 2006): il presidente del Consiglio dei ministri ha richiesto di prolungare i lavori del Parlamento, ventilando l'ipotesi, in caso di non accoglimento della richiesta, di non convocare i comizi elettorali fino al termine naturale della legislatura (maggio 2006).

Ufficialmente la motivazione della richiesta è quella di permettere al Parlamento di approvare alcune leggi rimaste in sospeso, tra cui anche la parziale riforma dei sistema giuridico che il presidente della repubblica ha rinviato alle Camere per palesi incostituzionalità. Taluni ritengono che Silvio Berlusconi voglia ottenere anche una dilazione dell'applicazione delle norme elettorali (par condicio), le quali regolano i passaggi e gli spazi concessi ad ognuno dei candidati, ed in generale tutte le forme di propaganda. Il presidente della Repubblica si è però detto contrario alla variazione delle data prevista per le elezioni, che, infine, dopo un confronto serrato, è stata confermata, pur con lo slittamento dello scioglimento delle Camere all'11 febbraio. L'accordo è stato raggiunto attraverso uno scambio di atti scritti, in modo da risolvere il contenzioso aperto pochi giorni prima, una modalità di accordo senza precedenti nella storia della Repubblica. Finora infatti questi passaggi sono sempre stati regolati informalmente.

La legge sulla par condicio Si tratta di una legge volta a garantire a tutte le forze politiche i medesimi diritti di parità di accesso ai mezzi di informazione, in termini di spazi e tempi, durante le campagne elettorali per le elezioni al Parlamento europeo, quelle politiche, regionali e amministrative e per ogni referendum; vieta inoltre pubblicità politiche in televisione e radio al di fuori delle apposite trasmissioni. I principali ambiti di regolamentazione riguardano: comunicazione politica radiotelevisiva; messaggi politici autogestiti; comunicazione politica radiotelevisiva e messaggi radiotelevisivi autogestiti in campagna elettorale; programmi d'informazione nei mezzi radiotelevisivi; imprese radiofoniche di partiti politici; messaggi politici elettorali su quotidiani e periodici; sondaggi politici ed elettorali, in particolare: i risultati dei sondaggi realizzati non possono essere diffusi nei 15 giorni antecedenti la data delle votazioni; è obbligatorio rendere pubblico, contestualmente al risultato dei sondaggi: a) soggetto che ha realizzato il sondaggio; b) committente e acquirente; c) criteri seguiti per la formazione del campione; d) metodo di raccolta delle informazioni e di elaborazione dei dati; e) numero delle persone interpellate e universo di riferimento; f) domande rivolte; g) percentuale delle persone che hanno risposto a ciascuna domanda; h) data in cui è stato realizzato il sondaggio.

disciplina della comunicazione istituzionale e obblighi di informazione; provvedimenti e sanzioni; obblighi di comunicazione;

Silvio Berlusconi fin dal 2004 ha proposto di modificare i termini della legge per rendere proporzionali gli accessi televisivi rispetto all'entità della presenza in parlamento delle varie forze politiche, e in tal senso il senatore Lucio Malan, nel 2006, ha presentato un emendamento, ma questa proposta, oltre a ricevere la fermissima opposizione del centrosinistra, non ha ottenuto un consenso unanime neppure tra i partiti della Casa delle libertà, come ad esempio l'UDC che ha manifestato indisponibilità al cambiamento dei principi della legge, pur criticandola.

Le maggiori critiche alla proposta trovano fondamento nella circostanza che Silvio Berlusconi, oltre a controllare direttamente tre reti (televisive) private nazionali (di cui una in odore di illegalità per presunta violazione dell'art. 21, Rete 4) in quanto proprietario di Mediaset, avrebbe un controllo indiretto, in quanto presidente del Consiglio dei ministri, sulle tre reti pubbliche nazionali (RAI), oltre al fatto che l'eventualità di pagare gli spot elettorali all'azienda del premier configurerebbe conflitto d'interessi.

I duelli-dibattito fra i candidati dei due schieramenti La Commissione parlamentare di vigilanza sulla RAI ha approvato, con i voti della sola maggioranza di centrodestra, un regolamento di esecuzione della legge sulla par condicio che prevedeva due dibattiti tra Silvio Berlusconi e Romano Prodi, leader rispettivamente della Casa delle Libertà e de L'Unione, tre tra i componenti dei maggiori partiti delle rispettive coalizioni, una conferenza stampa per ogni partito nei giorni precedenti le elezioni ed una conferenza stampa finale del presidente del Consiglio.

Prodi ha inizialmente rifiutato di partecipare ai duelli perché riteneva un'illegittima alterazione della parità di trattamento tra le forze politiche la conferenza stampa finale del premier, e solo dopo che il Presidente del Consiglio vi ha rinunciato (definendo peraltro questa rinuncia come una "violenza subita") il leader del centrosinistra ha accettato di prendere parte ai dibattiti. Come condizione ulteriore Prodi ha imposto la definizione di regole precise su tempi e modalità delle domande e delle risposte, ad imitazione del modello americano dei duelli tra George W. Bush e John Kerry. Berlusconi ha accettato questa richiesta pur affermando che simili vincoli non avrebbero permesso un dibattito interessante.

I giornalisti scelti per l'arbitraggio dei due duelli principali sono stati Clemente Mimun e Bruno Vespa. Questa scelta è stata oggetto di critica da parte del giornalista Marco Travaglio (noto per essere uno dei critici più assidui sia di Berlusconi che del centrosinistra, nonché uno dei giornalisti più attenti alle vicende giudiziarie dei politici), che dopo aver ricordato i comportamenti passati di Vespa e Mimun, chiede retoricamente: posto che, a quanto pare, Prodi e Berlusconi hanno scelto un arbitro per ciascuno, quale sarebbe l'arbitro di sinistra?Marco Travaglio, nell'articolo L' ottimo arbitraggio, pubblicato sulla rubrica Bananas de l'Unità del 13 marzo 2006.

Il primo dei duelli si è svolto in diretta su Rai Uno il 14 marzo 2006, sotto l'arbitraggio di Clemente Mimun, direttore del Tg1, e con le domande affidate a Marcello Sorgi, giornalista de La Stampa, e Roberto Napoletano, direttore de Il Messaggero (che ha avviato il dibattito), che hanno toccato, con le domande rispettivamente rivolte a Berlusconi e a Prodi, diversi argomenti. Nonostante le regole ferree che prevedevano trenta secondi per ogni domanda, due minuti e mezzo a testa per ogni risposta, e un ulteriore minuto a testa per le repliche, non sono mancate alcune piccole violazioni, che però non hanno influito troppo sul dibattito: alla seconda domanda Mimun non ha concesso a Prodi la replica finale da un minuto; e Berlusconi ha sforato tre volte il tempo di risposta alle domande (da lui contestato), poi puntualmente concesso al leader dell'Unione. Secondo alcuni dei quotidiani lo scontro si è concluso leggermente a favore di Prodi, con lo stesso Berlusconi a dichiararsi insoddisfatto del non essere riuscito ad esporre adeguatamente le sue idee proprio per le regole ferree. Il "match" è stato seguito da sedici milioni di spettatori (52% di share).

A questo si sono susseguiti altri tre duelli, sempre con un "paladino" per coalizione: Fausto Bertinotti (Rifondazione) vs Roberto Maroni (Lega Nord-MPA) il 15, Pier Ferdinando Casini (UDC) vs Francesco Rutelli (Margherita) il 22 e Piero Fassino (DS) vs Gianfranco Fini (AN) il 29, con le stesse modalità del primo dibattito. Unica differenza, l'estrazione a sorte, in diretta, del turno di parola e della posizione in studio (a destra o a sinistra di Mimun).

Il secondo duello si è svolto lunedì 3 aprile, moderato da Bruno Vespa, a "seggi" invertiti. Nella prima domanda si è parlato di sicurezza, anche alla luce della vicenda di Tommaso, il bimbo di Parma rapito e poi ucciso, ma il tema principale è stato quello relativo alle tasse e alle manovre fiscali del futuro governo, tema sul quale il giornalista Marcello Sorgi ha posto ben tre domande. Si è discusso inoltre del ruolo della donna nella politica e nella società e della situazione della scuola. Berlusconi ha più volte accusato la sinistra di essere divisa al proprio interno su molti temi importanti. Prodi ha ribadito la sua assoluta certezza sulla fedeltà degli alleati del suo schieramento e ha puntato il dito contro l'operato del Governo nel suo quinquennio di carica, chiedendo al premier uscente di spiegare come intende coprire finanziariamente le maggiori spese di 35 miliardi di euro connesse al suo programma per il prossimo quinquennio. Berlusconi ha risposto: "Se ha tempo glielo spiego dopo".

Nell'appello finale il Presidente del Consiglio ha annunciato, a sorpresa, di voler eliminare l'Imposta Comunale sugli Immobili (ICI) sulla prima casa nella prossima legislatura. C'è stato un momento di tensione quando Prodi, parlando di Berlusconi, ha citato una frase di Andrew Lang: "Il premier - ha detto Prodi - si attacca ai numeri come l'ubriaco ai lampioni, cioè per sostenersi e non per l'illuminazione" (la frase originale è "He uses statistics as a drunken man uses lampposts - for support rather than for illumination"); il premier è subito intervenuto dicendo a Vespa con tono autoritario (quasi padronale secondo alcuni) "Lei è il moderatore, lo moderi!", e ha definito, di rimando, il leader dell'Unione "un utile idiota (per la sinistra)". Entrambi hanno sforato spesso i tempi di risposta, prontamente fatti recuperare da Vespa. Rispetto al primo duello, c'è stato un calo di spettatori: solo dodici milioni. Durante la sua citazione Prodi ha sbagliato l'autore della stessa, in quanto disse che fosse di George Bernard Shaw, invece che di Lang.

I duelli tra i due contendenti principali sono stati trasmessi da altre emittenti che hanno così usufruito del segnale Rai: in Italia, LA7 (all'interno di Otto e mezzo) e Sky TG24, all'estero da CNN, TSI, TVE (attraverso il canale all-news Canal 24 Horas) e dalla francese Public Sénat. Diversi quotidiani online, tra cui il Corriere della Sera e La Repubblica, hanno poi diffuso in streaming via Internet i cinque tête-à-tête.