Teodorico di Verona, noto in tedesco come Dietrich von Bern (Bern è infatti il nome della città di Verona in medio alto tedesco), è uno dei personaggi leggendari più famosi dell'alto e del tardo medioevo tedesco. È una figura di rilievo in parecchie opere letterarie (se ne contano da 9 a 16), nella forma di canti eroici (come il Carme di Ildebrando), cicli epici (come il Ciclo di Teodorico) o scritti in prosa (come lHeldenbuch, che deriva sicuramente da una tradizione orale ben più antica). Teodorico svolge un ruolo chiave anche nel Nibelungenlied. Oltre agli undici componimenti poetici in medio alto tedesco, che narrano esclusivamente singoli episodi dell'eroica vita di Teodorico, la scandinava Thidrekssaga, tramandata nelle varianti in norvegese, svedese e islandese, rappresenta un caso particolare della tradizione perché racconta l'intera vita dell'eroe basandosi su sconosciute fonti prosastiche basso-tedesche. Già nella cronaca medievale, la figura di Teodorico di Verona è stata tradizionalmente collegata a quella storica di Teodorico il Grande.
La vita di Teodorico di Verona nella saga Nel Ciclo di Teodorico Teodorico è il figlio del re di Bern, tradizionalmente identificata con la città di Verona. Teodorico ha al proprio seguito un mastro d'armi di nome Ildebrando, che rimarrà al suo fianco fino alla vecchiaia, raduna a sé una cerchia di formidabili combattenti (undici o dodici, a seconda delle versioni) e diventa re di Verona in seguito alla morte del padre.
Grandi sono le sue imprese cavalleresche: al pari di Wolfdietrich, Beowulf, Sigfrido (nome germanico del norreno Sigurd) e suo padre Sigmund, Teodorico è uno dei pochi eroi leggendari tedeschi ad aver affrontato e sconfitto un drago. Tuttavia, egli non è invincibile, e non sempre è in grado di sconfiggere i suoi avversari da solo. Wittich (chiamato Vidga in norvegese antico, Vitige in lingua italiana), ad esempio, suo compagno nelle avventure più tarde, gli è superiore nel combattimento, grazie alla sua straordinaria spada. Anche Ecke, un gigante, si dimostra suo pari nell'arte del combattimento, e viene sconfitto da Teodorico solo dopo un arduo duello, vinto grazie all'espediente di portarlo dapprima allo sfinimento, e successivamente di pugnalarlo nelle aree non protette dell'armatura. Ciononostante Ecke sopravvive, e implora Teodorico di essere decapitato. Odoacre (o Sigurd in alcune tradizioni) viene sconfitto solo grazie a Mimung, la spada di Wittich, forgiata dal leggendario maestro Weland il fabbro.
Un giorno, Teodorico viene spodestato da suo zio Ermanarico, ed è costretto ad andare in esilio presso la corte del re degli unni, Attila (chiamato Etzel nelle tradizioni medio-alto tedesche). Un prematuro tentativo di riconquista del proprio dominio si riduce a un fallimento. Mentre è in esilio, Teodorico, combatte molte battaglie al fianco del re degli unni e, nella lotta contro i Nibelunghi (chiamati Niflunghi nella Thidrekssaga), sebbene tenti in primo luogo di far da mediatore, finisce per schierarsi dalla parte di Attila, suo ospite.
Raggiunta la vecchiaia, Teodorico ritorna nel suo regno insieme al suo mastro d'armi e riconquista il trono, sconfiggendo Ermanarico in battaglia presso Ravenna.
Versione della Thidrekssaga La Thidrekssaga è l'unica fonte medievale che narra per intero la vita di Teodorico (Thidrek) di Verona (Bern).Die inhaltliche Darstellung folgt der altschwedischen Version; um der leichteren Vergleichbarkeit willen werden die Namen in altnordischen und hochdeutschen Formen wiedergegeben.
Thidrek cresce alla corte di suo padre, re Thetmar di Bern, e sviluppa presto una profonda amicizia con il suo mastro d'armi, Ildebrando, che durerà per tutta la loro vita. Fin da giovane, Dietrich vive avventure e compie imprese che ne accrescono la fama di straordinario combattente, la più importante delle quali è senza dubbio la lotta con il gigante Grim, a cui, grazie all'aiuto del nano Alfrik (nome corrispondente a quello del più famoso Alberich del Nibelungenslied) vince l'elmo Hildegrim e la spada Nagelring, che porterà con sé per molto tempo.
Grazie alla sua fama crescente, altri giovani giungono a Bern, chi per unirsi a Thidrek come cavaliere, chi per sfidarlo a duello e competere con lui. Uno di questi giovani è Heime, figlio del famoso allevatore di cavalli Studas, che si unisce a Thidrek in seguito alla sua vittoria in duello e gli dà in dono uno stallone, allevato da suo padre, di nome Falke, che il re di Bern cavalcherà in tutte le sue successive avventure. Un'accoglienza meno calorosa viene offerta a Vidga (conosciuto anche come Wittich o Vitige), figlio del celebre Weland il fabbro, che gli aveva fatto dono della spada Mimung, il quale viaggiava in incognito per il regno. Thidrek, vittorioso in ogni combattimento e pieno di giovanile arroganza, minaccia Vidga di farlo impiccare sulle mura di Bern, tuttavia non aveva previsto la straordinaria spada di Vidga, né le sue abilità di combattimento. Solo l'intervento di Ildebrando, di cui Vidga è amico, salva il principe dalla completa sconfitta. Ildebrando è anche in grado di riconciliare i combattenti e di fare in modo che i due riconoscano l'altrui abilità e si considerino da quel momento in poi fratelli d'armi.
Per riscattare la vergogna della sconfitta, Thidrek decide di sfidare il famoso guerriero Ecke, che combatte impugnando Eckesachs, una famosa spada forgiata dal nano Alfrik. Lo scontro con lui si rivela una lotta tutt'altro che facile per Thidrek, che vince per un colpo di fortuna, grazie al proprio cavallo Falke che, vedendo il padrone in pericolo di vita, colpisce Ecke con gli zoccoli, uccidendolo. Il giorno seguente avviene uno scontro con il fratello di Ecke, Fasolt. Thidrek esce vittorioso anche da questo duello, e i due giurano amicizia diventando, a differenza di quanto narrato nel poema in medio-alto tedesco Eckenlied, che riporta una differente versione della medesima leggenda, fratelli d'armi. Da questo momento, Eckesachs diventa la spada di Thidrek, mentre Nagelring viene data in dono a Heime.
Dopo la morte di suo padre, Thidrek diventa re di Bern. Ad un banchetto, al quale partecipano i suoi amici Gunnar (chiamato Gunther nel Nibelungenlied), re dei Niflunghi (Nibelunghi), e i suoi fratelli Hǫgni (Hagen), Gernoz (Gernot in lingua alto-tedesca) e Gisler, il giovane re ed i suoi undici compagni di tavola, tra cui Ildebrando, Vidga e Heime, si vantano di essere guerrieri insuperabili, senza eguali. Ma Brand, uno dei cavalieri di Bern, solleva un'obiezione: il re Isung di Bertangenland ed i suoi dieci figli sarebbero quantomeno altrettanto capaci, ed il suo alfiere Sigurd (Sigfrido) sarebbe persino all'altezza di Thidrek. Il re, consumato dalla rabbia e desideroso di dimostrare il contrario, giura, assieme ai suoi compagni, di partire il giorno successivo per duellare con Sigurd, Isung ed i suoi figli. Giunti a Bertangenland, le cose non vanno come previsto: solo Vidga riesce ad ottenere una vittoria in duello, aiutato in particolar modo dalla sua spada Mimung, ma tutti gli altri, compresi Gunnar e Hǫgni, vengono inesorabilmente sconfitti. L'ultima speranza dei veronesi risiede in Thidrek, che avrebbe dovuto competere nella dodicesima e ultima battaglia contro Sigurd. Ma quest'ultimo, che ha visto Mimung in azione, si rifiuta di combattere contro una spada tanto formidabile e fa in modo che Thidrek giuri di non farne uso nella lotta. Thidrek dà la sua parola, ma Sigurd dimostra di essere l'avversario più forte che egli abbia mai affrontato. Dopo due giorni di incessante combattimento, nessuno dei due è riuscito ad infliggere all'avversario una singola ferita. Thidrek, frustrato ed arrabbiato per non riuscire ad ottenere la vittoria, alla fine convince Vidga a prestargli la sua Mimung, grazie alla quale riesce ad ottenere la vittoria il terzo giorno, anche se per mezzo di un tranello. Nonostante Sigurd abbia intuito l'inganno, riconosce la propria sconfitta e giura fedeltà a Thidrek che, dispiaciuto per l'intera faccenda, organizza un matrimonio solenne per Sigurd con la sorella di Gunnar, Grimhilld (chiamata Gudrun nell'Edda, o Crimilde nel Nibelungenlied), non sapendo che in realtà Sigurd era già promesso a Brunilde.
Quando lo zio di Thidrek Ermanarico, che regnava su Roma, secondo alcuni "Roma Belgica"So neben der bekannteren Bezeichnung Roma secunda auch der Name der römischen Kaiserstadt Trier, vgl. z. B. https://www.uni-regensburg.de/sprache-literatur-kultur/lateinische-philologie/res-gestae/exkursionen/roma-belgica/index.htmlNach der Thidrekssaga kann der historische Greutungenherrscher Ermanarich nicht mit der Geschichtsschreibung über das italienische Rom vereinbart werden., marcia su Bern con un grande esercito, al fine di conquistarla, Thidrek fugge con i suoi fedeli e si rifugia presso Attila, sovrano degli Unni. Vive alla sua corte per molti anni e lo aiuta in numerose battaglie contro diversi re nemici. In segno di gratitudine, Attila gli concede un esercito in modo che possa riconquistare il suo impero di Bern. Thidrek vince una grande battaglia nei pressi di Ravenna, che può essere equiparata alla storica battaglia di Ravenna, ma si ritira perché suo fratello e i figli di Attila sono stati uccisi da Vidga, che si era alleato con Ermanarico prima della cattura di Bern e dell'esilio di Thidrek. Attila perdona Thidrek per non aver impedito la morte dei suoi figli e questi continua a vivere alla sua corte.
Nel frattempo, Sigurd viene assassinato da Hǫgni nel regno dei Nibelunghi. La vedova di Sigurd, Grimhild, diventa quindi la moglie di Attila. Quando il re Gunnar si reca in visita da sua sorella presso re Attila con un grande seguito, c'è una lotta tra il Nibelunghi e gli Unni, e se inizialmente Thidrek non è in grado di prendere parte nello scontro, alla fine decide di combattere dalla parte del proprio ospite. Alla fine del massacro, tutti i Nibelunghi, diversi Unni e tutti i seguaci di Thidrek sono morti. Dopo questo incidente, Thidrek decide di tornare a Bern solo con sua moglie Herrat, nipote di Attila, ed Ildebrando, poiché ha sentito che il figlio di quest'ultimo ora governa la città. Quando Thidrek giunge a Bern, il popolo decide di riconoscerlo come legittimo sovrano, e di seguirlo in guerra contro Sifka (Sibiche), il successore (nonché ex consigliere) di Ermanarico. Thidrek vince la guerra ed è incoronato Re di Roma, città che viene dunque annessa al suo impero. Dopo la morte di Re Attila, Thidrek prende possesso anche del regno degli Unni, poiché Attila non aveva lasciato alcun erede al trono.
Raggiunta un'età avanzata, mentre un giorno si trovava a fare il bagno, un messaggero gli comunica la comparsa di un meraviglioso cervo. Thidrek salta dunque in groppa ad uno stallone nero misteriosamente apparso nella sua corte, che parte in un galoppo sfrenato. Quando si accorge di non poter smontare, capisce che quel cavallo è in realtà il diavolo che lo sta portando all'inferno, e da quel momento nessuno lo ha mai più visto.
Nella versione svedese della saga, tuttavia, è raccontato che l'intercessione della Vergine Maria salva Thidrek, che si mette alla ricerca di Vidga per potersi vendicare del suo tradimento e dell'uccisione del suo fratello. Dopo averlo trovato, lo sfida a duello e lo uccide, ma soccombe poco dopo a causa delle gravi ferite ricevute.
La fine di Teodorico