Lubriano è un comune italiano di abitanti della provincia di Viterbo nel Lazio, situato sulle colline che fanno da confine con l'Umbria.

Geografia fisica Territorio Il comune di Lubriano si estende in una zona collinare, compresa tra la valle del Tevere, a est, e il Lago di Bolsena a ovest. L'altitudine del suo territorio è compresa tra 581 e 165 m s.l.m., mentre il paese è arroccato su un'alta rupe tufacea a un'altitudine di 441 metri. Tutto il lato sud del territorio comunale è affacciato con alte rupi sulla valle dei Calanchi, dove lo scorrere del Fosso di Lubriano segna il confine naturale con il comune di Bagnoregio. Nella parte centrale e settentrionale del territorio si distende invece un altopiano, più o meno ondulato, ricco di campi coltivati e boschi, ultimo lembo sud orientale dell'altopiano dell'Alfina.

Clima

Classificazione climatica: zona E, 2203 GR/G

Storia Periodo preistorico e preetrusco Sicuramente il territorio venne abitato sin dalla Preistoria. Ne sono testimonianza alcuni ritrovamenti consistenti in utensili in selce, quali raschiatoi o punte di lame o frecce. Inoltre, negli anni '80 del secolo scorso, in Loc. Santo Stefano, venne individuato un piccolo villaggio dell'età del Bronzo, sorto su un percorso di transumanza che dall'Appennino conduceva al mare Tirreno.

Periodo etrusco Durante il periodo etrusco, Lubriano e il suo territorio facevano parte dello stato di Volsinii, attuale Orvieto. A testimoniare la presenza etrusca sul territorio vi sono alcune tombe, molte riutilizzate come stalle e rimesse, una tagliata (strada incassata nel banco tufaceo), e una fitta rete di cunicoli con funzione di acquedotto. Sul finire dell'Ottocento in Loc. Cantolla venne alla luce una ricca tomba di età ellenistica con un ricco corredo funerario, tra cui tre specchi di bronzo. Recentissime scoperte, ancora in fase di indagine e valutazione da parte della Soprintendenza per i Beni Culturali dell'Etruria Meridionale, in collaborazione con il locale gruppo archeologico, hanno portato all'individuazione di una necropoli etrusca; i lavori di indagine del sito sono in corso di esecuzione, ma è possibile rintracciare la presenza di diverse tombe a camera, ma soprattutto una struttura di tomba a dado, estremamente rara in area volsiniese.

Periodo romano Con la caduta di Volsinii, attuale Orvieto, nel 265 a.C., la zona di Lubriano passò sotto l'egemonia romana. La zona venne ampiamente e intensamente colonizzata a scopi agricoli. Una fitta rete di strade collegava il territorio lubrianese ai guadi e ai porti fluviali del Tevere, che scorre solo a una decina di chilometri a est, e quindi a Roma. Ne sono testimonianza i numerosi resti sul terreno di materiale fittile e resti di strutture, riferibili ai numerosi insediamenti produttivi, più o meno ricchi che costellavano il territorio. Alla fine del 1892 vennero inoltre rinvenute sepolture di epoca romana in Località Cantolla. Un reperto di notevole importanza è un cippo funerario che fece fare tal TVLLIVS CORNELIANVS per la moglie OPTATE SABINAE. Rinvenuto in Località Fontana Vecchia è conservato all'interno della chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista.

Periodo tardo antico Con la caduta dell'impero romano e il susseguirsi delle invasioni barbariche, la zona decadde. Così gli insediamenti agricoli vennero abbandonati e gli abitanti si unirono e si raggrupparono nei luoghi più inaccessibili e meglio difendibili, come appunto il luogo su cui sorge Lubriano, e sul luogo ove sorge il castello di Seppie. Il territorio, vide la dominazione dei Goti, e qui imperversò la guerra greco-gotica tra questi e i Bizantini. È appunto a questo periodo che si vuole far risalire la fondazione del castello di Seppie. Seguì poi la dominazione longobarda che fu quella che meglio si integrò con le popolazioni già presenti.

Periodo Medievale

Dal Medioevo all'età moderna

Simboli

Lo stemma lubrianese raffigura il pastorello san Procolo (di cui si parlerà più avanti) addossato a una quercia tenente con la mano destra una verga da pastore e con la sinistra un castello a tre torri segno di protezione sul paese. La più antica rappresentazione dell'attuale stemma è rintracciabile in alcuni documenti conservati presso l'archivio vescovile di Bagnoregio, risalente ai primi del Seicento.

Lo stemma è stato riconosciuto con decreto ministeriale del 20 giugno 1891.Bollettino Ufficiale della Consulta Araldica, vol. 1, n. 1, settembre 1891, p. 51.

Il gonfalone è un drappo di rosso.

Monumenti e luoghi d'interesse Il paese è disteso longitudinalmente su un alto promontorio tufaceo che si inoltra nella valle dei calanchi. Il centro storico segue linearmente l'andamento del promontorio tufaceo su cui Lubriano sorge. Al centro di esso si apre l'ariosa Piazza San Giovanni Battista, il salotto di Lubriano, affacciata a balcone sulla valle e sulla veduta di Civita di Bagnoregio. Su questa si affacciano la chiesa di San Giovanni Battista e il palazzo Monaldeschi (già Bourbon del Monte), esempio di barocco locale. Ricchi di fascino e molto caratteristici sono i piccoli vicoli, gli archi, le scalette e le piccole piazzette che si aprono nei vari quartieri medioevali, come, l'Ortale (dove sorge l'antica torre medievale) e lo Scenditoio. Dai suoi numerosi affacci si può godere di ampie visuali sulla Valle dei Calanchi e su Civita di Bagnoregio. Poco fuori dal centro storico si trova il santuario dedicato alla Madonna del Poggio, altro delizioso esempio di arte barocca. Architetture religiose Chiesa di San Giovanni Battista Decollato

La chiesa parrocchiale di Lubriano, dedicata a San Giovanni Battista Decollato, sorge pressoché al centro del nucleo antico del paese e chiude a est con la sua facciata barocca e il suo snello campanile, l'ariosa omonima Piazza, donandole, insieme con il Palazzo Feudale, anch'esso in stile barocco. La piazza, come altri punti, si affaccia a balcone sull'alto strapiombo, e da qui si può avere un'ampia visuale sulla vallata, su Civita di Bagnoregio e sulla prima parte del centro storico, dove svetta la Torre Medievale. Le origini della chiesa si perdono nel tempo. Un primo edificio di culto risalirebbe al periodo longobardo, come testimonia il ritrovamento, durante gli ultimi lavori di restauro di diverse sepolture longobarde e delle strutture perimetrali della parte absidale, al di sotto dell'attuale pavimento, coeve. Un documento risalente all'anno 824, testimonia la compravendita di vari terreni da parte dell'Abbazia del SS Salvatore del Monte Amiata nel territorio di Lubriano, e tra i firmatari dell'atto figura un Domnolinus chierico della chiesa del "Vicus Cimmerianus". Identificando l'abitato di Lubriano con il Vicus Cimmerianus del documento, ed essendoci un chiericus, ovvero un sacerdote, appare chiara la presenza in sito di un nucleo ecclesiastico, comprovato fra l'altro dai ritrovamenti, e dalla presenza all'interno dell'attuale chiesa, di sculture a intreccio tipiche del periodo Longobardo - Carolingio. Agli inizi del 1100 venne eretta, la nuova chiesa dedicata a San Giovanni Battista, in aderenza, o comunque in sostituzione della vecchia costruzione, che scomparve. La chiesa di San Giovanni Battista crebbe d'importanza, seppur un vuoto di notizie porta agli inizi del 1500, quando aveva il titolo di collegiata. Ampliata e rimaneggiata a più riprese, con la realizzazione delle cappelle laterali, e degli altari posti nella parete nord si arriva al XVIII secolo. Fortemente danneggiata dal terremoto del 1695, venne restaurata e venne realizzata la nuova facciata in stile Barocco, molto probabilmente opera di Giovanni Battista Gazzale (al tempo autore del rifacimento del Palazzo Feudale e della nuova chiesa della Madonna del Poggio). Venne riparato anche il campanile, ma lo stesso subirà a breve una triste sorte. Nella metà del 1800 questo, colpito e danneggiato da un fulmine, cadde in rovina. Incaricato dall'allora parroco don Crispino Catteruccia, l'architetto orvietano Paolo Zampi, progettò l'attuale torre campanaria, realizzata nella seconda metà dell'Ottocento. L'interno semplice, ma di scuro effetto, si rifà all'architettura romanica. Una sola navata scandita da grandi arcate suddividono l'ambiente in 4 campate nell'ultima delle quali trova posto il presbiterio rialzato. Tre grossi fornici, aperti negli anni '30 del secolo scorso, collegano quest'ultimo con la parte absidale e con la sagrestia. La copertura è a tetto con travi in legno, sorretto dalle arcate prima descritte. Nella parte absidale invece la copertura poggia su una volta a botte. Nella parete meridionale si aprono, nella seconda e terza campata due cappelle. La prima cappella è dedicata alla Madonna del Rosario. Sotto l'altare vi è collocato il simulacro con i resti del pastorello San Procolo. La seconda è dedicata al SS Sacramento. Nella parete settentrionale si trovavano un tempo altri altari. Uno era dedicato all'Angelo Custode e un altro a San Carlo. All'interno della chiesa troviamo diverse opere d'arte di notevole interesse. Nella cappella della Madonna del Rosario una grande pala seicentesca raffigurante la deposizione dalla Croce. L'opera risulta una copia della Pietà con san Francesco e Maria Maddalena di Annibale Carracci, probabilmente eseguita da un allievo della sua nutrita scuola (un'altra copia si trova nella vicina Orvieto). Una pregevolissima annunciazione, pala dell'altare della scomparsa chiesa dell'Annunziata presso il monastero di Santa Maria in Suntina, è stata riportata all'antico splendore da un curatissimo e recente restauro. L'opera stata attribuita a Girolamo Troppa e risale alla seconda metà del 1600. L'opera, prima del restauro conservata nella cappella del Santissimo Sacramento, dopo il restauro è stata inserita nella cornice in stucco settecentesca, presente nella parete nord della navata ove un tempo era l'altare di San Carlo. La pala dell'altare maggiore raffigura la decapitazione del Battista. Molto interessante risulta un ciclo di affreschi votivi recentemente restaurati, raffiguranti San Martino I Papa, San Paolo Apostolo, Sant'Andrea Apostolo e un San Giovanni Battista. Un altro grande e bell'affresco raffigurante l'Angelo Custode, che costituiva la pala dell'altare con questa dedica, è stato recuperato contemporaneamente agli affreschi dei santi. Sono inoltre presenti altre opere di minore valore. Da segnalare la presenza di molte lapidi incastonate nei muri. Tra queste degne di menzione alcune pietre con motivi a intreccio di epoca longobardo-carolingia, uno stemma dei Monaldeschi, e i resti della tomba di Benedetto di Ermanno Monaldeschi del Cervo. Quest'ultima venne riutilizzata nel 1430 come lapide della sepoltura dei resti del pastorello San Procolo.

Chiesa della Madonna del Poggio