La sua pittura si inserì nella tradizione paesaggistica lombarda, con influenze da parte del movimento novecentista prima, in seguito dell'impressionismo inglese e del chiarismo lombardo.

Partecipò ad alcune fra le principali manifestazioni artistiche italiane del tempo: fu presente per quattro volte alla Biennale di Venezia (nel 1934, 1936, 1948 e 1950), espose al Premio Cremona (1940), al "contrapposto" Premio Bergamo (1941) e alla V Quadriennale di Roma (1949). Alcune sue opere sono conservate presso collezioni pubbliche milanesi: la Galleria d'arte moderna, la Raccolta d'arte dell'Ospedale Maggiore e le Collezioni d'arte della Fondazione Cariplo, dell'Accademia di Brera e della Provincia.

Nato a Crema, si formò a Firenze e a Milano, dove si diplomò all'Accademia di Brera sotto la guida di Aldo Carpi. Dopo un lungo soggiorno inglese alla fine degli anni Trenta, il richiamo alle armi lo portò sul fronte in Francia e all'internamento in Svizzera. Con la fine delle ostilità tornò a vivere tra la città natale e Milano fino al 1957, quando insorse la malattia che lo condusse alla morte l'anno successivo, a soli cinquant'anni.

BiografiaLe informazioni biografiche su Martini sono documentate, fra gli altri, in ; ; ; ; . Indicazioni bibliografiche più dettagliate sono fornite all'occorrenza nel corso della presente sezione.

Gli Anni Trenta: la formazione e il soggiorno in Inghilterra Nato a Crema da Pietro e Paola Tomalino, nipote dell'architetto e pittore Sigismondo Martini e penultimo di sette figli, iniziò gli studi nella città natale come disegnatore meccanico, in vista di un futuro impiego nell'officina meccanica di famiglia, iscrivendosi alla Scuola serale di disegno industriale a Crema e quindi frequentando il Corso di Decorazione murale a Milano. Successivamente frequentò la Scuola superiore d'arte applicata all'industria del Castello Sforzesco. Il servizio militare nel 1929 svolto a Firenze gli consentì di diplomarsi presso l'Istituto superiore d'arte di quella città. Queste credenziali gli consentirono l'iscrizione all'Accademia di Brera, conseguendo il diploma nel 1933 sotto la guida di Aldo Carpi.

Durante gli anni Trenta ampliò l'attività artistica con esposizioni personali e collettive, e continui viaggi in Italia e all'estero, visitando nuovi luoghi e allargando le proprie conoscenze. Fra le mete preferite vi era l'Isola Comacina, nel Lago di Como, di proprietà pubblica e in uso all'Accademia di Brera, che la rese a partire dagli anni Venti luogo di soggiorno e di incontro per giovani pittori italiani e stranieri, soprattutto inglesi, attratti dalla bellezza dei luoghi.

Fu anche la conoscenza di questi pittori a porre le basi per un lungo soggiorno in Inghilterra fra il 1938 e il 1940. In un'epoca in cui Parigi era considerata il centro artistico europeo, la scelta di Londra non fu casuale: una forte attrazione per i paesaggi inglesi, ma soprattutto il desiderio di conoscere da vicino le opere dei maestri dell'impressionismo inglese, William Turner e John Constable su tutti, furono alla base della scelta di Martini, che da Londra e da Edimburgo si spingeva spesso nelle campagne circostanti per dipingere.

La guerra e l'internamento Il richiamo alle armi lo costrinse a ritornare in Italia nel 1940. Nel 1942 fu inviato come geniere sul fronte francese. Il suo reparto fu inizialmente di stanza a Villefranche-sur-Mer, in Costa Azzurra, e poi nelle regioni più interne, dove i molti disagi crearono a Martini problemi di salute che ne imposero il distaccamento a Crema, dove ultimò quei lavori che avrebbero dovuto essere esposti alla mostra nazionale «Pittori in arme» in allestimento a Roma.

Dopo l'armistizio dell'8 settembre, i soldati e gli ufficiali del suo reparto furono rinchiusi in una caserma di Monza per essere spediti in un campo di sterminio in Germania. Martini riuscì ad evadere e, pur infortunatosi nello scavalcare il muro di cinta della caserma, raggiunse a piedi la casa dell'amico Aldo Carpi a Mondonico, dove trovò ospitalità e abiti civili. Da lì si diresse a piedi per sentieri di campagna, per non essere scoperto, a Crema, dove riuscì ad organizzare l'espatrio nella neutrale Svizzera, che appariva l'unica soluzione percorribile.

Giunto in Svizzera Martini insieme a migliaia di altri profughi e sfollati italiani, venne internato nel Campo di internamento di Herzogenbuchsee, dove le dure condizioni di vita e i molti divieti, fra cui quello di dipingere, condizionarono la sua vita e la sua salute. In seguito il divieto fu revocato e venne anche concesso il permesso di uscire dal Campo per dipingere. Martini ne approfittò recandosi sui monti circostanti con gli sci e con tavolozza, tele, colori e pennelli legati alla schiena a mo' di zaino. Durante una di queste uscite una caduta gli costò la frattura di una vertebra, il che, unitamente ai problemi di salute patiti in Francia, costituì probabilmente l'inizio di quel deperimento delle condizioni di salute che lo portò alla morte in età ancora relativamente giovane. Martini riuscì anche ad essere fra i promotori di una mostra d'arte che si tenne nel Campo di Herzogenbuchsee e a cui parteciparono alcuni artisti italiani internati, fra cui l'amico e concittadino Achille Barbaro..

Il dopoguerra e gli anni Cinquanta Nel dopoguerra Martini riprese l'attività artistica e professionale, divenendo nel 1950 assistente alla cattedra di Pittura di Aldo Carpi all'Accademia di Brera, e proseguendo nelle esposizioni e nei soggiorni in Italia (Burano, il Lago di Garda, la Liguria) e all'estero (Berna, Ginevra, Zurigo, Parigi, Bruxelles, Francoforte e Colonia in particolare), mentre a Crema divenne il punto di riferimento di Carlo Fayer e Gianetto Biondini.

Sul piano personale, il matrimonio e la nascita dei due figli segnarono la sua sensibilità artistica ed umana nei suoi ultimi anni di vita.

L'insorgere della malattia a partire dall'estate del 1957, preannunciata forse dai continui problemi di salute e dagli infortuni occorsi durante la guerra e la prigionia, lo costrinse ad abbandonare l'insegnamento e la produzione pittorica. Dopo circa un anno trascorso in un sanatorio di Miazzina, si spense il 15 luglio del 1958.

Partecipazioni e premi I primi anni: i premi braidensi e le esposizioni sindacali Durante gli studi a Brera Martini fu vincitore del premio Mazzola nel 1931, del premio Bozzi-Caimi nel 1932 e due volte del Premio Junck, nel 1932 e 1933..

Nel corso degli anni Trenta espose a diverse Mostre Sindacali. Partecipò alla IV edizione (1933) della Mostra Sindacale regionale presso il Palazzo della Permanente di Milano con due dipinti, fra cui un Ritratto d'uomo, di impostazione novecentista ma con alcuni tratti già chiaristi, per l'occasione acquistato dalla Provincia di Milano ed esposto nel 1988 alla mostra di una selezione di opere appartenenti alla propria collezione d'arte, tenuta a Palazzo Isimbardi, sede dell'Ente.. Fu poi presente alla VI edizione (1935), con l'opera Il Serio a Crema, acquistata ancora una volta dalla Provincia di Milano..

Alle Mostre Sindacali nazionali Martini fu presente per la prima edizione, nel 1933..

Nel 1937 fu invitato a Berlino alla Mostra Nazionale d'arte contemporanea italiana, dove espose opere litografiche.; nello stesso anno, in occasione della Mostra Sociale della Permanente, si aggiudicò il Premio Sallustio Fornara con il dipinto Portofino, in seguito acquistato dalla Galleria d'arte moderna di Milano.. Due anni dopo, nel 1939, di ritorno dal soggiorno inglese, si aggiudicò a Brera il Premio Cassani con un Autoritratto giudicato non in linea con i dettami del concorso ma dal notevole impatto emotivo, e quindi acquisito dall'Accademia per la sua collezione permanente.

Le Biennali veneziane del 1934 e 1936 L'evento maggiore a cui Martini partecipò nei primi anni di carriera fu la Biennale di Venezia, a cui fu ammesso nel 1934. e nel 1936 esponendo opere litografiche... Fra esse, Festa patriottica in provincia venne notata da Campbell Dodgson alla Biennale del 1936 e pubblicata quello stesso anno sul Fine prints of the year, recensita come «una rapida e sommaria istantanea, dal tratto impressionista, in cui gruppi di uomini [...] sono vivacemente ritratti, o meglio, evocati»..

«La mostra dei sette di Brera»

Nel dicembre del 1937 Martini partecipò alla «Mostra dei sette di Brera», una «sorta di rendez-vous di sette ex-studenti dell'Accademia», divenuta storica per essere stata l'ultima manifestazione tenuta alla Galleria Pesaro, essendosi Lino Pesaro, il proprietario, suicidato a causa delle persecuzioni anti-semite proprio l'ultimo giorno dell'esposizione.. Presentato in catalogo da Carpi, Martini fu ben recensito da Carlo Carrà su L'Ambrosiano e da Leonardo Borgese sul Corriere della Sera («Più sensibile al colore che alla forma, annota con estro impressionistico, in toni chiari e leggeri, i paesaggi che dipinge in Liguria o nell'Isola Comacina»), oltre che dal Popolo d'Italia.

A conclusione della mostra, alla Provincia di Milano, in quegli anni attiva in una politica di acquisizioni per la propria collezione artistica, venne proposto dalla Galleria Pesaro l'acquisto di un'opera selezionata per ciascuno dei sette artisti partecipanti: nel gennaio del 1938 fu comunicato di aver «prescelto il Rognoni [non potendo] fare di più per ragioni di bilancio e anche perché siamo già in possesso, per acquisti precedenti, di quadri del Martini». Ciononostante, pochi mesi dopo la Provincia decise l'acquisto di altri due dipinti fra quelli esposti, fra cui Porto di Genova di Martini..

Il Premio Bergamo e il Premio Cremona

Tra la fine degli anni Trenta e l'inizio degli anni Quaranta si sviluppò la rivalità fra due manifestazioni pittoriche fasciste: il Premio Cremona, promosso da Roberto Farinacci, dall'impostazione e dalle tematiche propagandistiche, e il Premio Bergamo, promosso da Giuseppe Bottai, Ministro dell'educazione nazionale, che aveva fama di «fascista moderato», ovvero di uomo dalla grande cultura artistica e di sostenitore dell'idea che l'arte italiana dovesse essere sciolta dall'impegno di sostenere il potere e dovesse, al contrario di quanto affermato da Farinacci e dalla maggior parte degli esponenti del regime, guardare all'arte delle altre Nazioni europee in un'ottica di reciproco scambio di idee e di ispirazioni..

La contrapposizione fu tale che furono pochi gli artisti che parteciparono sia all'una che all'altra manifestazione. Fra questi, ci fu Martini, il quale fu presente alla seconda edizione del Premio Cremona (1940) con due opere, fra cui Il mietitore, che venne in seguito selezionata per la riproposizione della mostra a Hannover....

La seconda edizione del Premio, dal tema «La battaglia del grano», fu probabilmente l'unica delle tre a presentare un buon livello artistico medio e opere di qualità, e l'unica ad avere un legame con il regime forte, ma non smaccatamente propagandistico e finalizzato al culto della personalità del Duce«La seconda edizione del Premio, dedicata al tema della battaglia del grano, sembra consentire agli artisti una maggiore libertà e raggiunge in assoluto i risultati più convincenti. L'apertura sul paesaggio rurale permette un più ampio coinvolgimento atmosferico, una fresca adesione al cielo e alla terra, una gestualità più sciolta, un significativo recupero del naturalismo pre e postimpressionista e postmacchiaiolo. [...] La seconda mostra offre qualche bel dipinto, di respiro georgico, talora pervaso da un afflato milletiano.» ().

L'anno successivo Martini partecipò alla terza edizione del «contrapposto» Premio Bergamo, ancora con due opere, senza tuttavia aggiudicarsi premi o menzioni particolari...