Fu il primo sindaco socialista di Monza, in carica dal 1914 al 1917.
Biografia Si laureò in lettere e giurisprudenza a Milano. Fu avvocato e docente nei licei monzesiDe Angelis Gianmarco, «Raccogliere, pubblicare, illustrare carte», Firenze University Press, 2017, p. 120..
Attivo nel Partito Socialista Italiano, divenne sindaco di Monza nel 1914. Durante la prima guerra mondiale partecipò alla Conferenza di Zimmerwald. Nel 1918 subì un'aggressione da elementi nazionalisti da cui riportò gravi traumi.
Al Congresso di Livorno del 1921 non aderì alla scissione della frazione comunista, ma mantenne un atteggiamento massimalista che emerse anche nella dichiarazione di voto contro i pieni poteri a MussoliniSecondo Mario Boneschi, I partiti politici e il fascismo fino al 3 gennaio 1925, Firenze (FI): Le Monnier, Nuova antologia. Luglio-sett. 2007, p. 188, "il rilievo dell'immaturità dottrinaria del socialismo non costituisca una critica esagerata ed eccessiva"", alla luce del seguente resoconto sommario della dichiarazione di Riboldi a Montecitorio nella seduta del 22 novembre 1922: "L’oratore dichiara che il Partito socialista italiano non ha pregiudizi di fronte alla dittatura e ai diritti della rivoluzione affermati dall’on. Mussolini. Personalmente riconosce che in seguito alla guerra si è determinata una situazione di crisi che investe tutti i partiti e tutte le coscienze e che richiede rimedi eccezionali. Il punto di dissenso risiede nella forma personale della dittatura che ha instaurato l’on. Mussolini, il quale non è l’esponente di una classe o di un partito, ma è l’esponente esclusivamente di sé stesso. È questa la forma di dittatura peggiore e più deleteria per una nazione, mentre la dittatura di una classe e di un’élite possono rappresentare un grande progresso nella vita civile di un paese, come è avvenuto nel primo periodo della vita italiana e come avviene oggi in Russia".; dopo aver tentato una mediazione con Costantino Lazzari e Fabrizio MaffiCon questi partecipò anche, tra il 1923 ed il 1924, al comitato di redazione del quindicinale milanese Pagine rosse: Giacinto Menotti Serrati, Il manuale del perfetto carcerato, Pisa: Fabrizio Serra, Storiografia: XVI, 2012, p. 185. al III Congresso dell'Internazionale Comunista, passò al Partito Comunista d'Italia nel 1924, con il quale fu rieletto deputato. Rimase tuttavia in ottimi rapporti con Giacomo Matteotti, tant'è vero che con lui tentò, inutilmente, anche un'intesa elettorale coi comunistiEzio Riboldi, Vicende socialiste, Milano, edizioni Azione comune, 1964, p. 115..
Arrestato la notte dell'8 novembre 1926 dai fascisti, fu dapprima confinato a Pantelleria e poi detenuto in carcere a Milano, Volterra, TuriQui ritrovò come compagno di carcere Antonio Gramsci: v. Studi storici: rivista trimestrale dell'Istituto Gramsci, 50, 2, 2009, Roma: Carocci., Parma e Civitavecchia. Nel 1933 fu graziato dietro richiesta al regime da parte della moglie, episodio che provocò l'anno successivo l'espulsione di Riboldi dal PCd'I.
Nuovamente confinato nel 1940 a Vasto Marina, negli anni successivi collaborò al giornale fascista La Verità, trattando di politica estera.
Nel dopoguerra riprese a collaborare con la stampa comunista, ma nel 1963 rifiutò di entrare nel PCI a causa della crisi sino-sovieticaGiorgio Fedel, La prima Resistenza armata in Italia, Fondazione Comandante Libero, 2014, p. 222.. L'anno successivo mise su carta i suoi ricordi dell'immediato primo dopoguerra, pubblicandoli per la casa editrice di Giulio SenigaE. Riboldi, Vicende socialiste. Trent'anni di storia italiana nei ricordi di un deputato massimalista, introduzione di Giuseppe Tamburrano, Milano, Edizioni Azione Comune, 1964..
All'annuncio della morte, nel 1965, Pietro Nenni - il quale si era astenuto, nel 1923, sulla decisione di espulsione di Riboldi e degli altri terzini del suo gruppoF. Sass., Un pellegrino massimalista, L'Avanti!, 1º maggio 1964 . - ricordò il defunto nei suoi Diari.
Note
Bibliografia Giuseppe Rossini, note a Francesco Luigi Ferrari, Lettere e documenti inediti, vol. 1, Edizioni di Storia della Letteratura, Roma, 1986, pp. 104–105.
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