La pieve di San Giovanni Battista è un edificio sacro che si trova in via San Giovanni a Pieve Fosciana.

Storia

La tradizione attribuisce a san Frediano (coadiuvato dalla duchessa Matilde di Toscana) la fondazione di una prima pieve di Fosciana, intitolata ai Santi Ippolito e Cassiano e ricordata in un documento del 764 che riporta per la prima volta il nome di un pievano locale, tale Gunduald, nobile di origine longobarda. L'antica pieve doveva essere situata in altro luogo, dal momento che le indagini archeologiche effettuate nella presente chiesa non hanno rivelato nessun edificio precedenteMarco Frati, Scrigni di pietra. Edifici religiosi nella valle del Serchio tra XI e XIV secolo, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pag. 22..

La chiesa attuale risale probabilmente alla metà del XII secolo e aveva, prima delle trasformazioni, tre navate divise da pilastri quadrati. Di questa fase si conserva l'abside.

Verso la fine de Trecento la chiesa, che si trovava in una zona che era del tutto indifesa, fu semidistrutta " per le guerre e per le incursioni di genti armate " e fu poi restaurata a stento, con il corso di tutte le comunità della pievania.

Nel secolo XVII, anche in seguito agli impulsi post-tridentini, ebbe inizio la trasformazione interna. La navata centrale fu abbassata costruendo la volta botte in laterizio e sottraendo alla vista l'ancora esistente tetto a capriate, dovuto forse ai restauri della fine del Trecento, mentre le navate laterali furono alzate costruendo le volte a crociera. Le pareti interne di pietra di arenaria molto friabile, furono intonacate e successivamente nel sec. XVIII vennero intonacati anche i pilastri.

Nel secolo XVIII fu demolito l'antico campanile che ostruiva la porta di destra della facciata. La costruzione del nuovo cominciò nel 1703 e fu portata a termine nel 1722.

La facciata romanica della chiesa, probabilmente già molto deteriorata a causa dello sbriciolamento della pietra arenaria, fu completamente sostituita dal 1770 al 1774 con l'attuale facciata barocca.

Cronotassi dei Pievani

1 - Gunduald † prima dell'anno 764 2 - Lucipert † 764 3 - Domnipert † 796 - 821 4 - Teutpertus † 937 5 - Petrus b.m. Rasperti † 839 - 852 6 - Garipertus diaconus † 865 - 867 7 - ? (Non registrato) 8 - Adalfridi b.m. Pasquali † 952 9 - ? (Non registrato) 10 - Jacopo † 1168 11 - ? (Non registrato) 12 - Guilielmus † 1235 13 - Manfredino † 1236 14 - Paolo de Carfaniana † 1245 - 1258 15 - Ugolino † 1266 16 - Gualtrone † 1276 - 1288 17 - Guidotto † 1288 - 1303 18 - Nicolao di Pugliano † 1348 - 1396 19 - Bonaccorso di Pugliano † 1396 - 1408 20 - Dino di Poggio † 1414 21 - Antonio Zappetta da Gallicano † 1414 - 1454 22 - Michele da Corfino † 1467 - 1487 23 - Giovanni Corfini † 1502 - 1518 24 - Alessandro Corfini † 1521 - 1534 25 - Benedetto de' Nobili † 1534 - 1541 26 - Francesco de' Nobili † 1541 - 1575 27 - Giuseppe Campori † 1575 - 1581 28 - Giovanni Grillo † 1581 - 1613 29 - Onofrio Lorenzotti † 1614 - 1617 30 - Antonio Torignani † 1617 - 1646 31 - Giovanni Francesco Torriani † 1650 - 1690 32 - Giovanni Angelini † 1691 - 1724 33 - Giuseppe Torriani † 1725 - 1755 34 - Giuseppe Filippi † 1755 - 1797 35 - Nicolao Pesetti † 1800 - 1809 36 - Pier Pasquale Bertolini † 1815 - 1830 37 - Pellegrino Nobili † 1830 - 1832 38 - Pietro Raffaelli † 1833 - 1863 39 - Carlo Nutini † 1864 - 1907 40 - Silvio Giovannoli † 1909 - 1949 41 - Nilo Biagioni † 1950 - 1980 (ritirato) 42 - Lorenzo Angelini † 1981 - 14 novembre 2014 43 - Giovanni Grassi 2014 - 2024 (ritirato) 44 - Riccardo Micheli 2024 - in carica

La Facciata e il Campanile La facciata attuale, di aspetto tardo barocco in sintonia con quella del vicino oratorio, tripartita e con una grande finestra sagomata al centro, fu realizzata tra 1770 e 1774 ma la facciata romanica era già andata perduta nel Seicento. A destra della porta centrale una curiosa scultura del 1769 (una mano con alcune dita mozzate) ricorda l'infortunio di un prete rimasto mutilato nel sollevare una pietra per la facciata. Alla facciata si affianca il campanile quadrangolare, alto circa 36 metri. Esso custodisce cinque campane, di cui le tre grandi, rispettivamente di nota nominale Sol3 Fa3 Mib3 vennero fuse (nell'aia adiacente la Chiesa - Aia del Postin) dalla fonderia Magni Luigi di San Quirico di Valleriana nel 1865, in sostituzione a due campanoni il quale bronzo venne utilizzato per la fusione delle 3 campane in questione. Le altre due minori, Re4 e Mi4, poste sul finestrone Sud vennero fuse entrambe dalal fonderia Narciso Marovelli della Garfagnana nel 1896, ma la più piccola, in seguito alla rottura dovuta ad un fulmine, venne rifusa a Campori nel 1949.

L'abside romanica, l'unico resto della chiesa antica e visibile dalla statale del Passo delle Radici, è a due ordini, con quello inferiore caratterizzato solo da monofore, e quello superiore concluso da una fila di archetti che appoggiano alternativamente su mensolette o su semicolonne.

L'interno della Chiesa

L'interno è a tre navate, misura in lunghezza 36,5m, in larghezza 14m e possiede 9 altari compreso quello Maggiore, 7 di questi già documentati nel XVI secolo. Entrando dalla porta sinistra, c'è il Fonte Battesimale per immersione. La vasca in pietra, forse appartenente all'edificio primitivo (VIII secolo), è nascosta da un paramento in marmo bianco e rosso diviso da colonnine con capitelli gotici a foglia d'acqua e databile alla fine del TrecentoAnnamaria Ducci, La scultura del medioevo, in Arte nella Valle del Serchio. Tesori in Garfagnana e Mediavalle dall'Alto Medioevo al Novecento, Lucca, 2018, pag. 69.. Si tratta forse di materiale di recupero dal demolito recinto corale che era collocato davanti all'altare maggiore (altri resti si possono osservare fra il campanile e la facciata). La vasca, che è parzialmente visibile entrando dalla porta del campanile, fu trasportata qui nel 1745, ma si trovava anteriormente in un vano ottagonale sotto il livello del pavimento, (com'è riportato nella visita pastorale del 2 luglio 1684, "dall'altra parte (in cornu epistolae) nel secondo Arco dal Coro in giù vi è il fonte Battesimale à ottangolo di pietra macigna foderata di tavole di noce con cornici, e coperto di copertura di legno simile con la statuetta di S.Gio.Battista di legno di rilevo, e sopra il Baldacchino, qual fonte serve per la benedittione dell'acqua il Sabato Santo per il Battisterio" nel quale si scendeva per mezzo di una scaletta. Ne fu rimossa, per il pericolo di cadute che rappresentava, e fu riempito il vano (che forse era il Fonte primitivo). Nello stesso 1745 fu realizzata anche la cancellata in ferro battuto, eseguita da Bartolomeo Tommasini di Castelnuovo con il ferro proveniente dalle fabbriche di Vallico in Garfagnana.

Proseguendo nella navata sinistra si trova il primo altare, in pietra dipinta, dedicato alla Madonna del Rosario. All'interno della nicchia si trova la Statua della Vergine del Rosario (del XIX sec.) la quale sostituisce una tela ancora esistente ma molto rovinata del '600 che raffigurava la Vergine del Rosario con il Bambino e i Santi Domenico, Ginese, Bartolomeo, Caterina Agata ed Apollonia. A far da cornice al quadro sono ancora visibili le raffigurazioni dei 15 misteri del Rosario.

Il proseguendo nel secondo altare, in pietra arenaria, vi è la statua della Madonna delle Grazie, anche qui, la statua sostituisce una più antica ancora esistente. Il terzo altare a sinistra ha un dipinto su tela raffigurante lImmacolata Concezione e Santi. Questo altare fu fatto erigere dal Comune di Pieve Fosciana in ricordo della guerra del 1613 fra la Repubblica di Lucca e il Ducato di Modena, una delle ultime guerre fra Stati italiani (ricordata anche nella Secchia Rapita di Alessandro Tassoni). Le ostilità cominciarono il 22 luglio, giorno di Santa Maria Maddalena, che, per questo motivo, è raffigurata in primo piano sulla sinistra; gli altri santi sono: san Nicola da Bari, san Vincenzo Ferreri, san Giovanni Evangelista, sant'Agostino, san Francesco, santa Lucia, santa Chiara.

Il quadro che sostituì uno più antico, fu eseguito nel 1742 da Antonio Consetti, caposcuola della pittura modenese del secolo XVIII e sovrintendente alla Galleria Ducale. Questa è l'unica opera del Consetti al di fuori dell'Emilia; nel 1982 fu esposta in una mostra a Modena.

Ancora nella navata sinistra, accanto all'altare maggiore, si trova l'altare dell SS. Annunziata. Contiene il gruppo dell'arcangelo Gabriele e di Maria Vergine, colto nella scena evangelica dell'Ave narrata da san Luca. Le due statue, in terracotta invetriata, furono assegnate in un primo tempo da Ugo Procacci alla bottega di Benedetto da Maiano. Giancarlo Gentilini ha definitivamente attribuito il gruppo alla bottega di Andrea della Robbia, precisando che la figura della Madonna si attiene ad un noto modello di Andrea comparabile all'''Annunciazione nella chiesa di Santa Maria a Montepulciano, mentre l'angelo si deve ad un collaboratore influenzato da Benedetto da Maiano o dal Buglioni. L'opera era stata eseguita circa il 1510 per l'ex-convento di San Francesco, fondato dal beato Ercolano e chiuso in epoca napoleonica.

Dietro l'altare maggiore è esposta una grande ancona raffigurante la Natività di san Giovanni Battista. Rappresenta la Beata Vergine con in braccio il neonato Giovanni; ha in primo piano a sinistra la figura di Luca evangelista, narratore del fatto; sono inoltre rappresentate le figure di Elisabetta e Zaccaria, genitori di Giovanni Battista, e di alcune inservienti. L'opera è datata 1696 e siglata A.C.M. Anche in relazione allo stile emiliano del dipinto, la sigla risolvibile in: Alessandro Carpi Modenese. La ricca cornice lignea, eseguita nel 1732, è opera di artigianato locale.

Nel muro dell'abside, sempre dietro all'altare maggiore, è inserito un tabernacolo marmoreo dovuto ad una disposizione vescovile del 1467. Vi si nota il carattere semiartigianale della parte superiore, in contrasto con la gentile testina di cherubino alla base, che assegna l'opera alla bottega di Matteo Civitali. A destra dell'altare maggiore è situato l'altare dell SS. Crocifisso. Contiene un Crocifisso in terracotta dipinta ad olio, opera toscana della seconda metà del Cinquecento, commissionata da una Compagnia di S. Croce oggi scomparsa. I fregi della vetrata sono ottocenteschi. Sotto il paliotto dell'altare si trova l'urna originale in pietra arenaria ritrovata presso l'ex convento di San Francesco, contenente le reliquie del Beato Ercolano da Piegaro. Proseguendo a destra verso l'uscita si trova l'altare della Madonna del Carmine. La pala raffigura lIncoronazione della Beata Vergine del Carmine che reca in braccio il Bambino; i santi sulla sinistra sono: sant'Antonio Abate (in primo piano), protettore del bestiame, e sant'Ansano di Siena, protettore dei boscaioli; sulla destra: san Sebastiano e san Rocco, protettori contro la peste. San Rocco indica realisticamente sulla gamba il segno della peste bubbonica. L'opera, commissionata dalla Compagnia del Suffragio, era già presente nel 1679; anche per le lontane reminiscenze caravaggesche, si colloca nell'ambito della scuola lucchese del pittore Pietro Paolini.

Proseguendo troviamo l'altare della Madonna Addolorata in marmo policroma, eretto nel 1888 il quale ne va a sostituire uno precedente in legno, del quale si conserva ancora, nella Sagrestia del Pievano, la tela del '600 che lo completava raffigurante la Madonna de sette dolori e dei santi Carlo Borromeo, Antonio da Padova, Giuseppe e Beato Salvatore da Horta

L'ultimo altare, in marmo policroma custodisce l'urna in legno dorato che racchiude le reliquie del beato Ercolano. L'urna fu realizzata nel 1860 dal maestro Carlo Chiappara, esponente nella tradizione d'intaglio del legno nel vicino paese di Sillico.