La Beretta Modello 1934, comunemente nota come Beretta M34, è una pistola semiautomatica compatta ad azione singola progettata e prodotta dalla Fabbrica d'Armi Pietro Beretta. Camerata per il calibro 9 × 17 mm (.380 ACP, noto in Italia anche come 9 mm Corto), fu sviluppata negli anni trenta per i funzionari di pubblica sicurezza e adottata nel 1936 come arma d'ordinanza del Regio Esercito italiano.

Robusta, semplice e affidabile, la M34 fu impiegata estensivamente durante la seconda guerra mondiale e rimase in servizio anche nel dopoguerra presso le Forze Armate e diversi corpi dello Stato della Repubblica Italiana. La sua sostituzione venne completata solo negli anni novanta con l'introduzione della Beretta 92.

Con munizioni blindate o ramate da 6–6,5 grammi, il calibro 9 mm Corto sviluppa un'energia alla volata di circa 270–280 joule. Ancora oggi la Beretta M34, assieme alla Beretta M35, è ammessa nelle competizioni sportive di tiro Ex Ordinanza Armi Corte dell'Unione Italiana Tiro a Segno, nella categoria “Pistola Nazionale”.

Tecnica e specifiche

La Beretta Modello 1934 è una pistola semiautomatica compatta costruita prevalentemente in acciaio. Lunga 152 mm e con un peso di circa 650 grammi a vuoto, è camerata per il calibro 9 × 17 mm, noto anche come 9 Corto o .380 ACP.

L’arma funziona secondo il principio della chiusura labile a massa: la massa del carrello è sufficiente a controllare le pressioni sviluppate dalla cartuccia, rendendo superflui sistemi di chiusura geometrica più complessi. Tale soluzione semplifica la costruzione dell’arma e ne riduce i costi produttivi. Il funzionamento è esclusivamente ad azione singola.

Sul lato sinistro del fusto è presente una sicura manuale che, ruotata all’indietro, blocca il grilletto mostrando la lettera “S”. La sicura non blocca però né il cane né il carrello, che può comunque essere armato manualmente. In posizione di fuoco, la leva mostra invece un punto rosso e la lettera “F”.

Dopo l’ultimo colpo, il carrello rimane aperto grazie all’elevatore del caricatore, segnalando al tiratore l’esaurimento delle munizioni. Nelle Forze Armate italiane tale sistema era noto con l’acronimo “OACE” (“Otturatore Aperto Caricatore Esaurito”). Rimuovendo il caricatore, il carrello torna automaticamente in chiusura. Per l’epoca si trattava di una soluzione relativamente moderna, presente solo su poche pistole contemporanee.

Il caricatore ha una capacità di sette cartucce. A partire dal 1937 venne adottato un fondello prolungato con sperone poggiamano, utile a migliorare l’impugnatura e a facilitare l’estrazione del caricatore. Il pulsante di sgancio è collocato sul tallone dell’impugnatura, secondo una soluzione tipica delle pistole europee dell’epoca. Sopra di esso è inoltre presente l’anello per il correggiolo.

Sotto le guancette in bachelite trova posto il gruppo di scatto, comprendente anche un disconnettore azionato dal carrello: se questo non è perfettamente chiuso, il cane non può essere sganciato dal grilletto, prevenendo eventuali spari fuori batteria.

La pistola può essere smontata rapidamente nelle sue componenti essenziali senza l’uso di utensili. Dopo aver rimosso il caricatore, il carrello viene arretrato e bloccato tramite la sicura; la canna può quindi essere estratta verso l’alto attraverso la finestra del carrello, consentendo successivamente la rimozione del carrello stesso, della molla di recupero e dell’asta guidamolla. Tale sistema permetteva una manutenzione semplice e veloce anche in condizioni operative.

La forza di scatto è di circa 5 kg. Il calibro 9 Corto, pur inferiore per potenza rispetto ad altre munizioni militari contemporanee, era ritenuto adeguato per l’impiego difensivo ravvicinato previsto per l’arma. La distanza pratica d’impiego è generalmente compresa entro i 10–15 metri, ambito nel quale gli esemplari in buone condizioni offrono una precisione soddisfacente.

Storia

Sviluppo e adozione

La Beretta Modello 1934 venne progettata dalla Fabbrica d'Armi Pietro Beretta su richiesta del Ministero dell'interno come arma destinata ai funzionari del Corpo degli agenti di pubblica sicurezza operanti in abiti civili. Costituiva un'evoluzione delle precedenti Beretta M23 e M31, dalle quali riprendeva le caratteristiche che sarebbero divenute tipiche delle pistole Beretta dell'epoca: profilo compatto, carrello aperto e canna sporgente.

L’arma venne camerata per il calibro .380 ACP, noto in Italia come 9 Corto, per distinguerlo dal 9 × 19 mm Parabellum, spesso indicato come “9 Lungo”.

Nel 1936 la M34 fu adottata come pistola d’ordinanza per gli ufficiali del Regio Esercito Italiano, mentre sottufficiali e truppa continuarono a impiegare prevalentemente il revolver Bodeo Modello 1889. Successivamente l’arma fu distribuita anche alla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, alla Regia Guardia di Finanza, Arma dei Carabinieri e altri corpi dello Stato.

La pistola era composta da soli trentanove elementi, caratteristica che ne semplificava la produzione rispetto ad altre armi contemporanee. Ciò consentì di mantenere standard qualitativi relativamente elevati anche negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, nonostante la scarsità di materie prime.

Una variante della M34 era la Beretta M35, camerata per il calibro 7,65 mm Browning. Nata principalmente per il mercato civile, fu adottata anche dalla Regia Marina, dalla Regia Aeronautica, dalle forze armate della Repubblica Sociale Italiana e dalle truppe tedesche presenti in Italia. Nel 1940 alcuni esemplari vennero acquistati dalla Finlandia, mentre nel 1941 circa 40.000 pistole furono esportate in Romania.

Gli esemplari prodotti durante il periodo fascista riportavano sul carrello sia l’anno di fabbricazione sia l’anno dell’era fascista in numeri romani. Sul fusto erano inoltre presenti marchi differenti a seconda del corpo destinatario, come la sigla “RE” coronata per il Regio Esercito oppure “PS” per il Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Impiego operativo bellico La Beretta M34 fu impiegata in quasi tutti i teatri bellici nei quali operarono le forze armate italiane tra gli anni trenta e quaranta. Dopo l’adozione ufficiale del 1936, l’arma venne distribuita principalmente agli ufficiali del Regio Esercito, ai reparti della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, ai funzionari di pubblica sicurezza e ad altri corpi armati dello Stato.

I primi impieghi operativi avvennero durante la guerra d’Etiopia e la guerra civile spagnola, conflitti nei quali la pistola iniziò a costruirsi una reputazione favorevole per affidabilità e semplicità meccanica. Le condizioni ambientali difficili dei teatri africani, caratterizzati da polvere, sabbia e forti escursioni termiche, misero in evidenza la robustezza dell’arma e la relativa tolleranza allo sporco rispetto ad altri modelli contemporanei.

Durante la seconda guerra mondiale la M34 divenne la principale arma corta individuale degli ufficiali italiani. Fu impiegata in tutti i principali fronti di guerra nei quali combatté il Regio Esercito: Africa settentrionale, Balcani, fronte orientale e territorio metropolitano. Grazie alle dimensioni compatte e al peso relativamente contenuto, risultava particolarmente apprezzata dagli ufficiali, dagli equipaggi dei mezzi corazzati e dal personale destinato a servizi non di prima linea.

Pur essendo stata progettata originariamente per impieghi di polizia e autodifesa ravvicinata, la M34 si dimostrò generalmente affidabile anche in ambito militare. La costruzione semplice, il numero ridotto di componenti e il funzionamento a massa contribuivano a ridurre le probabilità di inceppamento e facilitavano la manutenzione sul campo. Anche negli ultimi anni del conflitto, quando l’industria bellica italiana soffriva la scarsità di materie prime e i bombardamenti alleati, la qualità costruttiva della pistola rimase nel complesso elevata.

L’arma era inoltre relativamente compatta rispetto ad altre pistole militari contemporanee, caratteristica che ne agevolava il porto occulto o continuativo. Il calibro 9 Corto offriva però prestazioni inferiori rispetto al 9 × 19 mm Parabellum impiegato da molte altre nazioni belligeranti. Nonostante ciò, la M34 era considerata adeguata al ruolo di arma difensiva da fianco per ufficiali e personale di supporto.

Diversi esemplari furono catturati dalle forze Alleate durante la campagna d’Africa e la campagna d’Italia. La pistola divenne una comune arma di preda bellica, apprezzata soprattutto per compattezza, affidabilità e facilità d’uso. In ambiente anglosassone era talvolta soprannominata “Red Point”, in riferimento al punto rosso visibile sulla leva della sicura in posizione di fuoco.

Anche le forze armate tedesche impiegarono esemplari catturati o forniti dall’industria italiana dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Nella nomenclatura tedesca la pistola venne classificata come Pistole 671(i). La variante Beretta M35 in calibro 7,65 mm Browning fu invece distribuita in misura ancora maggiore alle forze tedesche operanti in Italia e ai reparti della Repubblica Sociale Italiana.

Un esemplare di Beretta M34, matricola 606824, venne utilizzato da Nathuram Godse nell’assassinio di Mahatma Gandhi il 30 gennaio 1948. Secondo diverse ricostruzioni, l’arma proveniva da un lotto catturato dalle truppe indiane durante la campagna dell’Africa Orientale Italiana nel 1941.

Servizio nel dopoguerra Nel secondo dopoguerra la M34 rimase in servizio come arma d’ordinanza dell’Esercito Italiano e continuò a essere impiegata anche dall’Arma dei Carabinieri, dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato.

Già dagli anni sessanta il progetto iniziò tuttavia a mostrare i propri limiti rispetto alle più moderne pistole camerate per il 9 × 19 mm Parabellum. A partire dagli anni settanta la Polizia di Stato introdusse progressivamente la Beretta M51, mentre l’Arma dei Carabinieri adottò successivamente la Beretta 92S. Nelle altre forze armate italiane la sostituzione della M34 avvenne più lentamente e numerosi esemplari costruiti durante la seconda guerra mondiale rimasero in servizio ancora negli anni novanta.

Negli anni ottanta, dopo la demilitarizzazione del calibro 9 Corto, la Beretta commercializzò sul mercato civile ulteriori esemplari assemblati utilizzando parti di ricambio rimaste nei magazzini aziendali. Nel 1991, a seguito della smilitarizzazione del calibro, è stata catalogata come "arma comune" e ne sono stati prodotti altri duemila esemplari, tutti per il mercato civile. Le ultime unità sono state prodotte fino al 1992.

Valutazione tecnica La Beretta Modello 1934 è generalmente considerata una delle pistole militari italiane più riuscite del XX secolo. Pur appartenendo alla categoria delle armi compatte per autodifesa, seppe distinguersi per robustezza costruttiva, semplicità meccanica e affidabilità operativa, caratteristiche che ne permisero una permanenza in servizio insolitamente lunga.

Dal punto di vista progettuale, la M34 rappresentava una soluzione razionale ed economica: il funzionamento a chiusura labile, il numero ridotto di componenti e l’assenza di sistemi di chiusura complessi facilitavano produzione, manutenzione e addestramento del personale. Il carrello aperto, destinato a diventare un elemento tipico delle pistole Beretta, contribuiva inoltre a ridurre le probabilità di inceppamento dovute a sporcizia o bossoli non completamente espulsi.

L’arma era apprezzata anche per ergonomia e portabilità. Le dimensioni contenute, il peso relativamente ridotto e il profilo compatto la rendevano facilmente occultabile e comoda da portare continuativamente, qualità particolarmente utili per ufficiali, personale di polizia e operatori in abiti civili.