La chiesa di Sant'Agostino (un tempo abbazia di Sant'Agostino) è un edificio religioso di Vicenza. Costruita nel XIV secolo sull'area o nei pressi della precedente chiesa di San Desiderio, è situata alla periferia occidentale della città, dove ha dato il nome al viale e alla frazione omonimi. Dal 1925 la chiesa è sede della parrocchia di Sant'Agostino.
Storia XII e XIII secolo: San Desiderio
Secondo la tradizione e secondo lo storico vicentino Giovanni Mantese, dove oggi vi è la chiesa di Sant'Agostino esisteva, forse già dall'VIII secolo, un'antica chiesetta dedicata a san Desiderio che viene citata in alcuni documenti: il più antico, importante e chiaro è il privilegium del 1186, con il quale papa Urbano III confermava ai canonici della cattedrale la donazione loro fatta l'anno precedente dal vescovo Pistore di alcune chiese, tra cui quella di San Desiderio.
Verso la fine del XII secolo, uno dei canonici concedeva la chiesa a una comunità di laici sposati dediti alla vita in comune, alla povertà e all'obbedienzaAnno 1187 presbiterum Martinum Canonicum Ecclesiae de Sancta Maria investivit Joannem conversum Ecclesiae Sancti Desideri constitute ad pedem montis de Valmarana de campo uno de terra positum prope ipsam ecclesiam Sancti Desideri, citato da F.F. Vigna, Zibaldone di documenti per servire alla storia di Vicenza, manoscritti in B.C.B., 1731. Di questa comunità non si sa altro, ma solo che non durò a lungo: nel 1236 i canonici e le canonichesse di San Marco di Mantova, che seguivano la regola di Sant'Agostino e risiedevano nel monastero di San Bartolomeo in Borgo Pusterla a Vicenza, ricevettero dai canonici l'investitura della chiesa con tutti i suoi privilegi ed i possedimenti che vi erano annessiGaetano Maccà, Storia del Territorio Vicentino, V, pp. 214-21. Vi rimasero circa cinquant'anni, finché nel 1288 il priore comunicò la rinuncia per l'impossibilità di far fronte alle ingenti spese. È probabile che, su proposta dello stesso priore, vi si sia allora insediata un'altra comunità laica..
XIV secolo: Sant'Agostino Agli inizi del Trecento, però, la chiesa era in rovina. Nel 1319 un certo Giacomo, figlio di ser Cado, che voleva abbracciare a sua volta la regola agostiniana, si presentò al vescovo di Vicenza Sperandio, di fronte al quale si impegnò a restaurare l'antica chiesetta con le elemosine dei fedeli. Tra il 1323 e il 1357 la chiesa fu ricostruita nelle forme della transizione romanico-gotica e dedicata a sant'Agostino.
Secondo lo storico Sottani, che cita una ricerca di CattelanGiovanni Cattelan, San Desiderio di Valmarana: localizzazione di un'antica chiesa scomparsa e la bonifica di Sant'Agostino nel 1500, Editrice Centro Studi Berici, Vicenza, 2010, è ormai dimostrato che l'antica chiesa di San Desiderio e quella di Sant'Agostino non coincidono, ma la seconda sia stata costruita nei pressi della prima, i cui resti sono stati individuati..
In un tempo in cui vi era una certa rilassatezza della vita religiosa e dei costumi nei monasteri vicentini, viene invece ricordata la santità di vita di Giacomo e dei suoi religiosi. Ammirati da questa comunità, contribuirono a coprire le spese della costruzione non solo i vicentini, ma anche i veronesi e persino gli Scaligeri, a quel tempo signori di Vicenza. Cangrande II - come dice l'iscrizione sull'architrave della porta - volle che la dedicazione della chiesa fosse fatta con grande solennità. Quando Giacomo morì, presumibilmente intorno al 1340, la comunità contava su 15 religiosi, un numero consistente se paragonato a quello degli altri monasteri della città; .
Dopo di lui, però, l'abbazia ebbe un rapido declino. Intorno al 1389 il papa Urbano VI la cedette all'ordine dei Giovanniti, mentre dieci anni più tardi venne data in commenda al prete Bartolomeo da Roma, fondatore dei Canonici Regolari LateranensiOrdine che dieci anni dopo rinnovò il monastero vicentino di San Bartolomeo che, all'inizio del Quattrocento, prepararono la strada all'ingresso dei Canonici regolari di San Giorgio in AlgaNacque alla fine del XIV secolo sull'isola veneziana di San Giorgio in Alga, per opera del nobile Ludovico Barbo, che vi accolse giovani del clero secolare provenienti dal patriziato veneto con l'ideale di vivere in comunità, cioè secondo il "canone". Nel 1424, ormai irradiata in tutto il Veneto ed in Italia, venne costituita la congregazione di canonici regolari osservanti la regola di Sant'Agostino; forte fu anche la loro influenza sulla vita monastica.
XV-XVIII secolo Il priorato di Sant'Agostino, ormai disabitato, venne affidato a Gabriele Condulmer, cofondatore della congregazione e in seguito eletto papa con il nome di Eugenio IV; nel 1407 gli successe un altro dei cofondatori, Lorenzo Giustiniani che rimase sostanzialmente in Sant'Agostino fino al 1433, quando fu nominato vescovo di Castello in Venezia. Di questo periodo rimangono pochi documenti, che testimoniano però l'ammirazione dei vicentini per la santità di vita di questi monaci, in un periodo di generale rilassatezza dei costumi. Erano pochi, ma ciò dipendeva probabilmente dalle rendite troppo modeste e dall'infelice posizione del monastero, ubicato in una zona ancora paludosa e malsana, il Bassicum.
Forse per questi motivi, nel 1486 la comunità, su richiesta del Comune di Vicenza, fu trasferita dal papa Giulio II alla chiesa di San Rocco, di recente eretta in città nel quartiere di Porta Nova, per costruirvi l'annesso monastero. Sant'Agostino rimase praticamente abbandonato, tanto che qualche anno dopo lo stesso papa impose alla rettore di San Rocco di mandarvi a vivere lì tre sacerdoti. La situazione, comunque, si dovette notevolmente aggravare, al punto che alla metà del XVI secolo si parlava di demolire il monastero, anche per evitare le spese di manutenzione.. Durante la visita del cardinale Valier nel 1584, l'abbazia di Sant'Agostino non veniva nemmeno considerata.
Nel 1668 papa Clemente IX soppresse la congregazione - come molte altre per vendere i beni e finanziare la guerra contro i turchi - e il patrizio veneziano Antonio Pasta acquistò la chiesa e gli edifici annessi per 11.500 ducati, per costituirvi un giuspatronato laico. Continuò però la decadenza del monastero; nel 1689 il cardinale Giovanni Battista Rubini trovò la chiesa nel massimo disordine e il monastero in rovina; a questo si aggiungevano contestazioni e dissidi con l'abate benedettino di San Felice che durarono per decenni..
La chiesa fu gestita dalle suore Teresine, che avevano sostituito la Congregazione dei canonici di san Giorgio in Alga anche a San Rocco, e il clero secolare vi celebrava ma in modo saltuario dopo il 1786.
XIX-XX secolo Dopo la soppressione napoleonica degli ordini religiosi, anche le suore non curarono più il complesso. Il chiostro crollò nel 1828 e la chiesa fu chiusa nel 1898, perché anch'essa minacciava di crollare. Nella totale assenza di un sostegno economico pubblico, il notaio Giacomo Bedin finanziò interamente il restauro che restituì l'abbazia alle antiche forme.
La chiesa fu così riaperta al culto nel 1905, staccandosi a poco a poco dalla parrocchia di San Felice: nel 1920 divenne curazia, nel 1922 fu celebrato il sesto centenario della fondazione e fu costruita la casa canonica sul luogo dell'antico monastero, il 13 settembre 1925 infine divenne parrocchia autonoma.
Negli anni 1941-43 il parroco di quel tempo, Federico Maria Mistrorigo, fece eseguire un ulteriore importante ciclo di restauri; nello spazio a sud della chiesa, su avanzi dell'antico monastero, venne costruito un edificio in stile neogotico, poi adibito a scuola elementare. Nel 1951 fu costruito un nuovo chiostro, dedicato ai caduti in guerra, utilizzando le colonne seicentesche del coro demolito all'interno della chiesa per realizzare un colonnato a sostegno di un portico; la vera da pozzo proviene dall'ex convento di San Biagio Nuovo.
Descrizione Esterni
La chiesa trecentesca è costituita da un'unica grande navata (lunga circa 25 m. e larga 13) secondo la tipologia delle chiese costruite a quel tempo dagli ordini mendicanti. Sotto il tetto a capanna la cornice è decorata da tre file di mattoni a dente di sega e da una fila di archetti pensili:
La facciata è divisa in tre parti, quella centrale è racchiusa da due lesene che delimitano il portale, un rosone e una nicchia superiore, un tempo affrescata. Sull'architrave in pietra del portale è riportata un'iscrizione in latino che esplicita le origini, l'andamento e la conclusione dei lavori di costruzione della chiesa, cui contribuirono famiglie vicentine e veronesi, tra le quali i Della Scala.
Sulla parete meridionale, che dava sul chiostro, si aprono quattro ampie finestre. La parete settentrionale senza finestre porta al campanile, anch'esso costruito nel Trecento: ogni lato della torre è incorniciata da tre lesene e due cornici con archetti esili la suddividono in due parti. In alto si aprono quattro ampie bifore con semplici colonnine munite di capitelli..
All'esterno un sarcofago tardo antico, un cippo dedicato a fra' Giacomo di ser Gado, fondatore della chiesa nel Trecento e una lapide dedicata a san Lorenzo Giustiniani, monaco dell'abbazia e priore per vent'anni.
Al termine del breve viale di cipressi che dalla strada di Sant'Agostino conduce alla chiesa, è stata posta una stele marmorea con busto in rilievo del poeta vicentino Adolfo Giuriato - opera dello scultore Giuseppe Zanetti - per ricordarlo nell'ambiente suggestivo e tanto congeniale al suo carattere, dov'egli spesso si rifugiava per cercare, nel silenzio del luogo, l'ispirazione per la sua poesia.
Interno
In seguito ai radicali restauri del Novecento che hanno demolito le sovrastrutture barocche, la chiesa può essere vista nella sua struttura originaria, vasta ed ariosa, che richiama lo schema basilicale nel gotico veneto, mentre sono andati perduti buona parte degli affreschi che ricoprivano, probabilmente per intero, le pareti laterali.
La navata è unica, rettangolare, con soffitto a capriate scoperte. Fino al momento del restauro era attraversata da un coro pensile costruito nel Quattrocento - simile a quello della chiesa di San Rocco - e ampiamente rimaneggiato nel Seicento in forme barocche. La navata si conclude a est con un'abside formata da tre cappelle quadrangolari, ciascuna con volta a crociera, archi e finestre a sesto acuto sormontate, quelle laterali, da un oculo.
Cappella centrale Nella cappella centrale, più ampia, è situato il presbiterio.
Sui pilastri della cappella centrale vi sono due antichi affreschi: su quello di sinistra la Madonna col Bambino e santa Caterina martire di scuola giottesca e su quello di destra sant'Agostino incoronato da angeli.
Il presbiterio era un tempo interamente affrescato, come testimoniano i resti di affreschi posti dietro l'altare. Rimane quasi intatta la decorazione della volta: qui si sviluppa il tema della Vita e Gloria di Cristo.
Nella parte inferiore si osservano le scene rappresentate nelle lunette. A sinistra tre momenti relativi alla nascita di Gesù: sopra l'Annunciazione di Maria, sotto la Natività con l'adorazione dei pastori e la Visita dei Re Magi. Lo stile è una transizione tra il gotico germanico e l'"arte latina nuova" di ispirazione giottesca. La ricerca del naturale negli atteggiamenti e nei particolari architettonici risente dell'influsso di Giotto; permangono però alcune ingenuità come la dimensione ridotta dei pastori rispetto alla sacra famiglia e dei servi del corteo dei magi.