Larte del secondo Cinquecento a Milano si sviluppò, qui come altrove, su più filoni e stili riassumibili nel manierismo, nell'arte controriformata e classicismo. Queste correnti si divisero la scena artistica cittadina spesso subendo reciproche contaminazioni.
La scena artistica milanese del secondo Cinquecento deve quindi essere analizzata considerando la particolare posizione della città: se per l'Impero Spagnolo rappresentava uno strategico avamposto militare, dal punto di vista religioso si trovava al centro del conflitto tra Chiesa cattolica e Chiesa riformata. Di conseguenza il maggior contributo fu dato dall'arte religiosa a fronte di una minore produzione artistica e architettonica civile..
Se nell'adottare lo stile manieristico i committenti e gli artisti cittadini ebbero come riferimento esperienze di derivazione centro-italiana, la posizione della città vicino alla Svizzera protestante fece di Milano uno dei principali centri di fioritura ed elaborazione dell'arte controriformata, grazie alla capillare azione degli arcivescovi san Carlo Borromeo e Federico Borromeo.....
Architettura religiosa Le Instructiones di Carlo Borromeo
Con l'avvento del Concilio di Trento e della Chiesa controriformata, le autorità ecclesiastiche sfruttarono l'arte come strumento di diffusione delle nuove dottrine in contrasto al protestantesimo e alle altre eresie; l'arte venne quindi sottoposta a rigidi canoni e controlli, in modo che gli artisti raffigurassero episodi della più originale tradizione biblica.. Poiché le prescrizioni per la sola architettura erano poco stringenti, il cardinale Carlo Borromeo, tra i protagonisti del Concilio Tridentino, redasse le Instructiones fabricae et suppellectilis ecclesiasticae, ovvero un compendio architettonico che regolasse la costruzione di nuove chiese. Tali disposizioni guidarono lo sviluppo di edifici religiosi negli anni successivi. fino ad essere applicate anche nell'America Latina, allora parte dell'Impero spagnolo.. Come indicato dai decreti del Concilio, un'arte ricca e monumentale avrebbe dovuto impressionare i fedeli, spingendoli alla contemplazione e all'apprendimento della dottrina religiosa: le rappresentazioni, benché grandiose e solenni, sarebbero state di semplice comprensione anche dal popolo non istruito. La cosa era ovviamente in contrasto con la dottrina protestante, che considerava le eccessive e fastose decorazioni come una distrazione per i fedeli o addirittura un'eresia..
Il Borromeo esordisce nelle Instructiones parlando dell'ubicazione della chiesa, che deve trovarsi possibilmente in una posizione elevata e defilata da schiamazzi o posti rumorosi, e distaccata da altri caseggiati eccetto la residenza del sacerdote o del vescovo. Il numero di scalini per giungere a tale posizione deve essere dispari. Viene fornita inoltre indicazione sulla grandezza della chiesa, che deve essere sufficientemente capiente da accogliere i fedeli per occasioni particolari... Tra i particolari più importanti vi è la forma dalla pianta, per cui il Borromeo raccomanda l'utilizzo della croce latina a scapito della pianta centrale: benché usata in molti casi illustri, specie nel Rinascimento, il Borromeo considerava la pianta centrale un rimando ai templi pagani e usata in maniera minore nell'architettura cristiana, mentre la croce latina era giustificata dalla supremazia delle prime basiliche che usavano questa forma...
Quanto alla decorazione esterna, il cardinale specifica come debba essere concentrata sulla facciata principale, quando non assente sulle mura laterali, che non devono essere in ogni caso decorate da immagini: nel terzo capitolo viene inserita una sorta di clausola che subordina il lavoro dell'architetto al giudizio del vescovo.. La "supremazia" delle prime chiese, viene ripresa nel quarto capitolo riguardo all'ingresso delle chiese: se possibile la chiesa deve avere un "atrio" sul modello del quadriportico della basilica di Sant'Ambrogio, tuttavia nel caso di mancanza di spazio o soldi sono ammesse soluzioni più modeste come un pronao o un semplice portale tra colonne.: questa norma è però spesso disattesa nella stessa città di Milano. Sempre per lo stesso motivo raccomanda le porte d'ingresso rettangolari delle basiliche antiche in numero dispari, larghe la metà rispetto all'altezza, contemplando cornici di varie forme con decorazioni..
Vengono poi fornite indicazioni di carattere puramente pratico, come l'assicurarsi che il tetto in caso di pioggia non causi umidità o infiltrazioni d'acqua, riguardo al pavimento le norme son più di carattere celebrativo e ideologico: nelle chiese più importanti e nelle cappelle maggiori il rivestimento deve essere in marmo, mentre il laterizio è lasciato solo a piccole chiese e cappelle minori; fondamentale è che non vi siano immagini sacri o croci a terra, che verrebbero così calpestate.. Il Borromeo passa quindi all'interno della chiesa iniziando dalla cappella e dall'altare maggiore: entrambi devono essere monumentali e il più decorati possibile, inoltre vengono fornite indicazioni su misure e collocazione, con possibili soluzioni nel caso l'impostazione ideale non fosse possibile..
Particolare importanza viene data al coro, che può trovarsi davanti o dietro l'altare maggiore, ma che in ogni caso dev'essere ben diviso e distinguibile dal resto della chiesa dedicata ai fedeli.. La trattazione prosegue comprendendo quindi indicazioni pratiche ed ideologiche con vari livelli di dettaglio: da ordini più importanti come le regole costruttive del battistero e della sacrestia, si passa a singoli elementi architettonici come confessionali e pulpiti, fino ad arrivare ai ripostigli per i vari arredi sacri; la trattazione si esaurisce infine contemplando la presenza di un oratorio e definendo la struttura di un'eventuale chiesa delle monachePer un approfondimento dettagliato si veda l'opera integrale: .
Chiese pre-Controriforma Il toscano Domenico Giunti e il perugino Galeazzo Alessi furono i primi architetti a distaccarsi dalla tradizione tardorinascimentale lombarda. Al primo si devono le chiese di San Paolo Converso e di Sant'Angelo, impostate secondo il medesimo schema costruttivo a navata unica con cappelle laterali con copertura a volta a botte, citazione dell'albertiana Basilica di Sant'Andrea già riscontrata nella chiesa di Santa Maria presso San Satiro bramantesca...
La chiesa di San Paolo Converso, attribuzione talvolta contestatagli, fu iniziata nel 1549 per essere in uno stato avanzato già due anni dopo; la facciata risale ai primi anni del Seicento, tuttavia è pesantemente influenzata dalle opere milanesi del Tibaldi e fu progettata tenendo conto della decorazione e della monumentalità secondo le Instructiones del Borromeo.. L'interno fu decorato in gran parte dai fratelli Campi ed è tra i più rappresentativi del secondo Cinquecento milanese: più che le decorazioni delle sei cappelle lungo la navata e il divisorio che tra l'aula e l'ambiente destinato alle monache di clausura, è degno di nota il grande affresco sulla volta di Vincenzo Campi dellAscensione di Cristo, grande prova di illusionismo prospettico tardorinascimentale sulle orme del più celebre falso coro del Bramante in Santa Maria presso San Satiro.. Complessivamente nella decorazione pittorica emerge una certa influenza con l'esperienza manierista centro-italiana, su tutti Giulio Romano, mentre si ravvisano ispirazioni agli affreschi della Cupola del Duomo di Parma del Correggio nella prospettiva della volta affrescata; infine i risultati della Decollazione di san Giovanni Battista e il Martirio di san Lorenzo di Antonio Campi nella prima e terza cappella a destra vengono talvolta catalogati nella corrente del "precaravaggismo"..
La chiesa di Sant'Angelo risale al 1552, quando fu completamente ricostruita dopo aver abbattuto i resti della vecchia chiesa danneggiata dalle guerre occorse in città in quel periodo. Nel progetto rientravano i tre chiostri della chiesa, abbattuti nel XX secolo, che portavano alla facciata risalente al Seicento: in origine il Giunti aveva previsto una facciata dalla rigide proporzioni, sobria e praticamente senza decorazioni, che però non fu mai realizzata. La struttura della chiesa fu pensata a croce latina a singola navata con volta a botte e complessivamente sedici cappelle laterali. Nella cappella dedicata a santa Caterina d'Alessandria si osserva ai lati le tele delle Storie di Santa Caterina (1564) di Antonio Campi, il quale ambienta la storia in un ambiente notturno spesso ripreso nelle ambientazioni del Caravaggio, in cui peraltro il pittore cremonese anticipa il luminismo usato dal Merisi; nella cappella di San Gerolamo e la cappella dedicata alla Vergine Maria si trovano dipinti di Ottavio Semino di gusto manierista con influssi fiamminghi, tuttavia mitigati dai primi insegnamenti post-tridentini, per cui il pittore scelse scene di vita quotidiana. Ritroviamo sempre Ottavio Semino ad affrescare la testata del transetto, mentre la sacrestia è adornata con l'olio su tela dello Sposalizio mistico di santa Caterina (1579) del Peterzano; è infine attribuita ad Annibale Fontana la tomba del vescovo Pietro Giacomo Malombra...
Il primo lavoro a Milano di Vincenzo Seregni, escluso l'apprendistato nella Fabbrica del Duomo, fu nella ricostruzione della chiesa di San Vittore al Corpo in una collaborazione con l'Alessi: i due architetti anticiparono nella struttura interna i canoni architettonici controriformati grazie all'impianto longitudinale con sbocco naturale verso lo spazio della cupola: la struttura interna fu paragonata da James Ackerman alla basilica di San Giorgio Maggiore del Palladio, in cui l'architetto veneto combinò la pianta centrale con la pianta a croce latina.. Per proseguire con le analogie tra le due chiese inoltre, il progetto originale prevedeva per la facciata un monumentale pronao sormontato da un timpano che riprendeva le partiture della facciata di San Giorgio.. Costruita a partire dal 1559 sui resti della vecchia basilica paleocristiana di San Vittore, la nuova chiesa fu impostata con orientamento invertito rispetto alla precedente, e fu necessario demolire il mausoleo imperiale di Massimiano per terminare l'opera; i lavori si protrassero fino a seicento inoltrato e la facciata non fu mai ultimata secondo il progetto originario. L'interno è diviso in tre navate, la maggiore presenta con volta a botte mentre le due laterali presentano volte a vela decorate con stucchi e affreschi: se la struttura mantiene l'aspetto cinquecentesco, le decorazioni sono per gran parte seicentesche.. Notevole è il coro ligneo di fine cinquecento con le Storie di san Benedetto basate sulle cinquanta incisioni di Aliprando Caprioli sulla vita e i miracoli del santo..