Dio, nella professione di fede biblica condivisa anche dal Cristianesimo, è un'identità unica (monoteismo). In particolare, i cristiani rileggono il monoteismo biblico alla luce dell'incarnazione di Cristo descritta nel Nuovo Testamento. Dio è l'Essere eterno che ha creato e conserva il mondo. Alcuni cristiani credono che Dio sia trascendente (totalmente indipendente e avulso dall'universo materiale) e immanente (coinvolto nel mondo).Millard J. Erickson, Introducing Christian Doctrine, 2ª ed., 2001, pp. 87-88. ISBN 0-8010-2250-9 Gli insegnamenti cristiani dell'immanenza e del coinvolgimento di Dio e del Suo amore per l'umanità escludono la credenza che Dio sia della stessa sostanza dell'universo creato.L. Berkhof, Systematic Theology, Banner of Truth, 1963, p.61.

Interpretazioni di Dio nel primo cristianesimo venivano espresse nelle Lettere di Paolo e nei credi paleocristianiForse anche nei credi pre-paolini. che proclamavano il Dio unico e la divinità di Gesù quasi simultaneamente, come nella Prima lettera ai Corinzi (): "E infatti, anche se vi sono i cosiddetti dèi sia in cielo che in terra (come vi sono molti 'dèi' e molti 'signori'), per noi c'è un solo Dio, il Padre dal quale sono tutte le cose e noi in lui; e un solo Signore, Gesù Cristo, per mezzo del quale sono tutte le cose, e noi esistiamo per mezzo di lui."Larry W. Hurtado, One God, One Lord, 2003, pp 1-2. ISBN 0-567-08987-8 Ciò iniziò a differenziare le convinzioni cristiane su Dio dagli insegnamenti ebraici del tempo.

La teologia degli attributi e della natura di Dio è stata discussa dagli inizi del cristianesimo, con Ireneo che scrive nel II secolo: "La Sua grandezza non manca di nulla, ma contiene tutte le cose". Nell'VIII secolo, Giovanni Damasceno elencava diciotto attributi che rimangono tuttora in gran parte accettati. Gradualmente i teologi svilupparono liste sistematiche di tali attributi, alcuni basati su asserzioni bibliche (per esempio, il Padre nostro, che afferma che il Padre è nei Cieli), altri fondati su ragionamenti teologici.Johannes Hirschberger, Historia de la Filosofía I, Barcellona:Herder 1977, p. 403. Il Regno di Dio è una frase di rilievo nel Vangeli sinottici e, mentre vi è un accordo quasi unanime tra gli studiosi neotestamentari che esso rappresenta un elemento chiave degli insegnamenti di Gesù, c'è poco accordo sulla sua esatta interpretazione.

Anche se il Nuovo Testamento non ha una dottrina formale della Trinità in quanto tale, parla però ripetutamente del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ciò non diventa mai un "trideismo" e non implica tre dèi. Verso l'anno 200, TertullianoJoseph Moingt, Théologie trinitaire de Tertullien, 4 volumi, Parigi, Aubier, 1966-1969. formulò una versione della dottrina della Trinità che affermava chiaramente la divinità di Gesù e si avvicinava molto alla successiva forma definitiva prodotta dal Concilio Ecumenico del 381.G.L. Prestige, Fathers and Heretics, SPCK, 1963, p. 29.J.N.D. Kelly, Early Christian Doctrines, A & C Black, 1965, p. 280. La dottrina della Trinità può esser riassunta così: "Il Dio Unico esiste in Tre Persone e Una Sostanza, come Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo." I trinitari, che formano la stragrande maggioranza dei cristiani, affermano tale concetto come un postulato basilare della propria fede.J.N.D. Kelly, Early Christian Doctrines, A & C Black: 1965, p. 115 Le denominazioni non trinitarie definiscono il Padre, il Figlio e o Spirito Santo in vari altri modi.

Sviluppo della teologia di Dio

Origini Le prime credenze cristiane di Dio (antecedenti alla scrittura dei vangeli) si riflettono nella dichiarazione di Paolo di Tarso in , lettera scritta verso gli anni 53-54, cioè circa vent'anni dopo la crocifissione di Gesù:

Oltre ad affermare che c'è un solo Dio, la dichiarazione di Paolo (che probabilmente si basa su confessioni pre-paoline) comprende una serie di altri elementi significativi: distingue la fede cristiana dallo sfondo ebraico del tempo, facendo riferimento a Gesù e al Padre quasi nello stesso rigo, e conferendo a Gesù il titolo d'onore divino "Signore", chiamandolo inoltre Cristo.

Negli Atti degli Apostoli () durante il Sermone dell'Areopago pronunciato da Paolo, egli caratterizza ulteriormente la prima interpretazione cristiana:

e riflette sulla relazione tra Dio e i cristiani:

Le lettere paoline includono anche un certo numero di riferimenti allo Spirito Santo, col tema che appare in "...Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito" spesso ripetuto in tutte le sue epistole.James D. G. Dunn, Theology of Paul the Apostle, 2003, pp. 418-420. ISBN 0-567-08958-4 In anche Gesù si riferisce allo "Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome".Gary M. Burge, The anointed community: the Holy Spirit in the Johannine tradition, 1987, pp. 14-21. ISBN 0-8028-0193-5

Per la fine del I secolo, Clemente da Roma aveva ripetutamente fatto riferimento al Padre, Figlio e Spirito Santo e connesso il Padre con la creazione, affermando in 1 Clemente 19:2: "Fissiamo fermamente lo sguardo sul Padre e Creatore di tutto il mondo". Per la metà del II secolo, nel suo Adversus haereses ("Contro le eresie"), Ireneo di Lione aveva enfatizzato (cfr. Libro 4, capitolo 5 - in inglese) che il Creatore è "il solo e unico Dio" e il "creatore del cielo e della terra". Queste affermazioni precedevano la presentazione formale del concetto di Trinità di Tertulliano all'inizio del III secolo.

Il periodo che va dal tardo II secolo all'inizio del IV secolo (circa 180-313) è generalmente chiamato "epoca della Ecclesia magna" e fu testimone di un significativo sviluppo teologico, con il consolidamento e la formalizzazione di una serie di insegnamenti cristiani.Peter Stockmeier nella Encyclopedia of Theology: A Concise Sacramentum Mundi, curata da Karl Rahner, New York: Seabury Press, ISBN 0-86012-006-6, 1975, pp. 375-376: "Nel periodo successivo, ca. 180-313, queste strutture già essenzialmente determinano l'immagine della Chiesa che afferma una missione universale nell'Impero romano. Viene giustamente definito il periodo della Grande Chiesa, a causa della sua crescita numerica, il suo sviluppo costituzionale e la sua intensa attività teologica."

Dal II secolo in poi, i credi occidentali iniziavano con l'affermazione della fede in "Dio Padre (Onnipotente)" ed il riferimento primario di questa frase era a "Dio nella Sua capacità di Padre e Creatore dell'universo".J.N.D. Kelly, Early Christian Creeds, Longmans, 1960, pp.136, 139, 195 rispettivamente. Questo non escludeva né il fatto che il "padre eterno dell'universo fosse anche il Padre di Gesù Cristo", né che si fosse addirittura "degnato di adottare [il credente] come Suo figlio per grazia". I credi orientali (quelli conosciuti vengono in data posteriore) iniziavano con un'affermazione di fede in un "solo Dio" e quasi sempre proseguivano aggiungendo "il Padre Onnipotente, Creatore di tutte le cose visibili e invisibili" o parole simili.

Col passare del tempo, i teologi e i filosofi svilupparono una comprensione più precisa della natura di Dio e cominciarono a produrre liste sistematiche dei Suoi attributi (cioè, qualità o caratteristiche). Queste variavano nei dettagli, ma tradizionalmente gli attributi si dividevano in due gruppi, quelli basati sulla negazione (Dio è impassibile) e quelli positivamente basati sulla eminenza (Dio è infinitamente buono). Il teologo e vescovo anglicano Ian Ramsey (1915–1972) asseriva che ce ne sono tre di gruppi e alcuni attributi come semplicità e perfezione hanno una dinamica logica differente da attributi del tipo bontà infinita, poiché ci sono forme relative di quest'ultima, ma non della prima.Ian T. Ramsey, Religious Language, SCM, 1967, pp. 50 et seq.

Nome

Nella teologia cristiana il nome di Dio ha sempre avuto un significato più profondo e importante che non un semplice vocabolo indicativo o titolo designatore. Non è un'invenzione umana, ma ha origine divina ed è basata su rivelazione divina. Il rispetto per il nome di Dio è uno dei Dieci Comandamenti, che gli insegnamenti cristiani non vedono semplicemente come un'ingiunzione ad evitare l'uso improprio del nome di Dio, ma come una direttiva per esaltarlo, sia attraverso opere pie sia con lodi. Ciò si riflette nella prima invocazione del Padre nostro rivolta a Dio Padre: "Santificato sia il tuo Nome".

Con riferimento ai Padri della Chiesa, il nome di Dio è stato visto come rappresentazione dell'intero sistema di "verità divina" rivelata al fedele "che crede nel Suo nome" come in o "cammina nel nome del Signore Dio nostro" in .Arthur W. Pink, Ten Commandments, 2007, pp. 23-24. ISBN 1-58960-375-3 In coloro che portano il nome di Dio sono destinati al Paradiso. presenta gli insegnamenti di Gesù come manifestazione del nome di Dio ai suoi discepoli.

descrive il sacrificio di Gesù, Agnello di Dio, e la conseguente salvezza ottenuta tramite tale sacrificio come glorificazione del nome di Dio, con la voce dal Cielo che conferma la supplica di Gesù ("Padre, glorifica il tuo nome!") dicendo: "L'ho glorificato e lo glorificherò ancora" riferendosi al Battesimo e alla crocifissione di Gesù.

La Bibbia di solito usa il nome di Dio al singolare (per esempio o ), di solito utilizzando i termini in un senso molto generale, piuttosto che riferirsi ad una qualsiasi designazione particolare di Dio. Tuttavia, i riferimenti generali al nome di Dio possono espandersi ad altre forme speciali, che esprimono i Suoi molteplici attributi. Le Sacre Scritture presentano molti riferimenti ai nomi di Dio, ma i nomi chiave nell'Antico Testamento sono: Dio Che è l'Alto ed Esaltato, El-Shadday e Geova o Yahweh (da ricordare che l'esatta pronuncia è incerta). Nel Nuovo Testamento Theos, Kurios e Pateras (πατέρας, cioè "Padre" in greco) sono i nomi essenziali.Louis Berkhof, Manual Of Christian Doctrine, 2007, pp. 19-20. ISBN 1-930367-90-2 Attributi e natura

I fondamenti teologici degli attributi e della natura di Dio, sono stati discussi fin dai primi giorni del cristianesimo. Nel II secolo Ireneo affrontò il tema e commentò alcuni attributi, per esempio nel suo Adversus haereses (Libro IV, Capitolo 19, in ingl.) afferma: "La Sua grandezza non manca di nulla, ma contiene tutte le cose". Ireneo basò i suoi attributi su tre fonti: le Scritture, il misticismo prevalente e la pietà popolare. Oggi alcuni degli attributi associati a Dio continuano ad esser basati sulla Bibbia – per esempio il Padre nostro afferma che il Padre è nei Cieli – mentre altri attributi derivano dal ragionamento teologico.

Nell'VIII secolo, Giovanni Damasceno elencò diciotto attributi di Dio nel suo La fede ortodossa (Libro 1, Capitolo 8). Questi diciotto attributi erano suddivisi in quattro gruppi basati sul tempo (per es., essere eterno), spazio (per es., essere illimitato), materia o qualità, e la lista continua ad essere influente a tutt'oggi, apparendo parzialmente in una qualche forma nella varie formulazioni moderne. Nel XIII secolo Tommaso d'Aquino si concentrò su una lista più corta di soli otto attributi, cioè: semplicità, perfezione, bontà, incomprensibilità, onnipresenza, immutabilità, eternità e unicità. Altre formulazioni includono la lista del 1251 del Concilio Lateranense IV che fu poi adottata dal Concilio Vaticano I nel 1870 e dal Catechismo Minore di Westminster nel XVII secolo.

Due attributi di Dio che lo pongono al di sopra del mondo, tuttavia riconoscendo il Suo coinvolgimento nel mondo, sono trascendenza e immanenza. Trascendenza significa che Dio è eterno ed infinito, non controllato dal mondo creato e al di là degli eventi umani. Immanenza significa che Dio è coinvolto nel mondo e gli insegnamenti cristiani da tempo hanno riconosciuto la Sua attenzione alle vicende umane. Tuttavia, a differenza della religioni panteistiche, nel cristianesimo l'essere divino non è della sostanza dell'universo creato.