L'assedio di Groznyj fu l'attacco militare su vasta scala che l'esercito della Federazione Russa mise in atto fra la fine di dicembre del 1994 e gli inizi di marzo 1995 nell'ambito della Prima guerra cecena, con l'obiettivo di conquistare rapidamente la città ed ottenere quindi una decisiva vittoria strategica, al fine di riportare la secessionista Repubblica cecena di Ichkeria sotto il controllo della federazione. L'esito della battaglia fu la conquista della città dopo aspri combattimenti e la distruzione quasi completa della capitale cecena.

Contrariamente a quanto preventivato, l'assalto iniziale portato dalle truppe federali si risolse in un disastro e impantanò le forze di Mosca in una logorante battaglia casa per casa durante la quale la popolazione civile soffrì enormi perdite. Ad oggi l'assedio di Groznyj è considerato come il più distruttivo dalla seconda guerra mondiale. L'occupazione di Groznyj ebbe breve durata, giacché nell'agosto del 1996 le milizie indipendentiste avrebbero ripreso il controllo della città, ponendo fine alla guerra.

L'assalto di Capodanno Alle 5 di mattina del giorno di capodanno l'aeronautica russa scatenò un bombardamento sull'area industriale di Groznyj. L'attacco faceva seguito allo scadere di un ultimatum, presentato dal governo di Mosca fin dal 28 novembre precedente, e al dispiegamento di un corpo d'armata a ridosso delle frontiere cecene, operativo fin dal 10 dicembre. Combattimenti di notevole entità si erano già avuti in tutta la seconda parte del 1994, quando il governo federale aveva appoggiato l'opposizione interna al governo separatista in un fallito colpo di Stato. Il bombardamento si concentrò sul centro petrolchimico cittadino, con l'obiettivo di intimorire la popolazione ed il governo di Džochar Dudaev e spingerlo a smobilitare le sue milizie. Al seguito delle bombe vennero lanciati sui quartieri abitativi volantini nei quali si intimava ai miliziani di arrendersi. Poche ore dopo l'azione il Ministro della Difesa russo, generale Pavel Gračëv affermò:

Le forze russe in campo Il piano iniziale per l'esecuzione delle operazioni era quello di far convergere nel centro cittadino tre colonne corazzate: il "Gruppo Nord", il "Gruppo Ovest" e il "Gruppo Est". A pochi giorni dall'attacco, nel dispositivo venne inserito un nuovo contingente, denominato "Nord Est". L'ordine di battaglia risultò così definito:

Gruppo Nord (Север)- comandato dal generale Konstantin Pulykovskij avrebbe dovuto iniziare le operazioni dalle colline poste a nord di Groznyj. L'obiettivo sarebbe stato il controllo dell'aeroporto militare e la convergenza sul Palazzo presidenziale (ex sede del PCUS locale). Il percorso si snodava lungo i sobborghi industriali cittadini. Gruppo Nord-Est (Северо-Восток) - comandato dal Generale Lev Rochlin avrebbe dovuto assestarsi nel quartiere ospedaliero passando dalla via principale, la cosiddetta autostrada Petropavlovskoe. Si trattava di un gruppo motorizzato composto da due reggimenti e una brigata, studiato per penetrare velocemente nel centro cittadino. Gruppo Est (Восток) - comandato dal maggior generale Nikolaj Stas'kov avrebbe dovuto dare appoggio al gruppo Nord Est ed acquisire il controllo dell'aeroporto civile. Gruppo Ovest (Запад) - comandato dal Generale Ivan Babičev avrebbe dovuto acquisire il controllo della stazione ferroviaria e del vicino Lenin Park. Tutte le unità erano composte da volontari, ma buona parte di questi erano coscritti e non preparati a sostenere un combattimento urbano.

Considerazioni tattiche

Le milizie cecene avevano il vantaggio di essere fortemente motivate, dovendo essenzialmente difendere le loro case. Oltre a questo, il loro traguardo tattico non era tanto la distruzione delle forze avversarie, ma la conduzione di una guerra asimmetrica volta a danneggiare quanto più possibile le forze nemiche, puntando sul peso politico che una guerra costosa e prolungata avrebbe fatto gravare sulla dirigenza russa. I combattenti ceceni conoscevano molto bene il terreno di battaglia, ed avendo servito in buona parte sotto l'Armata Rossa conoscevano perfettamente sia la lingua sia l'ordine di battaglia dei loro avversari, i quali invece non parlavano il ceceno, non conoscevano il terreno e non sapevano con certezza come fosse organizzato il nemico che avevano di fronte. Ad alimentare la confusione in un contesto urbano si aggiungeva la dotazione dei due schieramenti, sostanzialmente identica e proveniente in entrambi i casi dai depositi dell'esercito sovietico.

Da un punto di vista operativo le milizie cecene erano strutturate in maniera tale da potersi disimpegnare sistematicamente da scontri campali o di grossa entità. Il reparto di base era costituito da un gruppo di combattimento di 15 o venti uomini, suddiviso a sua volta in quattro o cinque gruppi di fuoco. Un gruppo di fuoco era costituito da un pugno di elementi armati di armi leggere a supporto di un'unità di artiglieria anticarro armata di RPG. Lo scopo di questi reparti era quello di appostarsi ai vari livelli dei quartieri residenziali e colpire con fuoco incrociato la testa e la coda dei convogli corazzati, per poi decimare le unità di fanteria d'appoggioGrau, Lester W. , Red Thrust Star, January 1997, See section "Chechen Anti-armor Techniques".

Ad ostacolare l'efficacia di questi gruppi concorrevano sia la scarsa disciplina delle reclute più giovani, componenti almeno il 70% dei reparti, sia il loro differente livello di attaccamento alla gerarchia, in buona parte strutturata sulla fedeltà al singolo caporeparto, destinato in molti casi a diventare più un signore della guerra che un vero e proprio graduato militare. Questo stato di cose rendeva molto difficile per il Comando ceceno organizzare strategie di largo respiro, nonché un adeguato sistema di rifornimento. I reparti più disciplinati, posti direttamente agli ordini del comandante in capo Aslan Maschadov rimasero a difesa del perimetro più interno della città, equipaggiati con i migliori armamenti, fra i quali figuravano alcuni T-62 e T-72 di epoca sovietica.

Ad ogni modo l'azione svolta dai reparti leggeri ceceni prese di sorpresa i russi, decimando le colonne corazzate in avanzata. I reparti attaccanti tentarono in un primo momento di difendersi utilizzando le armi antiaeree, dal momento che l'alzo dei loro mezzi blindati non consentiva di colpire i gruppi di fuoco posti sui piani più alti degli edifici, mentre l'armamento leggero dei carri armati non poteva sostenere il peso di attacchi simultanei da più direzioni. Successivamente ai primi fallimenti, l'Alto Comando federale si convinse che la conquista della città avrebbe richiesto una battaglia casa per casa, e l'utilizzo della fanteria e dei blindati variò considerevolmente, piegandosi all'esigenza di una sistematica avanzata casa per casa, basata sullo stesso sistema delle imboscate messo in atto dai ceceni. I carri vennero dotati di reti protettive poste intorno ai punti più esposti per contrastare gli RPG ceceni, secondo uno schema già testato nella Battaglia di Berlino del 1945Antony Beevor, Berlin: The Downfall 1945, Penguin Books, 2002, ISBN 0-670-88695-5 pp.316-319.

Avanzata Russa Le colonne corazzate che mossero su Groznyj il 31 dicembre erano state mobilitate frettolosamente, assemblando reparti provenienti da diverse armi, e composte in buona parte da coscritti che si erano messi a disposizione volontariamente. L'armamento della fanteria di appoggio era antiquato per gli standard dell'esercito federale, e volto principalmente a dare una dimostrazione di forza di fronte alla quale le milizie cecene avrebbero dovuto spontaneamente abbandonare il campo. Le unità corazzate erano addestrate per combattimenti in campo aperto, mentre l'unica brigata predisposta al combattimento urbano era stata sciolta poco prima dell'inizio del conflitto. Sebbene gli attaccanti godessero della totale supremazia aerea, il giorno dell'attacco il cattivo tempo impedì un efficace supporto da parte dei cacciabombardieri, e soltanto gli elicotteri Mi-24 riuscirono a fornire adeguata copertura. Nelle prime fasi dell'avanzata si segnalò anche un erroneo attacco aereo portato dai Mig sul gruppo "Est", che causò la perdita di cinque veicoli blindati. L'avanzata dei reparti di Mosca venne fin dall'inizio ostacolata dai profughi, in gran parte russi, che tentavano di lasciare la città e porsi sotto la tutela dell'Esercito Federale. Nei giorni precedenti l'Aeronautica Militare aveva bombardato i villaggi vicini alla capitale, molti dei quali erano per lo più abitati da russi o comunque erano pronti a passare armi e bagagli dalla parte di El'cin. In assenza di un efficace appoggio aereo, il peso della copertura dell'avanzata gravò quasi interamente sull'artiglieria, composta da centinaia di pezzi piazzati nelle colline a ridosso della città, composta sia da pezzi tradizionali, sia da una eterogenea gamma di lanciamissili.

Le quattro colonne corazzate erano state pensate per convergere sul Palazzo Presidenziale, nel centro della città. La coordinazione era un elemento essenziale del piano. Tuttavia già in fase di disposizione delle unità la compattezza del dispositivo mostrò alcune carenze: la 19ª Divisione Motorizzata, unità cardine del gruppo "Ovest", si dispose in ordine di battaglia in forte ritardo, determinando un primo problema logistico per lo schieramento russo. Del gruppo "Nord", soltanto un reggimento su tre riuscì effettivamente a penetrare la difesa offerta dalla fanteria leggera cecena, mentre gli altri due non raggiunsero risultati apprezzabili. Le altre due colonne mantennero una certa compattezza, e raggiunsero inizialmente i loro obiettivi secondari. La forza di sfondamento principale si ridusse quindi a poche unità: la 131ª Brigata Motorizzata e l'81º Reggimento Motorizzato, posto sul suo fianco sinistro. La prima si dirigeva speditamente verso la Stazione, il secondo l'appoggiava scendendo lungo Pervomaiskaya Ulitsa, uno degli assi viari portanti della capitale cecena.

Pervomaiskaya Ulitsa