La storia degli ebrei in Italia tratta della storia degli ebrei e delle Comunità Ebraiche in Italia, che ha inizio nell'evo antico con la presenza di ebrei sul territorio italiano sin dai tempi pre-cristiani dell'Impero romano, e che è continuata nei secoli nonostante periodi di persecuzione, razzismo ed espulsioni che l'hanno colpita fino al XX secolo. La stima del 2007 presentata dallo American Jewish Yearbook (2007) fornisce le seguenti cifre demografiche a riguardo della popolazione ebraica in Italia: su una popolazione italiana di sessanta milioni di abitanti, la comunità ebraica rappresenta lo 0,075% ca. con un totale di 45.000 ebrei ca.Le maggiori concentrazioni sono a Roma e Milano. Per questi dati, si vedano le statistiche del demografo Sergio Della Pergola, pubblicate su World Jewish Population , American Jewish Committee, 2007. URL consultato 11/03/2013. I dati sono rilevati mediante stime provenienti dalle varie Comunità ebraiche italiane, che quindi registrano solitamente ebrei "osservanti" o che perlomeno notificano la propria sinagoga (o rabbino) in occasione di particolari cerimonie liturgiche (per es. il Brit milah o il Bar/Bat Mitzvah. Vengono di conseguenza escluse dalle stime quelle persone ebree (considerate tali in base all'Halakhah - si veda "Chi è ebreo?") che non frequentano sinagoghe, congregazioni, organizzazioni ebraiche, ecc., cioè "ebrei etnici", laici, non praticanti, atei/agnostici. Con l'aggiunta di questa parte di popolazione, la cifra demografica stimata si aggirerebbe sui 45.000 ebrei. Il conteggio non comprenderebbe i recenti arrivi di profughi ebrei dall'Europa orientale e dal Nord Africa.

Antichità

Sicilia

Roma precristiana

I primi ebrei attestati in Italia furono gli ambasciatori inviati a Roma da Giuda Maccabeo nel 161 a.C: Eupòlemo, figlio di Giovanni, figlio di Accos, e Giasone, figlio di Eleàzaro (). Secondo il Primo libro dei Maccabei, costoro firmarono un trattato con il Senato romano, sebbene gli studiosi moderni sostengano che tale ambasciata non avvenne.A. N. Sherwin-White, Roman foreign policy in the East, 168 B.C. to A.D. 1, University of Oklahoma Press, 1984.

Si conosce con più certezza che un'ambasciata fu successivamente da Simone Maccabeo a Roma per rafforzare l'alleanza con i Romani contro il Regno ellenistico seleucida. Gli ambasciatori ricevettero un'accoglienza cordiale dai loro correligionari già residenti a Roma.

Un gran numero di ebrei vivevano a Roma anche durante la tarda epoca romana repubblicana. Erano in gran parte di lingua greca e poveri. Poiché Roma aveva aumentato i contatti e i rapporti militari/commerciali con il Levante di lingua greca, durante il secondo e primo secolo p.e.v. molti Greci, e anche numerosi ebrei, erano venuti a Roma come mercanti o portati lì come schiavi.

I romani sembrano aver visto gli ebrei come seguaci di particolari usanze religiose retrograde, ma l'antisemitismo come venne conosciuto nel mondo cristiano e islamico non esisteva. Nonostante il loro disprezzo, i romani riconoscevano e rispettavano l'antichità della loro religione e la fama del loro Tempio a Gerusalemme (Tempio di Erode). Molti romani non conoscevano molto dell'Ebraismo, compreso l'imperatore Augusto che, secondo il suo biografo Svetonio, pensava che gli ebrei digiunassero durante lo Shabbat. Giulio Cesare era noto come grande amico degli ebrei, e questi furono tra i primi a deprecare il suo assassinio.Luciano Canfora, Cesare. Il dittatore democratico, Laterza, 2007, p. 236. ISBN 978-88-420-8156-2

A Roma la comunità era notevolmente organizzata e guidata da capi chiamati άρχοντες (arconti); o γερουσιάρχοι (gherousiarcoi). Gli ebrei mantenevano a Roma numerose sinagoghe, la cui guida spirituale si chiamava αρχισυνάγωγος (archisunagogos). Le loro lapidi tombali, generalmente in greco, con alcune in ebraico/aramaico o latino, erano decorate con menorah rituali (candelabro a sette bracci).

Gli ebrei della Roma precristiana erano molto attivi nel proselitizzare i romani, con un numero crescente di veri e propri convertiti all'Ebraismo e persistenti schiere di coloro che adottavano alcune pratiche e credenze ebraiche e fede nel Dio ebraico, senza in realtà convertirsi.

Il destino degli ebrei a Roma e in Italia oscillava, con espulsioni parziali attuate sotto gli imperatori Tiberio e Claudio. Dopo le guerre giudaiche del 66 e 132 e.v., molti ebrei della Giudea furono portati a Roma come schiavi (di norma nel mondo antico i prigionieri di guerra e abitanti di città sconfitte venivano venduti come schiavi). Queste rivolte causarono crescenti ostilità ufficiali dal regno di Vespasiano in poi. Il provvedimento più grave preso contro gli ebrei fu il Fiscus iudaicus, che era una tassa richiesta a tutti gli ebrei dell'Impero romano. La nuova imposta sostituiva la decima, che in precedenza veniva inviata al Tempio di Gerusalemme (distrutto dai romani nel 70 e.v.), ed era invece versata al tempio di Jupiter Optimus Maximus a Roma.

Oltre a Roma, esistevano in questo periodo diverse comunità ebraiche nell'Italia meridionale. Ad esempio, le regioni di Sicilia, Calabria e Puglia avevano popolazioni ebraiche ben consolidate."Greece-Italy and the Mediterranian Islands" , su Jewish Web Index. URL consultato 11/03/2013

Tarda antichità

Con la promozione del cristianesimo a religione legale dell'Impero romano da parte di Costantino I nel 313 (Editto di Milano), la posizione degli ebrei in Italia e in tutto l'impero declinò rapidamente e drammaticamente. Costantino stabilì leggi oppressive per gli ebrei, ma queste furono a loro volta abolite da Flavio Claudio Giuliano, che mostrò il suo favore verso gli ebrei al punto di permettere che riprendessero il loro progetto di ricostruire il Tempio di Gerusalemme. Questa concessione fu però revocata dal suo successore, che era cristiano; dopodiché l'oppressione crebbe considerevolmente. Il Cristianesimo niceno fu adottato come "Chiesa di Stato" dell'Impero romano nel 380, poco prima della caduta dell'Impero d'Occidente.

Al momento della fondazione del dominio ostrogoto sotto Teodorico (493 - 526), esistevano fiorenti comunità di ebrei a Roma, Milano, Genova, Palermo, Messina, Agrigento e in Sardegna. I papi del periodo non erano seriamente ostili agli ebrei, e questo spiega l'ardore con cui questi ultimi presero le armi a favore degli Ostrogoti contro le forze di Giustiniano, in particolare a Napoli, dove la strenua difesa della città fu sostenuta quasi interamente da ebrei. Dopo il fallimento dei vari tentativi di rendere l'Italia una provincia dell'Impero bizantino, gli ebrei dovettero soffrire una forte oppressione dall'Esarca di Ravenna, ma dopo un certo lasso di tempo la maggior parte dell'Italia venne dominata dai Longobardi (568 - 774), sotto i quali vissero in pace.

In effetti, i Longobardi non approvarono leggi speciali rispetto agli ebrei. Anche dopo che i Longobardi abbracciarono il cattolicesimo, la condizione degli ebrei rimase sempre favorevole, perché i papi di quel tempo non solo non li perseguitarono, ma garantirono loro una certa protezione. Papa Gregorio I li trattò con molta considerazione, e sotto i suoi successori la condizione degli ebrei non peggiorò; lo stesso avvenne nei diversi Stati più piccoli in cui era divisa l'Italia. Sia i papi e tali Stati erano così assorti in continue discordie interne ed esterne, che gli ebrei furono lasciati in pace. In ogni singolo Stato d'Italia una certa protezione venne concessa agli ebrei al fine di assicurarsi i vantaggi delle loro imprese commerciali. Il fatto che gli storici di questo periodo fanno scarsa menzione degli ebrei, suggerisce che la loro condizione era tollerabile.Per questa sezione si vedano testi, note e bibliografia di Chaim Potok, Wanderings, 1978, cit., cap. II, pp. 203-222.

Medioevo

Ci sono state molte espulsioni, tra cui quella di Trani nel 1380, e anche tutte le altre delle comunità ebraiche a sud di Roma e una breve espulsione da Bologna nel 1172. Un nipote del lessicografo Rabbi Nathan ben Jehiel fu impiegato in qualità di amministratore della proprietà di Papa Alessandro III, che dimostrò i suoi sentimenti amichevoli verso gli ebrei al Concilio Lateranense del 1179, in cui sconfisse le proposte di prelati ostili che sostenevano leggi antiebraiche.

Sotto il dominio dei Normanni gli ebrei dell'Italia meridionale e della Sicilia godettero di libertà ancora maggiori, dato che vennero considerati uguali ai cristiani, e fu loro permesso di seguire qualsiasi carriera professionale; ebbero anche giurisdizione sui propri affari. Per esempio, il ghetto di Salerno godeva di ottima fama e rispetto (molti medici ebrei appartennero alla Scuola medica salernitana) ed aveva la più numerosa comunità ebrea nel meridione italiano (avendo oltre seicento membri intorno al 1167, secondo Beniamino da Tudela ).

in nessuno stato le leggi canoniche contro gli ebrei erano così spesso ignorate come in Italia. Un papa del tardo Medioevo — Niccolò IV (1288-1292) e/o Bonifacio VIII (1294-1303) — ebbe come suo medico personale un ebreo, Isacco ben Mordecai, soprannominato Maestro Gajo.

Produzione letteraria Tra i primi ebrei d'Italia che hanno lasciato dietro di sé tracce della loro attività letteraria fu Shabbetai Donnolo (morto nel 982). Due secoli più tardi (1150) furono rinomati come poeti Shabbethai ben Mosè di Roma, suo figlio Jehiel Kalonymus, a suo tempo considerato come autorevole talmudista anche all'estero, e il rabbino Iechièl della famiglia Mansi (Anaw), anch'egli di Roma. Le loro composizioni sono piene di pensieri profondi, ma la loro dizione è piuttosto grezza. Nathan, figlio del suddetto Rabbi Iechièl, è stato autore di un lessico talmudico ("'Aruk"), diventato la chiave per lo studio del Talmud.

Solomon ben Abraham ibn Parhon, durante il suo soggiorno a Salerno, compilò a un dizionario ebraico che favorì lo studio dell'esegesi biblica tra gli ebrei italiani. Nel complesso, tuttavia, la cultura ebraica non era in una condizione fiorente: l'unico autore liturgico di merito fu Joab ben Solomon, del quale esistono alcune composizioni. Verso la seconda metà del XIII secolo apparvero segni di una migliore cultura ebraica e di uno studio più profondo del Talmud: Isaia di Trani il Vecchio (1232-1279), alta autorità talmudica, fu l'autore di molti responsa celebrati; Davide, suo figlio, e Isaia di Trani il Giovane, suo nipote, seguirono le sue orme, come fecero i loro discendenti fino alla fine del XVII secolo. Meïr ben Mosè ha presiedette un'importante scuola talmudica di Roma e Abraham ben Joseph una su Pesaro. A Roma due medici famosi, Abramo e Iechièl, discendenti di Nathan ben Iechièl, insegnarono il Talmud. Una delle donne di questa famiglia di talento, certa Paola dei Mansi, ottenne distinzione per la sua considerevole conoscenza biblica e talmudica, e inoltre trascrisse i commentari biblici in una calligrafia particolarmente bella.Cfr. spec. Jewish Encyclopedia, I. 567, s.v. "Paola Anaw".