Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi. Secondo la definizione della Associazione Psicologica Americana, l'emozione è un modello fenomenico complesso, di natura reattiva, che coinvolge varie esperienze soggettive, sia di natura fisica (comportamenti, riflessi, attivazione fisiologica) che psicologica (esperienza soggettiva, processi cognitivi), non sempre a livello consapevole. Si tratta di un modello funzionale evolutosi per fronteggiare fenomeni o eventi con il quale un organismo entra costantemente in relazione significativa.

Etimologia Deriva dal latino emotionem, a sua volta derivato dalla sostantivazione di emotus, participio passato del verbo emovere, nel significato di trasportare fuori, smuovere, scuotere (da cui anche "scosso"). Emovere è a sua volta composto dal prefisso e- nel significato di "da", moto da luogo, e da movere, nel significato di agitare, muovere.

Caratteristiche delle emozioni L'emozione ha effetto sugli aspetti cognitivi: può causare diminuzioni o miglioramenti nella capacità di concentrazione, confusione, smarrimento, allerta, e così via. Il volto e il linguaggio verbale possono quindi riflettere all'esterno le emozioni più profonde: una voce tremolante, un tono alterato, un sorriso solare, la fronte corrugata indicano la presenza di uno specifico stato emotivo.

Differenza tra emozione, sentimento, affetto e umore o stato d'animo Il neurologo portoghese António Damásio, in particolare nell'opera Emozione e coscienza (2000), propone una gerarchia biologica precisa per distinguere questi fenomeni, spesso confusi nel senso comune.

L'emozione (emotion) è uno stato in gran parte inconscio, inteso come l'aspetto "pubblico" e reattivo della regolazione biologica. Si tratta di una serie di risposte chimiche e neurali automatiche volte a mantenere l'omeostasi dell'organismo in risposta a uno stimolo. Queste risposte producono cambiamenti fisici osservabili (mimica facciale, battito cardiaco, rilascio di ormoni).

Il sentimento (feeling) rappresenta l'aspetto "privato" e mentale. È la percezione soggettiva dei cambiamenti corporei scatenati dall'emozione. Damásio definisce il sentimento come la "lettura" che il cervello compie delle mappe neurali che monitorano lo stato del corpo.

Il sentimento nucleare (core feeling) è il fenomeno intermedio che accompagna l'emergere della coscienza. Costituisce la rappresentazione mentale di una reazione emotiva nel momento in cui viene integrata con la valutazione cognitiva e la propriocezione, pur non essendo ancora l'apice della consapevolezza riflessiva.

La coscienza nucleare (core consciousness) o "sensazione della sensazione" (feeling of a feeling) è il livello in cui l'organismo non solo prova un sentimento, ma diventa consapevole di provarlo. Damásio descrive questo passaggio come una "metasensazione": la mente genera una mappa di secondo ordine che mette in relazione l'oggetto esterno con il proto-sé (lo stato del corpo). È questa "sensazione della sensazione" a creare il sentimento di ciò che accade, fornendo al soggetto un senso di sé nel qui e ora.

L'umore o stato d'animo si differenzia dalle emozioni per la maggiore durata e per la mancanza di uno stimolo scatenante immediato. Damásio li definisce come "sentimenti di fondo" (background feelings), che riflettono lo stato di equilibrio o squilibrio generale dell'organismo tra un'emozione e l'altra.

A cosa servono le emozioni In termini evolutivi, o darwiniani, la principale funzione delle emozioni consiste nel rendere più efficace la reazione dell'individuo a situazioni in cui si rende necessaria una risposta immediata ai fini della sopravvivenza, reazione che non utilizzi cioè processi cognitivi ed elaborazione cosciente. Secondo Damásio, le emozioni potrebbero non essere un semplice corollario ai processi cognitivi, ma evolutivamente la prima e per lungo tempo unica modalità di acquisire conoscenza circa l'ambiente che circonda l'organismo, con la finalità di consentire all'organismo di riorganizzare la propria struttura e/o le proprie funzioni e/o il proprio comportamento in funzione delle informazioni in entrata, che sono sempre e comunque convertite in reazioni biofisiche e biochimiche del nostro organismo (in primis il cervello). La cognizione rappresenta una modalità di rappresentazione di queste modificazioni biochimice e biofisiche, e che è sempre riducibile a sua volta ad attività biochimiche e biofisiche, tale per cui il comportamento risulta la determinante ultima di tutti questi processi.

Le emozioni rivestono anche una funzione relazionale (comunicazione agli altri delle proprie reazioni psicofisiologiche) e una funzione autoregolativa (comprensione delle proprie modificazioni psicofisiologiche).

Classificazione delle emozioni

Vi sono varie teorie e diverse classificazioni delle emozioni.

A partire da Paul Ekman, le emozioni sono state suddivise in primarie o fondamentali, e secondarie, derivate dalle primarie. Secondo Ekman le emozioni primarie sono sei: rabbia paura gioia tristezza sorpresa disgusto

Secondo una definizione di Robert PlutchikPlutchik R., , American Scientist, July-August 2001. le emozioni di base sono invece otto, divise in quattro coppie:

la rabbia e la paura la tristezza e la gioia la sorpresa e l'attesa il disgusto e l'accettazione

Secondo altri autori, dalla combinazione delle emozioni primarie derivano le altre (secondarie o complesse):

l'allegria la vergogna l'ansia la rassegnazione la gelosia l'orgoglio la speranza il perdono l'offesa la nostalgia il rimorso la delusione Le differenti emozioni dipendono dal significato o salienza attribuita dal soggetto allo stimolo, primariamente in funzione del tono affettivo (aversivo, appetitivo o un mix di entrambi) e dell'intensità.

António Damásio distingue due tipi di emozione: le "emozioni primarie", innate e preorganizzate, e le "emozioni secondarie", elaborate dall'esperienza attraverso i circuiti del "come se".L'errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano, Adelphi, Milano, 1995, ISBN 978-88-459-1181-1.. Secondo Damásio, si possono avere delle reazioni emotive, delle quali però si è inconsapevoli, anche in assenza di modificazioni psicofisiologiche. Inoltre, "è possibile che siamo predisposti a rispondere con un’emozione, in modo preorganizzato, quando vengono percepite nel mondo esterno o nel nostro corpo - isolatamente o in combinazione - certe caratteristiche di stimoli, di cui sono esempi la dimensione (come per gli animali grossi); l’estensione (come per l’apertura alare dell’aquila); il tipo di movimento (come per i rettili); certi suoni (come il ringhio); certe configurazioni di stati del corpo (come il dolore che si avverte durante un attacco cardiaco)". L'amigdala elabora in parallelo gli stimoli prima detti e definisce una sorta di algoritmo che si associa ad un altro algoritmo (un meccanismo chiamato matching).

Quest'ultimo algoritmo è di tipo disposizionale e man mano che il primo si delinea, si delinea anch'esso (molto simile come meccanismo a quello della scrittura predittiva o facilitata degli smartphone), iniziando ad allertare, pre-attivare e attivare aree e nuclei cerebrali preposti a funzioni cognitive, somato-sensoriali e motorie e che a sua volta determinano le emozioni secondarie. Dice Damásio: "Il sentire l’emozione diventa pertanto un fenomeno emergente quale insieme diverso dalla semplice somma delle parti, cioè quelle parti che autonomamente e con tempi di reazione/attivazione diversi sono intervenuti per un “primo intervento” e successivamente, anche grazie alla comunicazione a feedback circolare, affinano l’esperienza".

Il modello di terapia breve strategica, sviluppato da Jay Haley, Giorgio Nardone e Paul Watzlawick semplifica le emozioni primarie riducendole a 4: rabbia, paura, piacere (gioia) e dolore (tristezza).

Le teorie delle emozioni Secondo la maggior parte delle teorie moderne, le emozioni sono un processo multi-componenziale, cioè articolato in più componenti e con un decorso temporale che evolve.

La teoria Cannon - Bard Secondo la teoria diencefalica di Walter B. Cannon e Philip Bard,Cannon W.B. (1920) Bodily Changes In Pain Hunger Fear And Rage. Appleton & Co., New York.Schachter S., Singer J. (1962) Cognitive, Social, and Physiological Determinants of Emotional State. Psychological Review, 69, pp.379-399. lo stimolo emotigeno, che può essere un evento, una scena, un'espressione del volto o un particolare tono di voce, viene elaborato in prima istanza dai centri sottocorticali dell'encefalo, in particolare l'amigdala, che riceve l'informazione direttamente dai nuclei posteriori del talamo (via talamica o sottocorticale) e provoca una prima reazione autonomica e neuroendocrina con la funzione di mettere in allerta l'organismo. In questa fase l'emozione determina quindi diverse modificazioni somatiche, come ad esempio la variazione delle pulsazioni cardiache, l'aumento o la diminuzione della sudorazione, l'accelerazione del ritmo respiratorio, l'aumento o il rilassamento della tensione muscolare.

Lo stimolo emotigeno viene contemporaneamente inviato dal talamo alle cortecce associative, dove viene elaborato in maniera più lenta ma più raffinata; a questo punto, secondo la valutazione, viene emessa un tipo di risposta considerata più adeguata alla situazione, soprattutto in riferimento alle "regole di esibizione" che appartengono al proprio ambiente culturale. Le emozioni, quindi, inizialmente sono inconsapevoli; solo in un secondo momento noi "proviamo" l'emozione, abbiamo cioè un sentimento. Normalmente l'individuo che prova una emozione diventa cosciente delle proprie modificazioni somatiche (si rende conto di avere le mani sudate, il battito cardiaco accelerato, etc.) ed applica un nome a queste variazioni psicofisiologiche ("paura", "gioia", "disgusto", ecc.).

Tra le tipologie di risposta o reazione vi sono i riflessi e per quanto attiene alla risposta a stimoli aversivi di elevata intensità, il riflesso principale è quello detto "reazione di attacco o fuga" (fight-or-flight response), concettualizzato negli anni venti del ventesimo secolo da proprio da Cannon e Bard.

La teoria di James - Lange Secondo la teoria del feedback di James-Lange, l'emozione è una risposta ad una variazione fisiologica. Proviamo emozioni diverse perché ciascuna è accompagnata da sensazioni e reazioni fisiologiche differenti. Tali teorie sono state criticate, in quanto persone con lesioni al midollo spinale esprimono comunque emozioni, inoltre molte espressioni fisiologiche simili causerebbero simili emozioni, difficili quindi da individualizzare. In alcuni casi, specialmente per le forti emozioni, si ha comunque un'associazione diretta tra manifestazione fisiologica ed emotiva, senza però sapere se ne sia causa la prima o la seconda.Mark F.Bear, Barry W. Connors, Michael A. Pradiso (2007) Neuroscience: Exploring the brain, Third edition. Lippincott Williams & Wilkins- USA, Pag 586-587