Un trattamento d'onore, o semplicemente trattamento, è un appellativo onorifico utilizzato nella vita sociale nei riguardi di personaggi che presentano un titolo. Viene erroneamente utilizzata la locuzione "predicato d'onore" come sinonimo: in realtà, con predicato si intende una località geografica, che può costituire parte del cognome di tutta la discendenza di chi detiene, o deteneva, un titolo nobiliare.
Distinzioni I trattamenti erano stati distinti dai titoli nobiliari veri e propri nell'ultimo Ordinamento dello stato nobiliare italiano (articoli 38 e 39) al pari delle "qualifiche nobiliari". In tale ordinamento, la distinzione tra "titolo" e "trattamento" non è tuttavia specificata, ma sul piano storico-giuridico i due termini si possono distinguere facilmente: il titolo indica una funzione, mentre il trattamento è un appellativo utilizzato nella vita sociale. Questa differenza tra i due piani è visibile e tuttora presente, ad esempio la differenza tra re (funzione pubblica, titolo) e maestà (appellativo onorifico, trattamento), così come tra vescovo (funzione pubblica, titolo) ed eccellenza (appellativo onorifico, trattamento), o anche tra principe (funzione pubblica, titolo) e altezza (appellativo onorifico, trattamento).
Titoli accademici
In Italia a coloro che hanno conseguito una laurea, e ad essi soltanto, compete la qualifica accademica di dottore.Articolo 48, terzo comma del
A coloro che, poi, abbiano conseguito la laurea magistrale o specialistica e il dottorato di ricerca, competono rispettivamente le qualifiche accademiche di dottore magistrale (raramente abbreviato in dott. mag.) e dottore di ricerca (Dott. Ric. o Ph.D.).
Fuori dall'Italia, invece, la qualifica di dottore normalmente spetta a chi ha conseguito un dottorato di ricerca; per i laureati triennali e magistrali si usano rispettivamente bachelor o bachelorette e master.
Titoli professionali In Italia, i seguenti titoli accademici e professionali sono solitamente preposti al cognome della persona:https://www.treccani.it/enciclopedia/lettere-commerciali-e-ufficiali-prontuario_(Enciclopedia-dell'Italiano)/ avvocato (avv.); architetto (arch.); geometra (geom.); ragioniere (rag.); maestro (M°), inteso come maestro d'arte; notaio; dottore (dott.) o dottoressa (dott.ssa): usato sia dai laureati che più specificatamente dai medici; professore (prof.) o professoressa (prof.ssa).
Di norma, si può usare solo un titolo professionale, generalmente quello più prestigioso, ma il titolo di dottore - che costituisce una qualifica accademica - può esser concatenato ad un altro, solitamente dopo, tranne per dott. ing. e dott. arch..https://www.achyra.org/cruscate/viewtopic.php?t=9325 A questi si aggiungono, almeno in seno ad un procedimento giudiziario, anche i titoli di procuratore e giudicehttps://diziscri.com/lemmario/titoli-personali/.
Per le figure professionali operanti nelle università si usano invece i trattamenti di:https://catania.liveuniversity.it/2018/11/24/universita-appellativi-rettore-professori-storiaivi/ magnifico rettore (Mag.co Rettore); amplissimo preside (Ampl.mo Preside), che attualmente si usa per i direttori di dipartimento (Ampl.mo Direttore); colendissimo professore, per i professori emeriti;https://www.unibo.it/it/ateneo/organizzazione-e-sedi/professori-emeriti chiarissimo professore (Chiar.mo Prof.), per i professori ordinari. Gli aggettivi qui usati hanno un senso diverso dal vernacolare: magnifico etimologicamente significa "colui che compie grandi opere", amplissimo (in passato usato anche per i Senatori) significa "conosciuto in lungo ed in largo", colendissimo vuol dire "molto degno di venir frequentato", chiarissimo vuol dire illustre.
Titoli ecclesiastici Santità, santo padre, beatissimo padre: riferito al pontefice regnante, al pontefice emerito di Roma, ai patriarchi ecumenici ortodossi e al Dalai Lama. Eminenza reverendissima, eminentissimo signor cardinale: riferito a un cardinale; l'istruzione Ut sive sollicite della Segreteria di Stato della Santa Sede del 31 marzo 1969 ha però reso opzionale l'aggettivo "reverendissima". Istruzione Ut sive sollicite, AAS 61 (1969), p. 334. Altezza eminentissima: riferito al Gran maestro del Sovrano Militare Ordine di san Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta. Beatitudine: riferito a un patriarca orientale o a un arcivescovo maggiore delle Chiese orientali.Secondo la lettera del decreto del Sanctissimus del 31 dicembre 1930, anche ai patriarchi era riservata il titolo di "eccellenza reverendissima", ma in pratica la Santa Sede continuò a rivolgersi a loro con il titolo di "beatitudine", che fu formalmente sanzionato con il motu proprio Cleri sanctitati del 2 giugno 1957. Vedi: Motu proprio Cleri sanctitati can. 283, § 1, n. 10, AAS 49 (1957), p. 443. Eccellenza reverendissima: riferito a un arcivescovo o un vescovo; l'istruzione Ut sive sollicite della Segreteria di Stato della Santa Sede del 31 marzo 1969, ha però reso opzionale l'aggettivo "reverendissima" e ha confermato il titolo di "eccellenza" per i vescovi, per il decano del Tribunale della Rota Romana, per il segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e per il vicecamerlengo. Reverendissimo monsignore, che spetta ai seguenti ecclesiastici: gli officiali superiori dei dicasteri della Curia romana; gli uditori della Sacra Romana Rota; il promotore generale di giustizia e il difensore del vincolo del Supremo tribunale della Segnatura Apostolica; i protonotari apostolici de numero; i chierici della Camera Apostolica; i prelati dell'Anticamera pontificia. Reverendissimo padre: per un abate e per i superiori generali degli ordini religiosi, eccettuati i carmelitani. Molto reverendo (abbreviato in M.R.), riservato: ai superiori generali dei carmelitani, ai prepositi provinciali dei Chierici regolari di Somasca. ai canonici, ai vicari foranei, agli arcipreti; ai priori, ai rettori, ai padri guardiani o ai superiori dei conventi; ai parroci. Reverendo: riservato ai protonotari apostolici supra numerum, che godono del trattamento di reverendo monsignore; ed ai sacerdoti e diaconi non qualificati. Reverendo padre: riferito a un frate, se presbitero regolare.
Eminenza Il titolo è riservato esclusivamente ai cardinali della Chiesa cattolica, in qualità di principi della Chiesa, ed è valido anche per quelli appartenenti alla Chiesa orientale. Inoltre spettava anche agli arcivescovi di Magonza, Treviri e Colonia in quanto elettori del Sacro Romano Impero. Dal 1607 il gran maestro dei cavalieri di Malta, in quanto capo di stato e sovrano dell'ordine, ha un grado ecclesiastico equiparato a quello cardinalizio ed è considerato principe sovrano, e dunque gode del titolo di sua altezza eminentissimaSancito in Italia per esempio dal ..
Reverenza Ci si riferisce così a una badessa o priora di un monastero di clausura.
Carità Il titolo è riservato a una qualsiasi monaca di clausura.
Santità
Derivato dal latino sanctitas, originariamente veniva utilizzato per tutti i vescovi ma dal VII secolo il titolo venne riservato al papa, ai patriarchi e ad altri ruoli particolari; dal XIV secolo, e ancora oggi, viene utilizzato esclusivamente per il papa e per il "romano pontefice emerito", ovvero il vescovo di Roma che ha rinunciato al ministero petrino. La Chiesa ortodossa copta in realtà utilizza la stessa definizione per il suo papa. Si può usare anche l'appellativo "beatissimo padre".
Fra gli sciiti, particolarmente nella corrente ismailita, il titolo è attribuito anche al Da'i al-Mutlaq, loro massima autorità.
Il dalai lama, massimo vertice del buddhismo tibetano, riceve la stessa dicitura nel mondo occidentale, come anche il sakya trizin, capo del ramo Sakya.
Eccellenza Benché anticamente l'appellativo fosse utilizzato per gli imperatori e i monarchi, passò in breve a designare i suoi principali funzionari, tanto che a lungo con questo nome si designarono i ministri di alcuni Stati. Oggi spetta ai vescovi della Chiesa cattolicaDecreto Sanctissimus della Sacra Congregazione del cerimoniale del 31 dicembre 1930., mentre per il diritto internazionale si usa per gli ambasciatori nei paesi in cui sono accreditati. Viene tuttora utilizzato anche per i gradi massimi di numerosi Ordini Cavallereschi dinastici o statali, oltre che per i prefetti in sede.
Dom Dom, dal latino dominus, è il trattamento riservato agli abati benedettini, trappisti, certosini e comunque agli abati in genere, e dei superiori di comunità religiose.
Titoli nobiliari Il disconoscimento dei titoli nobiliari in Italia - e in molti altri paesi - fa sì che, da un punto di vista protocollare, utilizzare il titolo nobiliare sia un faux-pas istituzionale. A titolo d'esempio, il deposto Costantino II di Grecia, legalmente divenuto Κωνσταντίνος Γλύξμπουργκ (Konstantinos Glücksburg), continuando ad utilizzare titoli nobiliari non poté ottenere documenti riconosciuti legalmente dalla Greciahttps://www.kathimerini.gr/society/563380912/kai-to-eponymo-ayton-nte-gkres/. Tuttavia, per ragioni di cortesia araldica, non è raro che i pretendenti ad un titolo nobiliare cancellato vengano comunque allocuti col titolo.
Riguardo ai titoli nobiliari, quelli sovrani hanno una forma fissahttps://dico.unime.it/ufaq/come-rivolgersi-a-un-re/: Sua Maestà (Reale/Imperiale/Serenissima...) si usa con un sovrano regnante, la moglie del sovrano regnante (non il marito), la madre del sovrano regnante. Sua Altezza (Reale/Imperiale/Serenissima...), seguito dal titolo principesco, viene utilizzato nei confronti di tutti gli altri membri della casa reale. La scelta dell'aggettivo dopo la maestà e l'altezza dipende, per ovvie ragioni, dal rango del sovrano: la famiglia reale di un imperatore è imperiale, quella di un re è reale, quella di altri principi sovrani è serenissima. Storicamente, in Austria-Ungheria, essendo il titolo del sovrano costituzionalmente diviso fra Imperatore d'Austria e Re d'Ungheria, la famiglia regnante era di altezza imperiale e reale al contempo.
Tutti gli altri titoli nobiliari vengono solitamente indicati con il titolo ed il predicato: all'Arciduca d'Austria, non all'Arciduca Ferdinando o all'Arciduca Asburgo.
Convenzione epistolare vuole che, in italiano, si prefiggano N.H. (nobil homo) e N.D. (nobil donna) davanti ai nomi dei nobili senza titolo specifico. Invece, nel Sud Italia, si preferisce in questo senso usare don, femminile donna, similmente a come è in uso anche in Spagna.
Don
Dal latino dominus, Don è presente anche nella lingua francese, inglese, tedesca, spagnola e sarda; esiste anche nella versione di donno (giudicati) e di dom (portoghese e brasiliano).
L'ultimo "Ordinamento dello stato nobiliare italiano" attribuisce, all'articolo 39, questo trattamento a tutti i componenti delle seguenti famiglie: famiglie dei principi, dei duchi o dei marchesi di baldacchino; famiglie sarde che godono insieme del cavalierato ereditario e della nobiltà; famiglie dell'attuale Lombardia la cui nobiltà fu riconosciuta prima del 1796 in base alle disposizioni emanate dall'imperatrice Maria Teresa per la revisione nobiliare delle terre di Lombardia austriaca o confermata dopo il 1814 con sovrana risoluzione quale era stata goduta prima del 1796 o che si trovino nelle medesime condizioni anche in assenza di riconoscimento formale; famiglie che godevano di tale trattamento nel Ducato di Milano prima del 1714, per quei territori allora passati sotto casa SavoiaTale uso deve essere attestato da atti ufficiali di governo o del senato di Milano ed eventualmente da opere anteriori al 1714.; famiglie che ne hanno ottenuto speciale concessione.