Romanzo criminale è un romanzo scritto dal giudice Giancarlo De Cataldo e ispirato alla vera storia della banda della Magliana, che opera in Italia a Roma a partire dalla fine degli anni settanta. Dal romanzo, pubblicato dalla casa editrice Einaudi, è stato tratto l'omonimo film diretto da Michele Placido, e la serie televisiva diretta da Stefano Sollima. Contenuti Il romanzo descrive gli intricati traffici che intercorrono tra stato e criminalità negli anni settanta; la lotta tra bande per il controllo dei traffici di droghe, prostituzione e gioco d'azzardo nei vari quartieri della capitale; ripercorre inoltre, dal punto di vista della criminalità organizzata, la storia di un decennio d'Italia dal sequestro Moro in poi.
Trama Nella Roma degli anni settanta una banda di criminali prende il potere in città con strategie di stampo mafioso. Tutti sembrano sottoposti al ricatto della droga e le forze dell'ordine sembrano troppo impegnate a combattere il terrorismo per occuparsi della malavita organizzata, senza accorgersi di quanto la città stia diventando preda di una organizzazione intelligente e spietata.
Il Libanese, il Freddo, il Dandi e Bufalo, accompagnati da altri personaggi più o meno di rilievo, prendono il potere sulla delinquenza comune e su quella malavita che fino ad allora si era limitata alla supremazia di quartiere. La conquista del territorio inizia con un sequestro di persona e soprattutto con la decisione di non spartirsi i soldi accumulati, ma di reinvestirli nell'acquisto di una partita di droga. Con poche efferate ma ben delineate mosse riescono così a ottenere il controllo su tutta la città e devono fermarsi solo a Centocelle e al Tuscolano, dove la banda locale riesce a mantenere le proprie posizioni.
L'organizzazione è capillare, parte dalla droga, ma riguarda anche altro, dallo strozzinaggio alla prostituzione e al gioco attraverso la gestione di diverse bische nella città. La gestione organizzativa è a tutto tondo della banda; ci sono per esempio un addetto a “fare girare i soldi”, il Secco, e i “cavalli”, i piccoli spacciatori.
Prima parte La banda nasce quando il Libanese e i suoi soci incontrano il Freddo e i suoi in seguito a un furto: l'auto del Libanese è stata rubata dal Sorcio e rivenduta al Freddo. Dopo qualche momento di tensione, i due si accordano e danno origine a una associazione criminale. Il loro progetto è di costituire un'associazione simile alla mafia siciliana, superando i piccoli interessi in vista di obiettivi più ambiziosi.
Il primo colpo è il rapimento del barone Rosellini: il prigioniero viene affidato alla custodia dei fratelli Cannizzaro. Uno dei guardiani inavvertitamente si fa vedere in volto e uccide il barone senza avvisare i membri della banda che si vendicano, uccidendo tutti i Cannizzaro; ciononostante il riscatto viene pagato. La banda, su suggerimento di Libanese e Freddo, decide di reinvestire la maggior parte del ricavato in traffico di droga. Uno solo di loro, soprannominato Satana, non sta all'accordo e abbandona l'associazione.
A tale fine concludono un patto con la camorra di Raffaele Cutolo,facendo entrare come membro della banda il suo luogotenente a Roma: il Sardo e i suoi collaboratori Trentadenari e Ricotta.
A indagare sul rapimento sono il commissario Nicola Scialoja e il sostituto procuratore Fernando Borgia. Scialoja, seguendo il filo di alcune banconote segnate facenti parti del ricatto, risale a Patrizia, una prostituta legata al Dandi, uno dei capi della banda, ma non riesce a trovare prove concrete.
Nello stesso periodo Aldo Moro è rapito dalle Brigate Rosse. La banda viene inizialmente contattata per la liberazione, tramite il boss Raffaele Cutolo, incaricato dai servizi segreti di trovare la prigione di Moro. Cutolo subito contatterà il Sardo che a sua volta chiederà aiuto al Libanese. In seguito però apparirà chiaro che a nessuno interessa salvare la vita del politico democristiano. Moro è giustiziato dai brigatisti un mese e mezzo dopo il rapimento.
L'espandersi delle attività criminali del gruppo entra in conflitto con gli interessi del Terribile, un altro criminale di Roma. Egli, per disfarsi dei nemici, fa una soffiata alla polizia, facendo sapere a Scialoja tramite i Gemito i nomi dei responsabili del rapimento Rosellini. Tutti i componenti della banda, a eccezione di Bufalo, finiscono in prigione ma vengono rilasciati poco dopo per mancanza di prove concrete. Scialoja e Borgia non hanno in mano più nessuna prova, quindi i membri della banda tornano presto a piede libero.
Si decide finalmente di affrontare direttamente il Terribile. Viene ucciso in un'imboscata a colpi di pistola da un commando composto da quasi tutta la banda e dal Sardo. All'omicidio non partecipa il Libanese, che ha un motivo personale d'odio verso il Terribile e sarebbe il primo sospettato. Subito dopo il Freddo viene arrestato per una denuncia risalente a prima della formazione della banda. Il Libanese minaccia il denunciante per ripagare il Freddo dell'eliminazione del Terribile obbligandolo a ritirare la denuncia.
L'attività di reinvestimento del denaro sporco si espande. A Patrizia viene comperato un bordello di gran lusso e la banda apre una bisca clandestina di alto livello. Nel gruppo si infiltrano un rappresentante della mafia siciliana, detto Nembo Kid, un affarista detto il Secco e un esponente dell'estrema destra chiamato il Nero.
I servizi segreti cercano di confondere le indagini e ricattano il commissario Scialoja, reo di avere fatto fuggire in Francia la sorella, attivista di sinistra sospettata di terrorismo e lo costringono a farsi trasferire a Modena.
Il Nero, su richiesta del professor Renato Sargeni, psichiatra che procurerà falsi certificati volte ad evitarne l'imputabilità, uccide a Firenze il magistrato Emilio Donati, che indaga sulle oscure trame del terrorismo nero. L'evento corrisponde, nella storia reale, all'assassinio di Mario Amato. Un personaggio politico detto il Vecchio tira le fila dei servizi segreti. Usa la pressione della forza pubblica per costringere la banda a collaborare con i suoi progetti: fa arrestare alcuni di loro, tra cui il Libanese, per un breve periodo; fa chiudere la bisca e il bordello.
Il rapporto tra Libanese e Freddo si guasta a causa del rapporto con i servizi segreti, che Freddo non approva, e delle ambizioni grandiose e irrealiste di Libanese. Il delirio di onnipotenza di Libano, alimentato dal consumo di droga, lo spinge a compiere follie su follie. Così, il leader maglianese negozia con i Servizi segreti deviati la scarcerazione immediata del Freddo e la consegna del coltello con il quale lo stesso ha "finito" il Terribile. Il Vecchio acconsente alla folle richiesta, rassicurando i suoi fedelissimi sulla possibilità di sostituire presto o tardi il Libanese con un "cavallo di riserva".
Nella notte del 13 settembre 1980, il Libanese, dopo aver perso a poker con Maurizio Gemito, si rifiuta di pagarlo, rinfacciandogli la sua infedeltà al Terribile. Il Libanese va oltre, minacciandolo con il famoso coltellino restituitogli dai Servizi segreti; soltanto l'intervento di Ricotta e Ruggero Buffoni evita lo scontro fisico tra i due. Il Libanese, trionfante e nel pieno del delirio, si allontana e fa ritorno alla Magliana. Qui, dinanzi casa della madre, le intima a gran voce di aprirgli il portone, disposto a farsi perdonare tutto e a farle vedere quanto di "buono" ha fatto in questi anni: mettere la città ai suoi piedi e diventarne il nuovo Re. Due uomini in motocicletta e con il volto coperto dai caschi lo avvicinano e gli sparano a morte, uccidendolo.
Il Freddo, saputa la notizia, straccia i biglietti dell'aereo, deciso intimamente a vendicare l'amico, prima di partire per il Brasile. La serie si chiude con i compagni che si riuniscono tutti, increduli, sul luogo del delitto. Sotto la pioggia battente, il Dandi, osserva distaccato dagli altri la scena, incrocia lo sguardo con quello che sarà il suo principale rivale della serie successiva, il commissario Scialoja.
Seconda parte È il 13 settembre 1980, l'uccisione del Libanese ha disorientato i componenti della banda, che si ritrovano tutti al bar da Franco con tanti interrogativi, ma risoluti più che mai a vendicare l'assassinio del loro carismatico compagno. Ricostruendo i fatti della sera prima (la partita a poker con Maurizio Gemito finita male), i criminali si convincono che l'ex tirapiedi del Terribile, in combutta col fratello Remo, sia l'assassino del Libanese. La banda, ora guidata dal Freddo, cerca di vendicare il Libanese, ma inizialmente con scarso successo. Finalmente la banda riesce a scovare e assassinare i fratelli Gemito ma, durante l'ultimo agguato, Bufalo e Ricotta sono catturati dalla polizia. Il Dandi, che aveva partecipato all'azione con funzioni di copertura, alla vista della polizia non interviene, abbandonando i compagni. Ciò gli provocherà l'odio di Ricotta e Bufalo, e in particolare quest'ultimo coverà sempre un violento risentimento verso Dandi, che intanto si lega sempre di più alla mafia siciliana e ai servizi segreti. Comincia a fare affari da solo con Trentadenari senza informare gli altri.
Quando Patrizia esce dal carcere, riallaccia la relazione con Scialoja e, prima di lasciarlo definitivamente, gli rivela l'ubicazione delle armi della banda nel sotterraneo del ministero. Il deposito viene svelato e il guardiano rivela il nome di alcuni dei membri della banda alla polizia.
Mentre il Freddo si trova in carcere per strascichi di vecchi crimini, il resto della banda diventa sempre più instabile e violento. Effettuano vendette sanguinarie contro rivali di piccolo calibro. Nembo Kid è incaricato da zio Carlo di assassinare un banchiere a Milano (nella realtà si tratta del tentativo di uccidere Roberto Rosone, vice presidente del Banco Ambrosiano) ma l'operazione va storta e viene ucciso dalla polizia.
Il Freddo sta per uccidere il Sorcio, che aveva venduto dell'eroina al fratello Gigio, quando vengono entrambi arrestati.
Il Sorcio si pente e rivela tutta la struttura della banda agli investigatori.
Tutti vengono arrestati, tranne il Dandi.
Terza parte Dandi è comunque catturato in seguito mentre fa visita a Patrizia. Grazie alle dichiarazioni del Sorcio tutti vengono condannati a molti anni di reclusione al di fuori del Dandi, ma non verrà mai riconosciuta in sede legale l'esistenza di una "banda", ovvero di un'organizzazione criminale di stampo mafioso. Il Dandi riesce ad avere l'assoluzione e la pulizia della sua fedina penale grazie alla lista ritrovata in seguito a un furto in una banca della lista segreta della P2. Dandi usa la lista per comprarsi la libertà e inoltre chiede anche che venga lasciato evadere un altro membro della banda, che comincia a nutrire un profondo risentimento nei suoi confronti. A evadere sarà Fierolocchio.
Bufalo cova un odio rabbioso contro Dandi ma accetta di dimenticarsi di lui grazie a un accordo con il Dandi stesso. Un accordo che gli aprirà le porte di un manicomio criminale e non del carcere.
Il Freddo, intanto, ottiene tramite Donatella del sangue infetto da un arabo e viene ricoverato per adenocarcinoma del sistema linfatico in ospedale. Prima della sentenza che lo condannerà ad anni di carcere, riuscirà a scappare e a rifugiarsi a Tangeri. Lì rimarrà fino a quando Donatella lo avvisa che suo fratello Gigio è stato ritrovato morto, ucciso da Buffoni per vendicarsi della morte del fratello Sergio, avvenuta per mano del Freddo stesso tempo prima. Il Freddo capisce che è il momento di chiudere con la latitanza e riceve la visita di Scialoja, che nel frattempo è riuscito a rintracciarlo e al quale si costituisce, chiedendo di vedere il giudice Borgia.
Il Bufalo, uscito dal manicomio criminale insieme a un suo vecchio compagno di cella, il Pischello, al Conte Ugolino (un toscano) e Fierolocchio, decide di avviare una nuova organizzazione, ma per farlo devono togliere di mezzo il Dandi.