Di lui, come di altri personaggi del primo Islam, si sa assai poco, salvo che frequentò la corte abbaside con una certa continuità, dall'epoca del califfato di al-Manṣūr a quello di Hārūn al-Rashīd, conoscendo persino il carcere per aver diffamato l'eponimo degli Abbasidi, al-ʿAbbās b. ʿAbd al-Muṭṭalib, zio paterno cioè del profeta Maometto, prima comunque di esserne liberato per il clemente intervento di al-Amīn.

Malgrado la non buona nomea come storico (accusato di manipolazione delle informazioni che scriveva), Charles Pellat opportunamente sottolineava però come le sue informazioni fossero riprese da autorevoli storici, non solo a lui contemporanei come Ibn al-Kalbī, Abu Mikhnaf, ma delle generazioni successive, come Yaʿqūbī, Ṭabarī o Masʿūdī.

Note

Bibliografia F. Wüstenfeld, Die Geschichtsschreiber der Araber, Göttingen, 1882, n° 44. Lemma «al-Haytham b. ʿAdī» (Ch. Pellat), su: The Encyclopaedia of Islam. S. Leder, Das Korpus al-Haitham ibn Adī: (st. 207/822), Herkunft, Überlieferung, Gestalt früher Texte der aḫbār Literatur, Frankfurter wissenschaftliche Beiträge, 20, Frankfurt am Main, Klostermann, 1991.

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