Michael Jackson – Il complotto (Michael Jackson – Conspiracy) è un'opera letteraria della reporter investigativa statunitense Aphrodite Jones, la quale ricostruisce il processo per presunto abuso su minore subito dal cantante statunitense Michael Jackson, svoltosi da gennaio a giugno 2005, dal quale venne completamente assolto e al quale la giornalista fu presente come inviata di varie testate giornalistiche americane. Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 2007. Nel 2010 venne ripubblicato dopo la morte di Michael Jackson, avvenuta il 25 giugno 2009.

Nella parte interna della copertina della ristampa del 2010, la Jones scrive:

Retroscena

Il libro si basa sul lungo processo penale, e mediatico, che Michael Jackson dovette subire dopo che un ragazzino di 13 anni, tale Gavin Arvizo, lo aveva accusato nel 2003 di presunti abusi sessuali nei suoi confronti. Il ragazzino e la sua famiglia avevano conosciuto Jackson nel 2000 quando questi seppe che il ragazzo era malato di cancro e che non avrebbe vissuto a lungo; l'artista si offrì di pagarne le cure e mise a loro disposizione i migliori medici e furono così suoi ospiti, sia al Neverland Ranch che in altre proprietà dell'artista. Grazie alle cure pagate da Jackson il ragazzo guarì. In seguito la notizia che Jackson aveva ospitato il ragazzino a casa sua, tra cui nella sua camera da letto, divenne pubblica quando il giornalista anglo-pachistano, Martin Bashir, intervistò Jackson e la famiglia Arvizo per il suo documentario Living with Michael Jackson, andato in onda in tutto il mondo nel febbraio 2003, e dopo la cui messa in onda i media iniziarono a insinuare che non fosse corretto che l'artista passasse il suo tempo con dei minori dato che era già stato accusato una volta nel 1993 di presunti abusi su minore.

La famiglia Arvizo si strinse inizialmente al cantante difendendolo pubblicamente, ma in seguito avanzò accuse di presunti abusi nei suoi confronti; abusi che non sarebbero avvenuti prima della messa in onda del documentario ma addirittura, a loro detta, dopo. Questa circostanza destò qualche perplessità ma il procuratore Tom Sneddon iniziò ugualmente un'indagine che, il 20 novembre del 2003, portò all'arresto dell'artista con 10 capi d'imputazione nei suoi confronti. Jackson si consegnò spontaneamente alla polizia di Santa Barbara, in California dove venne schedato e in seguito liberato, versando una cauzione di 3 milioni di dollari, in attesa di un processo. Il 13 giugno 2005, dopo un processo durato diversi mesi, Jackson venne assolto da tutti i capi di imputazione.

Pubblicazione

L'autrice fu costretta inizialmente a ricorrere al self-publishing in quanto le case editrici si erano rifiutate di far conoscere all'opinione pubblica la verità riguardo a quello che è stato definito "uno degli episodi più vergognosi della storia del giornalismo e non solo". La Jones era inizialmente convinta della colpevolezza di Jackson, ma dovette ricredersi dopo aver assistito personalmente al procedimento penale. Conclusosi quest'ultimo, chiese un permesso speciale al giudice Rodney Melville per poter analizzare tutti i relativi atti e reperti del processo che riportò meticolosamente nel libro.

Trama

Nota dell'autrice Il libro si apre con una nota dell'autrice nella quale la stessa fa autocritica riguardo al comportamento che aveva tenuto durante il processo, in quanto riconosce che all'epoca aveva distorto le notizie e ne aveva riportate molte non vere conto Jackson per farlo apparire colpevole agli occhi dell'opinione pubblica, come una miriade di suoi colleghi; dice che si vergognò di aver fatto parte di quel complotto mediatico che era sorto per distruggere il cantante e afferma di non voler far nomi nel libro per quanto concerne i giornalisti che ne presero parte, però sostiene che chi ha seguito il procedimento penale sa bene chi si è comportato così.

Alla fine cominciò a pensare a tutti i soldi dei contribuenti spesi, anche se nessuno ne parlò, per un processo di quella portata (deposero 135 testimoni), montato su accuse totalmente false e come si fosse sentito il cantante che lo dovette subire, solo per aver aiutato un bambino malato di cancro. Così iniziò a scrivere il libro dove riportò gli atti del processo e tutto ciò che i media avevano tenuto nascosto. L'autrice termina la nota introduttiva scrivendo:

Prefazione

Segue una prefazione di Thomas A. Mesereau Jr., l’avvocato a capo del team di difensori di Jackson. L'avvocato dichiara che la prima volta che vide la giornalista nel tribunale di Santa Maria si voltò dall'altra parte, non volendo avere nulla a che fare coi media americani che stavano distorcendo la verità sia in televisione che sui giornali, riportando all'opinione pubblica un processo completamente diverso da quello che stava in realtà avvenendo; se le prove e i testimoni dell'accusa erano senza fondamento i media riportavano l'esatto opposto. L'avvocato non esita a definire l'attenzione mediatica attorno al processo come "una frenesia folle, disonesta e manipolatrice" aggiungendo che, nonostante fuori e dentro al tribunale vi fossero giornalisti di tutto rispetto "il miraggio del profitto sembrava oscurare la verità e l'accuratezza". L'avvocato dichiara di aver incontrato di nuovo la giornalista dopo il processo e di averle concesso un'intervista e di aver anche in seguito supervisionato la prima bozza del libro della Jones e conclude dichiarando:

Capitolo I: ABC... It's easy (nota: ogni capitolo si apre col titolo di una canzone di Michael Jackson, dei Jackson 5, dei Jacksons o con la citazione di un passaggio del testo di una canzone dell'artista, tranne il capitolo XXVI che cita il brano musicale Ebony and Ivory del 1982 registrato in duetto da Paul McCartney e Stevie Wonder)

Il capitolo primo si apre con la notizia relativa al fatto che la giuria il 13 giugno 2005 aveva raggiunto il verdetto; la Jones parla dell'arrivo di Jackson in tribunale, quel giorno, dicendo che qualsiasi fossero state le sue condizioni di salute in quel momento e quante le sofferenze durante il processo, non lo diede a vedere, ma era molto teso e spaventato. Quando fu letto il verdetto che lo proclamava non colpevole verso tutti i capi d'accusa, fuori dal tribunale scoppiò il delirio, mentre all'interno il giudice Melville lesse una dichiarazione della giuria: “Noi, la giuria, con gli occhi del mondo puntati addosso, abbiamo studiato scrupolosamente le testimonianze, le prove, e le regole di procedura presentate in aula dal 31 gennaio 2005. Seguendo le istruzioni della giuria, siamo giunti fiduciosi al nostro verdetto. È nostra speranza che questo caso sia una testimonianza di fiducia nell'integrità e nelle veridicità del nostro sistema giudiziario.”

A queste parole Jackson sembrò riprendere la sua calma naturale, rimanendo immobile, mentre chi era vicino a lui vide le lacrime scendere sul suo viso. Il giudice gli disse che era libero di andare, così il cantante si asciugò il volto e lasciò la stanza, circondato dai suoi familiari. I media cominciarono a spettegolare sulle accuse contro Jackson e si concentrarono su voci infamanti alle quali molte persone avevano creduto e continuarono a credere. Molti giornalisti, anziché dispiacersi di aver fatto parte del circolo mediatico che aveva distrutto l'immagine di Jackson, se ne compiacevano. I fan erano furiosi perché gli “organi d'informazione” non avevano raccontato la verità.

Riesaminando alcuni dettagli della vita privata di Jackson dati in pasto al mondo, alcuni osservatori concordarono sul fatto che poche persone sarebbero sopravvissute ad un evento del genere. Durante il processo i media avevano riportato solo le accuse e mai le prove schiaccianti che confutavano o i controinterrogatori della difesa. La Jones sostiene che vedere Jackson l'ultimo giorno in aula era come guardare due persone: il personaggio creato dai giornaletti scandalistici, che davano di lui un'immagine distorta e il vero Michael, un uomo pieno di umiltà, un ragazzo timido e tranquillo, niente a che spartire con il personaggio dei tabloid (A.J.). Era diventato, per i media, una macchina con cui far soldi, che ha cercato di distruggerlo, visto che si era ritrovato in tribunale anche per colpa del “documentario di Bashir". Mentre l'assoluzione del cantante non era remunerativa per la stampa, che per decenni aveva costruito un'industria sulla “vita eccentrica” di Jackson. Secondo la Jones il fatto che non erano permesse telecamere in aula favorì la campagna diffamatoria. Anche il procuratore aveva creduto che le notizie distorte che i media riportavano sul processo avrebbero favorito l'accusa. Ma non fu così.

Capitolo II: Music And Me La Jones apre questo capitolo analizzando alcuni comportamenti mediatici: per vendere giornali ed aumentare l'audience Jackson veniva denigrato come essere umano e non venivano mai riportati fatti del processo positivi sul cantante, neppure quando i testimoni parlavano delle sue buone azioni; si concentravano solo sulle accuse, raccontando ciò che succedeva in aula solo da quel punto di vista; i produttori o gli editori incoraggiavano questo tipo di atteggiamenti perché faceva aumentare l'audience o le vendite. Agli occhi della giuria, dice la Jones, Jackson era apparso una persona con i piedi per terra, premurosa e gentile, estremamente generosa e vulnerabile, ma i media decisero di tralasciare tutto ciò perché se la pop star fosse stata incarcerata ciò avrebbe portato loro un gran lavoro: articoli sulla sicurezza di Jackson in prigione, la sua vita dietro le sbarre, le misure anti-suicidio, ecc.

Poi l'autrice passa a parlare di Thomas Mesereau, l'avvocato di Jackson, dicendo che era completamente disinteressato all'attenzione mediatica, a differenza di altri suoi predecessori. Fu in grado di confutare con prove schiaccianti tutte le accuse. La parte finale del capitolo è dedicata a ciò che pensavano i fan e Jackson stesso riguardo al complotto; la campagna per distruggere l'immagine della superstar derivava sia dalla cupidigia collettiva, dei media ma pure di altri accusatori passati, la cui dubbia condotta è riportata su nastri registrati in segreto custoditi dal governo degli Stati Uniti, sia da qualcosa di più grande: il cantante da tempo dichiarava anche pubblicamente che qualcuno della Sony complottava per rovinarlo e impossessarsi del suo 50% del catalogo Sony/ATV che vale miliardi di dollari. Mesereau non trovò prove al riguardo, ma riteneva che tutto ciò avesse un senso in quanto Jackson in carcere non avrebbe potuto difendere la proprietà del catalogo.

Capitolo III: Shake it, shake it, baby In questo capitolo si parla principalmente della selezione della giuria, delle dichiarazioni di apertura del procuratore Sneddon e dell'avvocato Mesereau ma anche del fatto che i media rimasero delusi dal fatto che Jackson si mostrasse del tutto preparato ad affrontare tutto ciò e che gli abitanti della contea di Santa Maria lo considerassero una brava persona. La Jones poi scrive:“Le accuse cominciarono a prendere forma quando la famiglia Arvizo non riuscì a ottenere soldi per il documentario di Bashir o per il video di confutazione realizzato per elogiare Jackson”; infatti, secondo gli accusatori, stranamente MJ avrebbe cominciato a “molestare” Gavin immediatamente dopo il documentario di Bashir, quando i media gli puntavano il dito contro e le autorità avevano iniziato ad indagare e non durante il suo lungo soggiorno a Neverland in seguito alla sua malattia.

Capitolo IV: I Wanna Be Where You Are