Shemhamphorasch è una alterazione del termine ebraico Shem ha-Mephorash (ebr. שם המפורש), usato in era tannaitica per riferirsi al Tetragramma.
Nella prima Cabala, il termine veniva a volte utilizzato per designare un nome di Dio composto da 72 lettere, e a volte per un nome di Dio di 42 lettere. Rashi afferma che Shem ha-Mephorash era usato per un nome di 42 lettere, ma Maimonide credeva che Shem ha-Mephorash fosse usato solo per il Tetragramma, formato appunto da quattro lettere. Un nome di Dio di 216 lettere si trova in fonti cabalistiche ebraiche (citato sia da Tosafot che dai cabalisti), ma anche in quelle cristiane e nella Cabala ermetica, derivando dai 72 gruppi di tre lettere, con ognuna di queste terzine che si origina dal nome di un angelo o intelligenza.
Varie ortografie includono Shemhamforash, Shemhamphorae, Shemhamphorash, Shemahamphorasch, Shemhamphoresh, Shem ha-Mephoresh, Shem ha-Mephorash, Shemhamphoresch, shem hamitfaresh.
Storia e derivazioni Il significato esatto del termine è in gran parte ignoto; ma poiché il Tetragramma viene chiamato anche "Shem ha-Meyuḥad", si può dedurre che "meyuḥad" sia usato altrove nella terminologia delle scuole Tannaim quale sinonimo dei "meforash", entrambe le parole designando qualcosa che si distingue con le sue caratteristiche da altri oggetti del suo tipo.Bacher, "Die Aelteste Terminologie der Jüdischen Schriftauslegung," p. 71. In connessione con "shem" (= "il Nome [di Dio]"), entrambi i termini che significano anche "eccelso". Quindi "Shem ha-Meforash" denota il nome di Dio che differisce da tutti gli altri nomi attribuitiGli ed è, di conseguenza, il nome eccellente, il Tetragrammatòn. Nell'antica esegesi di ("il mio nome") una versione (Sifre ad loc.) menziona "Shem ha-Meforash", l'altra (Soṭah 38a) "Shem ha-Meyuḥad."
Shemhamphorasch è comunque una corruzione linguistica di Shem ha-Mephorash (ebraico: "il nome esplicito", che può anche essere tradotto "il nome interpretato"). Come si è detto, in ebraico il suo uso primario è applicato al Tetragramma, il nome di Dio composta da e che non deve essere pronunciato, o detto "esplicitamente".
Obiezioni a pronunciare il Tetragramma
La prima istanza del profondo timore di pronunciare il Tetragramma, e l'uso invece della parafrasi "Adonai", si trova nella traduzione della Septuaginta Κύριος = "Signore". I Samaritani leggevano il Nome dalle Quattro Lettere come "Shemà", l'equivalente aramaico di השם ("il Nome") che, anche senza la parola di qualificazione, connota lo Shemhamphorasch nella lingua dei Tannaim, come nella massima di Abba Saul citata. Secondo la parafrasi di Flavio Giuseppe di , "Dio gli [a Mosè] dichiarò il Suo Nome Santo, che non era mai stato prima rivelato all'uomo, in merito al quale non mi è lecito dire di più" (Antichità giudaiche II. 12, § 4). Quando Aquila di Sinope fece la sua traduzione della Bibbia che, nello spirito dell'esegesi biblica di Rabbi Akiba, aderiva al testo con estrema rigidità, non poteva seguire la Septuaginta, con Κύριος che era solo una parafrasi libera del nome di Dio. Poiché, dunque, non poteva darne una rappresentazione esatta, introdusse la parola nel corpo della sua traduzione scrivendola IIIIII, una forma che si trova nel manoscritto siro-esaplare della Septuaginta (come rielaborata da Origene di Alessandria nella sua Esapla) ed è la rappresentazione in alfabeto greco delle lettere יהוה lette da sinistra a destra.Swete, Introduction to the Old Testament in Greek, p. 30; Nestle, in Z. D. M. G. xxxii. 468, 500, 506.
Il resoconto del Tanna Rabbi Ṭarfon sulla pronuncia del Nome Divino, che affermava che la voce del Sommo Sacerdote veniva coperta dal canto dei sacerdoti, conferma la dichiarazione sincrona (Talmud gerosolimitano, Yoma 40b), che in passato il Sommo Sacerdote del Tempio di Gerusalemme pronunciava il Nome ad alta voce, ma che in seguito, quando l'immoralità era diventata sempre più diffusa, egli abbassò la voce per timore che il nome venisse ascoltato da coloro che erano indegni di sentirlo. La Mishnah (Berakhot, alla fine) menziona anche un'invocazione del Tetragramma al di fuori del Santuario, che era permessa e persino comandata, asserendo che "è stato ordinato che il Nome di Dio debba essere utilizzato nelle forme ordinarie di saluto, che sia la stessa di quelle scambiate tra Boaz e i mietitori (), o il saluto dell'angelo a Gedeone ()." Secondo lo storico Heinrich Graetz (Gesch. 2ª ed., IV.458), questo provvedimento fu dato al momento della rivolta di Bar Kochba e il saluto, che conteneva il Tetragramma al posto della parola "Adonai" (="Signore"), era la parola d'ordine che distingueva gli ebrei dai giudeo-cristiani, che consideravano anche Gesù come Signore. Un aggadista del III secolo, Abba bar Kahana, afferma (Midrash Teh. su Salmi xxxvi, fine) che "due generazioni utilizzavano Shem ha-Meforash, gli uomini della Grande Sinagoga e quelli del periodo della 'shemad '[la persecuzione adrianea]." Secondo Sanhedrin vii. 5, una bestemmia vera viene commessa solo quando il bestemmiatore pronuncia proprio il Tetragramma ("Shem ha-Meyuḥad"; cfr. Sifra, Emor, XIX [a cura di Weiss, p. 104d]).
Questi dati indicano che la paura a lungo sanzionata di pronunciare il Shem ha-Meforash non era affatto senza eccezioni, e che la pronuncia corretta non era sconosciuta. Abba Saul (II secolo) condannò la profanazione del Tetragramma classificando coloro "che pronunciano il Nome secondo le sue lettere" con coloro che non hanno parte nel mondo futuro (Sanhedrin x. 1), e secondo Avodah Zarah 17b, uno dei martiri del tempo di Adriano, Haninah ben Teradion, fu bruciato sul rogo perché aveva pronunciato così il Nome. Un Amora palestinese del terzo secolo (Mana il Vecchio) esemplifica l'apotegma di Abba Saul (Yer. Sanh 28b, di cui supra) con la dichiarazione: "come, ad esempio, i Samaritani che giurano" – voleva dire in tal modo che nei loro giuramenti i Samaritani pronunciavano il Tetragramma esattamente come era scritto. Secondo Teodoreto di Cirro, il padre della chiesa greca che fiorì nel V secolo, gli davano il suono di ἸαβέLöw, "Gesammelte Schriften," i. 193.
Lo Shemhamphorasch come oggetto della conoscenza esoterica di studiosi, appare nella dichiarazione del saggio Yochanan (Ḳid. 71a): "Una volta alla settimana i saggi danno ai loro allievi il Nome dalle Quattro Lettere". Tuttavia un passo tannaitico in Ger. Yoma 40d, dice: "In passato il nome veniva stato insegnato a tutti, ma quando l'immoralità aumentò, fu riservato al pio", sebbene questa affermazione si riferisca, secondo la baraita in Ḳid. 71a, all'insegnamento ai sacerdoti del Nome dalle Dodici Lettere. Si racconta che nel IV secolo il noto haggadista Fineas ben Ḥama rifiutasse l'offerta di un medico (o di un uomo dal nome di Assi) di Zippori di "insegnargli il Nome" (Talmud gerosolimitano, Yoma 40d), mentre un altro studioso dello stesso secolo si offrì di "trasmettere il Nome" all'amora Rabbi Ḥanina di Zippori, sebbene ciò non accaddesse (ibid.). Si racconta anche l'aneddoto curioso (ibid.) che Samuel (un amora babilonese del terzo secolo) sentì un persiano che malediceva suo figlio utilizzando il Tetragramma (secondo Eccl. R. iii. 11, tuttavia, era una donna persiana che malediceva suo figlio). Questa storia presuppone che il gentile fosse riuscito a ottenere conoscenza del Shemhamphorasch, che veniva usato come una formula magica.Blau, "Das Altjüdische Zauberwesen." p. 129.
Nella Cabala Fin dai primi tempi il Tetragramma è stato un elemento molto importante nel misticismo ebraico. Se ne discute anche nel testo, apocrifo secondo il Canone della Bibbia ebraica, "Sefer Ḥanok."Jellinek, BH ii. 117: "fu Rabbi Hillel che trasmise il Nome di Dio alle generazioni dopo Esdra, mentre Abbahu e Ze'era (III e IV secolo) e gli "uomini di fede" (ebr.:anshe emunah) sono indicati come coloro che erano in possesso di questa conoscenza dopo Hillel. Ci sono diversi altri nomi, oltre al Tetragrammatòn, che sono designati in base al numero delle loro lettere, come il Nome dalle Dodici Lettere e il Nome dalle Quarantadue Lettere (cfr. Ḳid. 71a; Bacher, Ag. Bab. Amor. pp. 17 et seq.), e il Nome dalle Settantadue Lettere (cfr. Levitico Rabbah xxiii; Genesi Rabbah xliv). Divenne poi corrente l'opinione che il Sommo Sacerdote pronunciasse nel Giorno dell'Espiazione (Yom Kippur) il Nome dalle Quarantadue Lettere (Hai Gaon, loc. cit.), e sembra da due osservazioni di Rashi (su Sanhedrin 60a e su Eruvin 18b) che vi fosse una credenza generale per cui il Nome dalle Quarantadue Lettere era rappresentato dallo Shemhamphorasch. Maimonide si oppose a questa idea con l'affermazione esplicita che יהוה è lo Shemhamphorasch ("Yad", Yesode ha-Torah, vi. 2; ibid. Tefillah, xiv. 10; idem, "Moreh Nevukhim" i. 62).Tra i primi esempi della credenza che il Nome avesse poteri soprannaturali, si può citare la Cronaca di Ahimaaz, cfr. "Sefer Yuḥasin," cur. Neubauer, in "M. J. C." ii. 111 et seq.; comp. "R. E. J." xxxii. 147 et seq. – e la storia narrata da Beniamino di Tudela che lo pseudomessia curdo David Alroy (1160 ca.) completò un viaggio di ventuno giorni in un solo giorno usando lo Shemhamphorasch; cfr. "Massa'ot" et al., cur. Grünhut, p. 74. Tra i filosofi della religione ebraica che esaminano la materia del Tetragramma, si annoverano Yehuda Ha-Levi ("Kuzari" iv. 1-3; cfr. Kaufmann, "Gesch. der Attributenlehre," pp. 165 et seq.; Bacher, "Die Bibelexegese der Jüdischen Religionsphilosophen," p. 122), Abraham ibn Ezra (un excursus nel suo commentario su Esodo iii. 15 et passim; cfr. D. Rosin in "Monatsschrift," 1898, xlii. 156 et seq.), e naturalmente Maimonide ("Moreh," i. 61; cfr. Kaufmann, l.c. pp. 467 et seq.; Bacher, "Die Bibelexegese Moses Maimûni's," pp. 62 et seq.)
Il nome a 216 lettere Il nome stesso deriva da Esodo , tre versetti ciascuno composti da 72 lettere; scrivendole in forma di boustrophedon in modo che la seconda riga sia invertita e raggruppando le lettere in colonne di tre (vedasi tabella qui sotto), vengono formati i nomi di 72 angeli o intelligenze o i 72 Nomi di Dio.Jim A. Cornwell, da The Alpha and the Omega (1995) - Introduzione su La tabella ha quattro righe principali, ognuna delle quali ha tre sottorighe e diciotto colonne. Ciascuna riga contiene quindi 54 lettere, in questa espressione: 54 × 4 = 216. In tal modo viene codificato anche il Nome di Dio composto dalle duecentosedici lettere. Altri relativi calcoli matematici rivelano che 216 / 3 = 72, oppure 3 × 72 = 216.
La disposizione delle lettere ebraiche (con la traslitterazione dell'alfabeto romano) è la seguente: Shemhamphorasch: Il Nome Diviso 181716151413121110987654321יך Kל Lה Hה Hם Mי Iה Hל Lא Aה Hך Kא Aל Lמ Mע Oס Sי Iו Vל Lא Aק Qר Rב Bז Zה Hא Aל Lז Zה Hכ Kל Lה Hל Lי Iל Lה Hי Iו Vם Mי Iה Hל Lע Oו Vד Dי Iת Thא Aה Hש Shמ Mט Tי Iו V 363534333231302928272625242322212019המ Mך Kל Lי Iו Vל Lא Aר Rש Shי Iה Hנ Nח Chמ Mי Iנ Nפ Pל Lן Nו Vה Hח Chש Shך Kו Vי Iא Aר Rא Aת Thה Hל Lי Iל Lה Hו Vד Dק Qח Chו Vר Rב Bם Mי Iה Hת Thא Aה Hו Vה Hי Iך Kל Lו V 545352515049484746454443424140393837ון Nנ Nע Oה Hד Dו Vמ Mע Oע Oס Sי Iו Vם Mה Hי Iר Rח Chא Aי Iנ Nמ Mח Chנ Nה Hי Iש Shר Rא Aל Lו Vי Iה Hי Iה Hע Oנ Nת Thא Aם Mש Shי Iו Vה Hל Lי Iל Lה Hל Lכ Kה Hז Zע Oם Mי I 727170696867666564636261605958575655הם Mה Hי Iר Rח Chא Aמ Mד Dמ Mע Oי Iו Vם Mה Hי Iנ Nפ Pמ Mו Vי Iב Bא Aב Bי Iן Nמ Mח Chנ Nה Hמ Mצ Tzר Rי Iם Mו Vב Bם Mי Iמ Mה Hו Vע Oק Qב Bי Iו Vה Hב Bר Rח Chל Lם Mי Iה H Si veda la sezione Angeli e Demoni per la lista di nomi che ne deriva </div>
Angeli e demoni