Con riconquista della Cirenaica si indica la parte finale della riconquista della Libia, e precisamente quel conflitto nella colonia tra le forze militari italiane e la resistenza libica che cominciò nel 1928, proseguì con un crescendo di azioni militari italiane contro la resistenza e terminò nel 1931 con la sconfitta della resistenza dei ribelli e la cattura ed impiccagione del capo della resistenza indigena Omar al-Mukhtar. La pacificazione venne portata avanti da parte italiana con ampio ricorso a stragi ed atrocità e comportò anche uccisioni di massa della popolazione indigena della Cirenaica - un quarto della popolazione della Cirenaica di morì durante il conflitto. L'Italia commise numerosi ed efferati crimini di guerra durante il conflitto, quali l'uso di armi chimiche illegali, rifiuto di fare prigionieri di guerra giustiziando i combattenti arresi ed esecuzioni di massa di civili.. Le autorità italiana attuarono una pulizia etnica espellendo forzatamente arabi cirenaici (metà della popolazione della Cirenaica) dai loro insediamenti, che vennero assegnati a coloni italiani.
Contesto
L'occupazione della LibiaTripolitania e Cirenaica erano due regioni simili per ambiente e civiltà, che pur facendo parte per secoli dell'Africa settentrionale araba e musulmana avevano avuto vicende distinte, perché la Tripolitania gravitava verso la Tunisia, la Cirenaica verso l'Egitto. Annesse all'Italia nel novembre 1911, fino al 1934 ebbero amministrazioni separate. Il nome «Libia» è un'"invenzione" italiana (nell'antichità designava l'Africa settentrionale a ovest dell'Egitto), forse l'unico apporto del colonialismo che Gheddafi non abbia contestato. nell'autunno 1911 (prime operazioni belliche il 29 settembre, sbarchi a Tobruk il 4 ottobre e a Tripoli, il 5 ottobre) fu preceduta da una preparazione diplomatica pressoché perfetta e accompagnata da una grande mobilitazione dell'opinione pubblica italiana.Giorgio Rochat, Le guerre italiane 1935-1943. Dall'impero d'Etiopia alla disfatta, Einaudi; pagina 5. Mancava però una preparazione politico-militare specifica, era convinzione diffusa che fosse necessario fronteggiare poche migliaia di soldati turchi, non la popolazione libica, la cui dura resistenza (esplosa il 23 ottobre nei combattimenti di Sciara Sciat, un quartiere di Tripoli) fu accolta con sorpresa. Il corpo di spedizione italiano fu portato rapidamente a uomini, quasi la metà della forza di pace dell'esercito; ma si trattava di truppe di leva inadatte a muovere nel territorio desertico.Giorgio Rochat, Le guerre italiane 1935-1943. Dall'impero d'Etiopia alla disfatta, Einaudi; pagina 6 L'occupazione italiana fu quindi limitata alla zona costiera.Il trattato di Ouchy (12 ottobre 1912), con cui la Turchia rinunciava all'amministrazione civile e militare sulle regioni libiche, non comportò la fine della resistenza. Fino al 1921 il dominio italiano era stato precario, e limitato ad una esigua fascia costiera, tanto che ancora nel 1922 si dovette iniziare una sorta di "riconquista della Libia", e solo nel 1931 la resistenza dei ribelli fu definitivamente annientata.La riconquista iniziò nel luglio 1921 con l'arrivo del nuovo governatore Giuseppe Volpi. Volpi, supportato dal ministro delle Colonie, il liberale Giovanni Amendola, impresse subito una sterzata alle demoralizzate guarnigioni ormai abituate a vivere alla giornata. All'alba del 26 gennaio 1922, realizzando una sorpresa tattica, carabinieri, zaptié ed eritrei sbarcarono a Misurata Marittima, occupando la località; era l'inizio della svolta che in poco più di un anno si concluse con l'occupazione di tutta la Tripolitania.Negli anni seguenti il dominio italiano fu esteso con metodo e pazienza. Nel 1923-1925 fu raggiunto il controllo della Tripolitania settentrionale, poi quello delle regioni semidesertiche centrali. Tra il 1928 e il 1930 le truppe del generale Rodolfo Graziani occuparono le regioni meridionali, fino al Fezzan. Nel frattempo, i confini della colonia erano stati ridefiniti a favore dell'Italia con alcuni trattati bilaterali, quali la delimitazione del confine libico egiziano, con la cessione dell'Oasi di Giarabub (Trattato del Cairo del 6 dicembre 1925), oltre al triangolo settentrionale del Sudan Anglo-Egiziano a sud della Libia Italiana ceduto nel 1926.
Le operazioni in Cirenaica La Tripolitania era di nuovo sotto controllo italiano, ma restava il problema dell'immensa ed arida Cirenaica. Il 1º febbraio 1926 la sfida contro il deserto fu raccolta a Giarabub: dopo una marcia sfibrante gli italiani raggiunsero l'oasi sbalordendo il locale capo senussita, che si sottomise spontaneamente.
In Cirenaica i successi italiani incontrarono difficoltà impreviste. Le ricorrenti rivalità tra le tribù seminomadi della Tripolitania e l'assoluto dominio dell'aviazione italiana nei grandi spazi desertici avevano facilitato la conquista italiana; anche le regioni desertiche della Cirenaica furono occupate senza altre difficoltà che quelle logistiche tra il 1926 (oasi di Giarabub) e il 1931 (oasi di Cufra). Invece il Gebel al Akhdar ("la montagna verde"), l'altipiano che si innalza fino a mille metri quasi a picco sul Mediterraneo, per poi digradare lentamente verso il deserto, offriva un terreno rotto e ricco di boscaglie, grande quasi come la Sicilia, che si prestava alla guerriglia perché la ricognizione aerea e i mezzi motorizzati perdevano efficacia. La Cirenaica aveva circa abitanti, di cui poco meno della metà era la popolazione sedentaria della stretta fascia costiera, allevatori seminomadi sul Gebel e alcune migliaia nelle oasi sparse nel deserto.Il censimento italiano del 1936 riduce la popolazione a persone: sono gli effetti della deportazione delle genti del Gebel. Fonte: Giorgio Rochat, Le guerre italiane 1935-1943. Dall'impero d'Etiopia alla disfatta, Einaudi; pagina 9 Il Gebel cirenaico era retto dalla Senussia, un movimento fondamentalista islamico nato nella prima metà dell'Ottocento che aveva esteso la sua influenza a regioni semidesertiche come la Cirenaica, l'Egitto occidentale, il Sahara orientale. La civiltà islamica non conosce distinzioni tra religione e politica, le zauie senussite sul Gebel e nelle oasi erano centri di culto e di studio coranico che gestivano la vita delle tribù seminomadi e i loro commerci con l'Egitto, amministravano la giustizia e percepivano le imposte, organizzavano le spedizioni militari e tenevano i rapporti con le potenze coloniali. Dinanzi all'invasione italiana la Senussia tenne un comportamento lineare: era disposta a riconoscere agli italiani (come già ai turchi) una sovranità puramente nominale e il controllo della stretta fascia costiera, a patto che non venisse intaccato il suo dominio del Gebel e delle regioni desertiche.Giorgio Rochat, Le guerre italiane 1935-1943. Dall'impero d'Etiopia alla disfatta, Einaudi; pagina 10 Il governo italiano, che aveva già abbastanza problemi in Tripolitania, accettò di fatto questa spartizione e con gli accordi del 1920-21 riconobbe a Mohammed Idris il titolo di emiro di inequivocabile rilievo politico (anche se le fonti italiane dell'epoca definirono la Senussia come una confraternita, accentuandone il carattere religioso).E. E. Evans-Pritchard, Colonialismo e resistenza religiosa nell'Africa settentrionale. I Senussi in Cirenaica, Catania 1979 (edizione inglese 1948)
La rivolta di Omar al-Mukhtar Nel 1923 il governo fascista ripudiò gli accordi e intraprese la conquista del Gebel, installandovi una serie di fortini con guarnigioni eritree. Il terreno però si prestava alla guerriglia e la Senussia garantiva l'appoggio compatto della popolazione e una direzione politico-militare unitaria, che trovò un grande leader nell'anziano Omar al-Mukhtar, "il leone del deserto". Il suo «governo della notte» manteneva un ampio controllo di fatto del territorio e delle popolazioni ufficialmente sottomesse, minacciava i distaccamenti e gli insediamenti italiani, continuava a percepire le imposte e ad amministrare la giustizia, eliminando spie e collaborazionisti. I tentativi di negoziati tra l'Italia e Omar Mukhtar vennero rotti nell'estate del 1929 e l'Italia pianificò la completa conquista della Libia ai ribelli.
I comandi italiani misero a frutto l'esperienza maturata in Tripolitania per l'occupazione delle regioni desertiche a sud del Gebel: nel 1930, conquistarono il Fezzan ed issarono la bandiera italiana a Tummo, nella regione più meridionale del Fezzan; nel 1931 raggiunsero la lontana oasi di Cufra. Ma sull'altipiano tutti i grandi rastrellamenti condotti con più colonne convergenti dirette dall'aviazione non riuscirono mai ad agganciare le mobili formazioni di mujaheddin di Omar al Mukhtar, che filtravano in piccoli gruppi attraverso le linee italiane o si nascondevano tra la popolazione, che curava i feriti e sostituiva i caduti.Per una ricostruzione della resistenza e della repressione, condotta sulle fonti italiane, Giorgio Rochat, La repressione della resistenza in Cirenaica 1927-1931 in AA. VV., Omar al Mukhtar e la riconquista fascista della Libia, Milano 1981 (edizione inglese Londra 1986); il saggio è ripubblicato in Giorgio Rochat, Guerre italiane in Libia e in Etiopia 1921-1939, Treviso 1991 (edizione francese Vincennes 1994)Gli italiani, potevano illudersi di controllare il territorio di giorno, ma la notte i libici dettavano legge. Roma non poteva accettare questa sfida al suo rinascente impero e nel 1930 il generale Rodolfo Graziani, reduce dai successi nel Fezzan, fu chiamato in Cirenaica come vicegovernatore per dare nuova energia alla repressione e sconfiggere la guerriglia.Per il generale Graziani un gruppo di più di tre arabi doveva già essere considerato sedizioso ed eliminato con ogni mezzo; la frontiera libico-egiziana era solo un arido colabrodo da bloccare a tutti i costi. Il 16 giugno del 1930 Graziani iniziò una grande operazione di rastrellamento con gli stessi metodi usati in Tripolitania. I guerriglieri continuarono a rifiutare lo scontro, il terreno era loro favorevole, le colonne non agganciavano il nemico, i risultati furono insoddisfacenti.
La deportazione della popolazione Fu il maresciallo Pietro Badoglio, governatore della Tripolitania e della Cirenaica dal 1929, a proporre un radicale mutamento di strategia:
Mussolini approvò e nei mesi seguenti Graziani procedette a deportare tutta la popolazione del Gebel in campi di concentramento siti tra le pendici del Gebel e la costa.