Villa Santa Maria (La Vìlle in dialetto villese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Chieti, in Abruzzo.

Il centro, situato nella media Val di Sangro, è tradizionalmente conosciuto come la «Patria dei cuochi» per la plurisecolare tradizione locale legata alla formazione e all'attività professionale di cuochi e maestri della ristorazione. Secondo la ricostruzione proposta dalla Regione Abruzzo, tale tradizione assunse una forma organizzata nel XVII secolo, quando il principe Ferrante Caracciolo istituì nel paese una scuola professionale destinata alla formazione dei cuochi al servizio delle corti e delle famiglie nobiliari.

A Villa Santa Maria nacque nel 1563 san Francesco Caracciolo, proclamato nel 1996 patrono dei cuochi d'Italia. La tradizione gastronomica locale è proseguita attraverso l'Istituto professionale di Stato per i servizi alberghieri e della ristorazione «Giovanni Marchitelli», considerato una storica realtà formativa nel settore dell'enogastronomia e dell'ospitalità, e dal Museo dei Cuochi, ospitato nel palazzo Caracciolo, che conserva documentazione, fotografie e testimonianze relative all'attività dei cuochi originari del paese.

Geografia fisica Territorio Villa Santa Maria è situata nella media valle del Sangro, nell'entroterra della provincia di Chieti, alle pendici meridionali del Monte Vecchio e sulla riva sinistra del Sangro. La casa comunale è posta a 334 m s.l.m., mentre il territorio comunale presenta un'escursione altimetrica compresa tra 198 e 650 m s.l.m.

L'abitato si sviluppa lungo le pendici rivolte verso il fondovalle ed è dominato dalla caratteristica formazione rocciosa nota localmente come Penna, costituita da arenaria, calcare e argilla. La conformazione del territorio determina una marcata differenza altimetrica tra le aree prossime al corso del Sangro e i rilievi che delimitano la valle.

Nella parte più bassa del territorio, in una conca presso il Sangro, si trova la chiesa di Santa Maria in Basilica, sorta nell'area interessata dall'insediamento monastico altomedievale dal quale ebbe origine il toponimo del paese.

Sismicità Il territorio comunale è classificato in zona sismica 2, caratterizzata da pericolosità sismica media, nella quale possono verificarsi forti terremoti.

Origini del nome Il toponimo Villa Santa Maria trae origine dall'antico insediamento religioso di Santa Maria in Basilica, documentato nell'area del Sangro fin dall'VIII secolo.

La prima attestazione documentaria risale al 703 ed è tramandata dal Chronicon Vulturnense, compilato nel XII secolo sulla base della documentazione dell'Abbazia di San Vincenzo al Volturno. La cronaca ricorda la donazione all'abbazia di una chiesa di Santa Maria, indicata come ecclesiam Sanctae Mariae quae vocatur in duas Basilicas, situata presso l'alveo del Sangro. La stessa testimonianza descrive l'area circostante come allora priva di insediamenti e occupata da una silva publica.

Una seconda attestazione risale al 784, quando Carlo Magno, con un diploma imperiale, confermò i beni e i diritti dell'abbazia di San Vincenzo al Volturno, comprendendovi nuovamente l'Ecclesiam Sanctae Mariae quae dicitur in duas Basilicas iuxta Sangri fluvium sita. Le attestazioni del 703 e del 784 riguardano pertanto il complesso religioso di Santa Maria presso il Sangro e non costituiscono, da sole, una prova dell'esistenza dell'attuale centro abitato già all'inizio dell'VIII secolo.

Secondo la ricostruzione storica del Comune, dopo l'acquisizione del territorio da parte di San Vincenzo al Volturno furono inviati nell'area dei monaci, che intrapresero il dissodamento dei terreni e la realizzazione della chiesa e del complesso monastico. Attorno all'insediamento religioso si sarebbe progressivamente formata una comunità di coloni, dalla quale ebbe origine un villaggio denominato Villa Santa Maria in Basilica. Il nucleo più antico viene tradizionalmente localizzato nell'area delle Macerine, tra Pietro Grossa e Vallone Liscia.

Il nome dell'abitato conserva quindi il riferimento alla dedicazione mariana dell'antico complesso religioso: Santa Maria deriva dalla chiesa omonima, mentre Villa designava l'insediamento sviluppatosi nelle sue vicinanze. Dalla più estesa denominazione medievale di Villa Santa Maria in Basilica si affermò successivamente la forma attuale Villa Santa Maria.

Storia Dalle origini al Medioevo Il territorio di Villa Santa Maria presenta testimonianze archeologiche riferibili all'età italica e romana, che attestano una frequentazione della media valle del Sangro anteriore alla formazione dell'attuale centro abitato.

La più antica testimonianza documentaria relativa all'area dell'attuale comune riguarda il complesso religioso di Santa Maria in Basilica. Secondo il Chronicon Vulturnense, intorno al 703 Gisulfo I, duca di Benevento, donò all'Abbazia di San Vincenzo al Volturno lEcclesiam Sanctae Mariae quae vocatur in duas Basilicas, situata presso il corso del Sangro. Il documento precisa che l'area circostante era allora priva di abitazioni ed era occupata da una silva publica. Nel 784 un diploma di Carlo Magno confermò all'abbazia vulturnense i propri possedimenti, comprendendovi nuovamente la chiesa di Santa Maria presso il Sangro.

Attorno al complesso monastico si sviluppò successivamente un insediamento rurale, dal quale derivò la denominazione di Villa Santa Maria in Basilica. Il primitivo abitato viene tradizionalmente localizzato nell'area oggi denominata Macerine, presso la chiesa di Santa Maria in Basilica.

Nel corso del Medioevo l'insediamento si spostò progressivamente verso una posizione maggiormente protetta, addossandosi alla formazione rocciosa che domina l'attuale centro e che è conosciuta localmente come Penna.

La signoria dei Caracciolo Una fase determinante nello sviluppo urbano, economico e sociale di Villa Santa Maria ebbe inizio nel XVI secolo con l'affermazione della famiglia Caracciolo. Nel 1560 Martino vendette Villa Santa Maria, Montelapiano e una parte del feudo di Pilo a Ferrante Caracciolo, già titolare di altri possedimenti nell'area. I suoi discendenti conservarono la signoria sul paese durante l'età moderna.

Alla presenza dei Caracciolo è legata la costruzione nel XVI secolo del nucleo del palazzo Caracciolo, che divenne il centro della proprietà feudale e dell'organizzazione economica del paese. Il complesso fu successivamente ampliato e nel XVII secolo vi fu realizzata anche la cappella oggi dedicata a san Francesco Caracciolo.

La presenza della famiglia ebbe un'importanza particolare anche per la storia della tradizione gastronomica villese. Le ricostruzioni locali collegano infatti alla corte dei Caracciolo la formazione di cuochi destinati successivamente a prestare servizio presso famiglie aristocratiche e corti, fenomeno dal quale si sviluppò nei secoli la tradizione professionale che avrebbe fatto conoscere Villa Santa Maria come «Patria dei cuochi».

San Francesco Caracciolo

La figura storica e religiosa maggiormente legata a Villa Santa Maria è san Francesco Caracciolo, fondatore dei Chierici regolari minori. Nacque nel paese il 13 ottobre 1563 con il nome di Ascanio Caracciolo, secondogenito di Ferrante Caracciolo, signore di Villa Santa Maria e Montelapiano, e di Isabella Barattucci, appartenente a una famiglia originaria di Teano. Trascorse l'adolescenza prevalentemente tra Napoli e i possedimenti familiari, ricevendo un'educazione adeguata alla propria condizione nobiliare e comprendente anche esercizi militari e cavallereschi.

Un episodio della sua giovinezza rimase particolarmente legato alla memoria storica di Villa Santa Maria. Nel 1585, all'età di ventidue anni, Ascanio fu colpito da una grave malattia, identificata dalla tradizione agiografica con la lebbra, mentre le fonti ecclesiastiche moderne rilevano che potrebbe essersi trattato anche di elefantiasi. Secondo la tradizione locale trascorse il periodo della malattia in un piccolo ambiente del palazzo familiare comunicante con la cappella attraverso un'apertura, dalla quale poteva assistere alle celebrazioni religiose. La cosiddetta grotta di san Francesco, incorporata nel complesso di palazzo Caracciolo, è tuttora conservata.

Le fonti agiografiche collegano alla malattia il voto con il quale Ascanio promise di abbracciare lo stato ecclesiastico qualora fosse guarito; la storiografia moderna inserisce tuttavia la sua scelta religiosa anche nel contesto delle strategie successorie della famiglia Caracciolo, essendo il fratello maggiore destinato alla continuazione della linea feudale. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1585, si trasferì a Napoli con il fratello Antonio e intraprese gli studi ecclesiastici; ricevuti gli ordini sacri nel 1587, entrò nella Compagnia dei Bianchi della Giustizia, impegnata nell'assistenza ai condannati a morte.

A Napoli entrò in contatto con Agostino Adorno e Fabrizio Caracciolo, con i quali partecipò alla fondazione di una nuova congregazione religiosa destinata a conciliare vita contemplativa e apostolato. Il nuovo istituto dei Chierici regolari minori fu approvato da papa Sisto V il 1º luglio 1588. Il 9 aprile 1589 Ascanio pronunciò la professione religiosa e assunse il nome di Francesco.

Dopo la morte di Agostino Adorno nel 1591, Francesco assunse un ruolo centrale nel consolidamento della congregazione e nel 1593 fu eletto preposito generale. Negli anni successivi promosse l'espansione dell'ordine anche in Spagna e svolse diversi incarichi di governo, pur cercando ripetutamente di rinunciarvi; alla spiritualità della congregazione contribuì inoltre con l'introduzione del quarto voto di non aspirare alle dignità ecclesiastiche.

Nel 1607, durante l'ultima fase della sua vita, Francesco tornò a Villa Santa Maria per congedarsi dai familiari. Morì ad Agnone il 4 giugno 1608, all'età di 44 anni. Fu beatificato da papa Clemente XIV nel 1769 e canonizzato da papa Pio VII il 24 maggio 1807.

Il legame tra il santo e il paese natale è rimasto uno degli elementi principali dell'identità religiosa e culturale locale. Nel 1996 Francesco Caracciolo fu proclamato patrono dei cuochi d'Italia, collegando ulteriormente la sua figura alla tradizione professionale per la quale Villa Santa Maria è conosciuta. Il 12 agosto 2002 il comune inaugurò presso il palazzo Caracciolo un monumento bronzeo dedicato al santo, opera dello scultore Alfredo Vismara. Il complesso conserva inoltre la cappella familiare e l'ambiente tradizionalmente identificato con il luogo nel quale Francesco trascorse la malattia del 1585.

Dall'abolizione della feudalità all'età contemporanea La signoria feudale dei Caracciolo terminò con l'abolizione della feudalità nel Regno di Napoli all'inizio del XIX secolo. Nel corso del XVIII e del XIX secolo l'abitato si ampliò ulteriormente, interessando anche l'area della Congrega.

Nel corso dell'Ottocento e del Novecento acquistò progressivamente rilievo la tradizione professionale dei cuochi originari del paese, impiegati presso famiglie aristocratiche, alberghi e attività di ristorazione in Italia e all'estero. Questa tradizione divenne uno degli elementi caratterizzanti dell'identità locale e portò alla successiva istituzionalizzazione dell'insegnamento alberghiero nel paese.

La seconda guerra mondiale e l'internamento degli ebrei Tra il 1940 e il 1943, durante la seconda guerra mondiale, Villa Santa Maria fu uno dei comuni abruzzesi scelti dal regime fascista come luogo di internamento civile per ebrei stranieri. Vi furono sottoposte a domicilio coatto diverse famiglie, per un totale di 27 persone.