La libertà di parola è considerata, nel mondo moderno, un concetto basilare nelle democrazie liberali: la libertà di pensiero è riconosciuta come fondamento del diritto umano alla parola ed alle altre espressioni del pensiero. Ciò avviene nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nella normativa internazionale sui diritti umaniNelle Nazioni Unite essa è sintetizzata con la sigla: IHRL, cioè International human rights law.; moltissimi Stati, inoltre, hanno una legge, per lo più di rango costituzionale, che protegge la libertà di parola.
Termini come libertà di parola e libertà di espressione sono usati in modo intercambiabile nel discorso politico: tuttavia, in senso giuridico, la libertà di espressione è più vasta perché comprende qualsiasi attività di ricerca, ricezione e diffusione di informazioni o idee, indipendentemente dal mezzo utilizzato. Il diritto, così universalmente sancito, non è tuttavia da considerarsi illimitato: i governi possono decidere di limitare particolari forme di espressione, come per esempio l'incitamento all'odio razziale, nazionale o religioso, oppure l'appello alla violenza contro un individuo o una comunità, che anche nel diritto italiano costituiscono reato. La libertà di parola e di espressione, pertanto, potrebbe non essere riconosciuta come assoluta e limitazioni o limiti comuni alla libertà di parola riguardano diffamazione, calunnia, oscenità, pornografia, incitamento all'odio, informazioni riservate, violazione del copyright, segreti commerciali, etichettatura degli alimenti, diritto alla privacy, dignità, diritto all'oblio, pubblica sicurezza, blasfemia e falsa testimonianza.
LIniziativa per la misurazione dei diritti umani (Human Rights Measurement Initiative) misura il diritto all’opinione e all’espressione per i paesi di tutto il mondo, utilizzando un sondaggio condotto da esperti in diritti umani nazionali.
Storia L'origine del concetto e della pratica della libertà di parola risale all'antica Grecia, in particolare nelle polis con regime democratico, dove veniva chiamata col termine parresia (dovere morale di dire la verità) (gr. ), la facoltà che i cittadini (di condizione libera) avevano di esprimere liberamente la loro opinione durante le assemblee pubbliche che si svolgevano nell'agorà. Il termine compare per la prima volta nel tragediografo greco Euripide nel V secolo a.C. e ricorre in tutto il mondo letterario greco fin nei testi patristici del V secolo d.C. e, per l'ultima volta, nel Dottore della Chiesa Giovanni Crisostomo.
Gli antichi greci avevano stabilito che per dire la verità occorreva "dire tutto" ciò che si aveva in mente. La stessa etimologia di parresia (Παρρησὶα) è quello attribuito a pan (tutto) e rhema (ciò che viene detto). Nella parresia si supponeva che non ci fosse differenza tra ciò che uno pensava e ciò che diceva.
Il filosofo greco Platone distingue due forme di parresia: una parresia falsa da un lato, dall'altro una parresia veritiera, sapiente e costruttiva. Nell'antico stoicismo greco e romano, poi, la coscienza è assai legata all'idea del potere di scelta morale.
La libertà di parola fu rivendicata da Erasmo e Milton. Edward Coke rivendicò la libertà di parola come "un'antica consuetudine del Parlamento" negli anni Novanta del Cinquecento, e fu affermata nella Protestazione del 1621. Riprendendo quanto scritto nella Dichiarazione inglese dei diritti del 1689, il Bill of Rights inglese del 1689 stabilì legalmente il diritto costituzionale alla libertà di parola in Parlamento, tuttora in vigore. Questo cosiddetto privilegio parlamentare non include alcuna possibile accusa di diffamazione, il che significa che i parlamentari sono liberi di parlare alla Camera senza timore di azioni legali. Questa tutela si estende ai procedimenti scritti: ad esempio, interrogazioni scritte e orali, mozioni ed emendamenti presentati a progetti di legge e mozioni.
Uno dei primi atti sulla libertà di stampa al mondo fu introdotto in Svezia nel 1766 (Legge svedese sulla libertà di stampa), principalmente grazie al membro del parlamento liberale classico e sacerdote ostrobotnicono Anders Chydenius. In un rapporto pubblicato nel 1776, scrive:
Sotto la spinta di Anders Chydenius, la Dieta svedese (Riksdag, l'antica assemblea parlamentare) riunita a Stoccolma approvò il 2 dicembre 1766 il Regolamento sulla libertà di stampa, che abolì la censura preventiva e introdusse per la prima volta al mondo il principio dell'accesso pubblico ai documenti ufficiali, pur mantenendo rigorose sanzioni contro i reati di lesa maestà e blasfemia.
Uno dei primi editti statali della storia che proclamava la completa libertà di parola fu quello emanato il 4 dicembre 1770 in Danimarca-Norvegia durante la reggenza di Johann Friedrich Struensee. Tuttavia lo stesso Struensee impose alcune piccole limitazioni a questo editto il 7 ottobre 1771, e fu ulteriormente limitato dopo la caduta di Struensee con la legislazione introdotta nel 1773, sebbene la censura non fu reintrodotta.
La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, adottata durante la Rivoluzione francese nel 1789, affermava espressamente la libertà di parola come diritto inalienabile. Adottata nel 1791, la libertà di parola è una caratteristica del Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. La Dichiarazione francese prevede la libertà di espressione all’articolo 11, il quale afferma che:
Diritto vigente Oggi, la libertà di parola, o libertà di espressione, è riconosciuta - oltre alle Costituzioni degli Stati democratici - nel diritto internazionale e regionale sui diritti umaniRegardless of Frontiers: Global Freedom of Expression in a Troubled World, Lee C. Bollinger & Agnes Callamard (eds.), Columbia University Press, 2021.. Il diritto è sancito dall'articolo 19 della Convenzione internazionale sui diritti civili e politiciP. Pustorino, Lezioni di tutela internazionale dei diritti umani, Cacucci, 2020., dall'articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, dall'articolo 13 della Convenzione americana dei diritti dell'uomo e dall'articolo 9 della Carta africana dei diritti dell'uomo e dei popoli.
L’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata nel 1948, afferma che:
Gli standard internazionali, regionali e nazionali riconoscono inoltre che la libertà di parola, come la libertà di espressione, include qualsiasi mezzo, sia orale, scritto, stampato, diffuso attraverso Internet o forme d’arte. Ciò significa che la tutela della libertà di parola, come diritto, comprende sia il contenuto del pensiero espresso, sia i mezzi con cui esso è espressoAndrew Puddephatt, Freedom of Expression, The essentials of Human Rights, Hodder Arnold, 2005, p. 128. Nel diritto internazionale
L'articolo 19 della Dichiarazione del 1948 afferma che "tutti hanno il diritto di esprimere le proprie opinioni senza interferenze" e "tutti hanno il diritto alla libertà di espressione; questo diritto include la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni tipo, senza limiti di frontiera, sia oralmente, sia per iscritto, sia sotto forma d'arte, sia attraverso qualsiasi altro mezzo di sua scelta". La versione dell'articolo 19 dell'ICCPR successivamente modifica ciò affermando che l'esercizio di questi diritti comporta "doveri e responsabilità speciali" e può "quindi essere soggetto a determinate restrizioni" quando necessario "[per] o rispetto dei diritti o della reputazione di altri" o "[per] la tutela della sicurezza nazionale o dell'ordine pubblico, o della sanità o della morale pubblica".
Secondo il diritto internazionale, quindi, le limitazioni alla libertà di parola devono rispettare tre condizioni: devono essere specificate dalla legge, devono perseguire uno scopo riconosciuto come legittimo ed essere necessarie (ovvero proporzionate) al raggiungimento di quello scopoThe United Nations and Freedom of Expression and Information: Critical Perspectives, a cura di Tarlach McGonagle e Yvonne Donders. Cambridge University Press, 2015..
Teorizzazione Sulla base delle argomentazioni di John Milton, la libertà di parola è intesa come un diritto dalle molteplici sfaccettature che comprende non solo il diritto di esprimere, o diffondere, informazioni e idee ma tre ulteriori aspetti distinti:
il diritto di cercare informazioni e idee; il diritto di ricevere informazioni e idee; il diritto di diffondere informazioni e idee.
Rapporto con altri diritti Il diritto alla libertà di parola e di espressione è strettamente correlato ad altri diritti. Può essere limitato quando è in conflitto con altri diritti. Il diritto alla libertà di espressione è legato anche al diritto a un processo equo e a un procedimento giudiziario che può limitare l'accesso alla ricerca di informazioni o determinare l'opportunità e i mezzi con cui la libertà di espressione si manifesta nell'ambito dei procedimenti giudiziari. Come principio generale, la libertà di espressione non può limitare il diritto alla privacy, così come l'onore e la reputazione degli altri. Tuttavia, viene data maggiore libertà quando si tratta di criticare personaggi pubblici.
Il diritto alla libertà di espressione è particolarmente importante per i media, che svolgono un ruolo speciale in quanto portatori del diritto generale alla libertà di espressione per tutti. Tuttavia, la libertà di stampa non garantisce necessariamente la libertà di parola. Judith Lichtenberg ha delineato le condizioni in cui la libertà di stampa può limitare la libertà di parola. Ad esempio, se tutte le persone che controllano i vari mezzi di pubblicazione sopprimono l’informazione o soffocano la diversità di voci inerente alla libertà di parola. Questa limitazione è stata notoriamente riassunta con la frase "La libertà di stampa è garantita solo a chi ne possiede una"New Yorker, 14 May 1960, p. 109. Lichtenberg sostiene che la libertà di stampa è semplicemente una forma di diritto di proprietà riassunta dal principio “niente soldi, niente voce”.
Come diritto negativo La libertà di parola è solitamente concepita come un diritto negativo. Ciò comporta che lo Stato ha l'obbligo giuridico di astenersi da interventi censori basati sulle opinioni espresse, senza tuttavia che vi sia alcun obbligo di supporto materiale per la diffusione del pensiero, né alcun dovere da parte dei terzi di ascoltare, condividere o riconoscere le tesi dell'oratore.
Limitazioni
La libertà di parola non è considerata assoluta da alcuni critici e paesi, poiché la maggior parte dei sistemi giuridici generalmente pone limiti ad essa specialmente quando è in conflitto con altri diritti e tutele, come nei casi di diffamazione, calunnia, pornografia, oscenità, parole che tendono a provocare atti di violenza da parte della persona a cui sono rivolte (chiamate fighting words) e proprietà intellettuale.
Alcune limitazioni alla libertà di parola possono verificarsi attraverso sanzioni legali, mentre altre attraverso la disapprovazione sociale. Alcune istituzioni pubbliche possono anche attuare politiche che limitano la libertà di parola, ad esempio, mediante codici deontologici: si vedano ad esempio, nelle scuole statali statunitensi, gli speech code (ossia qualsiasi regola o regolamento che limita, restringe o condiziona la parola agli appartenenti ad una categoria).
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