Le danze delle valli del Santerno e Sillaro sono danze tradizionali presenti nella val Santerno e nella val Sillaro in provincia di Bologna. Le feste a ballo delle comunità locali di val Santerno (Borgo Tossignano, Fontanelice, Casalfiumanese, Castel del Rio, Coniale, San Pellegrino, Firenzuola) e di Val Sillaro (Sassoleone, San Clemente, San Martino in Pedriolo, Castel San Pietro Terme) furono animate da suonatori di organetto a tre file, detto "bolognese", spesso accompagnamento da violoncello, chitarra o bassetto a tre corde. Anche violino e mandolino hanno avuto un loro ruolo, pur subordinato in termini numerici, alla presenza degli organetti più versatili e adatti a suonatori amatoriali che suonavano solo "a orecchio". In questa pagina si menzionano solo i balli staccati; per il "liscio antico" reperito nelle due valli si dovrà compilare una (corposa) pagina a parte; si tratta di un repertorio che conta una cinquantina di brani. Il liscio antico coesisteva sì nelle veglie (anni tra le due guerre mondiali) con il ballo staccato, ma richiedeva suonatori esperti che sapessero leggere il pentagramma e sapevano suonare sia da partitura che "a orecchio".
Danze nella val Santerno Partendo dall'alta val Santerno e scendendo sino a Imola da San Pellegrino: Veneziana, Trescone, Lombardina, saltarello e Giga (Renato Quercia, Leopolda Ferri). da Castel del Rio: Mulnesa e Monferrina (Gerardo Righini, Bruna Ravaglia); Trescone, Saltarello, Roncastella (Renato Quercia); Sciotis e monferrina intrecciata (Gianfranco Galeotti); Giga, Russiano, Monferrina per tre coppie (Domenico Raffini). da Casalfiumanese: Sciotis e Maggiolata (Fernando Pompei). da Fontanelice: Roncastella e Monferrina (Mamante Biagi) Polke figurate (non legate ad una località ma a suonatori specifici) Polka di Aldì (Aldo Scala, Imola); Polka "Ragazi de Pungel (Mauro Grassi, Imola); Polka di Sgadur ed Tranèl (Aldo e Umberto Scala, Imola); Polka de Zupì (Luigi e Sergio Alpi, Coniale). Valzer figurato detto "dei saluti" (Peppino Giovannini, Imola)
La Veneziana di San Pellegrino Questa è la danza più semplice dell'alta valle e appartiene alla famiglia dei tresconi. La denominazione “veneziana” evoca una manfrina, poiché su questa melodia si ballava, a Imola e nella pianura che si distende a nord della via Emilia, una manfrina con le coppie disposte a raggiera sul cerchio di danza. Delso Giannelli, suonatore di organetto originario di San Pellegrino, conosceva questa melodia e la adattò ad un ballo locale brioso; le testimonianze sulla danza pervennero dalla vedova Giannelli (Leopolda Ferri) secondo cui i ballerini erano disposti su due lunghe file in centro sala con assetto simile a quello di una contraddanza. Da notare la struttura ternaria della parte galoppata, ma quaternaria per le figure. La si considera pertanto per affinità più un "Trescone" che una Monferrina. A San Pellegrino l'inflessione dialettale toscana si incontra e si mescola con quella romagnola (lingua balzerotta) ed è sicuramente patria di tresconi. Le memorie della monferrina tra gli anziani intervistati non andava oltre Castel del Rio. L'assetto iniziale prevede di disporsi in gruppi di due coppie, ma tutti i gruppi erano allineati sull'asse longitudinale della sala o delle aie dove si ballava.
Struttura musicale AB, 6 passate obbligate con eventuale prolungamento della polka finale a gusto dei suonatori. Parti del ballo: galoppi/catena/prima figura: stella; galoppi/catena/seconda figura: dos-à-dos; galoppi/catena/terza figura: polka
Il Trescone di San Pellegrino Il trescone era un ballo diffusissimo su entrambi i lati del crinale appenninico; veniva sì dalla toscana, ma era comune anche sul versante nord, quindi alta val Santerno, quindi in Romagna. Perciò a San Pellegrino Delso Giannelli non proponeva solo la veneziana, bensì questo secondo trescone, la cui disposizione iniziale era peraltro molto simile secondo la informazioni di Leopolda Ferri, ovvero a gruppi di due coppie disposti longitudinalmente in centro sala. La musica in 6/8 si ripete un numero di volte funzionale al numero di coppie presenti nel ballo in modo che ogni cavaliere abbia eseguito un balletto con ogni dama. Struttura musicale: AB, per un numero di passate che permetta di far interagire ogni coppia con tutte le altre Parti del ballo: balletto in modalità "alta-valle" girotondo sotto l'arco progressione polka finale
La Lombardina di San Pellegrino Danza nota anche nelle valli del Savena e del Setta. La sua provenienza dalla Lombardia resta da dimostrare, ma si può notare che presenta una struttura analoga alle courento o alle alessandrine poiché la prima parte musicale è singola, mentre la seconda viene ripetuta. Le altre monferrine romagnole invece seguono tutte lo schema ripetuto ovvero AA BB. Delso Giannelli la suonava nelle veglie in alta val Santerno, ed era una danza per due coppie: dopo una passeggiato detta localmente “spasso” (promenade) in senso anti-orario, agganciati in forma di elica, ogni cavaliere balla con la propria dama poi con la contropartner, e con quest'ultima parte in un nuovo "spasso". Il balletto in alta val Santerno è molto cadenzato e dà modo ai cavalieri di mettere in evidenza la prestanza atletica. Struttura musicale: ABB per almeno 4 passate Parti del ballo: spasso con la prima dama e balletto-sempre in modalità "alta valle" balletto con la seconda dama spasso con la seconda dama e balletto ritorno alla prima dama e balletto
Il Saltarello di San Pellegrino Era uno dei balli più gettonati e richiesto decine di volte nelle veglie dove suonava Delso Giannelli; la citata Leopolda Ferri ha molto insistito sul fatto che la terza figura fosse unapolka "liscia" (quella in 2 appoggi), cosa in netto contrasto con gli altri saltarelli romagnoli (cfr. saltarello) che prevedono in frase finale una polka in 3 appoggi. Delso denominava questo saltarello nelle interviste come “iumlèin” ovvero imolese,; se ne desume che probabilmente fu portato dalla "bassa imolese" da altri suonatori che lo hanno preceduto. La configurazione dei ballerini è comune a tutti i saltarelli di Romagna, ovverosia tre coppie disposte in guisa di contraddanza, ma asimmetrica: la prima schiera con una dama al centro che tiene per mano due cavalieri, e, di fronte, una seconda schiera con un cavaliere che tiene per mano due dame. Struttura musicale: AA BB CC, tre passate (spaccata semplice) oppure sei passate (spaccata doppia) a richiesta dei ballerini Parti del ballo: saluti balletto della coppia centrale (modalità "alta valle") interazione coi partner laterali ripete il balletto della coppia centrale polka liscia con slittamento di posto, per avere, a turno, ogni coppia in esibizione al centro
La Giga di San Pellegrino Questa danza, in una versione più cerimoniale, viene ballata a Firenzuola nella festa dellAringata; Delso la suonò con il suo organetto a due file per moltissimi anni, poi, in tarda età lasciò l'onore e l'onere dell'esecuzione in fisarmonica a Giovanni Paolini. Secondo Leopolda Ferri, rispetto alla versione di Firenzuola, questa di San Pellegrino era un po' più semplice nella seconda parte, da qui la differenza di denominazione. Giannelli nelle interviste la denominava anche Giga Maréina. La danza appartiene alla tipologia delle quadriglie, quindi è per 4 coppie disposte in quadrato e prevede 4 figure e 4 cambi di partner. Le dame "scalano" (in italiano -scambiare di posto) nelle 4 “case” dei cavalieri per ritornare al partner iniziale sul finire della musica. Struttura musicale AABB per 8 passate obbligate per completare tutta la coreografia Parti del ballo: le 4 figure sono saluti, top e side otto dei cavalieri, top e side otto delle dame, top e side galoppo, top e side
ogni figura è intervallata da un cambio partner, quest'ultimo si opera in due fasi girotondo il cambioposto della dama
La Mulnesa di Castel del Rio
Questa danza appartiene al genere delle quadriglie, non prevede scambio di partner ed è un semplice gioco tra coppie in cui ciascuna ha il ruolo di protagonista in una parte del ballo. Nello specifico ogni cavaliere assume in terza figura il ruolo di “traino” cui fa seguito il passo “sotto l'arco” tipica formula presente in moltissime quadriglie. La ricerca etnomusicologica ha reperito la melodia in una registrazione di Delso Giannelli, suonatore di San Pellegrino, il ballo è stato invece ricordato da Gerardi Righini di Castel del Rio. Struttura musicale: AA BB CC per quattro passate obbligate dalla coreografia Parti del ballo: spasso delle 4 coppie a raggiera controspasso balletto (passo "bassavalle") con contropartner idem con partner girotondo e arco
Il Trescone di Castel del Rio Tra i tresconi di val Santerno spicca questo che è pervenuto dal repertorio di Renato Quercia, il suonatore di riferimento in assoluto, di Castel del Rio. La memoria del ballo invece da signore anziane di Castel del Rio e di Sassoleone (Bruna e Diana Ravaglia). Il ballo prevede una serie di figure che, nonostante la denominazione ufficiale di trescone, ricordano molto la struttura delle manfrine, sin dalla disposizione iniziale delle coppie che è in cerchio a raggiera. Struttura musicale: A B C D E per due passate Parti del ballo: spasso dos-à-dos e giri di braccia galoppo e braccetto tresca polka
Il Saltarello di Castel del Rio Fu il ballo più gradito dalla comunità del borgo alidosiano tra fine Ottocento e inizio Novecento. Si ricorda che Renato Quercia lo suonasse sempre con grande brio. La configurazione dei ballerini è comune a tutti i saltarelli di Romagna, ovverosia tre coppie disposte in guisa di contraddanza, la prima schiera con una dama che tiene per mano due cavalieri, e, di fronte una seconda schiera con un cavaliere che tiene per mano due dame. In questa danza ogni cavaliere è protagonista del ballo in una delle tre passate, poiché tutte e tre le dame presenti lo fanno ballare. Struttura musicale: AA BB CC per tre passate (spaccata semplice) o sei passate (spaccata doppia) a richiesta dei ballerini Parti del ballo: saluti giri di braccia del cavaliere centrale con le tre dame balletto in modalità "bassa valsanterno"
La Sciotis di Castel del Rio Renato Quercia, noto suonatore di organetto originario di Castel del Rio, in un'intervista del 1980 la chiamava “quadriglia”. In effetti questa danza veniva ballata da quattro coppie disposte in quadrato e senza cambio di partner. Come le altre sciotis romagnole conosciute - Premilcuore, Palazzuolo sul Senio e Galeata - rappresenta un adattamento locale di balli aristocratici in voga nell'Ottocento in palazzi e castelli; il popolo del contado imitava e adattava magari semplificando. Ne è stata trovata un'ulteriore versione in val Santerno, in uso nella parrocchia di Valmaggiore, suonata però da Luigì Cà d'Mundozz, coetaneo di Renato Quercia. Struttura musicale: AA BB A CC per due volte Parti del ballo: "onda" delle dame "rispetti" dei cavalieri "saluti" al centro "sciotis" in "fetta di torta"
La Sciotis di Casalfiumanese Questa danza era presente nella memoria di Fernando Pompei, suonatore di organetto a tre file di Casalfiumanese, che precisava nelle interviste che questa non fosse melodia sua, bensì di Luigì ed cà d'Mundòzz, un suonatore deceduto appena dopo la seconda guerra mondiale a seguito dell'esplosione di una mina anti-uomo presente nel suo campo. Luigi, proveniente dalla parrocchia di Valmaggiore era un valente organettista, del calibro di Renato Quercia, e del suo repertorio non resta che questo brano; si tratta di una danza dove le coppie si dispongono a raggiera dove ci può essere un cabmio di partner o anche no. Si decide a chiamata del guidone prima di iniziare. Un chiaro esempio di localizzazione di una scottish, danza presa dai saloni aristocratici che si trasformò ai tempo in una danza del popolo. Struttura musicale: AA BB per (almeno) 4 passate Parti del ballo: spasso in senso di sala e girodama