Ortona (fino al 1938 conosciuta anche come Ortona a MareAA.VV., Annuario Generale 1938, Milano, Consociazione Turistica Italiana, 1938, p. 614, Urtóne in dialetto ortonese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Chieti in Abruzzo.
La storia antichissima della città risale al popolo dei Frentani, che usava lo scalo commerciale come principale fonte economica del territorio.
Città romana dagli inizi del III secolo a.C. fino al V secolo, fu occupata, dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, prima dai Goti, poi dai Bizantini, dai Longobardi e infine dai Normanni che la incendiarono (XI secolo). Risorta in epoca sveva tornò a fiorire economicamente.
A partire dal 6 settembre 1258, la città ospitò in maniera permanente nella Cattedrale le reliquie di San Tommaso Apostolo, diventando un punto di riferimento nel campo religioso. Dopo battaglie varie con la città rivale di Lanciano, Ortona passò in mano a Jacopo Caldora che ricostruì la cinta muraria. Fu città cara a Margherita d'Austria, che vi fece costruire il Palazzo Farnese (seconda metà del XVI secolo).
Durante l'Ottocento fu rappresentata culturalmente da Francesco Paolo Tosti e Gabriele D'Annunzio. Durante la Seconda guerra mondiale Ortona diventò capo marittimo della linea Gustav, con estremo opposto a Cassino, e tra il 21-28 dicembre del 1943, con la "battaglia di Ortona" visse uno dei periodi più tristi e tragici della sua storia, con la distruzione di gran parte del centro cittadino dovuta alla guerriglia urbana tra tedeschi e canadesi.
Oggi la città è fortemente sviluppata e ricostruita: scalo marittimo principale della regione Abruzzo con il suo porto, per la presenza di varie riserve naturali marittime nonché per varie volte fregiata della Bandiera Blu.
Geografia fisica Ortona è situata sopra una falesia del litorale adriatico.
Il territorio di Ortona confina a nord con Francavilla al Mare, ad est con il Mare Adriatico, a sud con Frisa e San Vito e ad ovest con Tollo, Crecchio e Miglianico.
Il territorio di Ortona è delimitato a sud dal fiume Moro e a nord dal fiume Foro.
Nella classificazione sismica della protezione civile è identificata come Zona 3, cioè zona a sismicità bassa, mentre nella classificazione climatica è contrassegnata come Zona C.
Storia
La storia di Ortona inizia nell'epoca italica, quando l'area della Frentania (attuale provincia di Chieti meridionale) era occupata dai Frentani. Ortona era il principale porto commerciale di questo popolo. I commerci erano molto fruttuosi, una delle prime fonti è proprio Strabone, che ricorda Ortona come porto dei Frentani: "Horton epineion frentanos".
Conquistata dai Romani nel I secolo a.C., Ortona crebbe sempre grazie ai commerci via mare e via terra, anche se oggi non rimane alcuna architettura romana, se non qualche traccia. Nel corso del Medioevo la città fu occupata dai Bizantini, e usata sempre come porto commerciale; reperti si trovano nel Museo dell'Abruzzo Bizantino Altomedievale di Crecchio, nel VI secolo d.C., durante l'occupazione bizantina, nacque anche la prima sede della diocesi, citata da papa Gregorio Magno, anche se la cattedrale attuale verrà riedificata nell'XI secolo, dopo che nel 1075 Ortona viene occupata dai Normanni, e sottratta al controllo dei conti di Chieti.
La città riprende un ruolo centrale nell'economia marittima grazie a Federico II di Svevia e Carlo I d'Angiò, quando concedono dei benefici per le imposizioni sul porto, tanto che presto Ortona arriva ad essere il primo porto degli Abruzzi. Nel 1258 arrivano in città le reliquie di San Tommaso Apostolo, portate dalla Grecia dal capitano Leone Acciaiuoli, facendo aumentare di prestigio la città. In questi anni si iniziano anche delle controversie politiche ed economiche con la vicina città di Lanciano, altra realtà a forte vocazione commerciale, molto cara ai sovrani di Napoli e ai mercanti veneziani, tanto che nel 1427 scoppiò una vera e propria guerra, ragione per cui dovette intervenire San Giovanni da Capestrano, che siglò il lodo di pace nella cattedrale.
Ortona dalla metà del XV secolo, rendendosi invisa ai sovrani aragonesi, subendo anche un attacco veneziano perché troppo potente nei commerci del porto, viene infeudata sotto il viceré spagnoli. Nel 1566 subisce un grave attacco turco, in una serie di scorrerie che minacciarono le coste abruzzesi, infine nel 1584 viene infeudata alla duchessa Margherita d'Austria, figlia di re Carlo V di Spagna e moglie di Ottavio Farnese marchese di Sulmona. Nel XVII secolo avviene nuovamente una stagnazione economica, Ortona rientra nel corso degli eventi storici soltanto nel 1799, quando nell'ambito delle rivoluzioni francesi contro la monarchia borbonica, proclama il governo liberale, e il 18 febbraio 1799 Ortona viene sottoposta a duro assedio dai generali francesi, mossisi da Pescara quartier generale, per riportare l'ordine nelle città occupate e ribelli.
Ortona nel XIX secolo torna ad essere una realtà commerciale con i moderni mezzi di organizzazione portuale e commerciale, diventa anche cenacolo culturale grazie alle personalità di Francesco Paolo Tosti, Francesco Paolo Michetti, Gabriele D'Annunzio e Basilio Cascella. Nel 1943 Ortona viene sconvolta dall'occupazione nazista, ancor più dalla tremenda battaglia durata una settimana dal 20 al 28 dicembre 1943, che ingaggiano nazisti e canadesi alleati per liberarla, dato che la città è il capo orientale della linea Gustav, che attraversa l'Italia fino a Cassino. La città è quasi rasa al suolo, e solo negli anni '60 vede una ripresa economica con lo sviluppo della viticoltura, dell'industria e del turismo estivo.
Simboli
Lo stemma è descritto nello Statuto comunale:
Il gonfalone è un drappo azzurro a coda di rondine.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Ortona è divisa in due rioni storici: Terravecchia e Terranova. La prima porzione è quella più antica formatasi sull'antico abitato italico-romano che aveva l'acropoli presso l'area del Castello Aragonese, e le mura terminanti in Largo Farnese, ossia presso la piazza municipale. Centro delle attività marinare, Terravecchia si è sviluppata nel XII-XIV secolo tra l'area della Cattedrale di San Tommaso Apostolo (1127) il castello aragonese (1452 ca.) e il Palazzo Farnese (1584). La porzione più antica del rione è quella compresa tra Largo Castello, il parco Ciavocco e Corso Matteotti con gli angiporti medievali di vico Bonelli che conducono a Torre Baglioni. La zona compresa tra Corso Matteotti e la Passeggiata Orientale è di periodo tardo medievale, la zona di via Acciauoli è del XVI-XVII secolo con i palazzi de Benedictis, la cisterna, la scalinata dei pescatori, poi il Palazzo Corvo del XVII secolo, casa natale del compositore Francesco Paolo Tosti, Palazzo Menè del XVIII secolo, Palazzo Colangelo con cortile interno, Palazzo Mignotti del XVII secolo, il palazzo Grilli De Sanctis del XVII secolo con i balconi a ferro battuto, Palazzo Pugliesi. Sulla Piazza San Tommaso con la cattedrale si affacciano il Palazzo Rosica De Sanctis della metà XVII secolo, il Palazzo Mancini De Sanctis Riccardi dove nel 1586 morì Margherita d'Austria, interessante perché ricavato da un torrione medievale chiamato Torre Riccardi, l'ex convento agostiniano di San Domenico, poi biblioteca diocesana, il Palazzo Vescovile del 1770 e il duecentesco campanile dell'ex convento di San Francesco in Piazza Risorgimento. L'ex convento è in parte riconoscibile nel Palazzo de Benedictis, dove nacque Luisa, madre di Gabriele D'Annunzio, che conserva il cortile con chiostro interno.
Il secondo rione di Terranova si è sviluppata sul perimetro interno delle mura di Jacopo Caldora, che partivano da Porta Caldari e terminavano in Largo Farnese, attraversando Corso Vittorio Emanuele. La zona era prevalentemente campestre, con orti di proprietà delle monache della Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria e dei frati Cappuccini di Santa Maria delle Grazie. Con l'afflusso di nuovi mercanti, nel periodo del viceregno spagnolo, ancora oggi sono testimonianza valida i palazzi dei Verratti (XVII secolo), dei Licini, dei de Lectis, dei Berardi (1702), dei Petroni, dei Lavalle-Castiglione (XVIII secolo), dei de Fabritiis, dei Mazzoccone (1870), dei baroni Bernardi. Prima del 1943 lungo il corso sopravviveva anche la cappella di San Biagio in stile neoclassico. Nel secondo dopoguerra si svilupparono altri quartieri, quello del Carmine a nord presso l'antica Porta Bucciaria, o del Carmine appunto, poi verso contrada Costantinopoli sul colle che si affaccia sul mare a sud-est.Questo quartiere si popolò soprattutto nell'immediato dopoguerra: al fine di ospitare la popolazione della città distrutta furono realizzate casette a basso costo, che costituiscono il rione di San Giuseppe, attraversato dal viale della Libertà. Altra zona storica, benché compromessa dall'espansione edilizia, era la Giudecca, il rione degli ebrei che si trova nella zona parallela il corso Vittorio Emanuele ad ovest, dove si trova la chiesa del Sacro Cuore. Di questo tracciato murario del Caldora, del rione Terranova, resta il toponimo di Piazza Porta Caldari all'ingresso del corso, e il bastione fortificato dai via Dommarco, con castello.
Architetture religiose
Basilica Concattedrale di San Tommaso Apostolo
La chiesa fu costruita nel IX secolo, ma danneggiata dai Normanni nell'XI, quando era dedicata a Santa Maria Regina degli Angeli. Ricostruita completamente nel XII secolo, nel 1258 ospitò le reliquie autentiche di San Tommaso, riportate dall'isola di Chio da Leone Acciaiuoli. La cattedrale fu devastata da un terremoto del XV secolo, e ricostruita sotto forma barocca, tranne il portale del Trecento. La cattedrale, danneggiata ancora nel 1799 dai francesi, fu gravemente danneggiata nel 1943 durante la battaglia di Ortona, e ricostruita in aspetto pseudo-neoclassico per quanto riguarda la facciata, rimontando il portale di Nicola Mancino e ricostruendo l'interno nella matrice barocca. La chiesa ha un impianto semi-longitudinale a pianta a croce greca allungata verso il presbiterio e la cripta, con la facciata su Piazza San Tommaso, decorata dal portale rimontato in stile gotico, con lunetta ornata dal gruppo di San Tommaso tra santi, incastonata tra profonde strombature e ghimberga a gattoni; un secondo portale si trova su vico dell'Orologio, dove si trovava la torre fortificata che fungeva anche da faro della città, distrutta nel 1943; e questo è il meglio conservato dell'epoca medievale, con profonde e ornate strombature. Il cupolone è più slanciato rispetto all'originario, poggiante su quattro pilastri all'interno della chiesa, e consta di un tamburo possente con finestre, e della calotta circolare con lanterna soprastante. Il campanile è una torre in mattoni rossi, edificata abbattendo il vecchio campanile sopravvissuto al 1943, che aveva impianto rettangolare con snelle arcate.
Al suo interno, oltre alla cripta delle reliquie, vi è il Museo Diocesano, dove sono raccolti molti pregevoli dipinti e sculture sacre, facenti parte della storia ortonese. La chiesa è quasi prevalentemente ricostruita e sopravvive di storico soltanto la cappella del sacramento dell'Ultima Cena, con importanti fregi e bassorilievi barocchi. Le cappelle in tutto sono quattro, e la seconda di maggior importanza è quella di San Tommaso, dove si trova il busto argentato, restaurata ampiamente, con mosaici e affreschi di Tommaso Cascella. Il Cascella ridipinse anche gli affreschi dell'interno della calotta cupolare e dei pennacchi angolari, con disegni allegorici, eccettuato il pennacchio con l'affresco barocco. Dipinse anche gli affreschi dell'abside semicircolare, con simboli massonici. La cripta che si trova sotto l'altare è moderna, in cemento armato, e custodisce le spoglie di San Tommaso.
Ex-chiesa della Santissima Trinità