Biografia Serafino Beconi (1925 – 1997) è stato un pittore e scultore italiano, attivo soprattutto in Versilia. La sua produzione, caratterizzata da un linguaggio espressivo personale, spazia dal realismo severo a forme vicine all’espressionismo. È noto in particolare per il ciclo di opere dedicate all’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema (1959-1964), considerato uno dei contributi artistici più intensi alla memoria della strage. La sua attività comprende anche arte sacra, paesaggi della costa toscana e sculture ispirate all’arte antica e alla vita quotidiana.
Infanzia e formazione Serafino Beconi nacque in Versilia a Torre del Lago nel 1925. Fin da giovane mostrò una naturale predisposizione per il disegno e la pittura. La sua formazione avvenne attraverso studi personali e il confronto con artisti e ambienti culturali locali, dove maturò progressivamente il suo linguaggio espressivo.
Gli anni della guerra e l’immediato dopoguerra (1943-1947) Nel 1943-44 Beconi non si presenta al richiamo delle armi della sua classe e viene arrestato, riesce a fuggire e successivamente si riconsegna ai carabinieri. In seguito a un’amnistia si arruola nel corpo dell’Aeronautica, ma la caserma in cui presta servizio viene occupata dai tedeschi. Circostanza che lo porta a una nuova fuga e al rientro a Torre del Lago.
Nel 1945 si diploma come maestro ed entra nel Comitato di Liberazione Nazionale (CNL) toscano, partecipando alle attività dei gruppi antifascisti locali. Nello stesso periodo si iscrive al Partito Comunista Italiano, dal quale si dimetterà l’anno successivo in dissenso con il voto favorevole all’articolo 7 della Costituzione.
Nel dopoguerra Beconi inizia a dedicarsi alla pittura come autodidatta, inserendosi nella tradizione artistica viareggina. Nel 1947 partecipa alla sua prima esposizione, ottenendo il primo premio con l’opera Amore negro.
Impegno civico e prime attività artistiche (1951-1957) Nel dopoguerra Serafino Beconi partecipa alla vita civile della sua città, ricoprendo incarichi amministrativi nel consiglio comunale di Viareggio. Alle elezioni del 10 giugno 1951 viene eletto consigliere comunale nella lista civica La Pina; nello stesso anno tiene la sua prima mostra personale presso la Galleria Fratini di Viareggio, conosce il poeta Garibaldo Alessandrini e il 22 ottobre sposa Ada Vettori. Nel marzo 1953 presenta le dimissioni dal Consiglio comunale, che vengono accettate scegliendo di dedicarsi con maggiore continuità alla pittura e alla scultura.
Nel 1954 entrò a far parte del Centro Versiliese delle Arti insieme ad altri artisti locali, tra cui M. Marcucci, R. Santini, A. Catarsini, E. Pardini. Nel 1956 partecipa all’organizzazione dei “mercoledì teatrali” del Centro e alla lettura scenica dell’atto I diritti dell’anima di Giuseppe Giacosa. Nello stesso anno prende parte alla collettiva del Centro al Museo di Lindau, in Germania, ed entra nella cerchia che ruota intorno alla “Bottega dei Vageri” di Krimer, poi trasformata nel nuovo Centro Versiliese delle Arti, presieduto da Carlo Carrà dal 1950 al 1960. Beconi ne diventa segretario e si occupa dell’organizzazione di incontri culturali che coinvolgono artisti, poeti, scienziati e personalità di rilievo. In questi anni nasce anche la lunga amicizia con Pier Carlo Santini. Nel 1957 espone alla Galleria Lyceum di Firenze e intrattiene corrispondenza con Ottone Rosai, Pier Carlo Santini, e intellettuali dell’epoca.
Gli anni Sessanta: impegno civile e memoria della Resistenza Negli anni Sessanta Beconi partecipa a numerose esposizioni collettive e iniziative in memoria della Resistenza. Nel 1960 prende parte alla collettiva dei “Sei pittori” al Gianni Schicchi NO a Viani. In tale occasione dona al sindaco di Viareggio una Crocifissione, legata alla promessa della creazione di una galleria d’arte contemporanea in città. Nello stesso anno partecipa alla “Mostra del gruppo dei Vageri” nel Palazzo Grazioli a Roma.
Nel 1961 partecipò alla collettiva Esaltazione della vita e orrori della guerra alla Galleria Lo Sprone di Firenze, presentando il dipinto Sant’Anna, agosto 1944. Nel 1962 contribuì all’organizzazione di una manifestazione in memoria della strage di Sant’Anna di Stazzema. Tra il 1964 e il 1965 prese parte a iniziative espositive dedicate all’eccidio, tra cui la collettiva del Gruppo Versilia a Livorno; la grande mostra “Omaggio a Sant’Anna nel XX dell’eccidio” con 140 opere e 75 disegni, a Viareggio e poi alla Casa della Cultura di Livorno; replicata nel 1965 presso la redazione fiorentina de L’Unità. Nel 1968 espone al Circolo della Stampa di Milano, con presentazione di Arrigo Benedetti, e compie un primo viaggio a Parigi.
Gli anni Settanta: Parigi, committenze pubbliche e sperimentazioni (1970-1979) Nel 1970 torna a Parigi. Nel 1971 tiene la mostra Dodici ritratti di Stefaniaalla Galleria Il Fillungo di Lucca e, insieme a Franco Signorini, vince il concorso per l’abbellimento artistico del nuovo palazzetto dello sport di Viareggio, opera non realizzata. Nello stesso periodo realizza la xilografia commemorativa del 50° anniversario dell’uccisione di Nieri e Paolini e vince il concorso per il nuovo bassorilievo destinato al padiglione chirurgico dell’Ospedale di Viareggio, collocato il 30 novembre 1972.
Nel 1973 illustra con dieci disegni il volume Parole e paesaggi di Franco Milanesi. Nel 1975 la personale Omaggio a Sant’Anna nel XX dell’eccidio viene riproposta a Pietrasanta. Nel 1976 fa parte della giuria del IV Premio nazionale di pittura “Massarosa” e nel 1978 illustra la cartella di liriche di Filippo Mori per un evento del Lions Club. Verso la fine del decennio conosce Manlio Cancogni, con cui instaura un intenso rapporto di collaborazione.
Gli anni Ottanta e Novanta: associazioni, viaggi e nuove ricerche Nel 1980 fonda l’Associazione Artisti Versiliesi. Nel 1982 riceve dal Comune di Viareggio l’incarico di realizzare un bassorilievo in memoria dei torrelaghesi Gori e Bini, inaugurato l’11 settembre 1983 sulla parete nord della chiesa di San Giuseppe a Torre del Lago.
Negli anni successivi sperimenta nuovi materiali e presenta Le carte topografiche nello showroom Olivetti di Viareggio; organizza inoltre la mostra I presepi: metamorfosi di un’allegoria in collaborazione con il Comune. Realizza diversi bassorilievi, tra cui Maternità (1985), donato alla Misericordia di Torre del Lago e San Martino donato alla Croce Verde di Viareggio. Compie diversi viaggi studio a Mosca, San Pietroburgo, Amsterdam, Atene, Delfi e Olimpia. Nel 1989 viene incaricato di un volume illustrato dedicato al pittore al pittore F. Orlandi. Nel 1990 fonda la rivista trimestrale Sinopia, il cui primo numero esce nel novembre.
Negli anni Novanta presenta le mostre Le ragazze della Costanza e Il mare a Santa Giulia, Lucca (1994) e sculture alla Villa Barbone di Viareggio
Ultimi anni Nel 1996 il Comune di Santa Croce sull’Arno gli affida la realizzazione del bassorilievo La pelle, murato nello stesso anno. Alcune sue opere si trovano esposte preosso la Galleria d'Arte moderna e Contemporanea di Viareggio.
Attività pittorica Serafino Beconi divenne noto soprattutto per il vasto ciclo di opere dedicato all’eccidio di Sant'Anna, a cui lavorò tra la fine degli anni Cinquanta e la metà degli anni Sessanta. Parte di questo corpus, composto da oltre cento dipinti e disegni, fu esposta per la prima volta a Viareggio nel 1964, in occasione del ventesimo anniversario della strage, e successivamente al palazzo Ducale di Lucca nel 2014. Diverse sue opere sono tuttora conservate dalla famiglia..
Fin dagli esordi, la pittura di Beconi è stata riconosciuta per l’intensa forza poetica e per l’uso espressivo del colore, capace di restituire stati d’animo che oscillano dalla gioia al dramma. Tra gli anni Quaranta e i primi anni Sessanta la sua produzione alterna un realismo accentuato a soluzioni stilistiche vicine all’espressionismo e al fauvismo, mantenendo tuttavia un linguaggio personale e riconoscibile.
Il ciclo su Sant' Anna di Stazzema (1959–1964): tragedia, materia e universalità del male Il ciclo dedicato all’eccidio di Sant'Anna, rappresenta un momento decisivo nella formazione del linguaggio maturo di Beconi. L’artista affronta il tema non come semplice cronaca, ma come meditazione sulla sofferenza umana e sulla presenza del male nella storia. Le opere mostrano una sintesi intensa tra figura e spazio, dove il colore, spesso materico e costruito per contrasti, contribuisce a creare atmosfere di sospensione e tragedia. La critica ha rilevato, in queste opere, consonanze con Emil Nolde e Ludwig Meidner, così come un uso “picassiano” dell’abbreviazione formale e della deformazione espressiva. Tale riferimento, considerato allora quasi inevitabile per un linguaggio che volesse rappresentare la drammaticità del presente, si innesta nella tradizione italiana, richiamando anche esempi antichi come i pulpiti dei Pisano. Beconi, che visitò personalmente Sant’Anna e raccolse testimonianze dei sopravvissuti, considerava questo lavoro una sorta di “tributo morale”. Ne derivano opere di forte intensità drammatica, come Seppellimento al chiaro di luna (1962), Seppellimento della figlia (1961–63), Donna che urla con le braccia alzate (1963), Trasporto di un corpo rosso e cavallo ucciso (1963) e Resti di corpi bruciati (1963). Anche i paesaggi del ciclo, privi di figure, mantengono una tensione apocalittica: in dipinti come Paesaggio di Sant’Anna, 12 agosto 1944 (1958–60) la natura si carica di presagi e diventa testimone impotente della violenza, trasformandosi in un luogo di angoscia silenziosa. Apparentemente vuoto, quel paesaggio è in realtà densissimo di significati, costruito con una vitalità visionaria che dialoga con l’espressionismo nordico. La gamma cromatica, con i suoi toni grigioazzurri emergenti da fondali oscuri e improvvise accensioni fauve, costruisce atmosfere di sospensione e tragica imminenza. Il cromatismo non è mai decorativo: è struttura interna del racconto. Questo nucleo di lavori rappresenta una meditazione visiva sulla memoria civile, riconosciuta da critici come ed Ernesto Balducci. Questo nucleo di opere è stato posto in relazione con lavori coevi di artisti come Mario Mafai, Renato Guttuso, e Birolli inserendolo nel più ampio panorama della pittura civile italiana del Novecento.
La metà degli anni ’60: la solidificazione della forma e il tono elegiaco Dopo l’intensità del ciclo di Stazzema, la pittura di Beconi assume un tono più raccolto. Le opere realizzate intorno al 1965, come Paesaggio del Massaciuccoli, Monte Carchio e Falaschi del Massaciuccoli, rivelano un’esigenza di ordine formale: le masse si consolidano, il colore si distilla pur mantenendo una vibrazione inquieta.
In Madre vietnamita (1965) il tema tragico viene trasposto in una forma essenziale e severa, in cui il dolore è affidato più alla costruzione volumetrica che alla narrazione. In questi anni l’artista sperimenta un progressivo addensamento informale della figura, preludio alla scarnificazione degli anni successivi. A questo periodo appartiene anche Il muro bianco sul mare (1965), parte della collezione della Banca Commerciale Italiana.
Fine anni ’60 e anni ’70: scarnificazione, e “presenza” Tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta la figurazione di Beconi evolve verso una crescente essenzialità. Le figure si riducono a presenze concentrate, talvolta filiformi, sospese in spazi essenziali e metafisici. Opere come Ritratto del padre (1969), Maternità sulla spiaggia e Pescatore che rammenda la rete mostrano una pittura che privilegia la densità materica e il valore plastico del gesto.
In alcuni lavori emergono scomposizioni di ascendenza cubista, ad esempio in Stefania Sandrelli e il pattino (1969), sempre finalizzate alla costruzione della figura nello spazio. La luce, non più descrittiva, diventa energia che modella i volumi.
Paesaggio, figura e simbolo: lo spazio come inesauribile invenzione