La razza nordica è una delle tre sub-razze nelle quali, nell'antropologia del XIX e primo XX secolo, veniva suddivisa la più ampia "razza caucasica" (oggi definita "europoide") secondo i canoni dell'antropometria fisica.

La classificazione fu proposta in alcuni studi di antropologia fisica tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo; secondo queste teorie, le persone appartenenti alla "razza nordica" si trovano soprattutto nei Paesi nordici, (l'Europa settentrionale, in particolare la penisola scandinava) e in parte nell'Europa centrale e nell'Europa orientale; sono caratterizzati dalla pigmentazione chiara di occhi, capelli e pelle, statura tendenzialmente alta, faccia stretta e cranio allungato (dolicocefalia).

I tratti psicologici dei nordici sono stati descritti come veritieri, equi, competitivi, ingenui, riservati ed individualistiGunther, Hans F. K., The Racial Elements of European History, translated by G. C. Wheeler, Methuen & Co. LTD, London, 1927, p. 3. Altre supposte sub-razze sono la "razza alpina", la "razza dinarica" (preponderante tra i popoli balcanici), la "razza baltica orientale" (ossia gli Slavi, soprattutto orientali) e la "razza mediterranea".

Il "nordicismo" fu un'ideologia di separatismo razziale che vedeva i nordici come un gruppo razziale in via di estinzione, questo soprattutto nel libro dell'avvocato statunitense Madison Grant (1865-1937) intitolato The Passing of the Great Race: Or, The Racial Basis of European History (del 1916), e tale ideologia fu popolare soprattutto nel tardo XIX secolo e nei primi anni del XX in alcuni paesi nordoccidentali, centrali e settentrionali dell'Europa, come pure in America settentrionale e in Australia.

Il nazionalsocialismo ebbe a sostenere che la razza nordica costituisse il grado più alto possibile della "razza ariana" e che pertanto venisse a rappresentare la "razza superiore" (Herrenvolk).

Contesto

A metà del XIX secolo il razzismo scientifico sviluppò la teoria dell'arianesimo, ritenendo che gli europei (ariani) fossero un ramo innato superiore dell'umanità, responsabile della maggior parte dei successi ottenuti dalla civiltà occidentale. L'arianismo derivò dall'idea che i parlanti originari delle lingue indoeuropee, i primi a definirsi "ariani", costituissero una razza a parte o una sub-razza distintiva della più ampia "razza caucasica". Fra i primi che tentarono una connessione tra i popoli di razza nordica e gli Indoeuropei vi fu il conte francese Joseph Arthur de Gobineau (1816-1882); secondo questa visione, nell'antichità gli Indoeuropei popolavano unUrheimat settentrionale da cui in seguito partirono verso sud migrando in larga parte dell'Eurasia, dove importarono la loro lingua e religione, stabilendosi come casta superiore fra le genti pre-indoeuropee (o pre-ariane).

Sebbene Gobineau non abbia equiparato i popoli nordici con gli ariani, nel suo Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane (1853-55) sostenne però che i "germanici" fossero i migliori rappresentanti moderni della razza ariana. Adattando i commenti dello storiografo romano Publio Cornelio Tacito (tratti dalla sua opera De origine et situ Germanorum) e di altri scrittori romani, sostenne che i puri nordici avessero rigenerato l'Europa solo a seguito della caduta dell'impero romano d'Occidente a causa della diluizione razziale presente nei suoi governanti. Tacito aveva infatti riferito:

Nel 1880 diversi linguisti e antropologi sostennero che gli stessi ariani avessero avuto la loro origine in qualche parte del settentrione europeo. L'antropologo tedesco-statunitense Theodor Poesche (1825-1899) propose che gli ariani originassero nel "vasto Rokinto" (le attuali paludi del Pryp"jat', in seguito nell'Impero russo, nel territorio che copre attualmente gran parte della zona meridionale della Bielorussia e del nord-ovest dell'Ucraina; mentre fu l'antropologo austriaco Karl Penka (1847-1912) che diffuse l'idea che gli ariani fossero emersi dalla Scandinavia e che potessero essere identificati dai caratteri distintivi nordici dati dal biondismo (i capelli biondi) e dagli occhi azzurri.

Il biologo britannico Thomas Henry Huxley (1825-1895) fu d'accordo con lui, coniugando il termine Xanthochroidi per riferirsi agli europei sufficientemente biondi settentrionali, a differenza dei più scuri popoli mediterranei ch'egli chiamò Melanochroidi. Huxley concluse anche che questi ultimi Melanochroidi, che descrisse come dei "bianchi scuri", fossero a loro volta una mescolanza razziale di Xanthochroidi e Australioidi (oggi definiti come Australomelanesoide)Huxley, Thomas. On the Geographical Distribution of the Chief Modifications of Mankind. 1870. August 14, 2006. aleph0.clarku.edu.

Questa distinzione venne ripetuta anche dallo scrittore statunitense Charles Morris (1833-1922) nel suo libro The Aryan Race (1888), secondo cui gli originali ariani potrebbero essere identificati dai loro capelli biondi e da altri aspetti nordici, come la dolicocefalia (il cranio allungato). All'argomento venne dato un ulteriore impulso dall'antropologo francese Georges Vacher de Lapouge (1854-1936) nel suo libro L'Aryen: Son Rôle Social (1899), in cui sostenne che i popoli biondi dolicocefali erano dei capi naturali, destinati a governare i popoli affetti da Brachicefalia.

Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche (1844-1900) si era riferito anche lui nei propri scritti alle "bestie bionde", avventurieri amorali che dovevano essere i progenitori delle cultura creative. Nella Genealogia della morale (1887) ebbe a scrivere:

Definizione delle caratteristiche Fu l'antropologo francese di origini russe Joseph Deniker (1852-1918) il primo a proporre l'aggettivo "nordico" ("nordique") per riferirsi ad un gruppo etnico (termine che coniò per primo) razziale settentrionale definendolo in base alle sue caratteristiche fisiche: sufficientemente biondo, con i capelli alquanto ondulati, occhi chiari e pelle rossastra, alta statura e un cranio dolicocefalico. Ai sei "gruppi caucasici" da lui individuati Deniker adattò quattro gruppi etnici secondari, tutti considerati intermedi ai nordici: il nordoccidentale, il sub-nordico, i vistolani provenienti dal fiume Vistola ed infine i sub-adriaticiDeniker, J. - Les Races de l'Europe (1899);The Races of Man (London: Walter Scott Ltd., 1900);Les Races et les Peuples de la Terre (Masson et Cie, Paris, 1926)Deniker (J.) "Essai d'une classification des races humaines, basée uniquement sur les caractères physiques". Bulletins de la Société d'anthropologie de Paris. Volume 12 Numéro 12. 1889. pp. 320-336..

L'economista statunitense William Z. Ripley (1867-1941) affermò di poter definire scientificamente una "razza teutonica" nel suo libro The Races of Europe (1899)William Z. Ripley, The Races of Europe: A Sociological Study, New York, D. Appleton and Co., 1899. Suddivise gli europei in tre sottocategorie principali: teutonica (discendenti dei Teutoni), la razza alpina e la razza mediterranea.

Secondo Ripley la razza teutonica risiedeva in Scandinavia, nella Germania settentrionale, nei Paesi baltici, nella Prussia Orientale, nella Polonia settentrionale, nella Regione del Nord (Russia), in Gran Bretagna, in Irlanda, ed infine in alcune parti dell'Europa centrale e dell'Europa orientale: essa era caratterizzata da capelli lisci, pelle chiara, occhi azzurri, alta statura, corpo sottile, faccia stretta e naso aquilino. Vacher de Lapouge aveva chiamato questa razza "Homo Europaeus".

Madison Grant, nel suo libro The Passing of the Great race (1916) riprese la classificazione di Ripley e così descrisse il tipo nordico o baltico:

Sempre secondo Grant la razza alpina, più bassa di statura e più scura nella colorazione, con una testa più rotonda, era predominante nell'Europa centro-orientale attraverso la Turchia e le steppe eurasiatiche dell'Asia centrale e del circondario federale meridionale russo. La razza mediterranea invece, con capelli e occhi scuri, naso aquilino, carnagione olivastra, complessione moderata o scarsa e cranio modesto o lungo, disse che fosse prevalente nell'Europa meridionale, in Medio Oriente e in Nordafrica.

XX secolo Nel 1902 l'archeologo tedesco Gustaf Kossinna (1858-1931) identificò gli "originali ariani" (il popolo dei proto-indoeuropei) con la cultura nordica tedesca detta cultura della ceramica cordata (o "dell'ascia da combattimento""); quest'argomentazione si guadagnò vasti consensi nei successivi due decenni. Kosinna pose l'Urheimat protoindoeuropea nella regione dello Schleswig-Holstein, sostenendo che a partire da lì si espansero poi in tutto il continente europeo (teoria nordica).

Si venne quindi a stabilire un forte legame fra gli Indoeuropei, i Germani e i popoli "biondi-dolicocefali" del nordFrancisco Villar, Gli indoeuropei e le origini dell'Europa, Bologna, Il Mulino, 1997. pp. 42-43.; anche l'antropologo austriaco Karl Penka (1847-1912) fu della stessa opinione. Questa stessa teoria sarà ripresa successivamente dal nazionalsocialismo, che ne fece un caposaldo dell'ideologia della Germania nazista.

Anche lo statunitense Grant supportava l'origine nordica dei Popoli indoeuropei; i tratti chiari (come gli occhi azzurri, grigi o verdi"Eye color is of very great importance in race determination because all blue, gray or green eyes in the world to-day came originally from the same source, namely, the Nordic race of northern Europe." tratto da Madison Grant- The Passing of the Great Race. e il Biondismo presenti in aree meridionali quali l'Europa meridionale, il Nord Africa o l'Asia, sarebbero da derivare - essendo a suo parere esclusivi della razza nordica - da migrazioni di popolazioni nordiche avvenute in tempi preistorici come quelle che portarono gli Italici in Italia, gli Elleni in Grecia, i Persiani in Iran ecc.

All'inizio del XX secolo questa teoria era ben consolidata, anche se ancora lontana dall'essere universalmente accettata. La sociologia utilizzò presto il concetto di "razza bionda" per modellare le migrazioni delle componenti presumibilmente più "imprenditoriali" ed innovative delle popolazioni europee. Fino al 1939 lo studioso di antropologia fisica statunitense Carleton Stevens Coon (1904-1981) scrisse che "i polacchi che sono venuti negli Stati Uniti durante il XIX secolo e i primi decenni del XX, non rappresentavano una sezione trasversale della popolazione polacca, ma una più alta, bionda e allungata, un gruppo a capo di tutti i polacchi nel suo complesso". La distinzione tra alta e bassa fronte, derivata da tali teorie, venne anche sancita nel linguaggio comune.

Fu l'opera già menzionata del sociologo-economista Ripley che diffuse l'idea dell'esistenza di tre razze biologiche europee. Ripley prese in prestito la terminologia di Deniker del "Nordico" (egli aveva già da parte sua utilizzato il termine "Teutonico"); la sua suddivisione delle razze europee si basava su una varietà di misure prese attraverso l'antropometria, ma focalizzandosi soprattutto sul loro indice cefalico e sulla statura.

Rispetto a Deniker Ripley sostenne una visione razziale semplificata proponendo un'unica razza teutonica legata a quelle particolari aree geografiche in cui predominavano le caratteristiche nordiche, posizionando queste aree ai confini degli altri due tipi razziali europei, l'alpino e il mediterraneo, riducendo in tal modo il ramo caucasoide dell'umanità a tre gruppi distinti.