O miedeco d'e pazze, conosciuta anche come il medico dei pazzi è una commedia di Eduardo Scarpetta del 1908. Storia Scritta nel 1908, O miedeco d'e pazze è una delle ultime commedie di Scarpetta, il quale l'anno dopo avrebbe abbandonato le scene in seguito alle querelle legale che lo aveva visto contrapposto a Gabriele D'Annunzio; sebbene abbia continuato a scrivere fino all'anno della sua morte (1925), questa è l'ultima commedia che fu da lui diretta e interpretata.
Il soggetto della commedia è tratto da Pension Schöller, commedia del 1889 scritta dal drammaturgo tedesco Karl Laufshttp://www.zeno.org/Literatur/M/Laufs,+Carl/Biographie?+ok+garmin; pur rispettandone a grandi linee l'intreccio, Scarpetta ne esaltò il lato comico introducendo una grande varietà di situazioni e riferimenti alla cultura napoletana. La stesura originaria era inoltre molto complessa: prevedeva infatti 24 ruoli e la presenza in scena di equilibristi e suonatori di trombone e tamburo.
Nel 1954 la commedia fu adattata nel film Il medico dei pazzi di Mario Mattoli, con Totò nei panni di Felice Sciosciammocca; nel film, che segue fedelmente l'intreccio scarpettiano, sono presenti anche personaggi e sottotrame originali. Nel 1956 Eduardo De Filippo elaborò una massiccia revisione della commedia di suo padre, riducendo il numero di personaggi e semplificando alcune parti dell'intreccio. La versione di De Filippo è quella che oggi viene normalmente messa in scena.
Trama La scena si svolge a Napoli, nei primi anni del XX secolo.
Atto I Caffè "Alla Torretta"
Ciccillo è il nipote di don Felice Sciosciammocca, ricco proprietario terriero di Roccasecca; il ragazzo si è recato a Napoli dove, sovvenzionato dallo zio e da sua moglie Concetta, ha finto di studiare medicina, di essere divenuto un rinomato psichiatra e di dirigere un manicomio, mentre invece si è dato al gozzoviglio e ha contratto numerosi debiti con un guappo locale. Mentre si trova al bar dell'amico Michelino, Ciccillo riceve l'improvvisa notizia di una visita da parte degli zii e delle loro figlie: Felice e Concetta desiderano infatti visitare la clinica che lui ha detto di aver aperto col loro denaro.
Inizialmente terrorizzato, Ciccillo orchestra un piano: con l'aiuto di Michelino, cercherà di far passare la Pensione Stella, l'alberghetto ove lui risiede, per la decantata clinica di cura; con gli zii fingerà che gli ospiti della pensione siano in realtà i pazienti del manicomio.
Atto II Pensione Stella
Mentre Concetta e le figlie alloggiano in una pensione appena fuori città, Ciccillo conduce zio Felice alla Pensione Stella; per evitare che l'inganno venga scoperto, lo istruisce a evitare il contatto diretto con gli ospiti e ad assecondare la loro pazzia dicendo sempre di sì alle loro assurde richieste. Per rendere la bugia ancora più credibile, gli presenta don Carlo, direttore della Pensione, facendolo passare per il direttore del manicomio.
Felice crede che gli ospiti della Pensione Stella siano davvero folli, mentre in realtà sono soltanto alle prese coi loro problemi e coi loro caratteri sopra le righe; Ciccillo mostra tutti loro a Felice, sperando che lo zio, terrorizzato dai loro comportamenti, decida di scappare via. Tutto sembra andare secondo i piani, fino a che non irrompe Michelino con la notizia che il creditore di Ciccillo richiede il saldo immediato di tutti i suoi debiti: il giovane è costretto a lasciare lo zio alla pensione, e quella che doveva essere una breve assenza si prolunga poiché il guappo malmena Ciccillo e lo spedisce al pronto soccorso.
Rimasto solo, Felice entra in contatto con gli ospiti della pensione, tra cui l'anziana donna Amalia, che intende a tutti i costi far sposare la sua insipida figlia Rosina; Errico, un violinista da strapazzo che si crede un grande maestro di musica; un maresciallo infuriato perché continuamente vittima degli scherzi di Luigi, giornalista e scrittore alla ricerca di un soggetto per la sua prossima commedia, e infine Raffaele, un mediocre attore che dovrà interpretare il protagonista nell’Otello di William Shakespeare, ruolo ben al di là della sua portata. Memore delle istruzioni di Ciccillo, Felice finisce per mettersi nei guai: ad Amalia promette di sposare Rosina; a Errico dice di essere un grande musicista, e accetta la proposta di partire in tournée con lui; si intromette suo malgrado nella lite tra Luigi e il Maggiore, e promette a Raffaele di assisterlo nelle prove. Alla fine, sconvolto, cade svenuto.
Atto III Pensione Villa Rosa
Il mattino dopo, alla pensione dove ha alloggiato con le figlie, Concetta è furibonda: Felice è rientrato tardissimo, e lei sospetta che in sua assenza si sia dato alla pazza gioia; in realtà l'uomo era rimasto chiuso nella Pensione Stella, riuscendo a scapparne solo dopo molto tempo.
I sospetti di Concetta sembrano trovare riscontro quando donna Amalia arriva alla pensione, chiedendo che Felice tenga fede alla promessa di sposare Rosina; tuttavia, quando gli altri ospiti arrivano con richieste sempre più assurde, la donna sospetta che suo marito, stando a contatto coi pazzi, sia ammattito a sua volta. Intanto, non sapendo cosa fare, don Felice ricorre a varie scuse e rinchiude gli ospiti in varie camere dell'albergo; manda quindi a chiamare con urgenza don Carlo, che lui crede ancora direttore del manicomio, perché si porti via quelli che lui ritiene pazzi. Tra i due nasce un litigio, che porta a scoprire l'inganno di Ciccillo.
Il ragazzo, malconcio e scornato, arriva poco dopo e chiede scusa agli zii, che lo perdonano a patto che torni con loro a Roccasecca e righi sempre dritto. Chiariti tutti gli equivoci, don Carlo chiede a don Felice che la faccenda venga dimenticata:
Note
Voci correlate Il medico dei pazzi
miedeco d'e pazze, O miedeco d'e pazze, O Categoria:Opere teatrali del 1908 Categoria:Opere teatrali di Eduardo Scarpetta