I Dialoghi delle cortigiane () sono un'opera di Luciano di Samosata, contenente quindici brevi dialoghi con protagoniste perlopiù cortigiane e prostitute (nel mondo greco conosciute rispettivamente come hetairai e pornai).
Questa raccolta fa parte della quadrilogia dei Dialoghi (assieme a quelli degli dèi, marini e dei morti).
Struttura, temi e stile Ciascun dialogo ha due o più interlocutori: nella maggior parte dei casi, delle cortigiane narrano le loro vicende amorose e lavorative e gli incontri più focosi e piccanti con i loro amanti.
In particolare i "dialoghi" di Luciano si contraddistinguono per la loro scioltezza e capacità di coinvolgere il lettore, catapultandolo in universo totalmente diverso dal mondo religioso e dai miti che fino a quel momento si conoscevano. Lo stile adottato da Luciano è particolarmente semplice e diretto, capace di suscitare risa e stupore di fronte alle narrazioni dei personaggi, ma vi sono anche momenti seri e di riflessione, che non tralasciano tutto sommato nella storia i motivi delle cause e degli avvenimenti dei protagonisti.
Fonti e modelli Il mondo descritto nei dialoghi è chiaramente influenzato dalle opere della Commedia nuova, in cui spesso comparivano vicende legate alle etere e ai loro amanti. Di conseguenza, l'ambientazione sottintesa a tutti i dialoghi è Atene, una Atene idealizzata, o meglio atemporale, ancora quella del IV secolo a.C. in cui si collocano ad esempio le commedie di Menandro.
Contenuto I dialogo: Glicera e Taide Glicera e Taide si trovano a discorrere dei rispettivi corteggiatori: in particolare, Glicera è intristita in quanto un suo amante di qualche tempo fa, un soldato acarnano, si è adesso unito a un'altra collega dall'eloquente nome di Gorgona. Taide esorta Glicera a non abbattersi, dato che tali evenienze sono tutt'altro che rare nel loro lavoro; quindi si chiede come mai il soldato si sia innamorato di Gorgona, piuttosto sciatta e raggrinzita. A ciò Glicera ribatte che sicuramente ciò è dovuto non all'avvenenza di Gorgona, ma a filtri della madre di lei, Crisario, esperta di incantesimi tessali, grazie ai quali lei e sua figlia possono vivere dei soldi dell'acarnano.
II dialogo: Mirtio, Panfilo e Doride Mirtio è addolorata con il suo amante Panfilo: infatti è rimasta incinta di lui, ormai già all'ottavo mese, e rinfaccia a Panfilo che questi voglia sposarsi con la figlia di Filone, il ricco armatore, peraltro non bella. Tuttavia Panfilo subito ribatte che Mirtio si sbaglia, in quanto egli non è affatto in procinto di sposarsi con nessuno; anzi, Filone aveva avuto una controversia legale con suo padre. Mirtio è confusa: convoca quindi la sua serva Doride, da cui aveva ricevuto l'informazione che la aveva addolorata. Doride spiega che, mentre era diretta a una commissione, era stata Lesbia a dirle che Panfilo fosse in procinto di sposarsi, esortando la serva ad osservare con i suoi occhi il vicolo di casa del ragazzo, addobbato per le nozze. A questo punto Panfilo spiega l'equivoco - non lui, ma il suo vicino Carmide sta per sposarsi - e rasserena Mirtio.
III dialogo: Filinna e sua madre Filinna è severamente rimproverata da sua madre: infatti le è stato riferito dall'amante della ragazza, Difilo, che nel simposio della sera precedente Filinna non solo lo aveva snobbato, anzi lo aveva fatto ingelosire danzando con il suo amico Lampria, e durante la notte non aveva condiviso il letto con Difilo. Filinna risponde che la madre non dovrebbe difendere il ragazzo: ella, spiega, si è comportata in questo modo solo perché era stato Difilo per primo a ignorare lei, flirtando anzi con Taide, amante di Lampria, prima che questi arrivasse. Dopo l'arrivo di Lampria al simposio, Taide si era messa a danzare scoprendo le caviglie, ricevendo gli elogi del solo Difilo; sfidata da Taide, anche Filinna aveva danzato, ottenendo il plauso di tutti tranne Difilo. A questo punto la madre comprende le motivazioni dell'agire di Filinna, pur non condividendolo: le ricorda che per un'etera è giusto offendersi, ma non vendicarsi, in quanto il suo sostentamento dipende esclusivamente dalla buona volontà dell'innamorato pagante.
IV dialogo: Melitta e Bacchide Melitta si confida con l'amica Bacchide: si dice affranta perché il suo amante Carino si è ora unito a Simmiche. Bacchide non comprende come ciò possa essere accaduto, dato che in precedenza Carino aveva rifiutato legittime nozze con Simmiche - per di più di ricca famiglia - pur di stare con Melitta. Quindi quest'ultima spiega: l'altro ieri, dopo essere tornato dal Pireo, Carino si era dimostrato freddo e scostante con lei, rinfacciandole un suo presunto legame con l'armatore Ermotimo, che Melitta neanche conosce. Inviata la serva Acide in ispezione al Ceramico, ella aveva letto scritto sul DipiloVerosimilmente a graffito o anche tracciato con del carboncino a mo' di lapis: vedi il finale del dialogo X. "Melitta ama Ermotimo" ed "Ermotimo ama Melitta". A questo punto Bacchide capisce subito che qualcuno ha voluto giocare un brutto tiro all'amica, e la esorta a parlare a Difilo; Melitta però ritiene preferibile affidarsi a una fattucchiera che con le sue arti magiche le riconduca Difilo. Bacchide sa appunto a chi reindirizzare l'amica, una maga sira dei cui servizi ella si è già valsa in precedenza. Melitta quindi esorta Acide a preparare il necessario all'incantesimo.
V dialogo: Clonario e Leena Clonario chiede all'amica Leena se sia vero quanto si vocifera, ovvero che Leena sia amata da Megilla di Lesbo. Leena è restia a parlarne, ma alla fine accetta di spiegare ogni cosa all'amica. Megilla, molto mascolina, e la sua compagna Demonassa di Corinto sono anch'elle due etere, che però si uniscono non ad uomini, ma esclusivamente ad altre donne. Le due avevano appunto invitato Leena in casa loro, dapprima a suonare il flauto, per poi farla coricare tra di loro. Dopo alcuni preliminari, Megilla si era tolta una parrucca, rivelando il capo completamente rasato e spiegando a Leena di essere Megillo di Lesbo, sposo di Demonassa. Leena, inizialmente un po' interdetta dalla situazione per lei nuova, aveva chiesto dapprima se ciò significasse che Megillo fosse un uomo in tutto e per tutto, ma egli aveva risposto di non aver bisogno del membro; aveva quindi chiesto se ciò significasse che Megillo fosse un ermafrodito come Tiresia, ricevendo però un altro diniego. A questo punto Megillo aveva spiegato: egli è semplicemente nato donna, ma per inclinazioni, voglie e ogni altra cosa si sente del tutto un uomo. Dopo che Megillo la ebbe pregata, donandole una veste e una collana preziose, Leena aveva acconsentito all'amplesso. Clonario chiede quindi ulteriori dettagli tecnici, ma Leena si rifiuta di rispondere.
VI dialogo: Crobile e Corinna Corinna fa ritorno da sua madre, Crobile, dopo la sua prima esperienza sessuale. Con la prima mina così ottenuta, spiega Crobile, le comprerà una collana, accessorio indispensabile per la carriera cui la vede avviata. La madre, infatti, spiega ogni cosa alla figlia: finché suo padre Filino, il fabbro, era in vita, loro non avevano di che temere; dopo però che, due anni or sono, l'uomo è morto, Crobile ha tirato avanti come poteva per sé e per sua figlia, dapprima vendendo gli attrezzi di Filino, quindi lavorando come tessitrice. Ella, però, stava appunto aspettando che la figlia raggiungesse l'età giusta per avviarla alla carriera che le consentirà di mantenere sé stessa, sua madre ed avere molte schiave. Corinna comprende che ciò che la madre intende è essere un'etera, come la vicina, Lira figlia di Dafnide. Di fronte all'istintivo moto di rifiuto di Corinna, Crobile le spiega cosa comporti in realtà il mestiere di etera: avere un atteggiamento dolce ma distaccato, seducente ma mai volgare, moderandosi nel cibo e nelle bevande quando invitata ai simposi, sapendo stimolare il desiderio solo del suo cliente. Corinna chiede se gli uomini saranno tutti giovani e belli come Eucrito con cui è appena stata; Crobile deve risponderle che non sarà così, ma proprio gli uomini più maturi e meno avvenenti saranno i clienti che pagheranno meglio.
VII: dialogo: Musario e sua madre La madre di Musario è adirata con la figlia: ella si lascia abbindolare dall'amante Cherea, che le promette sempre doni e gioielli senza mai darne, ma promettendo che sarà generoso una volta che potrà disporre del patrimonio paterno. La fanciulla spiega che Cherea è giovane, bello e di illustre famiglia, e una volta che suo padre sarà morto intende sposarla. La madre, però, richiama Musario alla realtà, chiedendole come farà a sostentarsi nell'attesa che il padre di Cherea muoia, tanto più che al contempo la ragazza si mantiene (in maniera assurda per una etera) fedele all'amato. Di recente, infatti, ha rifiutato di dormire con due altri giovani, i quali a differenza di Cherea l'avrebbero pagata: un contadino e soprattutto Antifonte, figlio di Menecrate, anch'egli bello. La ragazza spiega che si è comportata così in quanto Cherea aveva promesso che li avrebbe sgozzati, al che la madre sbotta, chiedendosi come sia possibile che Cherea sia l'unico giovane che non riesce ad appropriarsi dei beni paterni, al contempo costringendo Musario ad un'assurda fedeltà, senza pagarla e tenendola in canzone con vaghe promesse di matrimonio, di cui dubita egli si ricorderà quando ella non avrà più diciotto anni. Spera, comunque, di sbagliarsi.
VIII dialogo: Ampelide e Criside Ampelide chiede a Criside se un amante che non faccia scenate di gelosia fino a giungere alle percosse sia davvero innamorato di un'etera, quali loro sono. Ampelide si riferisce al giovane Gorgia, amante di Criside; ella risponde che Gorgia, sì, la ha battuta temendo rivali, ma al contempo comunque non la paga. Ampelide, da etera con esperienza ventennale, rassicura la diciottenne e inesperta Criside, assicurandole che è sulla buona strada per avere in suo pugno Gorgia. A sostegno di ciò, racconta una sua passata esperienza: Demofanto l'usuraio era innamorato di lei, pur pagandola mai più di cinque dracme, incontrandola saltuariamente e svogliatamente. Dopo che però egli vide per caso Ampelide accompagnarsi al pittore Callide, impazzito di gelosia iniziò a versare quanto e più del dovuto, tenendosela come amante fissa per lungo tempo. Ampelide esorta quindi Criside ad adottare lo stesso metodo con Gorgia, il quale ha buone speranze di ereditare molto.
IX dialogo: Dorcade, Pannichide, Filostrato e Polemone La serva Dorchide riferisce alla sua padrona, l'etera Pannichide, quanto ha scoperto: Polemone, già amante di Pannichide, ha fatto ritorno carico di bottino dalla spedizione militare in cui si era imbarcato, come Dorchide ha appreso dal servo di lui Parmenone; è quindi tornata immediatamente dalla sua padrona per avvisarla. Infatti Pannichide, in assenza di Polemone, si è legata al ricco mercante Filostrato (che le ha versato ben un talento). Mentre le due meditano il da farsi, i due uomini si presentano insieme da Dorchide: Polemone comprende immediatamente quanto accaduto e dà in escandescenze. Le due donne si ritirano in casa: Polemone continua a strepitare e minaccia di schierare i suoi uomini, anche se Filostrato non dà segni di preoccupazione e sostiene che riuscirà a tenergli testa solo con il suo servo Tibio.
X dialogo: Chelidonio e Droside