Per età apostolica s'intende tradizionalmente la prima fase della storia del cristianesimo. Essa viene fatta iniziare con la crocifissione di Gesù (anni 30-36 circa) e il grande mandato della chiesa di GerusalemmeMarco, ., e finisce con la morte di Giovanni apostolo (115 circa) in Anatolia. Poiché si crede che Giovanni sia vissuto molto a lungo e sia stato l'ultimo degli apostoli a morire, vi è una certa sovrapposizione tra l'età apostolica e i primi Padri apostolici, i cui scritti sono utilizzati per segnare l'inizio del Periodo ante-niceneo. L'età apostolica ha un significato speciale nella tradizione cristiana, in quanto fu l'epoca in cui vissero gli apostoli e discepoli diretti di Gesù di Nazareth. Gli Atti degli Apostoli costituiscono la maggiore fonte primaria dell'età apostolica, ma l'affidabilità e l'accuratezza storiche di tali Atti sono contestate da alcuni studiosi neotestamentariIn generale, e sulle varie posizioni esegetiche/storiografiche, si veda infra la rispettiva bibliografia di questa voce..
Secondo la maggioranza degli studiosi, i seguaci di Gesù formarono più che altro sette apocalittiche giudaiche (cfr. Giudeo-cristianesimo) durante il periodo del tardo Secondo Tempio del I secolo. In tale epoca, la chiesa di Gerusalemme veniva guidata da Giacomo il Giusto. Paolo di Tarso inizialmente perseguitava i primi giudeo-cristiani, poi si convertì e adottò il titolo di Apostolo dei Gentili, iniziando a proselitizzare tra i pagani. Persuase i capi delle chiesa di Gerusalemme, durante il concilio, a permettere ai conversi gentili di essere esenti dalla maggioranza dei comandamenti (mitzvot), che potevano essere nel loro caso equiparati alle Leggi noachiche del successivo ebraismo rabbinico. Sebbene si affermi che l'influenza di Paolo sul pensiero cristiano sia stata la più significativa di qualsiasi altro autore neotestamentario,Oxford Dictionary of the Christian Church (curato da) F.L. Lucas (Oxford), s.v. "Paul". il rapporto tra Paolo di Tarso e il giudaismo è tuttora in discussione. Dopo la distruzione del Secondo Tempio nel 70, e più tardi, dopo la rivolta di Bar Kokhba del 132, Gerusalemme cessò di essere il centro della comunità cristiana primitiva, e i suoi vescovi diventarono suffragii (subordinati) del metropolita di CesareaCatholic Encyclopedia: "Jerusalem (A.D. 71-1099)".. Nel II secolo, il cristianesimo si affermò come religione prevalentemente gentile, che comprendeva tutto l'Impero romano e oltre.
Importanza
Il periodo apostolico tra gli anni 30 e 100 ha prodotto scritti che vengono attribuiti ai diretti seguaci di Gesù Cristo. Tale periodo è tradizionalmente associato con gli apostoli, i tempi apostolici e gli scritti apostolici. La Prima cristianità attribuiva i libri del Nuovo Testamento agli apostoli, sebbene la ricerca liberale moderna abbia messo in dubbio la paternità della maggior parte di questi libri. Nella storia tradizionale della Chiesa cristiana, l‘Età apostolica era la base su cui poggiava l'intera storia della Chiesa stessa.Brown (1993). p. 10. L‘Età apostolica è particolarmente significativa per il Restaurazionismo (o corrente restaurazionista), che sostiene di rappresentare una forma più pura di cristianesimo: i sociologi delle religioni, in particolare quelli di lingua inglese, intendono un complesso di chiese e comunità che nascono dal desiderio di tornare alla chiesa cristiana primitiva e che si manifesta in varie forme nel XIX secolo.Questi movimenti religiosi credono che essi stiano ripristinando, come i primi cristiani, l'originale Cristianesimo. Secondo i restaurazionisti questo è necessario perché le chiese cristiane cattoliche, ortodosse e protestanti hanno inserito errori nel cristianesimo detto la "grande apostasia".
L'unicità degli scritti neotestamentari, ed il loro rispettivo periodo di origine, è evidenziato dalla scarsità della forma letteraria negli scritti successivi. Una volta che il canone del Nuovo Testamento cominciò a prendere forma, lo stile cessò di essere utilizzato su base regolare. La letteratura non-canonica persistette per un lasso di tempo, ma poi scomparve entro un periodo storicamente breve.
All'inizio la letteratura patristica è dominata dall'Apologetica e si avvale di altre forme letterarie prese in prestito da fonti non cristiane.Brown (1993), pp. 10–11.
Primi capi
I parenti di Gesù vivevano a Nazaret dal I secolo. Alcuni furono importanti rappresentanti del primo cristianesimo. Tra quelli citati nel Nuovo Testamento ci sono sua madre e quattro dei suoi fratelliI "fratelli di Gesù" sono menzionati in alcuni brani del Nuovo Testamento e in alcuni scritti di autori cristiani successivi. Sono quattro maschi (Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda) e un imprecisato numero di "sorelle" (anonime); sono noti anche con il termine tecnico desposyni (dal greco δεσπόσυνος, del Signore, sottinteso fratelli). Secondo la Bibbia () avevano moglie, come gli apostoli, e nel caso di Giuda Taddeo sono stati documentati discendenti in fonti extrabibliche. Nella Bibbia ebraica i termini "fratello" e "sorella" designano spesso parenti di grado anche molto più lontano del primo, tanto più che nell'ebraico antico non si ritrova un preciso vocabolo per indicare esclusivamente il cugino. Cfr. Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, Mondadori, 1962. Data la sporadicità degli accenni e la polisemia del termine "fratello" nelle lingue semitiche, sono state proposte diverse interpretazioni: 1) che fossero fratelli di sangue, figli di Maria e di Giuseppe (o comunque del padre di Gesù); 2) che fossero fratellastri, figli di un matrimonio precedente di Giuseppe; 3) che fossero cugini di Gesù. Dal punto di vista confessionale, sono in genere considerati fratelli dalle Chiese protestanti, fratellastri dagli ortodossi e cugini dai cattolici e dai primi riformatori protestanti (soprattutto Lutero, Calvino e Zwingli). Ci sono comunque passi del Nuovo Testamento in cui si parla esplicitamente di ἀδελφοί (fratelli) di Gesù – si veda Wikipedia, s.v. "Fratelli di Gesù".
Secondo il teologo tedesco del XIX secolo F. C. Baur, la prima cristianità fu dominata da un conflitto tra Pietro, che era osservante della Legge biblica, e Paolo, che sosteneva una parziale o anche completa libertà dalla Legge. La ricerca successiva ha refutato tale teoria, dato che il presupposto conflitto non è stato comprovato da elementi tangibili. Comunque, il conflitto teologico tra Pietro e Paolo è registrato nel Nuovo Testamento e fu molto dibattuto dalla prima Chiesa. Marcione ed i suoi seguaci affermò che la polemica contro i falsi apostoli nella Lettera ai Galati era diretta contro Pietro, Giacomo e Giovanni, la "Colonne della Chiesa", e anche contro i "falsi" vangeli che circolavano nelle varie chiese del tempo. Ireneo e Tertulliano si schierarono contro l'elevazione di Paolo da parte del marcionismo e dichiararono che sia Pietro che Paolo avevano la stessa importanza tra gli apostoli. Alcuni passi di Galati furono utilizzati per dimostrare che Paolo rispettava la carica di Pietro e ne condivideva la stessa fede.Si veda per es. . Cfr. Keck (1988).Pelikan (1975), p. 113.
Lo studioso neotestamentario James D. G. Dunn propone che Pietro sia stato un "bridge-man (uomo-ponte)" tra le contrastanti vedute di Paolo e quelle di Giacomo il Giusto.James D. G. Dunn, The Canon Debate, McDonald & Sanders, 2002, Cap. 32, p. 577: "poiché Pietro fu probabilmente di fatto ed in effetti l'uomo-ponte (pontifex maximus!) che si adoperò più di tutti a tener unita la diversità della Prima Cristianità." Giacomo e Paolo, le due figure maggiormente prominenti nel cristianesimo del I secolo, erano troppo identificati con le rispettive "forme" di cristianesimo, per lo meno agli occhi dei cristiani degli opposti estremi di questa sfera particolare. Pietro invece, come dimostrato dall'episodio di Antiochia in , possedeva sia la volontà di mantenere la sua eredità ebraica, che mancava a Paolo, sia un'apertura verso le richieste del cristianesimo che si stava sviluppando, cosa che mancava a Giacomo. Giovanni sarebbe potuto servire come tale figura di allaccio al centro, che teneva insieme gli estremi, ma se le scritture collegate al suo nome sono una qualche indicazione della sua posizione, egli era troppo individualista per poter fornire una tale congiunzione. Altri avrebbero potuto collegare la nuova nascente religione più saldamente ai suoi eventi fondamentali e a Gesù stesso; ma "nessuno di loro, compresi i dodici apostoli, sembra aver giocato un qualsiasi ruolo di significato continuativo per tutta la cristianità — sebbene Giacomo fratello di Giovanni avrebbe potuto avere tale ruolo, se fosse stato risparmiato dal martirio."James D. G. Dunn, The Canon Debate, loc. cit. Conseguentemente, Pietro divenne la forza unificatrice della Chiesa.Dunn (2006), p. 385.
Origini ebraiche
Secondo la maggioranza degli studiosi, la Prima Cristianità era un tipo di fede escatologica ebraica. Il Libro degli Atti racconta che i primi seguaci continuavano a praticare la frequenza quotidiana del Tempio e le preghiere tradizionali ebraiche. Altri brani del Nuovo Testamento riportano simili pratiche di osservanza del tradizionale pietismo ebraico, come il digiuno, la venerazione della Tōrāh (termine ebraico comunemente tradotto con "la Legge" nelle traduzioni della Bibbia in italiano) e il rispetto delle Festività ebraiche. La prima forma di religione di Gesù si comprende meglio in questo contesto. Tuttavia ci fu una grande diversità di variazioni locali, man mano che ciascuna si affermava o si estingueva in modi disparati. Indipendentemente da ciò, Gesù fu un ebreo pio, che adorava il Dio ebraico, e fu accettato come il Messia dai suoi discepoli. Quasi tutti gli studiosi neotestamentari concordano sul fatto che, a prescindere da come si interpreti la missione di Gesù, egli debba essere considerato nel contesto come un ebreo palestinese del I secolo.White (2004), pp. 127–128.Ehrman (2005), p. 187.
Clima religioso
Il clima religioso della Giudea del I secolo era alquanto variegato, con numerose variazioni di dottrina giudaica, molti tentativi di stabilire una comunità santa ideale, e svariate idee sulle future speranze di Israele. Gli studiosi moderni collocano l'ebraismo rabbinico normativo dopo il tempo di Gesù (si veda anche la Scuola di Jamnia. I Farisei erano una delle tante sette e non possedevano quell'influenza preponderante nella Giudea del I secolo che veniva loro attribuita tradizionalmente. L'antico storico Flavio Giuseppe descrive quattro gruppi preminenti nel Giudaismo dell'epoca: i Farisei, i Sadducei, gli Esseni e gli Zeloti. Gesù ebbe a che fare con diverse sette, specialmente con i Farisei nelle discussioni della Legge (spec. ), discutendo della risurrezione corporea con i Sadducei. Gesù frequentò direttamente anche Giovanni Battista, che viene spesso associato agli Esseni.Wylen (1995), pp. 133, 136.
Rapporti con gli Esseni Studiosi come James Tabor affermano che gli Esseni ed i primi cristiani avevano in comune una quantità di credenze simili. Gli Esseni praticavano il battesimo, credevano in una Nuova Alleanza, erano messianici e si consideravano retaggio di fedeli prescelti che preparavano la strada al regno della gloria di Dio. Usavano chiamare i loro gruppi con nomi che in seguito furono usati dai cristiani, vdi per esempio La Via e i Santi. Gesù predicò alcune dottrine simili alla Halakhah degli Esseni, e questi ultimi furono i seguaci di un leader carismatico che fu opposto e forse anche giustiziato su istigazione dei Farisei. Giovanni Battista pare sia collocato nell'ambito di questo contesto.Tabor (1998).