È Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela dal 19 aprile 2013, formalmente ancora in carica benché di fatto prigioniero degli Stati Uniti d'America dal 3 gennaio 2026. Aveva ricoperto il medesimo incarico dal 5 marzo al 19 aprile 2013 ad interim.
Da autista di autobus, Maduro diventò successivamente dirigente del sindacato fino a essere eletto all'assemblea nazionale nel 2000. Delfino di Hugo Chávez, è stato Ministro degli esteri dal 2006 al gennaio 2013 e vicepresidente del Venezuela dall'ottobre 2012 al 5 marzo 2013.
Maduro ha governato il Venezuela tramite decreto legge, dal 19 novembre 2013. La sua presidenza ha coinciso con un peggioramento di tutti i parametri macroeconomici. In particolare, negli ultimi anni, in seguito a diversi fattori tra i quali le pesanti sanzioni statunitensi imposte al Paese, la diffusa corruzione, la politica economica governativa e la diminuzione del prezzo del petrolio, principale fonte di guadagno per l'economia venezuelana, lo status economico del Venezuela è notevolmente peggiorato con un aumento del crimine, dell'inflazione, della povertà e della penuria di generi alimentari e di largo consumo, i quali hanno provocato delle proteste di piazza che sono diventate vere e proprie sommosse quotidiane dal 2016.
Secondo alcune organizzazioni, l'opposizione democratica è stata repressa violentemente. Le organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti umani sostengono le teorie di diversi casi di uccisioni, torture e altri maltrattamenti, inclusi episodi di violenza sessuale, ai danni di manifestanti. Altre considerazioni vedono il sistema giudiziario utilizzato per ridurre al silenzio i dissidenti, anche tramite il ricorso alla giurisdizione militare per perseguire i civili, configurando Maduro come un dittatore sostenuto dalla maggioranza dei militari.
Nel 2020 una commissione dell'ONU ha accusato Maduro di crimini contro l'umanità e ha chiesto il processo alla Corte penale internazionale de L'Aja. Inoltre sempre nel 2020, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d'America ha offerto una taglia da quindici milioni di dollari per la cattura di Maduro. La cifra è stata alzata a venticinque milioni dall'amministrazione Biden all'inizio del 2025, per poi essere ulteriormente alzata a 50 milioni dalla presidenza Trump. Le accuse sono di narco-terrorismo, traffico di cocaina, uso di armi automatiche, di strumenti atti ad offendere relativo sempre all'attività di narcotraffico e di rubare i giacimenti di petrolio agli Stati Uniti. Maduro ha negato tutte le accuse di cattiva condotta e ha sostenuto che gli Stati Uniti hanno cospirato contro il Venezuela per creare un cambio di regime e impossessarsi del petrolio venezuelano.
Il 3 gennaio 2026, in seguito alla Operazione Absolute Resolve da parte degli Stati Uniti che hanno catturato e tradotto in territorio statunitense Maduro e sua moglie, il Tribunale supremo di giustizia del Venezuela ha nominato presidente ad interim la vicepresidente Delcy Rodríguez.
Biografia Nasce nel 1962 a Caracas, da madre colombiana e padre venezuelano di origini ebraiche sefardite. Nel 2012 è stata riportata la notizia che sarebbe anche un seguace del guru indiano Sathya Sai Baba.
Carriera da sindacalista Ex militante della Lega Socialista, lavora come autista per la metropolitana di Caracas, dove fa carriera sindacale e come sindacalista è membro del consiglio di amministrazione dell'azienda pubblica di trasporti di Caracas. Tra i fondatori del Sitrameca (Sindacato Metro de Caracas), si avvicina negli anni novanta a Hugo Chávez, in procinto di candidarsi alla guida del Venezuela.
Carriera politica
Primi incarichi Passa dunque a far parte del MVR, partito con il quale partecipa alla campagna elettorale del 1998 in cui Hugo Chávez risulta eletto presidente del Venezuela. Nel 1999 viene eletto deputato all'Assemblea nazionale costituente che avrebbe scritto la nuova costituzione del Paese, dopodiché è eletto all'Assemblea nazionale nel 2000 e nel 2005. Nello stesso anno viene nominato presidente del parlamento. Nel 2006, abbandonata la carica di presidente del parlamento, entra a far parte della compagine governativa per diventare capo del Ministero del potere popolare per gli affari esteri.
Il 10 ottobre 2012, dopo le elezioni presidenziali, viene nominato nuovo vicepresidente dell'Esecutivo, al posto di Elías Jaua Milano, in carica dal 2010.
Vicepresidente del Venezuela Prima della sua nomina alla vicepresidenza, Maduro era già stato scelto da Chávez nel 2011 per succedergli alla presidenza in caso di sua morte. Questa scelta è stata fatta a causa della lealtà di Maduro a Chavez e per le sue buone relazioni con gli altri membri della frangia più dura del partito chavista come Elías Jaua, l'ex ministro Jesse Chacón e Jorge Rodríguez.
Chávez ha nominato Maduro Vice Presidente del Venezuela il 13 ottobre 2012, poco dopo la sua vittoria nelle elezioni presidenziali di quel mese.
Due mesi più tardi, l'8 dicembre 2012, in un discorso alla nazione, il Presidente Hugo Chávez ha annunciato l'aggravarsi del proprio cancro e un nuovo ricovero in un ospedale dell'Avana, a Cuba, allo scopo di sottoporsi a nuove cure oncologiche. Chávez ha affermato che, nel caso che la sua condizione fisica si fosse aggravata e fosse necessaria una nuova elezione presidenziale, i venezuelani avrebbero dovuto votare per Maduro chiamandolo a succedergli. Questa è stata la prima volta che Chávez ha nominato un successore per il suo movimento ammettendo pubblicamente la possibilità della sua scomparsa.
Lendorsement di Chávez a Maduro ha messo da parte Diosdado Cabello, ex vice presidente e potente funzionario del Partito Socialista con legami con le forze armate, che precedentemente era stato ampiamente considerato il candidato a succedere a Chávez. Dopo la dichiarazione di Chávez, Cabello ha immediatamente "promesso fedeltà" a entrambi gli uomini. Dopo l'annuncio, i maggiori e influenti vertici del PSUV proclamano la propria fedeltà a Maduro.
Dopo la morte di Chávez avvenuta a Caracas il 5 marzo 2013, Maduro ha assunto la presidenza ad interim del Venezuela, fino alle nuove elezioni presidenziali di aprile, per le quali annuncia la propria candidatura ufficiale il 12 marzo. Maduro nomina quindi Jorge Arreaza suo vice-presidente.
Primo mandato da presidente del Venezuela Successione di Chávez Dal momento che Chávez è morto quattro anni prima della fine del suo mandato, la Costituzione del Venezuela afferma che le elezioni presidenziali devono tenersi entro 30 giorni dalla morte del presidente eletto.
Maduro, dopo l'annuncio della sua candidatura, è stato adottato all'unanimità come candidato del Partito socialista per le successive elezioni presidenziali. Al momento della sua presa del potere temporaneo, i leader dell'opposizione hanno sostenuto che Maduro ha violato gli articoli 229, 231, e 233 della Costituzione venezuelana, assumendo il potere che sarebbe spettato alla presidente dell'Assemblea nazionale.
Nel suo discorso durante la breve cerimonia in cui ha formalmente assunto i poteri del presidente, Maduro afferma: "Compatrioti, io non sono qui per ambizione personale, per vanità, o perché il mio cognome, Maduro, è parte dell'oligarchia rancida di questo paese. Non sono qui perché rappresento gruppi finanziari, né dell'oligarchia né dell'imperialismo americano... io non sono qui per proteggere né mafie, né gruppi, né fazioni."
Il 14 aprile 2013 batte Henrique Capriles Radonski di Primero Justicia, partito di opposizione, a seguito di elezioni da quest'ultimo contestate, ma il cui esito viene ratificato dal Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), che ufficializza la vittoria di Nicolás Maduro e la sua elezione alla Presidenza della Repubblica con il 50,78% dei voti contro il 48,95% dello sfidante.
Maduro si è mosso sulla linea di Chávez, continuando il socialismo bolivariano. Sotto il governo di Maduro sono però emersi gravi problemi economici, derivanti secondo gli oppositori dalle politiche economiche di Chávez, che hanno portato a razionamenti e scarsità anche di generi di prima necessità. Maduro ha accusato i servizi segreti stranieri di fomentare un golpe contro di lui o di volerlo assassinare.
La situazione economica, unita ad accuse di corruzione e cattiva gestione del governo del paese, ha portato a forti proteste popolari nella seconda metà del 2013. Le proteste, che hanno causato diverse vittime, proseguono nel 2014. I sostenitori del governo affermano che è in atto una campagna di diffamazione e destabilizzazione per abbattere il governo chavista eletto democraticamente, che le proteste pacifiche sono tollerate, che la polizia non spara sui dimostranti disarmati.
Maduro ha affermato anche che in Venezuela è in atto "un golpe continuo", ma che l'esercito e il popolo sono con il governo, come nel 2002, indicando come responsabili i "terroristi fascisti" infiltrati e "bande criminali" assoldate da questi, i quali verranno combattuti con la forza.
Le notizie di cronaca riportate dai giornali sembrano essere in contraddizione con quanto affermato dai sostenitori filo-governativi e da Maduro stesso.
Politica interna Leggi abilitanti, crisi istituzionale e Assemblea Costituente Dopo la sua elezione a presidente, Maduro, utilizzando i poteri conferiti dalla Costituzione all'articolo 203Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela, articolo 203: [...] Sono definite leggi abilitanti quelle votate dall'Assemblea Nazionale con il voto dei tre quinti dei suoi componenti, con il fine di stabilire indirizzi, finalità e la cornice delle materia delegate al Presidente o alla Presidentessa della Repubblica, con forza e valore di legge. Le leggi abilitanti devono fissare il termine per il loro esercizio., ha governato con una cosiddetta «Legge Abilitante», che dà al Presidente il potere di emanare leggi senza l’approvazione del Parlamento, in due occasioni: dal 19 novembre 2013 al 19 novembre 2014 e dal 15 marzo 2015 fino al 31 dicembre 2015, a seguito dell'approvazione da parte dell'Assemblea nazionale delle leggi abilitanti.
Nel mese di ottobre del 2013, Maduro ha chiesto l'approvazione della legge per poter combattere la corruzione e per affrontare quella che ha definito una "guerra economica". Il 19 novembre 2013, l'Assemblea nazionale ha concesso a Maduro il potere di approvare leggi sino al 19 novembre 2014.
Il 10 marzo 2015, Maduro ha richiesto un'altra legge abilitante in seguito alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti a sette funzionari del governo venezuelano. Alcuni giorni dopo, il 15 marzo 2015, l'Assemblea nazionale ha concesso al presidente il potere di emettere decreti legge fino al 31 dicembre 2015.
A seguito della vittoria dell'opposizione alle elezioni legislative, il governo Maduro, divenuto un'"anatra zoppa" per non poter più contare sull'appoggio dell'Assemblea nazionale, ha chiesto delle Leggi Abilitanti che gli sono state concesse dal Tribunale Supremo di Giustizia generando così una crisi istituzionale con il parlamento nazionale.
Maduro ha così convocato un'Assemblea nazionale costituente e ha indetto le elezioni per il nuovo organo legislativo, insediatosi il 4 agosto 2017.
Le accuse di violazione della costituzione e di persecuzioni politiche dell'opposizione Nel 2017 la procuratrice generale del Venezuela Luisa Ortega Díaz ha promosso davanti alla Corte Suprema un'azione nei suoi confronti, con l'accusa di aver violato l'ordine costituzionale e sovvertito il sistema democratico. La procuratrice in seguito alle accuse è stata rimossa dall'Assemblea Costituente, organo in cui Maduro ha la maggioranza. In pericolo di vita, Luisa Ortega Díaz ha dovuto immediatamente abbandonare il Venezuela e si è trasferita a Bogotà.